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Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Così sono diventata mamma dopo i 40, tanto per fare sempre di testa mia. Come sta andando lo racconto in questo blog :)

venerdì 21 dicembre 2012

Auguri, con tanto affetto.



Ormai ci siamo.
Auguri auguri auguri a tutti voi!
Grazie per la compagnia, le chiacchiere, le dritte e le opinioni raccontate qui.
Ogni volta che trovo un vostro commento mi emoziono, vuol dire che non sto parlando da sola e soprattutto che condividere ha un senso.
Ogni volta che ho vostre notizie, sono felice, vuol dire che anche i rapporti virtuali hanno un riflesso nella realtà.
Tenere questo blog è per me un'esperienza bellissima, è riuscire a tenere il segno del tempo che passa, non dimenticare le cose che accadono. Se fossi sola, però, che senso avrebbe?
La vostra presenza è fondamentale, è ciò che tiene vivo il raccontare, il cercare nuove cose e la voglia di scriverle.
Ci rivediamo dopo Natale?
Auguri.
Buon Natale a tutti, di cuore.

giovedì 20 dicembre 2012

Che Natale è senza ....

Noi siamo una famiglia dal forte mix appeal, per cui valgono un po' tutte le tradizioni natalizie, contemporaneamente, senza escludere nessuno.
Questa cosa così bella, si traduce quindi in:
1) festeggiamo la vigilia, così come ci ha insegnato papà. Con cena a base di pesce, cercando ricette sempre nuove.
2) festeggiamo Natale, così come ci ha insegnato mamma. Con pranzo a base di carni, possibilmente almeno un bollito e un passaggio di mostarda.
3) Apriamo i regali come viene viene. Un po' la sera della vigilia e un po' a Natale, a seconda dell'età, dell'ora e dell'abbiocco post cena.
Le cose che non possono mancare sono il panettone che piace a tutti tranne a me e il pandoro, che non piace a nessuno tranne a me.
Il torrone, in versione sia hard che soft, così si accontentano i denti di tutti.
L'albero di Natale, più del presepe.
Se non è possibile stare tutti insieme, abitiamo lontani ed è capitato anche di abitare lontanissimi, comunque si cerca di rispettare le tradizioni, così sarà comunque (quasi) come essere insieme.
I regali si fanno a tutti, grandi e piccini e non è mai lo stesso regalo.
Che sia la cena della vigilia o il pranzo di Natale, si apparecchia la tavola bene bene, con i piatti belli, la tovaglia che non usi mai che poi a stirarla. Il dress code è casual chic :D :D, cioè no alla tuta da casa, ma ok, passi per le pantofole (il tacco 12 per chi cucina è una condanna).
A Natale ci pensiamo un paio di mesi prima, soprattutto per via della logistica. Chi va da chi. E poi è all'ultimo momento che le cose prendono forma. Un po' come gli acquisti: durante l'anno mi vengono idee fenomenali per i regali, che regolarmente dimentico.
Mi piace il Natale.
Credo ancora a Babbo Natale e racconto a Cigolino della notte magica, in versione laica e in versione religiosa. Lui mi guarda e succhia il dito, l'anno prossimo forse apprezzerà di più.
E voi cosa fate?
Qual'è la cosa senza la quale non sarebbe Natale?




mercoledì 19 dicembre 2012

No panic, è quasi Natale.

Ok.
Posso serenamente dire di essere in panico.
Pochi giorni a Natale e :
1) Mi mancano idee per 3 regali importanti
2) Mi manca lo spirito del Natale, disperso in giorni  intensi.
3) Sarà forse la fine del mondo di dopodomani, ma sembra che tutto sia una corsa contro il tempo.

Ecco, cose così.
Da un paio di mattine spero che i Maya abbiano ragione, che il mondo finisca venerdì e ciao.
Forse anche Cigolino, ieri, si è sentito alla fine del mondo, quando l'ho portato dal pediatra.
Non gli piace, non è chiaro perchè, ma ieri ha avuto quasi una crisi di nervi.
Ha cominciato a mugugnare già nel parcheggio, ha riconosciuto il luogo.
Appena entrati è esploso in pianto e lacrime e ostinata disperazione.
Serrava le braccia per non farsi spogliare, irrigidiva il corpo per restare in piedi, piangeva così forte come mai l'avevo sentito prima. Il pediatra mi si è perfino infastidito, dichiarando che o si calmava o la visita finiva lì.
Io con cappello di lana, piumino da spedizione polare, borsa a tracolla cercavo in tutti i modi di convincere Cigolino che non era niente, che finivamo presto che ... Ero accaldata che neppure a ferragosto, da un lato il medico musone, di fronte un bambino fuori di sè. Sono stati minuti lunghissimi.
Alla fine siamo riusciti a pesarlo, misurarlo, auscultarlo, rimpachettarlo e via. Tutto bene: cresce e strilla benissimo.
Ma anche i vostri fanno così? E voi cosa fate per calmarli?
Una tecnica No-Panic, please.


venerdì 14 dicembre 2012

Le foto di Engledow.

Vi ricordate Engledow, il fotografo inglese che si è immortalato in scatti divertentissimi con la sua bimba?
Ho trovato nuove foto e sono sempre bellissime.
Le potete trovare qui

A tutte un buon fine settimana, qui nevica e nevica :)

PS. Ma cosa state preparando per natale? e i regali? e ... raccontate :)

giovedì 13 dicembre 2012

La prima fiaba di Andersen.

In ottobre uno studioso Danese ha ritrovato un manoscritto inedito di Andersen, il celeberrimo scrittore de La Sirenetta e la Piccola Fiammiferaia.
Non c'è voluto molto per confermare che il manoscritto è originale (la conferma ufficiale ieri) e che racconta, se n'è quasi certi, la prima favola di Andersen. Pare l'abbia scritta ancora ragazzo e un po' si vede, è a tratti ingenua, semplice. Però contiene già il tema che gli sarà caro: la bellezza interiore che vince sull'esteriorità spesso povera e dimessa.
A me è piaciuta, così lontana dal nostro tempo, così antica. Eppure ...
Ho trovato la notizia su Il Post, che riporta anche il testo integrale della fiaba.
Secondo me è perfetta come favola delle feste, da raccontare a lume di candela, aspettando Babbo Natale.
Buona lettura :)


La Candela di sego (C.Andersen, 1805-1875).


Sfrigolava e sibilava mentre le fiamme infiammavano il calderone… era la culla della candela di sego, e dalla culla calda venne fuori una candela perfetta. Solida, di bianco splendente, e sottile, era formata così da far credere a chiunque la guardasse nella promessa di un futuro brillante e raggiante, una promessa tale che chi la guardava era certo che avrebbe voluto mantenere e realizzare.
La pecora – una bella pecorella – era la madre della candela, mentre suo padre era il crogiolo. Sua madre le aveva dato un corpo bianco e lucido e una vaga idea della vita, ma suo padre le aveva dato un desiderio per il fuoco fiammeggiante che le avrebbe attraversato le ossa e il midollo, e per cui avrebbe brillato tutta la vita.
Così era nata e così era cresciuta. E con le migliori e più brillanti aspettative si era buttata nella vita. Qui incontrò molte molte strane creature con cui iniziò ad avere a che fare, desiderosa di imparare qualcosa sulla vita e forse trovare il posto dove si sarebbe sistemata meglio. Ma aveva troppa fiducia nel mondo, che si preoccupava soltanto di se stesso e per niente della candela fatta di sego. Un mondo che non aveva compreso il valore della candela e la usava per il suo vantaggio e la teneva nel modo sbagliato; dita nere che lasciavano macchie sempre più grandi sulla sua bianca innocenza, che alla fine scomparve completamente, ricoperta dallo sporco di un mondo circostante che era diventato troppo vicino. Troppo vicino perché la candela potesse sopportarlo, e non era in grado di distinguere la sporcizia dalla purezza, nonostante la candela fosse rimasta pura e incontaminata al suo interno.
Falsi amici scoprirono di non poter raggiungere il suo io interiore e la gettarono via con rabbia, ritenendola inutile. Lo sporco guscio esteriore mantenne tutti i buoni a distanza: spaventati com’erano di essere insudiciati dallo sporco e dalle macchie, rimasero lontani.
Così stava la povera candela di sego, solitaria e abbandonata, senza saper cosa fare. Rifiutata dai buoni, capì che era stata solo uno strumento per aiutare i malvagi. Si sentì così incredibilmente infelice perché la sua vita non aveva un lieto fine, di fatto forse aveva macchiato le parti migliori attorno a lei. Non poteva capire perché era stata creata o qual era il suo posto; perché era stata messa in questa terra: forse per finire a rovinare se stessa e gli altri.
Rifletteva sempre di più e sempre più profondamente, ma più pensava a se stessa più si sentiva abbattuta perché non riusciva a trovare niente di buono, nessuna sostanza reale, nessun obiettivo per l’esistenza che le era stata data alla nascita. Come se il mantello di sporcizia le avesse coperto gli occhi.
Ma poi incontrò una piccola fiamma, un acciarino. La conosceva meglio di quanto la candela di sego conoscesse se stessa. Il piccolo acciarino aveva una vista così chiara – dritta attraverso il guscio esteriore – e dentro trovò così tanto di buono. Si avvicinò e c’era una brillante aspettativa nella candela, l’accese e il suo cuore si sciolse.
La fiamma scoppiò, come la torcia trionfante di un matrimonio benedetto. La luce esplose luminosa e chiara tutto intorno, inondando la strada con la luce per quelli che le stavano attorno – i suoi veri amici – che ora erano in grado di vedere la verità nello splendore della candela.
Anche il corpo era abbastanza forte da dare sostegno alle fiere fiamme. Una goccia dopo l’altra, come i semi di una nuova vita, il sego colava giù per la candela rotondo e paffuto, coprendo il vecchio sporco. Non erano solo l’aspetto fisico, ma anche quello spirituale del matrimonio.
E allora la candela di sego trovò il suo posto giusto nella vita, dimostrando che era una vera candela. Continuò a splendere per molti anni, rendendo felice se stessa e quelli che le stavano intorno.

mercoledì 12 dicembre 2012

Che genitori siete?

