Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

giovedì 13 dicembre 2018

L'album delle figurine


Sinceramente pensavo che il livello di difficoltà "Impara i nomi degli Avengers e dei loro nomi da civili" fosse il massimo grado di difficoltà a cui sarei stata sottoposta.
Non avevo considerato l'eventualità calciatori, neanche lontanemente.
Invece.
La sera, rientrando, Cig apre il suo album, che è  grande e pesante come un frigorifero, e inizia a leggermi tutti i nomi dei giocatori, di tutte le squadre e, quando ha voglia di infierire, i relativi ruoli.
Snocciola nomi impronunciabili per circa mezz'ora, poi chiude l'album, che si chiude con lo spostamento d'aria di un portone, mi guarda con gli occhi scintillanti e mi interroga.
"Allora mamma, in quale squadra gioca Amato Cicciretti?"
Io non lo so, non lo so mai e a lui questo fa molto ridere.
Non ce la farò a riconoscere i calciatori, mi tengo le sue risate come premio per la mia pessima interrogazione.
Spero di accorgermi quando la sua risata si farà adolescente, ammesso che avrà ancora voglia di ridere e di ricordarmi sempre la sua risata bambina.
Come voglio ricordarmi le chiacchierate in bagno, il bacio della buonanotte, i giochi inventati, la testa incastrata nelle magliette che passano subito di misura, lo sguardo affranto davanti a un piatto di verdura, le canzoni stonate cantate in macchina.
I calciatori no, non riesco proprio a ricordarli.
Mi ricorderò, questo sì, le sue corse per casa al grido "all'attacco di mammaaaaaa" e il suo piombarmi addosso con un abbraccio stritoloso per ripartire subito "all'attacco di papààààààààà".
Ho anch'io il mio album di figurine, magari un giorno lo aprirò e sarà più grande di un frigorifero.
Riguarderemo insieme le figurine della scrittura incerta; della poltrona su cui adesso ci stiamo ancora in due; dei pigiami tutti di spiderman; delle mani che stanno nelle mie e le mie sono piccole; di quando legge un libro o scrive il suo diario, che è segreto, ma non per te e papà ok?; ci saranno gli Avengers, le macchinine, i dinosauri e poi ci saranno i calciatori, quelli che io non imparo e lui invece sì, li conosce tutti. 
Magari rideremo ancora delle mie pessime interrogazioni o magari sarò io a interrogare e lui dirà che no no, non è vero che girava sempre scalzo, che si era costruito un pupazzo usando un calzettone e un chilo di riso, che non voleva il gatto sul letto perchè "mi mangia i piedi".
Probabilmente neanche lui ha messo in conto questo livello di difficoltà ;) 



mercoledì 12 dicembre 2018

L'album delle figurine

Sinceramente pensavo che il livello di difficoltà "Impara i nomi degli Avengers e dei loro nomi da civili" fosse il massimo grado di difficoltà a cui sarei stata sottoposta.
Non avevo considerato l'eventualità calciatori, neanche lontanemente.
Invece.
La sera, rientrando, Cig apre il suo album, che è  grande e pesante come un frigorifero, e inizia a leggermi tutti i nomi dei giocatori, di tutte le squadre e, quando ha voglia di infierire, i relativi ruoli.
Snocciola nomi impronunciabili per circa mezz'ora, poi chiude l'album, che si chiude con lo spostamento d'aria di un portone, mi guarda con gli occhi scintillanti e mi interroga.
"Allora mamma, in quale squadra gioca Amato Cicciretti?"
Io non lo so, non lo so mai e a lui questo fa molto ridere.
Non ce la farò a riconoscere i calciatori, mi tengo le sue risate come premio per la mia pessima interrogazione.
Spero di accorgermi quando la sua risata si farà adolescente, ammesso che avrà ancora voglia di ridere e di ricordarmi sempre la sua risata bambina.
Come voglio ricordarmi le chiacchierate in bagno, il bacio della buonanotte, i giochi inventati, la testa incastrata nelle magliette che passano subito di misura, lo sguardo affranto davanti a un piatto di verdura, le canzoni stonate cantate in macchina.
I calciatori no, non riesco proprio a ricordarli.
Mi ricorderò, questo sì, le sue corse per casa al grido "all'attacco di mammaaaaaa" e il suo piombarmi addosso con un abbraccio stritoloso per ripartire subito "all'attacco di papààààààààà".
Ho anch'io il mio album di figurine, magari un giorno lo aprirò e sarà più grande di un frigorifero.
Riguarderemo insieme le figurine della scrittura incerta; della poltrona su cui adesso ci stiamo ancora in due; dei pigiami tutti di spiderman; delle mani che stanno nelle mie e le mie sono piccole; di quando legge un libro o scrive il suo diario, che è segreto, ma non per te e papà ok?; ci saranno gli Avengers, le macchinine, i dinosauri e poi ci saranno i calciatori, quelli che io non imparo e lui invece sì, li conosce tutti. 
Magari rideremo ancora delle mie pessime interrogazioni o magari sarò io a interrogare e lui dirà che no no, non è vero che girava sempre scalzo, che si era costruito un pupazzo usando un calzettone e un chilo di riso, che non voleva il gatto sul letto perchè "mi mangia i piedi".
Probabilmente neanche lui ha messo in conto questo livello di difficoltà ;) 