Voi che genitori siete?
Quelli che sgridano severamente, che spiegano, che lasciano correre, pazienti, ansiosi .... come siete?
Fin qui, devo ammetterlo, ho navigato parecchio a vista, cercando il più possibile di rispettare lo stato d'animo di Cigolino e il mio. Non potendo contare, lo so, su una pazienza così specchiata come quella di GF (lui è davvero bravo), mi sono presa il mio tempo per crescere come genitore e per capire.
Alla fine ne ho dedotto che se non educo anche me non riuscirò a educare bene mio figlio.
Ora, non pensatemi selvaggia e zotica e neppure la mamma di profumi e balocchi, la canzone tristissima che tanto mi faceva impressione quando me la cantava il nonno.
Educarsi al mestiere di genitore significa, semplificando, decidere che tipo di approccio si userà da qui in poi per guidare il proprio pargoletto, per traghettarlo sano, salvo e saldo verso la persona che sarà.
Ho un buon proposito: voglio essere un genitore paziente e positivo.
Il che significa scegliere di non lasciarsi andare alla sgridata severa, alla sculacciata che fa bene, alle punizioni che così capisce. Che a volte la tentazione mi viene, perchè in fondo trovo sia la strada più comoda, perchè ho più esempi in questo senso e quindi è meno difficile trovare un punto di riferimento.
Però. In questi 21 mesi (quasi) Cigolino me lo sono guardato bene e mi è chiara una cosa: è un bambino di buon carattere, molto curioso, attento a ciò che accade intorno, che vuole partecipare e molto, molto, ostinato. Se vuole una cosa è quella, non c'è verso. Ieri stavo usando una spugnetta per pulire il tavolo e non ho voluto dargliela, perchè insomma una spugna di cucina magari non è il massimo da mettere in bocca e paciugare, no? L'ho quindi ritirata sotto il lavello e portato Cigolino fuori dalla cucina. Pochi minuti dopo lui stava rovistando in cucina, sotto il lavello, alla ricerca della SUA spugna.
Ecco è qui che si hanno due strade: la sgridata e ti ho detto NO o ridere e farlo ridere. Ieri ho capito, finalmente, che la mia strada è prenderla con ironia. Arrabbiarmi non mi fa bene e a Cigolino non fa nessunissima impressione, per cui è inutile.So anche che non sarò la mamma didattica, quella che inventa mille cose per stimolare lo sviluppo in ogni sua forma, che non infornerò torte e non saprò cucire le iniziali sui grembiulini di scuola: ma ridere sì, quello mi viene benissimo :) e ho notato che anche Cigolino ha questa inclinazione.
Capire come "prendere" il proprio figlio, poi, è il primo passo fondamentale per non farne un bambino viziato: si vizia, infatti, quando non ci si pone il problema di capirlo, ma piuttosto quello di neutralizzare pianti e atteggiamenti che danno fastidio a noi.
Ho trovato anche carino un articolo di don Ciotti, le regole d'oro per crescere un delinquente, che trovate qui. Mi ha fatto molto pensare, perchè in più di un punto riconosco alcune mamme, ma soprattutto riconosco alcuni uomini (e donne) evidentemente cresciuti così. Anche se non sono delinquenti, ovviamente.
E per voi, quali sono le regole fondamentali?




lunedì 10 dicembre 2012

La prima neve.

Cigolino è passato di qui :)
E neve fu.
Venerdì pomeriggio (qui era festa) è iniziato a nevicare, mentre Cigolino dormiva e io che non vedevo l'ora si svegliasse per fargli vedere lo spettacolo.
Vagavo da una finestra all'altra: per me è uno spettacolo irresistibile, mi viene subito voglia di uscire e cominciare a fare capriole, l'angelo della neve, i pupazzi e sia quel che sia.
Va da sè che Cigolino, proprio venerdì pomeriggio, ha deciso di prodursi in una nanna lunghissima.
Si è svegliato che era praticamente buio.
Pazienza.
L'abbiamo imbaccuccato e dai usciamo, si va a giocare.
Una cosa da chiamare gli assistenti sociali.
Per prima cosa è stato fermo, a guardare tutto quel bianco. Occhi a punto interrogativo e un sorriso indeciso.
Un passo, nel bianco.
Uhm.
Una mano, rigorosamente senza guanti (ma voi riuscite a metterli?), nel bianco.
Quel che si dice rompere il ghiaccio.
Da lì è stato tutto un correre, tuffarsi e prove pratiche di mini palle da lanciare.
La gioia. Il freddo. La gioia. Come se nella neve fosse sempre stato.
Mani rosse rosse, congelate. Ma niente, impossibile resistere.
Al parco abbiamo incontrato un cucciolo di labrador felice almeno quanto Cigolino per la nevicata. Si sono rincorsi e giù a ridere.
Buio. In giro noi, il bambino e il suo cane, un gruppo di bambini a fare a palle di neve.
E' stato un momento bellissimo, ho respirato fiocchi e allegria.
Attenzione: superati i 40 giocare nella neve con bambini piccoli  fa ringiovanire di 20 anni. Poi torni a casa e li recuperi tutti, anzi qualcuno in più, proprio appena varchi la soglia.
Certo, il freddo stanca molto. Cigolino, in questi giorni gelati, arriva a sera fuso.
Però sono dell'idea che uscire è meglio che stare in casa.
Che anche solo mezz'oretta fuori, vale di più di un pomeriggio casalingo.
Certo, se solo tenesse i guanti.
Credo non abbia capito l'utilità e li prende come una versione più elaborata di "dov'è la mano?"
Di solito, quando glielo chiedo, si nasconde la mano nella manica per farla riapparire un secondo dopo esclamando "Taaaaaa!".
Ecco.
Quando gli metto i guanti, un attimo dopo sento il suo "Taaaaa!" allegro e i guanti sono per terra.


L’uomo è veramente uomo soltanto quando gioca.
Friedrich Schiller, Sull’educazione estetica dell’uomo

giovedì 6 dicembre 2012

L'Albero.

Ci siamo.
E' arrivato il momento dell'Albero di Natale.
Questo fine settimana (a Milano lungo, è festa anche domani) ci vedrà impegnatissimi.
1) Trovare nella cantina ignota (ci siamo appena trasferiti) albero e decorazioni.
2) Decidere dove posizionare l'Albero.
3) Decidere dove posizionare l'Albero, dopo il primo attentato del gatto.
4) Rialzare l'Albero appena abbattuto da Cigolino.
5) Convincersi che sì, lo facciamo comunque l'Albero.
Insomma, con due gatti e un bambino piccolo, sarà guerriglia domestica più che decorazione.
Però.
Cigolino certamente non ricorda l'Albero dell'anno scorso, non sa di palle e Babbo Natale, non sa di stelle e lucine.
Chissà che faccia, lui che si incanta per le luminarie in giro o, in mancanza d'altro, si stupisce della luce arancio dei lampioni.
Chissà a quale, tra le decorazioni, non saprà resistere e prova poi a riprenderla quando è in mano sua.
Ci sarà anche il rito della "pallina dell'anno": 1 nuova ogni anno, diversa da tutte le altre.
Il nostro Albero sarà bianco, con decorazioni rosse, di lana, di legno, di latta.
Tutto infrangibile, tutto atossico e sia quel che sia.
Aspettiamo un Natale di curiosità, di storie nuove da raccontare, di primi ricordi da seminare.

E anche da colorare.
Ecco qui :)




Mandatemi i vostri alberi colorati, che trovo il modo di creare qui la foresta degli alberi di Natale (magari ci riesco).


"Non è il Natale l'unica occasione in cui ci si ubriaca per amore dei bambini?" (William John Cameron)



mercoledì 5 dicembre 2012

Prendi nota (cose da ricordare).

Il Corriere.it ospiterà prossimamente una mini serie web, cioè una storia a puntate che verrà mandata in onda unicamente in rete.
Il tema è quello che ci sta a cuore: diario di una mamma imperfetta, ovvero come le donne di oggi, quelle vere, non quelle che ci propongono di solito i media, si barcamenano tra lavoro, figli, mandare avanti la casa e il resto della loro vita.
Nelle dichiarazioni sarà qualcosa di veramente nuovo e che davvero, per una volta, racconta le avventure delle donne che vivono, che hanno un lavoro e non una carriera, che hanno gli stipendi che conosciamo anche noi, che hanno vite che alle nostre assomigliano.
Il progetto a vedrà alla regia Ivan Cotroneo, sceneggiatore, regista, scrittore e tanto altro.
Sarà un racconto seriale, una puntata al giorno per 5 giorni a settimana, per cinque settimane. Puntate da 5-7 minuti, una pennellata di mondo, quel mondo femminile che, non me ne faccio una ragione, viene spesso dimenticato.
L'ho presa come una buona notizia, al momento non ho maggiori dettagli, trovate l'articolo qui.
Altra iniziativa lodevole è quella di Working Mothers Italia.
In vista delle prossime elezioni 2013, ci chiedono di fare le nostre proposte per nuove leggi.
Metti che poi qualcuno ci ascolti davvero.
Al grido di mamme4election, raccoglieranno le proposte concrete da sottoporre poi ai vari candidati comunali, regionali e nazionali.
Il progetto ha quella buona dose di ambizione da rendermelo molto simpatico.
Se avete idee da proporre trovate il post qui.
Working Mothers porta avanti l'iniziativa anche su twitter, con hashtag #mamme4election.
Mi piace molto la considerazione di fondo: almeno ci avremo provato.
In effetti ci lamentiamo tutte, con moltissime ragioni, ma poi facciamo poco ( o poco ci lasciano fare), come prigioniere di un destino già scritto.
Magari qualcosa si può fare davvero, invece, in ogni caso è giusto provarci, no?
Altra cosa da segnare sulla lista è quella di adottare un bambino a distanza.
Pare che la crisi abbia intaccato anche le adozioni. E' molto triste, ma altrettanto comprensibile. In fondo a volte pensiamo che sarebbe meraviglioso se qualcuno adottasse noi, che siamo allo sbaraglio in un momento storico che spostati.
Se da fare da soli può risultare una spesa impegnativa o comunque fuori budget, lanciamo l'iniziativa in ufficio e uniamo le forze.
Noi, nel gruppo in cui lavoro, da Natale scorso siamo tutti genitori di John, adottato tramite una Onlus, i villaggi SOS. Ne esistono diverse e affidabili e sono convinta che serva adottare a distanza.
In ufficio, del nostro John, ne parliamo spesso, abbiamo la sua foto appesa e non vediamo l'ora di ricevere sue notizie. Ovviamente rinnoveremo l'adozione anche quest'anno e ci piace di più del brindisi tra le scrivanie, che abbiamo abolito.
Poi.
Sto cercando informazioni, perchè non so se esiste o me lo sono sognata:  " Adotta una donna".
Che detto così magari è anche equivoco o non suona particolarmente bene. Però.
Quest'anno si è parlato più che mai della violenza sulle donne e sono troppe le vittime (115?) dall'inizio dell'anno. Le associazioni di sostegno, quelle che accolgono, difendono, supportano le donne maltrattate, lamentano sempre un grave taglio nei fondi, un così non si va avanti ecc. Mi chiedevo quindi se c'è un modo per contribuire, anche con cifre simboliche, anche solo per dare un segnale di buona volontà e solidarietà.
Salvare una donna spesso vuol dire salvare una mamma, ma se anche mamma non fosse, vuol dire salvare una persona e il mondo che a lei gira intorno. Che quasi sempre è grande, fatto di tante persone che hanno in lei un punto di riferimento.
Ne sapete qualcosa?
Ecco, queste le cose di cui ho preso nota e che proprio volevo dirvi :)
Che ne pensate?





martedì 4 dicembre 2012

Orchipessia.

E vabbè, non è che ci avesse dato molte speranze, a giugno.
Un po' ce lo dovevamo aspettare e invece ne siamo usciti un tantino pesti e tesi.
A febbraio il nostro Cigolino dovrà essere operato ai testicoli, perchè non stanno al loro posto.
Cioè non sono ancorati allo scroto, ma se ne vanno a spasso, su e giù dall'inguine. Provi a rimetterli a posto e tornano indietro come se fossero legati a un elastico.
Diverso quindi dai testicoli in ascensore, che vanno e vengono, ma un po' a loro posto sanno stare e non ancora criptorchidismo, quando cioè i testicoli sono proprio trattenuti.
Di questa cosa, della mobilità dei testicoli, se n'era accorto tempo fa il pediatra, che a ogni visita controlla che tutto sia al suo posto. E' scrupoloso e anche se Cigolino piange disperato quando lo vede, a me ispira fiducia.
Ci aveva dunque consigliato una visita specialistica, spiegandoci che, nel caso, l'operazione è meglio farla da piccolini, entro i 2-3 anni.
In sè, l'operazione, è una cosa banale, si tratta di ancorare i testicoli allo scroto con qualche punto, i punti poi cadranno da soli.
Una cosa veloce, quasi di sartoria e in day hospital.
Orchipessia, si chiama così l'intervento.
Cuore di mamma e papà si preoccupa di più per l'anestesia, che sarà leggera, ma totale.
Pensare a un under2 in anestesia totale mi da fastidissimo, pensare a quel torpore post (che ho odiato nella mia unica operazione, l'appendicite) mi fa stringere il cuore.
D'altra parte aspettare potrebbe creare problemi più grandi, come, si dice, una futura sterilità o problemi ormonali.
Si deve fare, si fa.
La trafila prevede una mattinata di esami: esame del sangue, elettrocardiogramma, incontro con l'anestesista.
Due giorni dopo, l'intervento.
Arriveremo in ospedale prestissimo la mattina e ce ne andremo la sera.
Per la settimana successiva non sarà possibile fare il bagno e le operazioni di pulizia e lavaggio andranno fatte quasi a secco, usando saponi neutri.
Cigolino avrà un po' di fastidio per i punti, ma dovrebbe passare in un paio di giorni.
Mancano 2 mesi, faremo in tempo ad abituarci all'idea e arrivare sereni.
Per oggi siamo un po' così.

venerdì 30 novembre 2012

Una mamma in tilt.

Poi capitano le settimane in cui non si trova il tempo per fare ciò che ti piace.
Tipo questa, in cui ho scritto poco e niente, cercato poco e niente.
Sono quelle che detesto, perchè mi portano via da me.
Il fatto è che neppure me ne accorgo, anzi a tratti mi gaso anche, perchè mi sembra di star lavorando bene, tanto, concentrata e produttiva. Una sorta di adrenalina che mi scorre dentro, perchè sono quel tipo di persona che più cose impegnative ha da fare, più si sente bene.
Però poi mi fermo, respiro, mi guardo intorno. E capisco.
Che non è risolvendo grane per altri, non è inseguendo risultati, che in termini concreti a me non portano nulla, non è con un "brava" del capo, che la mia vita e quella della mia famiglia migliorerà. anzi.
Arrivare a casa stanca morta, con quella sensazione che prima di rientrare, forse, era meglio chiudere quella questione rimasta in sospeso o inviare quella mail  e la testa altrove, non fa bene a nessuno.
Se arrivo a casa come appena descritto, infatti, vuol dire che non riuscirò a rilassarmi e inizio a:
1) Pulire i pavimenti;
2) Far andare la lavatrice:
3) portare via la spazzatura;
4) Riposizionare Cigolino davanti a carta e pastelli, perchè mi segue ovunque e io vado di corsa;
5) Cucinare o pulire la cucina, anche se sono le 18.30;
6) Accendere la Tv, così magari Cigolino si distrae un attimo;
7) Mandare sms "Quando torni?" a GF, come se non ci fosse un domani;
8) La polvere, vedo polvere ovunque e così spolvero;
9) A sentire il bisogno inalienabile di telefonare a qualcuno (mamma, amiche, sorella) anche se è ovvio che Cigolino reclama la mia presenza;
10) Controllare il blackberry ogni 10 secondi, sia mai che debba rispondere URGENTEMENTE a una mail (e la triste verità è che spero ci sia qualcosa di urgente da fare).
Tutte cose che potrei fare serenamente in un altro momento, dedicando quel tempo a giocare, leggere, guardare la tv  insieme a Cigolino.
Ecco. Pensatemi così: mentre brandisco con una mano lo swiffer e con l'altra il blackberry.
Chiaro che non mi restano più mani per Cigolino o per abbracciare GF quando torna.
Testa per scrivere (che è ciò che amo).
Tempo per cambiare. Lavoro. Stile. Pensieri.
Dai, ditemi che capita anche a voi.
Buon fine settimana :)




martedì 27 novembre 2012

Meno testosterone, molto papà

Sto invecchiando male, questa è la verità.
Gli anni, se hanno aggiunto qualcosa in saggezza (bah), mi stanno portando un'emotività ingombrante.
Cioè, io mi commuovo.
Leggo una cosa e mi intenerisco tutta.
Non posso neppure più appellarmi agli ormoni post gravidanza.
Vabbè.
Insomma.
Ho trovato questo articolo su La Repubblica (non è che leggo solo questo di giornale eh, ma è quello che più spesso parla di genitori e figli) e mi è venuta una tenerezza che ciao.
Di cosa si tratta.
Una recente ricerca di una Università americana ha dimostrato che i padri che dormono con i figli, soprattutto molto piccoli, hanno un livello di testosterone sensibilmente più basso.
Il co-sleeping è il fattore più determinante per questo abbassamento, ma in generale anche l'accudimento e l'interazione non occasionale. I papà moderni, quelli che cambiano pannolini, giocano, danno la pappa e si addormentano vicino al bebè, insomma, hanno le "tempeste ormonali" quasi come le mamme. E' come se un filo invisibile legasse la fisiologia di padre e figlio, è come se il bambino avesse un potere magico, in grado di rendere anche il papà meno gallo cedrone. Perchè di questo stiamo parlando: un livello più basso di testosterone determina un mutamento nelle priorità comportamentali ed energetiche. Avranno, i neo-papà, meno voglia di competere con altri maschi, si affievolisce la voglia di avventure e di sedurre altre donne. D'altra parte gli uomini con molto testosterone sono più portati alla vita sregolata, all'aggressività, al primeggiare e anche a comportamenti pericolosi per la salute.
Un papà con testosterone alto è anche meno sensibile e reattivo al pianto del piccolo.
Niente che possa andare bene per un bebè, insomma.
Tutto ciò si verifica in particolare con il primo figlio e può protrarsi anche per diversi anni.
In parte, ho pensato sorridendo, allora spiega anche le crisi di mezza età, quelle che adesso scappo con la bella e giovane: cresciuto il pupo, il testosterone torna a livelli abituali e via, che ci sono anche anni da recuperare.
Non fa tenerezza anche a voi questo legame sensoriale tra padre e bebè?
E' come se il neonato dicesse al papà che ha bisogno che anche lui sia presente, che non di sola mamma, che ha bisogno di tranquillità per crescere, soprattutto di serenità emotiva dei genitori.
Con la loro risposta fisiologica poi è come se i papà accettassero di dare la parte migliore di sè ai propri piccolini.
Ecco. Vedi? mi intenerisco di nuovo.


Un cuore di padre è il capolavoro della natura.
Abbé PrévostManon Lescaut, 1731


lunedì 26 novembre 2012

La famiglia e altri animali.

State già pensando ai regali di Natale?
Un'idea impegnativa, ma buona sotto tanti punti di vista, è regalare al nostro bimbo un cane da compagnia.
Certo, il bambino in questione è meglio non sia un duenne (ma diciamo che dagli 8 anni in sù ), il cane dovrà essere una compagnia adatta e tutta la famiglia pronta ad accogliere il nuovo componente.
Una recente ricerca australiana ha evidenziato i benefici che un amico a quattro zampe porta ai bambini.
Intanto si riduce drasticamente il rischio di obesità infantile, vera piaga, epidemia del mondo occidentale.
I bambini con un cane si muovono di più, passano più tempo all'aria aperta, tendono meno ad impigrirsi.
La ricerca ha esaminato un campione di circa 1200 bambini, tra i 10 e i 12 anni, il 60% dei quali aveva un cane in famiglia. Questi bambini camminano, mediamente, 30 minuti in più a settimana e svolgono complessivamente 140 minuti in più di attività fisica rispetto ai coetanei senza cane.
Non solo.
Il portare a spasso il cane da soli, cioè senza la compagnia di un adulto, non solo fa bene alla salute, ma contribuisce in modo significativo allo sviluppo armonico della personalità del bimbo: maggiore senso di indipendenza, capacità più spiccata nel risolvere problemi, autostima.
Molto importante, a questo punto, scegliere la razza più adatta alle nostre esigenze e all'età del bambino.
Per bambini molto piccoli, sotto i 5 anni, andranno meglio cani di piccola taglia, da grembo e con ridotta aggressività: per esempio il carlino, il chihuahua, il barboncino nano, il bassotto nano e via dicendo. Pare non sia adatta la famiglia dei Terrier, più impegnativi.
Per bambini più grandi, ci si può orientare su cani di taglia media, sempre con un occhio di riguardo al carattere: il labrador, il golden retriver, il bulldog inglese sono buoni esempi.
Se piacciono di più i cani di taglia grande, il terranova e il bovaro bernese possono essere buone scelte.
Oppure si può andare al canile e osservare i vari ospiti, che magari non avranno il pedigree, ma, chissà, un carattere perfetto per vivere in famiglia.
Benefici fisici a parte, prendersi cura di un animale è anche educativo: rispetto, accudimento, condivisione, senso del dovere (ricordarsi di dare da mangiare, portare a spasso, lavare ecc.) diventano un gioco, un'avventura, un'occasione preziosa per comprendere l'equilibrio che regola le relazioni.
Se non è il cane l'animale che vorreste per casa, anche il gatto può essere un'ottima compagnia per i bambini.
Certo, non farà camminare di più i nostri bimbi, ma darà altre soddisfazioni.
Per esempio, il gatto, stimola la comunicazione non verbale, la comprensione degli altri, il senso di autonomia.
Anche qui, attenzione alla razza o al colore se si tratta di un meticcio. Il gatto rosso, per esempio, tende ad essere più umorale di quello grigio; il gatto nero più guardingo e riservato di quello bianco, che invece è proprio un bonaccione.
Per quanto riguarda la razza, l'europeo si affeziona molto, il persiano è tranquillo, ma un po' indifferente, il siamese un po' troppo indipendente e così via. Il ragdoll, a mio avviso, vince: carattere docile, non graffia, ha un carattere socievole e tranquillo, ama giocare e infinite coccole.
Se decidete per una scelta di questo genere, cane o gatto che sia, la prima regola da non dimenticare mai è: NON SONO GIOCATTOLI.
Non si infileranno nella cesta dei giochi fino alla prossima, non si possono rompere, dimenticare, farli scivolare nell'indifferenza.
NON SI ABBANDONANO, per nessun motivo al mondo e
NON SI MALTRATTANO, e ogni giorno avranno bisogno di cibo, carezze e pulizia.
Spiegatelo bene ai bambini, preparateli, insegnando il senso del prendersi cura.
Fatto tuttociò ricordate un'altra cosa: sarete voi che vi prenderete cura del nuovo arrivato.
E' inevitabile.
Che questo possa guidarvi a una scelta saggia e ponderata :)


L'uomo non sa più degli altri animali; ne sa di meno. Essi sanno quello che devono sapere. Noi no.
Fernando PessoaLa divina irrealtà delle cose, 2003 (postumo)

venerdì 23 novembre 2012

Pranzo con la tata.