lunedì 3 dicembre 2018

Il tramonto del supereroe

A un certo punto, che più o meno coincide con l'inizio della scuola primaria, noi genitori, in particolare le mamme, smettiamo di essere super eroi.
Se prima un bacio guariva tutto, un abbraccio era il posto più sicuro al mondo e ogni risposta data una perla unica di saggezza e verità, improvvisamente torniamo alla nostra dimensione di persone normali, anzi magari un po' acciaccate, demodè, non del tutto attendibili.
Dismettiamo la nostra mantellina da supereroe, per leggere ci servono gli occhiali, ci mancano alcune risposte, alla mensa scolastica si mangia meglio che a casa (questa è una palese bugia per testare la nostra tenuta emotiva), la mamma di Caio è più figa di noi perchè non lavora e va sempre a prendere a scuola il suo pargolo, il papà di Tizio pare abbia un'astronave tutta sua.
Da qui in poi, da quando usciamo dal costume invincibile di wondermamma, il declino è inesorabile. Magari te ne accorgi meno se sei una mamma giovane, ma se sei una mamma over 40 e prossima ai 50, alla menopausa, a nuovi sconvolgimenti che sembra di essere adolescenti, è un momentaccio.
Perchè già di tuo sei in un periodo in cui ti girano le palle a mille, per un sacco di motivi: dovrai lavorare almeno 20 anni ancora; gli ormoni fanno un po' quello che vogliono e in ogno caso lo fanno male;  hai un carico mentale, tra lavoro, casa, resto del mondo, che pesa tutto sulle spalle e addio postura e portamento; dormi meno, mangi di più il che non va affatto bene; hai sogni molto giovani, quindi del tutto inopportuni; ha le energie di una medusa spiaggiata, ma l'attitudine a voler conquistare sempre nuove spiagge. 
In tutto ciò, non sei neppure più wonder.
Non se ne accorge nessuno, solo tu.
Passi dai tuoi bei momenti ai tuoi bei tormenti.
E' un attimo, un piano leggermente inclinato su cui rotoli.
E mentre vai, che sembri un vagoncino delle montagne russe, per forma a volte, più spesso per barcollamenti, un po' voli, un po' inciampi, ti viene da ridere e ridere si sa, fa sentire supereroi, di questi tempi, signora mia.

lunedì 12 novembre 2018

In bilico

Mi piacerebbe adesso, dopo qualche tempo che non passo da qui, stupirvi con qualcosa di super interessante. Ho cercato argomenti, ho letto anche parecchio ultimamente, a 3 minuti per volta, almeno due volte al giorno, che fanno 6 minuti di letture d'approfondimento, ma neanche continuativi.
La verità è questa, che il tempo da utilizzare è quello che è e soprattutto non si trovano più notizie interessanti: tutto, dall'infanzia al giardinaggio, passa in secondo piano rispetto al piano politico, piano su cui non voglio mettermi, sopratutto qui.
Comunque.
State bene?
Qui si evolve, a velocità sostenuta.
Cig sta imparando a studiare, la terza elementare è questo che insegna, ma non impara le tabelline; impara a nuotare, ma corre a chiudersi in camera sua quando gli dici che è ora di fare i compiti. Un tira e molla estenuante, in bilico costante tra la mia voglia di far volare la ciabatta "modello mi nonna" o passare la vita seduta sul bordo del suo letto, della poltrona in cui sprofonda, sul bordo dei suoi pensieri e turbamenti a spiegargli che i compiti hanno la loro bella importanza e che no, davvero no, non si possono saltare.
In bilico, riassume bene un po' tutto in questo periodo.
A un passo dai 50 anni: ancora mi ricordo con in braccio un Cig nuovo di zecca immaginare come sarebbe stato lui a un passo dagli 8 anni e io al mezzo secolo. Lui è cresciuto, io sono invecchiata, era prevedibile.
In bilico tra la voglia di nuovi inizi e la tentazione del tanto ormai, che fa molta mezza età.
In bilico tra la crisi di nervi e quella di ridarella senza freni.
Tra ciò che so e ciò che neppure riesco a immaginare.
Con quell'attitudine di chi, a inizio novembre, comincia a pensare che non manca poi molto al momento dell'anno in cui si prenotano le vacanze estive.
In bilico tra uno sbalzo d'umore e l'altro e la bizzarria delle mie vampate, che invece di essere calde sono gelate e passo le giornate con il timore di trasformarmi in un ghiacciolone.
La voglia di vestirsi bene e quella di non doverlo fare mai più; la fissa per la puntualità e il desiderio profondo di non avre più quel tipo di impegno, quello per cui ti devi vestire ed essere puntuale.
In bilico tra tutto il silenzio che vorrei e il telefono che squilla in continuazione.
Tra il dente che dondola, fortunatamente quello di Cig, e che non so togliere; il mio umore che dondola e non so togliere.
Tra l'amore che circola e sembra sfuggirmi di mano e l'ansia che stagna, che hai bisogno di cambiare aria.
E' tutto in bilico, Cig nei suoi passi che si fanno ragazzini, io nei miei che dovrebbero rallentare appena un po' e invece corrono.