Rediviva.
Considerando che prendo l'influenza ogni decade (il mio medico di base non ricordava di avermi mai fatto un certificato, e mi conosce da circa 7 anni), c'è da dire che quando la prendo faccio le cose per bene.
Tant'è.
Settimana da dimenticare, ne esco tutta acciaccata.
Non tutti i mali vengono per nuocere, comunque.
Oggi, finalmente, ho avuto l'occasione di pranzare con la nostra santa Ofelia, tata di tutta la famiglia.
Ci siamo messe a tavola, davanti a un bel piatto di pasta al sugo con olive e ce la siamo chiacchierata un po', mentre Cigolino dormiva.
Esercizio utile e, naturalmente, piacevole.
Confrontarsi con chi ha i nostri bimbi tutti i giorni è necessario, di tanto in tanto.
Prima di tutto perchè i bambini crescono e cambiano, di conseguenza cambia il nostro modo verso di loro. Cigolino è all'inizio della fase "faccio tutto io". Che è bellissima, ma anche complicata. Ogni insuccesso, frequente, è un capriccio. Ogni successo, al contrario, uno scroscio di auto applausi a cui, chiaro, devono accordarsi anche i nostri. Capire come gestire il capriccio è importante, per non generare confusione su ciò che si può e ciò che non si può fare. Senza essercelo comunicato prima, adottiamo, la tata e io, la stessa tecnica: lasciar correre, non dare retta, i due minuti di furia si scaricano da sè.
Allineate anche sul lasciar sperimentare, non dire sempre no, fermo restando che prendere a scarpate la TV non è un esperimento e cose così.
Ho scoperto che Cigolino è molto più autonomo quando sta con lei: mi raccontava di mattinate passate a giocare tranquillo per i fatti suoi, cosa rara se è in nostra compagnia. Me l'aspettavo, in fondo i genitori pagano sempre pegno per l'assenza. Stessa cosa per il cibo: con lei (e oggi l'ho visto) mangia tranquillo, senza ribaltare piatti o sentirsi sazio al secondo boccone.
Lo ammetto, un po' mi scoccia. Il fatto è che lei riesce a trasmettere il messaggio che mangiare non è un'opzione, che si mangia e basta. Cosa che io non sono mai riuscita a fare. Sul suo cibo sono lunatica, poco serena e va da sè che Cigolino sa che con me ce l'ha vinta, se una cosa non gli va.
Mi consolo pensando che ha sempre pranzi ben fatti, che mangia tutto, che fa anche merenda: una cena rincorsa e tormentata non minerà il suo equilibrio.
Le ho chiesto anche che tipo è Cigolino. Non per indagare se lei lo conosce bene, ma, al contrario, se lo conosciamo bene noi. Il ritratto che mi ha fatto è proprio quello del bambino che non vedo l'ora di riabbracciare ogni sera. Mi sono sentita meglio, mi sono sentita presente. Ogni tanto avere conferma che nel tuo piccolo stai facendo bene, aiuta.
Apprezzo molto in lei il sapersi rendere invisibile quando siamo insieme: non si sostituisce, non invade, non insegna. C'è, ma sa, con molta sensibilità, che ci sono prima i genitori.
E' importante che il bambino non confonda le due figure: delegare troppo, lasciar fare, rischia di farci perdere terreno e di renderci figure confuse agli occhi di nostro figlio. Vale per le tate, vale (anche di più) per i nonni.
Insomma, è stato un confronto positivo.
Ero poi di così buon umore che ho fatto una torta. Cioè, torta è una parola grossa.
Io però non cucino mai dolci.
Da un'iniziativa così rivoluzionaria, mi aspetto cambiamenti epocali e positivi.
E' come se avessi modificato il mio destino. Tanto per rendere l'idea della mia famigliarità con le torte.
Buon fine settimana :)

giovedì 22 novembre 2012

Influenza (mia).

E poi dopo non ricordo quanti anni ho preso l'influenza. Quella seria, col febbrone e tutti gli accessori. È da lunedì che non ne vengo fuori. Ma torno eh, magari già domani... A presto .

venerdì 16 novembre 2012

Buon fine settimana.

Sempre in treno e sempre in giro.
Non potevo però iniziare il fine settimana senza prima salutarvi.
Cigolino ha la tosse, un occhio arrossato e mal di denti. Prevedo week-end di molte coccole e aerosol, con inevitabile insofferenza, sua, e attimi di noia di tutti.
Come si mette il collirio a un bimbo? Suggerimenti?
Mah, ero convinta fosse il gatto l'essere più restio a medicine e colliri. Mi sbagliavo, sono gli under 2.
Buon week end :)

giovedì 15 novembre 2012

Colorare, guardando.

Mamme tecnologiche attrezzatevi.
C'è un'App bellissima per Iphone/Ipad per bambini da 3 anni in sù.
Si chiama Eye Paint, e me ne sono innamorata all'istante.
E' disponibile la versione Animal (0,89 €) e Halloween (gratuita).
L'app sfrutta la telecamera integrata dei device Apple per catturare i colori che ci circondano e usarli per dipingere i disegni proposti.
Detto così non si capisce niente, per cui meglio fare un esempio pratico.
Ho scelto di colorare la streghetta di Halloween, ho toccato la parte che intendevo colorare (il cappello) e ho cominciato a cercare un colore che mi piacesse. La bottiglia dell'acqua, che è blu e con tanti riflessi trasparenti. Ho inquadrato il colore nel cappello della mia strega e scattato: fatto.
L'idea è semplice, per questo divertente.
Utilizzando i colori che ci circondano di fatto si ha una scelta infinita.
Non solo.
L'app è particolarmente divertente perchè aiuta ad osservare, a fare scelte, ad inventare nuovi mix.
Non c'è il disegno guida, quello già colorato e fallo uguale, ma solo un disegno in bianco e nero, da colorare cercando tra i maglioni, i fiori, il tappeto, il cielo...
Sarà dunque il bambino a decidere di quale colore e materiale sarà il cane: magari avrà il pelo verde del tappeto peloso o bucherallato, come lo scolapasta.
Basta guardarsi in giro, esplorare, immaginare e scattare.
Sviluppa la capacità di osservazione e quella di astrazione, ogni cosa non è più ciò che è, ma ciò che diventa: il cappello della strega, le squame del pesciolino e così via.
Nasceranno nuovi personaggi, fantastici e personali. Sarà un attimo poi inventare la favola del pesciolino di jeans o del gatto (finalmente a ragione) di marmo.
Fra l'altro è un gioco che si può fare in casa, quando fuori piove, organizzando vere cacce al tesoro: trova i colori più strani, le stoffe più fantasiose.
All'aperto poi sarà uno spasso.
Le immagini create possono essere salvate in un album fotografico, i capolavori non vanno dispersi.
Non c'è modo di condividere le immagine sui social, in accordo con le regole di protezione dei bambini.
Mi sono davvero divertita a sperimentare.
A coinvolgere Cigolino non ci penso ancora, ma magari GF sì.
Buon divertimento!

L'app potete scaricarla dall'app store. La presentazione la trovate qui

Il colore soprattutto, forse ancor più del disegno, è una liberazione.
Henri Émile Benoît Matisse

mercoledì 14 novembre 2012

Se non a costo zero ...

Oggi vi segnalo l'uscita, per gli Oscar Mondadori, di un manuale già uscito nel 2008 per i tipi di Il Leone Verde nel 2008: Bebè a costo zero, di Giorgia Cozza.
Non ho ancora avuto modo di leggerlo, ma l'argomento è interessante.
La giornalista si chiede se sono davvero necessarie tutte le cose che il business infanzia va proponendo o se , invece, risparmiare migliaia di euro sia possibile.
Il manuale, dalle notizie che ho raccolto, si inserisce nella corrente del risparmio intelligente e dell'attenzione all'ecologia.
Lo scopo del libro è imparare a difendersi dalle spese inutili, analizzando le reali necessità del bambino nei primissimi anni di vita.
La Cozza si avvale della consulenza di specialisti dell'infanzia (pediatri, fisioterapisti, ginecologi...) per definire quello che davvero serve ai nostri pargoli.
Lo slogan che accompagna il libro è: viziamolo d'amore ... meno oggetti e più affetti.
Che mi piace, che ha un senso e che, se anche pigramente, cerco di applicare.
Insomma, mi è sembrato un argomento interessante e molto attuale.

Sinceramente da quando c'è Cigolino qualche scelta l'abbiamo fatta.
La molla non è solo risparmiare, ma anche evitare le cose inutili, quelle che poi restano lì e ti dispiace anche.
Ecco le nostre regole:
1) Riciclare. Ovvero non mettere fine alla vita di oggetti e vestiti anzitempo. Ho ereditato moltissimo da mia sorella, cerco di continuare il circolo virtuoso del regalare.
2) Pannolini. Tassativamente in offerta o quelli Lidl, che costano molto meno e sono ottimi.
3) Pannolini ecologici. Sono tornati alla ribalta quelli da lavare, meno dispendiosi ed ecologici. Li ho presi seriamente in considerazione, ma ho davvero poco tempo, non mi avrebbero aiutata.
4) Si mangia quello che c'è in casa. Passato lo svezzamento, e in quel periodo ho preferito pappe bio, i pasti sono della sostanza e materia che il frigo di casa offre.
5) Giochi. Te li regalano, di solito, gli altri. Inutile comprarli, divertente inventarli. Molti restano nuovi e intonsi: riciclare in questo caso non è sgarbato, ma utile.
6) Passeggino. Valutare bene l'acquisto del trio, che è pratico in fase culla e ovetto, ma troppo pesante dopo, in configurazione passeggino, per cui si finisce sempre col comprare anche uno leggero. Fare bene i conti e scegliere la soluzione meno cara o, meglio ancora, cercare i negozi di attrezzature usate o rivolgersi all'apposita sorella che ha figli più grandi.
7) Cameretta. La camera la fa il bambino, con i suoi giochi e ciò che gli fa piacere avere intorno. I gusti dei bimbi poi cambiano rapidamente, man mano che crescono. Meglio quindi non spendere capitali in allestimenti che poi non piaceranno più.
8) I vestiti si trovano ad ottimo prezzo e buona qualità anche in luoghi diversi dalle boutique ;)
9) Omogenizzatori, cucinatori, scaldapappe e via dicendo li userete poco. Davvero. Sono belli, spesso utili, ma peccano in praticità.
10) Outlet. Si fanno buoni acquisti, soprattutto se sono gli spacci aziendali.

E voi che regole adottate?

I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto.
Giacomo Leopardi, Zibaldone


martedì 13 novembre 2012

Bambini gentili

Oggi è la giornata mondiale della gentilezza.
Non vado matta per le giornate mondiali in genere, suonano un po' come le feste artificiale tipo San Valentino.
Però una cosa me la sono chiesta: come crescere un bambino gentile?
Naturalmente l'esempio, in casa.
L'uso di perfavore e grazie, sorridere, prendersi cura, ascoltare, condividere.
Sperando che poi tutto questo patrimonio venga portato nel mondo, là fuori, che non sai bene chi incontri.
Io mi ricordo che da bambina ogni tanto protestavo: mamma mi hai insegnato troppo ad essere buona a non dire le bugie, gli altri non fanno così, non si capisce niente.
Mia mamma sorrideva e mi prometteva che vedrai che a fare così poi ci si trova bene. Ancora non ho dimostrato, nei fatti, che lei aveva ragione, c'è da dire che la gentilezza resta un modo per sentirsi a proprio agio in qualunque frangente. Tra l'altro spesso smonta l'aggressività altrui, è una piccola arma pacificatrice.
Per cui sì, mi piacerebbe che Cigolino crescesse gentile.
Siamo sulla buona strada.
Ha imparato a salutare e saluta con molto garbo tutti quanti, anche i manichini dei negozi. Di cui ha paura, non sa bene cosa siano, ma al momento di andare agita la manina e "ciaoooo" con la O lunga.
"sei sicuro di aver salutato bene?" si ferma, ci pensa un secondo si gira e saluta di nuovo.
Ogni tanto azzarda anche un azzzieeee, ma credo sia più per imitazione che per comprensione del concetto di ringraziare.
A volte saluta anche i cartoni animati quando finiscono.
In fondo è meglio salutare una volta in più.
Ma cos'è la gentilezza?
Con le definizioni non sono bravissima, ma direi che prima di tutto è ascolto e cercare di rendere più facile la propria vita (gentilezza verso se stessi), quella degli altri e anche quella del pianeta. Avere cura, ecco, in modo che si riesca a stare tutti meglio. Che poi a dirlo ci riesci anche, mettere in pratica è già cosa diversa.
Pensavo però che per educare Cigolino alle gentilezza potrei evitare di dirgli che là fuori c'è una jungla o anche solo dirgli che se non finisce la pappa viene l'uomo nero a portarselo via, per esempio.
Essere gentili con i bambini è anche un modo per rassicurarli, per farli crescere sereni e con buona autostima. Fa bene anche a noi, che affrontare le cose ben disposti viene anche meglio che farle col muso.
Su Pianetamamma.it ho trovato i 100 modi per essere gentili con i figli.
Vi consiglio di leggerli, qui.
E' un buon vademecum.
Si potrebbero pescare a caso 3 punti al giorno e metterli in pratica, poi scegliere quello che piace di più a tutti.
A me è piaciuto tanto il punto 92: lasciare andare il tuo bisogno di avere sempre ragione.
Perchè io questo bisogno ce l'ho e mi rendo conto che intralcia, che mi chiude e preclude la possibilità di capire meglio.
Anche prova a ballare in cucina con tuo figlio, il punto 41, mi piace e questo sì, lo applichiamo spesso. E cigolino balla, girando in tondo, che poi sbanda, finisce per terra e ride.
Il punto 100 invece è vuoto e: cosa fate voi per essere gentili con il vostro bimbo?
Io ho messo a punto un massaggio ai piedini, quando sono lì a penzoloni dal seggiolone che lo mandano in visibilio :)

Sai quanto pesa la lacrima di un bambino viziato? Meno del vento. Sai quanto pesa la lacrima di un bambino che soffre? Più del mondo.
Gianni Rodari

lunedì 12 novembre 2012

Chi cura mamma e papà?

Sempre più spesso sento parlare di genitori in difficoltà.
Chi incappa nella depressione, chi in ansie spesso ingiustificate, chi ha piccoli crolli nervosi e via dicendo.
E' vita quotidiana e notizie che si leggono sui quotidiani.
Volevo capire, dunque, quali fossero i principali, o i possibili, malesseri nei genitori di bambini piccoli.
La ricerca non mi ha dato praticamente esito.
Ho trovato solo un vecchio studio inglese in cui si riconosce che la depressione, anche solo episodica, ricorre di più nei genitori di bambini da 0 a 12 anni. In questo lasso di tempo, la percentuale più alta si ha nel primo anno di vita, con la depressione post partum (baby blue) che colpisce prevalentemente le mamme, ma non risparmia i padri.
Per il resto, tutto tace, la rete non se ne interessa o io ho posto la domanda sbagliata.
Eppure sarebbe un dato importante capire di cosa soffrono, e perchè soffrono, i genitori.
Pensarli sempre in equilibrio, perfettamente presenti a se stessi e ai propri figli o con una salute (mentale e fisica) di ferro, non è realistico.
Certo, di questi tempi, c'è la spiegazione per tutto: la crisi. Che, va bene, è di per sè causa di molte cose spiacevoli (incertezza, difficoltà economiche, tensione ...), ma rischia di diventare l'unica causa, fra l'altro non governabile, esterna, non risolvibile dal singolo.
Il tappeto sotto cui nascondere la polvere, non importa da dove arrivi.
Abituarsi a non dar retta al proprio malessere, perchè tanto dipende da altro e non possiamo farci niente, non è cosa saggia e neppure pratica: senza ricercare più le cause vere di un eventuale disagio diventa difficile uscirne.
Considerazioni da vecchia zia a parte, però, un dubbio mi viene.
Chi si prende cura di mamma e papà?
Voglio dire, possiamo star qui a parlare di figli, metodi, idee per crescerli al meglio, problemi, dubbi, paure, giochi, arte culinaria e arte in genere, per anni: lo dimostrano i moltissimi mamma-blog artigianali e professionali e tutto ciò che gira intorno al mondo dell'infanzia, dentro e fuori la rete.
Sul versante genitori invece, silenzio.
Genitori è diverso da uomo e donna, presi singolarmente è un'altra cosa.
Genitori spesso si è in due, ma anche quando così non è genitore non è uomo e donna, è Mamma o Papà.
E' diverso. La vita, proprio, è diversa.
Allora ho cercato le associazioni dei genitori. Metti che qualcuno si sia accorto che anche mamma e papà vanno capiti e cresciuti nel modo giusto. Ce ne sono migliaia, ma tutte con l'intento preciso di risolvere un problema dei figli. Che sia la carenza di scuole nel circondario o il disagio giovanile, le associazioni dei genitori lavorano per i figli.
Eppure si dice da tutte le parti che se i genitori stanno bene, i bambini crescono meglio; che a genitori sereni corrispondono figli sereni e così via.
Ma di cosa soffrano i genitori non è dato sapere.
Una cosa tipo: se sei un genitore autoritario sei più incline alla gastrite e alle ossessioni; se sei un genitore permissivo, soffri tendenzialmente di emicrania e ansia; se sei autorevole stai meglio degli altri, ma puoi incorrere più facilmente nella depressione, nei momenti in cui la tua autorevolezza viene messa in discussione.
E poi tutta una serie di consigli pratici su come migliorare il proprio stile, la propria salute e salvare così l'armonia famigliare.
Soffro di sindrome da abbandono, forse? :)


Quando i genitori fanno troppo per i loro figli, i figli non faranno abbastanza per sé stessi.
Elbert Hubbard, (scrittore e filosofo americano) The Notebook, 1927 (postumo).

venerdì 9 novembre 2012

Progetti di pongo

Dicono pioverà, questo fine settimana.
Ma noi ci siamo attrezzati: abbiamo comprato i nostri primi stivali di gomma.
A cigolino sono piaciuti così tanto che ha girato in pigiama e stivali azzurri per tutta la sera. Sembrava uno strano mini-cavaliere, con la felpa a fargli da mantello e lo swiffer da spada.
Per cui dai, comunque vada sarà gioco.
Come domenica scorsa, pioggia a catinelle e GF e lui giù al parchetto a bagnarsi e giocare, con buona pace della signora che passava, dallo sguardo preoccupato.
D'altra parte a lui, a Cigolino, piace proprio stare fuori e meno male che non sa ancora aprire la porta d'ingresso.
Comincia anche a scegliere i suoi amici di gioco: un piccolo cane in peluche, a cui da anche i baci; la scimmia e il delfino di pezza con cui chiacchiera tutte le sere e l'inseparabile coniglietto della nanna, che se non c'è dorme lo stesso, ma se c'è devo dare anche a lui il bacio della buonanotte.
Ci sono poi tutti gli animali da bagno: tartaruga, pesciolino, ranocchietta, stella marina e paperella non possono mancare, devono necessariamente tuffarsi dal bordo della vasca e aiutarlo a sollevare le onde anomale che tanto riempiono di acqua tutta il bagno e fanno felice me.
Partecipiamo anche noi ai suoi giochi, per cui non è raro vedermi conversare con la scimmia o nuotare sul pavimento col delfino. GF poi ha a che fare con tutti gli animali da bagno ed è il re indiscusso dell'acquario.
Giocare con i bambini è molto importante, non solo per la loro autostima, ma proprio per lo sviluppo della creatività e della fantasia.
Il ruolo del genitore, nel gioco, non è quello di guida, ma di compagno. Non siamo noi a dare le regole, ma loro, i bambini, le cose che immaginano.
Vorrei provare, magari già questo fine settimana di pioggia, una pasta da modellare: credo possa piacergli molto.
Usare le mani, dare forme, usare piccoli attrezzi (mattarello, coltello di plastica e via dicendo) sono cose che danno molta soddisfazione. Come i travasi, che vanno benissimo per i bimbi intorno ai due anni: i liquidi hanno un fascino particolare (e il pavimento lo sa).
Ecco.
Chi avrebbe mai immaginato che un giorno i miei piani per il week-end sarebbero stati di pongo?
Buon fine settimana a tutti.

giovedì 8 novembre 2012

Telefono. Azzurro. 114.

Appunto.
Ieri il mio treno mi ha lasciata ad attenderlo per un tempo infinito in una piccola stazione e mi ha portato a casa in tempo per mettere a nanna Cigolino, senza altre cose.
E vabbè.
Non è che ci si possa sempre lamentare.
Anzi. Stamattina ci siamo svegliati ridendo: Cigolino ha trovato una nuova modalità per segnalare che lui è sveglio ed è quindi ora di alzarsi. Bussa contro la parete (le nostre camere confinano). Con decisione, come fosse una cosa normale e di comprovata efficacia. Ci siamo guardati GF e io e, dopo un attimo in cui abbiamo pensato si fosse lanciato dal letto, ci siamo messi a ridere.
Piccolissime cose da bambini, che fanno bene ai grandi.
Come quando la mattina prima di uscire saluta con la manina, ciàà, e se ne va tranquillo verso la sua giornata o quando cerca di imitare lo schiocco che fa il bacio e per provare meglio ti da tantissimi baci bavosi.
Ti dimentichi del treno, delle distanze, della fatica, perchè tutto è pervaso di allegria, colori, macchie ovunque.
Evidentemente non in tutte le case, però, le cose vanno così.
Leggevo ieri che le chiamate al Telefono Azzurro sono più che triplicate negli ultimi 6 anni e che la maggior parte delle richieste di aiuto riguarda i bambini sotto i 10 anni. Sono i dati raccolti dalla linea 114.
Gli SOS, poi, vengono lanciati prima di tutto per abusi di vario genere, poi per difficoltà famigliari, incuria dei genitori, liti violente tra genitori e via dicendo.
Un cattivo dato, una notizia che sarebbe meglio non leggere.
Ma cosa è successo in questi ultimi anni?
La crisi ha reso le famiglie più fragili e più sole, le ha messe in difficoltà economiche che, si sa, sono quelle che poi esasperano gli umori, anzi le vite stesse.
Ed è proprio tra le mura domestiche che si annida il pericolo per i più piccoli: nel 78% dei casi il responsabile di abusi o maltrattamenti è uno dei genitori.
Il nord è più crudele di centro e di sud, ma qui viene il dubbio che a Nord si segnali di più che altrove, dove, in alcuni casi, si preferisce che tutto resti tra le mura domestiche.
Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, racconta di mancanze di strutture e di aiuti concreti e evidenzia come gli episodi di violenza si verifichino di più durante il fine settimana o le vacanze, quando cioè anche le strutture di supporto sono chiuse e la famiglia è sola.
L'articolo che ho letto era su Repubblica e lo trovate qui.
In tanta devastazione è difficile trovare qualcosa di positivo, però un pensiero ieri mi è venuto.
Forse le richieste di aiuto sono aumentate così tanto perchè non si tace più, perchè non si è più disposti a tollerare, a far finta di niente. Forse anche i bambini sono più informati su ciò che è giusto e cosa proprio no.
Allora questo sarebbe positivo, più si sa, meglio si fa.
Mi piacerebbe molto che un volontario di Telefono Azzurro ci raccontasse come vanno le cose.
Se si trovasse a passare di qui, noi ascoltiamo; o se conoscete qualcuno voi...


Chiunque sia sopravvissuto alla propria infanzia possiede abbastanza informazioni sulla vita da bastargli per il resto dei suoi giorni.
Flannery O'ConnorNatura e scopo della narrativa, 1969 (postumo)

martedì 6 novembre 2012

Del lavoro e del tempo.