giovedì 25 ottobre 2018

Piccole scoperte molto utili

I have a dream: fare le cose per bene, ma in poco tempo.
Il tempo mi serve per stare con Cig, per scrivere, per immaginare cosa farò da grande e andare in quella direzione.
Da quando è nato Cig ho molto lavorato sulla riorganizzazione, mia interiore prima di tutto e di conseguenza anche su tutto il resto.
In questi anni ho scoperto piccoli accorgimenti che portano beneficio in termini di tempo e tranquillità.

Ordine. Ero, di mio, mediamente ordinata. Oggi mi definirei piuttosto ordinata. Ho imparato che se so dove sono le cose perdo meno tempo a cercarle, riesumarle, rianimarle. Ho barattato l'ambizione ad avere una casa TUTTA ordinata, con il tenere in ordine le mie cose, la cucina e la camera da letto. La terra di mezzo, quella del caos, è il soggiorno. Beh dai, fa casa vissuta. 
Il testo fondamentale sull'ordine è stato: Il magico potere del riordino. Un librino per psicopatici, probabilmente lo è anche la scrittrice, ma che mi ha dato spunti decisamente utili.

Routine. Non ero abitudinaria, su alcune cose lo sono diventata. La routine serve  a scandire i tempi, a dividere per poi guadagnare spazi. Per esempio, se si cena prima delle 20 (almeno d'inverno, d'estate è abbruttente), ci sarà ancora tempo per fare qualcosa insieme o ne resterà a me per brontolare che la partita alla PS4 ha un volume troppo alto e dove siamo, allo stadio? E ci sarà tutto il tempo per mettere a nanna entro le 21.30. Abituare i bambini ad andare a dormire presto è un'ottima cosa per loro ed è per noi una mezza salvezza. Cioè se siete nottambule è una salvezza tutta intera, io crollo presto.
Il libro che mi ha fatto capire l'importanza della routine è stato: 
Il linguaggio segreto dei neonati, 
Con Cig bebè ho capito che tenere un ritmo costante e abitudinario faceva bene a tutti e ho adattato la routine all'età. La routine poi da un sacco di soddisfazione ogni volta che si rompe.

Alzarmi presto. Potrei certamente fare meglio e puntare la sveglia alle 5.30, quello sì, sarebbe un gran cambiamento in termini di tempo. Ancora non me la sento, più che altro per la quantità di caffè che mi servirebbe, ma ci arriverò. Mi alzo alle 6.30, un'ora prima degli altri. Colazione con calma e piccole faccende, quelle che la sera non avrei proprio voglia di fare: lavatrice, lavastoviglie, raccolta macerie presenti in soggiorno, ecc. Ma anche leggere, scribacchiare qualcosa, cazzeggiare in silenzio. Quest'ultima cosa mi prende un po' la mano e finisco con l'essere in ritardo, vabbè. Su questo non ho libri di riferimento, ma se googlate un po' gli elenchi sui benefici dello svegliarsi presto non mancano.

Vasocottura al microonde. L'ultima scoperta, così utile e salva tempo che mi ha assolutamente stupita. E' una tecnica di cottura cibi in vasetto ermetico e al microonde perfetta per le verdure, che sono la cosa che mangiamo di più e che più di tutto detesto preparare. Durante la cottura si crea il sottovuoto e le pietanze possono essere conservate in frigo anche per 15 giorni. Il sapore degli alimenti cotti così è molto più intenso, così come i profumi. Veramente una rivelazione, sia per i tempi di esecuzione, pochi minuti, sia per la possibilità di conservare a lungo. Quando ho tempo, di solito nel fine settimana, preparo i miei vasetti di verdura, o minestre, ma anche carne, che viene saporitissima, e per tutta la settimana non ci penso più. Gran-dio-so. Per la tecnica, che è semplice ma deve essere applicata alla lettera, vi rimando a: https://blog.giallozafferano.it/neltegamesulfuoco/la-tecnica-della-vasocottura-al-microonde/

E voi, che scoperte avete fatto?