E' la stagione delle trasferte. Le mie.
Un vortice di treni, auto, gente da incontrare, problemi da risolvere, attese, libri da leggere, ritardi e via dicendo.
Un aspetto del mio lavoro che mi è sempre piaciuto, un po' perchè dà soddisfazione alla parte curiosa di me, un po' perchè lo stare in giro mi fa sempre pensare a tante cose. E' come avere un tempo per sè, in movimento.
Da quando c'è Cigolino, invece, mi piace meno. Non tanto per eventuale tempo sottratto a lui, ma per la qualità del tempo che poi riesco a dedicargli. Perchè sarà l'età, saranno i pensieri in più, sarà che anche quando non lavoro adesso ho più da fare, ma viaggiare mi stanca moltissimo.
Arrivo a casa, la sera, che non ho più un grammo di energia: va da sè che giocare, rotolarsi sul letto, ballare e tutte le cose che di solito faccio con lui, vengono drasticamente ridimensionate. Ecco, è questo.
Contando su doti non ancora comprovate, spiego a Cigolino che è una sera diversa, perchè mamma è stata lontano e , guarda, non riesce neppure a ballare.
Mentre blatero queste cose non mi sento perfettamente a mio agio.
Io opterei, in questi frangenti, per coccole a oltranza, quello stare tranquilli sul divano a guardare cartoni o sentire musica. Cigolino, ovviamente, non è dello stesso avviso per cui finisce che, mentre aspettiamo papà, io sono per terra a fare il cavallo, o lui gira vorticoso per casa con i bastone dello swiffer e io dietro ad evitare che abbatta ciò che trova sulla sua strada.  C'è da dire che ci divertiamo e in parte della stanchezza mi dimentico. Se poi come ieri, dopo una giornata in treno, mi accoglie battendo le mani e venendomi incontro col suo passo già sicuro, della stanchezza, in fondo.
E' che non di solo pargolo vive una famiglia. Anzi. Ci siamo anche GF e io. Se io mi addormento, in realtà svengo, dopocena e non mi riprendo più fino a mattina, anche il tempo per noi rischia di essere molto limitato. Come si fa?
Credo siano questi i dilemmi principali in cui si muove una mamma, qualunque lavoro faccia, che sia viaggiante oppure no.
Il tempo, le energie. La formula magica per fare tutto, bene.
Le cose da fare insieme, che non sono solo quelle che si devono fare, ma anche (soprattutto?) quelle che si desiderano, quelle che servono a non perdere il senso del tutto: singolo, coppia, famiglia.
Penso spesso che il lavoro, tutto, sia tagliato a misura d'uomo, nel senso di maschio. Noi stiamo lì a parlare di quote rosa, di pari opportunità e pari retribuzioni, senza però cercare di cambiare davvero il modo. Ci incanaliamo in ritmi e circostanze che alla lunga pesano, perchè non si trasformano come ci siamo trasformate noi. L'unica soluzione spesso è lasciare il proprio lavoro, proprio perchè troppo rigido per la nuova vita. Ovvio che una soluzione non è: il lavoro successivo assomiglierà al precedente, solo che bisognerà ricominciare da capo. E' il modo di lavorare che andrebbe cambiato.
Ma come? Ci penso. Nei prossimi giorni ho diverse ore di treno a disposizione :)
Voi, che idea avete?



Dio non può essere ovunque: è per questo che ha creato le madri.
Leopold Kompert (gesuita, 1822 -1886)

venerdì 2 novembre 2012

Salvate la mamma (e l'istinto).

Parent - Keith Haring
Accidenti!
A voi non succede mai? Di essere così stanche che tutto sembra troppo.
Io, in questi giorni. Con mutevole espressione del viso: dal sorriso tirato e stampato, alla contrazione dura di tutti i muscoli facciali, che sembra sia sull'orlo di esplodere. In lacrime, in una crisi di nervi, in un grido.
E' ora di salvare la mamma.
Ho pensato molto, in questo periodo, a quanto si raccomanda la cura attenta della neo mamma, quando nasce un bimbo. Trovo sia cosa necessaria.
La cura della mamma, negli anni, invece è cosa giusta.
Neppure da demandare ad altri, come nel post partum, in cui si è in una centrifuga ormonal-umorale che è meglio che ci pensino gli altri a te.
Posati gli ormoni, ripreso l'umore, immersa nel brodino della routine, è la mamma, prima di tutti, che deve pensare a sè. A cosa riesce a fare e cosa no, senza impazzire in sensi di colpa o crivellandosi di domande come "ma sono brava?" "ma faccio abbastanza?" e via dicendo.
Sono stata anche lì a pensare cosa potrebbe servire a rimettermi in sesto, cosa effettivamente posso fare, per togliermi di dosso il senso di stanchezza, vecchiaia e tanto ormai che sento ultimamente.
Ho pensato a shopping compulsivo, ma non sono dell'umore (e questo, care mie, è un segnale preoccupante).
Ho pensato a una giornata alle terme, ma poi lo so che sarei lì, tra le mille bolle blu, a pensare come sta andando a casa.
Ho pensato di prendermi un week-end di vacanza, magari andare al mare, da sola. Ma scherziamo?
Ho pensato.
Poi mi sono fermata a osservare Cigolino.
Se ha sonno va a dormire, non importa che ora sia.
Se ha fame, cena anche alle 18.30 e me lo fa capire battendo una manina sulla pancia dicendo gnam gnam. Poi spinge il seggiolone davanti alla TV.
Se ha voglia di giocare, sta interi minuti a scegliere il gioco che più lo attira.
Se ha bisogno di coccole, mi prende la mano e la guida in carezze, mi abbraccia o rincorre papà per essere preso in braccio.
Se ha voglia di ridere, fa qualcosa che sa per certo farà ridere tutti, lui compreso.
Sembra tutto semplicissimo e lui, Cigolino, con le sue cose facili facili sta bene.
Sa per istinto cosa gli serve.
E io che sono la mamma, perchè non lo so più? E se non lo so, come posso evitare che anche lui tralasci, crescendo, di dare retta al suo istinto?
Ecco. E' questo il pensiero del fine settimana: capire cosa l'istinto suggerisce di fare.
Solo l'istinto, nudo.
Vi avevo avvertito, eh!, che sono stanchissima :)

I bambini sanno qualcosa che la maggior parte della gente ha dimenticato. Keith Haring

mercoledì 31 ottobre 2012

Halloween (in 4 link).

Dai, non posso non parlare di Halloween :)
Noi siamo ancora piccoli e per quanto un costume da baby fantasma sarebbe bellissimo, ancora non è possibile trasmettere il senso di festa e travestimento.
Vedremo l'anno prossimo, anche perchè ho sempre voluto scavare una zucca e finalmente, un bambino in casa, mi dà il giusto pretesto.
Voi festeggiate? e cosa fate?
Intanto per ricordarci come nasce questa festa, non nostra, si può leggere qui.
Se poi avete voglia di preparare una zucca, ho trovato un tutorial carino su youtube, che vedere come si fa va sempre bene.
Se invece siete alla ricerca di qualche ricetta a tema, mi è piaciuta molto questa pagina: la torta di zucca con ragnatela, le dita della strega (biscottini al burro con le mandorle che fanno da unghia) e più di tutti i fantasmini di marshmallows mi hanno fatto venire una gran voglia di mettermi in cucina e farli tutti. Poi la mia leggendaria incapacità nel confezionamento dolci ha dato un freno al mio entusiasmo, ma tant'è.
Alle mamme che accompagneranno i bimbi per le case, suggerisco di non esagerare con il travestimento: un cappello da strega e un trucco smokey andranno benissimo, magari smalto nero se proprio vogliamo fare le cose per bene. Per il trucco, sempre su youtube, trovate un'infinità di suggerimenti.
Se i bimbi li portate a una festa invece assicuratevi prima che anche le altre mamme si mascherino, perchè poi è un attimo passare per quella che esagera sempre.
Se state in casa, ma vi va di festeggiare, è d'obbligo mascherare anche papà, preparare una cenetta a tema, e apparecchiare la tavola: illuminata dalla zucca, da candele arancione e nere, tovaglioli dello stesso colore e non possono mancare i pipistrelli.
Esagerate pure con gli scherzetti, meno con i dolcetti, che poi il dentista.
E divertiamoci. Tutti. Che spesso ho l'impressione che i genitori subiscano le feste dei bambini e così perdano l'occasione per divertirsi un po' ( noi già ci preoccupiamo per le feste  di compleanni futuri).
Buon Halloween!

Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l'adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé. 
Pablo Neruda



martedì 30 ottobre 2012

Passin passino.

Io mica mi sono ancora abituata. Al fatto che cammini, voglio dire.
Come immaginavo poi, col fatto che ci ha impiegato 19 mesi a decidere, non solo cammina senza la minima indecisione, ma corre. Ovunque, verso qualunque cosa.
E' un attimo che al supermercato te lo trovi impegnato a smontare le esposizioni di pacchi di caffè, come se fosse un grandissimo gioco di cubi; che all'Ikea si butti di slancio su tutti i letti, rotolando e rimbalzando; che in casa, non sia più dove l'hai lasciato un secondo prima, ma intento a svuotare cassetti o aprire rubinetti. Senti uno splash  e sai che è già troppo tardi.
Comincia a guardare il passeggino con sospetto, poi, e so che mai più sarà quel rifugio sicuro, quel nanna a-porter che è stato fin qui.
Insomma, è l'inizio di una nuova era.
Divertentissima, tra l'altro.
Fisica. Tutti si è impegnati in nuovi gesti.
Comunicativa. Adesso è Cigolino a indicare la via, non siamo più noi ad andare dove vogliamo.
Contrastata. Mica sempre si può andare dove vuole lui.
Quando un bambino inizia a camminare, la relazione cambia. Più del bambino, sono i genitori a doversi adattare al cambiamento: ci vuole una nuova sensibilità alle sue richieste; una pazienza molto strutturata; una prestanza fisica che ciao e una fornitura aggiuntiva di occhi, soprattutto quando si è in giro.
Lui impara e conquista, a noi il compito di comprendere, incoraggiare, guidare.
Non è solo muovere passi, è la persona che con quei passi brevi si fa sempre più presente nel mondo.
Fosse solo quello.
Ieri sera al mio Buonanotte, ha risposto: Ottee.
Allora ho detto: E' l'ora della nanna, buonanotte.
Nanna, otte.
Mi è venuto da ridere, che spesso è il mio modo per mascherare l'emozione.
Prima o poi parleremo. Insieme.
Roba da non stare più nella pelle, per l'attesa.

PS. Sono 3 gg che ci svegliamo tutti alle 6. Che bella l'ora solare eh? :)


Se c'è qualcosa che desideriamo cambiare nel bambino, dovremmo prima esaminarlo bene e vedere se non è qualcosa che faremmo meglio a cambiare in noi stessi.
Carl Gustav Jung



venerdì 26 ottobre 2012

Ora solare: ma i bambini lo sanno?

E' il fine settimana del ritorno dell'ora solare.
Psicologicamente ci stiamo preparando a un fatto ineluttabile: domenica mattina Cigolino si sveglierà alle 6, biologicamente convinto che sia la solita ora, ovvero le 7.
Non credo servirà dirgli tesoro oggi è una giornata speciale, possiamo dormire di più! Una volta sveglio è sveglio, non c'è speranza che riprenda a dormire.
Si prepara dunque la domenica più lunga dell'anno, quella in cui GF e io saremo stonati dal sonno e Cigolino vispissimo.
Il cambio dell'ora può comportare piccoli disturbi del sonno, soprattutto nei bambini piccoli.
Gli esperti consigliano, leggevo qua e là, di anticipare leggermente l'ora di cena, di fare giochi tranquilli, facendo in modo che il bimbo si rilassi, rendere molto confortevole la sua cameretta (non troppo calda, non troppa secca, silenziosa). Per la cena preferire cibi leggeri, non troppo saporiti, come pasta, riso, formaggi o una bella tazza di latte caldo.
Una routine da tenere almeno per un mese, è questo il lasso di tempo necessario affinchè i più piccoli si abituino al nuovo ciclo.
Fatto tutto ciò, incrociare le dita e sperare di guadagnare almeno una mezz'oretta sulla sveglia mattutina.
Consigliabile anche un piano B.
Se si sveglia all'alba, che si fa?
Lettone con mamma e papà. Funziona con la maggior parte dei bambini: anche se non hanno l'abitudine di dormire nel lettone, di solito si riaddormentano felici della novità, rassicurati dalla vicinanza. Ovviamente con Cigolino no. Mai dormirebbe con noi e il lettone è per lui un campo giochi, poco importa l'ora. Si dorme da soli e se si è insieme si gioca: categorico.
Colazione fuori. Ci si prepara e via, fuori, alla ricerca di brioches calde. Questo sì, farebbe la gioia di Cigolino :)
Gita fuori porta. Approfittare della sveglia presto e via, andare. Meteo permettendo.
Giochi. Pensare già la sera prima a un paio di giochi da fare al risveglio, che inventarli lì per lì, tra le nebbie di Morfeo, potrebbe essere complicato.
Andare a dormire presto anche noi. Male che vada saremo più riposati per affrontare la lunga giornata.
Buon fine settimana a tutti :)


Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto: a essere contento senza motivo, a essere sempre occupato con qualche cosa, e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera.
Paulo Coelho, Monte Cinque, 1996

mercoledì 24 ottobre 2012

Abbiate pietanza.



7 pianeti.
7 colori dell'arcobaleno.
7 i cicli di vita che l'uomo percorre (solo 7? uuuhm).
7 i colori primari.
7 cereali. Per la filosofia steineriana è tutto molto chiaro, niente è un caso.
Gli steineriani ritengono sia possibile associare ogni giorno a un cereale corrispondente, in modo da ricavare un loro rapporto con i pianeti.
L'utilità di associare cereali e pianeti nonchè giorni della settimana, mi sfugge, ma i miei studi risalgono almeno a 4 cicli vitali fa, abbiate pazienza.
Anzi abbiate pietanza, una per ogni giorno.
Lunedì - luna - riso: il riso andrebbe consumato integrale, privato solo della sua parte più esterna (lolla) che non è commestibile. Alimento molto energetico, digeribile, abbassa la pressione sanguigna, cura la colite, l'insufficienza renale e l'obesità. Privo di glutine, è il primo cereale che si propone ai bambini.
Martedì - marte - orzo: i greci erano convintissimi che fosse il midollo degli uomini, una sostanza capace di stimolare corpo e mente. E' un cereale rinfrescante, digeribile, energetico, decongestiona le vie respiratorie, regolarizza la funzione intestinale e "rinfresca" l'intestino.
Mercoledì - mercurio - miglio: gli africani e gli asiatici ci insegnano che non è buono solo per gli uccelli. Decorticato è molto indicato nell'alimentazione di chi svolge attività intellettualmente impegnative e alle donne in gravidanza. Altamente digeribile è ottimo per l'alimentazione dei bambini, contiene silicio, è molto importante per ossa, unghie, capelli e denti.
Giovedì - giove - segale: stimola le attività del fegato, organo da sempre riconosciuto come soggetto all'influenza di Giove (e non dite che non lo sapevate eh). E' indicato in casi di magrezza, arteriosclerosi, stitichezza e ipertensione. Ha moltissimi punti a favore: ricco di proteine, sali minerali (zinco, magnesio, fosforo, potassio, selenio e calcio), vitamine del gruppo B e fibre, è indicato nei bambini con l'intestino pigro.
Venerdì - venere - avena: è il cereale che rimane verde più a lungo, che esprime forza vitale e bellezza. Come venere. Ha grandi proprietà energetiche, è un ottimo ricostituente, diuretico e lassativo, sprona la funzione tiroidea ed è molto ricco di proteine.
Sabato - saturno - mais: è un cereale da carattere serio, come saturno e come il sabato, giornata in cui si riflette (di solito in coda alla cassa del supermercato, ma tant'è). Al contrario dell'avena rallenta la funzione tiroidea e il metabolismo, quindi indicato per le persone, e i bambini, eccitabili e nervosi. Si spiega così l'abbiocco da polenta e cervo.
Domenica - sole - grano (frumento): In ebraico la parola frumento contiene la stessa radice di concetti come benedizione, alleanza, elezione che richiamano il rapporto dell'umo con Dio. Indispensabile per la crescita dei bimbi, è rimineralizzante, utile nelle coliti, nelle magrezze. Certo, queste belle proprietà si riferiscono al chicco, al bulgur e al cous cous. La farina bianca, raffinata, non contiene più niente di tutto ciò, solo moltissimi zuccheri.

Ecco. Adesso aspetto le vostre ricette, per ogni cereale. Le condividiamo e sarà un po' come mangiare tutti insieme.


martedì 23 ottobre 2012

Conquiste.

E poi stamattina me lo sono trovato lì, dietro di me, sorridente, con le braccina in alto per tenere bene l'equilibrio e la direzione. Tutto da solo. Soddisfatto.
Io ho sentito ogni mia singola cellula sorridere, poi sciogliersi in tenerezza.
Finalmente il nostro gattino di marmo ha deciso che è un buon momento per camminare.
Con la maturità dei 19 mesi (oggi) e dopo aver a lungo considerato se ne valeva la pena oppure no.
Sono conquiste e mi diverte molto l'approccio che Cigolino ha deciso di tenere.
Ride soddisfatto quando riesce nella traversata del soggiorno, quando si lancia in passi svelti da mamma a papà e viceversa. Ha lo sguardo del vincitore, di chi sa che ha dovuto superare ostacoli, ma ha compiuto una grande impresa.
Ride altrettanto, ma da presa in giro, ogni volta che cade. Si siede, batte le mani e ride, si rialza e ci riprova. Senza scoraggiarsi, anzi, con nuovo piglio.
E io, concedetemelo, mi sento proprio soddisfatta. In questi mesi (un paio) di approccio al camminare ho ingoiato ansia, terrore da spigoli, paura di vederlo precipitare con la faccia a terra e mi sono data un contegno. Anche GF ha mantenuto i nervi saldi.
Non è semplicissimo, perchè in realtà ti verrebbe voglia di foderare i pavimenti, di spargere cuscini in ogni dove o di mettere un casco al pupo. La super-zuccata è sempre in agguato e quel suono sordo di testa che finisce sul pavimento a me fa venire i crampi allo stomaco. E non sono apprensiva.
Ho optato per festeggiare ogni tentativo, sia quello ben riuscito, sia ogni singolo ruzzolone.
Festa!
Incoraggiare ogni tentativo, senza affrettare i tempi, rispettare i suoi ritmi, senza costringerlo: la conquista è sua, non possiamo farlo noi al suo posto.
Credo sia stato utile. Cigolino sta vivendo questa fase come un bellissimo gioco, in cui in ogni caso si becca un caloroso abbraccio, in cui si ride tanto e si esplora molto.
Utile anche tralasciare le preoccupazioni altrui: ma come, ancora non cammina? i confronti "il mio a 9 mesi stava già in piedi" e le nostalgie "oh beh, vedrai come rimpiangerai questo periodo, quando cammina poi è un guaio".
I paragoni non sono mai utili, producono ansie.
Da condividere, a mio parere, sono le tecniche, le idee per farli crescere bene: i risultati, poi, sono soggettivi.
Devo ancora trovare la tecnica per invogliarlo a mangiare, ma insomma, a furia di parlarne e cercare, prima o poi capiterà. Va da sè che ve la racconterò.





lunedì 22 ottobre 2012

Giocare, al cubo :)

Questo fine settimana Cigolino ha ricevuto in regalo una valigetta piena di cubetti colorati.
I classici cubi che puoi impilare, lanciare e anche comporre il disegno (ma per quello bisognerà aspettare).
La gioia. Allo stato puro.
Intanto la scatola. Fatta a valigia con un bel manico in corda. Se la porta in giro dappertutto, con piglio da piccolo viaggiatore esperto, chiacchierando tra sè e sè.
Poi i cubi. In materiale ecologico/riciclato, colorati e con disegni che piacciono anche a me, tanto che ho pensato che quando a lui non piaceranno più, li userò come soprammobili.
E gioca. Fa torri e disfa torri. Legge le varie facce, con la sua cadenza "da lettura": eeettta, eeetta, gni, papà. Perchè la parola papà c'è sempre, unica parola reale in tutte le frasi immaginarie. Solo ogni tanto parte con un mamma-mamma-mamma a mitraglia, ma sembra più un mantra per tenere l'equilibrio quando cammina.
Comunque, i cubi piacciono moltissimo e li consiglio come regalo per bimbi intorno ai due anni.
Comporre torri, scoprire che ogni faccia è diversa, intuire le affinità tra un cubo e l'altro (ogni cubo ha un faccia con un animale diverso, per esempio), riconoscere il cubo preferito, toglierli e rimetterli nella scatola, far giocare anche la scimmietta in peluche, sparpagliarli sotto il divano in modo da renderli irreperibili, lanciarli amichevolmente verso il gatto, abbattere le torri con la palla, cadere di ginocchio sullo spigolo del cubo, provare a tenerne un paio in equilibrio sulla testa, tuttociò ripetuto molte volte e con molto gusto, aiuta lo sviluppo psico-fisico, allena la memoria, insegna come organizzare lo spazio, potenzia la fantasia.
Con buona pace del gatto.
E di mamma e papà, che comunque avranno la loro parte: spostare il divano per il recupero dei cubi dispersi; raccoglierli dalle 2 alle 4 volte al giorno dal pavimento, riordinare e ricominciare, sedersi per terra e rialzarsi infinite volte, tonifica.
Anche l'umore.
Perchè giocare insieme è una ginnastica bellissima.


giovedì 18 ottobre 2012

Si insegna l'amicizia?

Domenica prossima saremo a un battesimo.
Tra le cerimonie e conseguente festeggiamento, il battesimo è quella che patisco meno. Forse perchè ci sono tanti bambini e subito si tralasciano le formalità per star dietro ai pargoli, oppure perchè hai sempre modo di defilarti, alzarti da tavola, distrarti dal cibo e correre in giro, senza che nessuno abbia da eccepire.
A parte ciò, che è molto pratico, sono molto contenta perchè sarà l'occasione di passare qualche ora con amici specialissimi: gli amici del mare.
Siamo una compagnia da tempo immemorabile, la prima cellula risale ai tempi delle elementari e da lì in poi si è moltiplicata, ingrandita, legata. Ogni estate, qualunque cosa accada, ci ritroviamo al solito posto: stessa spiaggia, stesso mare. Con fidanzati, mariti, mogli e figli, siamo ormai alla terza generazione di bagnanti.
Durante l'anno cerchiamo occasioni per qualche reunion e finisce sempre in un effetto spiaggia che ti fa sentire in vacanza, anche in mezzo alla nebbia, anche a Natale.
Gli amici sono una cosa che vorrei insegnare a Cigolino. L'importanza di avere, nel corso della vita, punti di riferimento esterni alla famiglia, persone che fanno parte della tua esistenza e senza di loro non sarebbe la stessa cosa.
Al momento sembra avere un carattere molto socievole e immagino non avrà problemi a costruirsi la sua tribù.
Ci vuole poi un posto del cuore, quello che casa tua non è, ma è solo lì che ti senti a casa.
Dove stai come sei, senza troppe sovrastrutture e regole.
Chissà se gli piacerà il nostro mare, se continuerà la tradizione di tende improvvisate sulla spiaggia lunga e bianca, ad aspettare il tramonto che solo dopo si va a casa. E ogni anno a fotografare quel sole rosso che va giù preciso in mille sfumature di rosso, dietro l'orizzonte del mare. Come se fosse la prima volta. O l'ultima.
Chissà, più che altro, se la spiaggia resterà così per gli anni a venire.
Sì.
Cigolino deve sapere di spiagge e amici, di cose che non cambiano nonostante tutto il resto abbia preso strade imprevedibili.
Come si insegna l'amicizia? Basterà l'esempio?
Adesso è piccolo. Giocare con gli altri, condividere è tra le abilità che ancora devono arrivare. Al momento guarda, al massimo cerca di inseguire la palla altrui, poi si gira e torna a giocare per i fatti suoi. E' ancora l'età dei progetti individuali, del salgo sullo scivolo e poi scendo.
Domenica.
Gli amici.
Bambini che cresceranno insieme, estate dopo estate.
Sono queste le cose che mi rendono felice.


mercoledì 17 ottobre 2012

De gustibus ...

Che i bambini abbiano da subito un proprio gusto mi è stato chiaro fin dall'inizio.
Dai 6 mesi in poi Cigolino ha cominciato a guardare con cura le cose che gli mettevo, a scegliere un gioco piuttosto che un altro, a preferire un colore (nel suo caso il blu) agli altri e così via.
Crescendo, va da sè, questa cosa si rafforza, prende forma e soprattutto viene espressa.
Come ieri.
Scarpe nuove, comprate da papà. LA GIOIA! Già aprendo la scatola. Poi l'osservazione con la bocca ad O, gli occhi brillanti, le manine che applaudono.
Poi la prova e subito in piedi a vedere come stanno, molleggiando sulle ginocchia quasi a volerne provare la tenuta. Perchè i primi passi sono veloci, spericolati, dondolanti e molto volenterosi: ma la potenza è niente senza controllo, quindi una verifica sulla tenuta della scarpa era d'obbligo :)
Non le lasciava più, seduto a guardare gli ultimi 5 minuti di TV con le scarpe in mano, ogni tanto il tentativo di infilarsele da solo. Una tenerezza di bimbo, davvero.
Nei bambini i gusti cambiano mediamente ogni due o tre anni, per cui è importante non forzarli nella scelta dei colori o degli oggetti che dovranno usare. Anzi lasciar scegliere, permettere anche abbinamenti bizzarri di colori, li aiuta moltissimo a determinare un gusto proprio, ad essere più sicuri nelle scelte e, in ultima analisi, di sè.
Certo finchè non parlano è difficile capire cosa davvero vogliono: i gesti spesso non sono sufficienti e a volte non si arriva a comporre quella battaglia di ditina che indicano tutto e genitore che chiede "questo?", risposta un breve pianto; "questo?" altro pianto e ciao, meglio cambiare stanza, distrarlo o altrimenti non se ne viene a capo.
Il fatto è che da qui, 18 mesi, in poi sarà tutto un crescendo e chissà se siamo pronti.
I primi segnali, dei terrible two, ovvero quel momento fondamentale del faccio da solo, ci sono tutti.
Mangiare da solo: la manovra è ancora molto approssimativa, ma guai a non dargli un cucchiaio e lasciarlo provare. Sceglie anche il cibo, solitamente la banana (nanana) e prova a dirgli che non si può cenare sempre con la banana.
Vestirsi da solo: scarpe, calze e felpa sono i classici indumenti da esperimento.
Girare le pagine del libro in santa pace.
Girovagare per casa in cerca di cose da fare, di solito è parlare con il gatto.
Provare a tuffarsi nella vaschetta da bagno: quasi sempre vestito.
La parola d'ordine è: lasciarli fare. Finchè non sono in pericolo, finchè non attentano ai muri con i pennarelli e ai soprammobili con le manine svelte, non torturano il gatto e girano per casa con coltelli da cucina, lasciarli sperimentare è importante. Per stabilire i propri limiti, trovare il proprio posto nel mondo.
E' un età in cui si pone obbiettivi propri (svuoto tuuutto il cassetto), prende consapevolezza di sè (si riconosce allo specchio, per esempio), mette in atto piccole strategie per ottenere ciò che vuole: spesso punta sulla simpatia, cerca di far ridere mamma e papà.
I libri spesso descrivono questa fase come una crescita armonica, un passo dietro l'altro, rendendo i bambini quasi prevedibili.
Ecco. Lui no.
Lui ancora non ha deciso che vuole camminare, ma sa già che vuole leggere e parlare al telefono.
Mangia poco, ma vuole mangiare da solo.
Guarda il Tg volentieri quanto i barbapapà (e a pensarci spesso la differenza non la noto neppure io).
Il tutto sempre con un sorriso conquistatore.
Ma sorride sempre questo bimbo, mi dicono.
E meno male.



martedì 16 ottobre 2012

Di che corso sei?

Se non fosse che devo anche lavorare e il mio lavoro non c'entra proprio niente con i blog, passerei tanto, tantissimo tempo in più a spasso per il web.
In cerca di spunti, di nuove conversazioni e idee da riportare qui.
O anche proprio in giro nella vita reale che là fuori, oltre il vetro dell'ufficio o di qualunque sala riunioni ferve un mondo interessantissimo.
Tant'è. Mi barcameno.
E' che a volte mi vengono dubbi grandissimi.
Tipo: sono davvero informata su cosa è meglio per il mio bambino? Stiamo facendo le scelte giuste?
Perchè più leggi, più dubbi ti vengono o comunque ti imbatti in cose che neanche mi erano venute in mente.
Per esempio: cosa sapevo del babywearing? Niente, pochissimo. boh.
Dicesi babywearing quel portarsi il pupo addosso, dagli 0 ai 3 anni. 3 anni! Ovvero almeno un 14 kg di bimbo, ad andar bene.
Si usano lunghe fasce o qualunque supporto possa essere utile a legare a sè il bimbo. Chi lo pratica sprizza entusiasmo ed elenca benefici tali che se non lo fai anche tu proprio un bravo genitore non sei.
Ecco.
La fascia ce l'ho e nei primi mesi di Cigolino l'ho usata, soprattutto in casa, quando le mani non sono mai abbastanza. Con un bimbo molto piccolo è cosa piacevole: lui dorme, tu vai avanti a fare le tue cose.
Crescendo non ne ho più sentito l'esigenza. Certo non sono stata lì a chiedermi se la sua esigenza, quella di Cigolino, potesse essere diversa. Ci sono stati trasporti artigianali quest'estate, con lui agganciato in un pareo, mentre io arrancavo nella sabbia. Forse sono bassa, forse sono fuori forma, ma mi è sembrato faticoso. Forse non so come legare la fascia. Perchè sembra cosa intuitiva, ma invece dicono di no.
Così no, che ci sono scuole apposite, con corsi anche piuttosto lunghi, e costosi, che insegnano come indossare tuo figlio, con la postura migliore per te e per il bimbo.
Ovviamente questo è solo un esempio. Di corsi da fare con i bambini, anche piccolissimi, o da far fare ai bimbi ce ne sono tantissimi. Con costi molto variabili. Anche troppo variabili, a dire il vero.
Trovo sorprendente tuttociò, in senso positivo, anche se non pienamente.
La voglia di esplorare, capire, interpretare il mondo bambino è un pensiero affascinante e potenzialmente sviluppabile all'infinito e sa di amore.
Eppure un lieve retrogusto diverso e non piacevole a me resta sempre.
Un saporaccio di lucro, su temi, tecniche e strumenti che invece dovrebbero essere patrimonio dell'umanità, accessibili, gratuiti, o quasi.
Che brutta persona sono :D
Lo penso solo io? O ci sono cose legate all'infanzia che anche a voi lasciano un sapore amarognolo? O, al contrario, cose che vi sono piaciute così tanto che le consigliereste a tutti?

venerdì 12 ottobre 2012

Amore a tutto (ippo)campo.

Siete mamme coccolone?
Vezzeggiate, abbracciate, incoraggiate il pargolo anche più del dovuto?
Bravissime. Avete ragione voi, con buona pace di chi perora la causa di un atteggiamento più distaccato, o magari equilibrato, nei confronti dei figli.
L'amore materno, nei primi anni di vita - fino alla scuola, diciamo - rende i bambini più svegli, intelligenti e sicuri di sè.
Pare infatti che il contatto fisico, la certezza di essere amati, l'essere rassicurati e accuditi nel miglior modo possibile, aumenti la grandezza dell'ippocampo di circa il 10%.
L'ippocampo è l'area del cervello preposta all'apprendimento, alla memoria e alla gestione dello stress.
E' il risultato di una lunga ricerca condotta dalla facoltà di Medicina di St.Louis. Sono stati proprio lì ad osservare bimbi tra i 3 e i 6 anni: hanno creato per loro situazioni di stress (tipo non puoi aprire il regalo finchè mamma non ha finito di disegnare. Niente di traumatico, tranqui) e misurato come le mamme accudivano i loro bimbi. Qualche anno dopo hanno rianalizzato i bimbi, ormai scolari, e visto che chi aveva ricevuto più rassicurazioni e amore aveva il cervello più sviluppato di quelli ignorati o sgridati.
La ricerca, di fatto, conferma sia osservazioni più antiche che moderne convinzioni: il contatto fisico, soprattutto nel primo anno di vita, il prendersi cura amorevolmente rende il bimbo una persona più equilibrata e sicura di sè, caratteristiche che si ritroverà nel corso della vita.
Naturalmente il veicolo primario di tanto amore è la mamma. In ogni caso è cruciale che il caregiver che passa più tempo con il bambino lo circondi di affetto e attenzioni: che sia il papà, i nonni o la babysitter.
E meno male, perchè un'altra ricerca, sempre americana, ci informa che le mamme che lavorano a tempo pieno stanno meglio di chi lascia il lavoro o decide per un part-time. Sono più sane e felici, più autonome, meno appiattite sui lavori domestici e l'accudimento della famiglia, più gratificate dal fatto di poter esprimere potenziale e competenze sul posto di lavoro.
E con l'ippocampo dei figli come la mettiamo? Se sono fuori non coccolo, se coccolo e basta sono a rischio depressione.
E poi. Potenziale e Competenze sul posto di lavoro. In un mondo perfetto, forse. Ma questa è un'altra storia.
Per salvare ippocampo e mamma è necessario avere certezza che se la mamma non c'è, al pargolo non mancherà niente o quasi (che la mamma, comunque, è sempre la mamma).
Si torna così a quello che forse è il punto di partenza: dove e con chi stanno i bambini quando noi lavoriamo?
Su questo argomento mi areno, tipo balenottera spiaggiata, perchè intorno non vedo niente di convincente. Sembra che l'amorevolezza sia fuori moda, in un fast&furious che ci consuma tutti un po'. Bimbi compresi.
La perfezione, si sa, non è di questo mondo.
Vada per un ippocampo +5%.

Articoli:
Mamme e lavoro a tempo pieno: qui
Amore materno e cervello: qui