Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

venerdì 18 agosto 2017

I sacri giorni sfamigliati

Chi ha figli piccoli, vive in città e ha nonni non consenzienti lo sa: le vacanze saranno per lo più separate. 
Un periodo con mamma, un periodo tutti insieme, uno con papà.
Sono vacanze puzzle e sono un fenomeno interessante: se vissute bene sono sempre vacanze, anche quando non è il tuo turno e resti a casa e al lavoro.
Il periodo mamma è quello in cui lei, la mamma, sta in piedi in riva al mare per assicurarsi che il pargolo non affoghi se stesso o altri. Riconosci la mamma in vacanza da sola con bimbo dall'abbronzatura disomogenea, solitamente spalle bruciate e pancia bianca e dal fatto che mai riuscirà a fare quattro chiacchiere con te, perchè continuamente interrotta dalla prole. D'altra parte è lei il solo punto di riferimento in questo momento. Il papà, in questo periodo, tende a dare di sè notizie frammentarie ed è giusto così: i giorni sfamigliati sono sacri e vanno rispettati nella loro complessità.
Il periodo tutti insieme è il migliore. Anche se tutti insieme è una modalità che non si attuerà mai veramente. 
Il primo paradigma della vacanza al mare è: porta un bimbo in spiaggia ed ello passerà tutto il tempo in acqua, soprattutto se non sa nuotare.
Il secondo è: un bambino in acqua necessita di sorveglianza, soprattutto se non sa nuotare.
Visto che siete in due, vi darete i turni, là in riva al mare o dentro l'acqua. Il che è un sollievo rispetto al periodo in cui il genitore è da solo, ma voi due, voi coppia, non vi incrocerete praticamente mai. Tant'è, è il periodo ideale per uniformare l'abbronzatura e salutare gli amici che avete trascurato nel periodo uni-genitoriale. Il rapporto con il partner verrà recuperato in seguito, a volte in occasione della prima vacanza da solo di figlio, ormai adolescente. Abbiate pazienza e amatevi molto.
Il periodo solo papà è il più complesso.
Se sei tu il papà te la cavi benissimo e sappi che nel periodo mamma più volte la prole ha detto che con te si diverte di più, ha anche accennato a pianti di nostalgia, tamponati da mamma con abbracci e gelati. Se hai trovato tuo figlio ingrassato dopo il periodo mamma, è senz'altro perchè ha sentito molto la tua mancanza.
Se sei la mamma, lo sai che se la stanno cavando benissimo e questo determina due reazioni: apprensione o totale serenità.
Apprensione. La scienza non ha ancora stabilito il limite estremo a cui può arrivare l'ansietà mammesca, è chiaro solo che la lontananza l'accresce. Ogni cosa è potezialmente letale in questo periodo, perfino non cambiare il costume immediatamente dopo il bagno o non lavare i denti prima di andare a dormire. La mamma tenderà a controllare questo periodo con telefonate a cadenza regolare di un'ora; a chiedere quotidianamente prove dell'esistenza in vita della prole; a raccomandare felpe, mangiare verdure e non dimenticare di fare i bravi, tutti eh. La mamma apprensiva, a differenza del papà, tenderà a parlare troppo, dettagliare, spiegare. Vi ama tantissimo.

Totale serenità. E' quella leggerezza che prende la mamma all' improvviso, non appena li ha salutati. Si guarda intorno, la casa è vuota e lei sorride, a volte ride proprio. La mamma in totale serenità sa che se la cavano benissimo, anzi meglio di lei. Darà notizie frammentarie e accetterà che gliene arrivino di frettolose. Si gode lo spazio, il silenzio, le giornate più lunghe che le hanno lasciato. E' profondamente grata per quei giorni da sola. Tenderà a rivoluzionare il proprio aspetto, o quello della casa o del proprio lavoro, proprio perchè quei giorni di sacra sfamigliarità amplificano un po' tutto: la creatività, la positività, il bisogno di una lunga seduta dal parrucchiere o di una zuppiera tutta per sè di spaghetti aglio olio e peperoncino.
Vi ama tantissimo.

giovedì 17 agosto 2017

Vacanze: come riconoscere la sindrome da rientro.

Lo so, esiste una sindrome da rientro dalle vacanze, quel mood di merda che ti prende quando ti rendi conto che alla seconda doccia l'abbronzatura ti saluta, che a ferragosto nel tuo quartiere sono rimaste solo le zanzare, che no stare stesi sulla spiaggia non è uno sport che ti rimette in forma, che non sei assolutamente pronta per riprendere, anche perchè non hai fatto in tempo a dimenticare ciò che avevi lasciato.

Ciao, siete tornati?

La sindrome da rientro non inizia quando riapri casa tua, che subito ti sembrerà tristissima, tanto da dirti che se rispecchia la tua personalità siamo a posto; e neppure il primo giorno di lavoro, in cui ti accorgerai che pochi si sono accorti della tua assenza (e allora perchè non stare in vacanza più spesso, dico io).
Il mood di merda inizia un paio di giorni prima la fine delle vacanze, quando inizi a prendere commiato dai tuoi luoghi preferiti, a fare una pianificazione attenta delle lavatrici da fare, dei regali da portare e a guardare ossessivamente i biglietti di ritorno, sperando di esserti sbagliata e che in realtà starai lì ancora una settimana.
La sindrome, comunque, si manifesta in tutto il suo splendore quando intraprendi la via del ritorno.
Se sei in auto, la strada che all'andata era tutta in discesa e tutta un tormentone estivo, arrancherà silenziosa e sbuffante, depressa.
Se sei in aereo, il volo di ritorno sarà velocissimo, a differenza di quello di andata e ti ritroverai catapultato in città ancora prima che il gusto dell'ultimo mojito in spiaggia abbia abbandonato le tue papille. Ti dirai ohcazz, ti infilerai in un taxi e non parlerai più, che la parole non servono in certi frangenti.
In treno il panorama cambierà. Non sarà più neppure un panorama, ma uno sfondo monotono ai tuoi pensieri da sindrome, che non sono mai luminosi. Non ti accorgerai neanche della tipa che ha la tarffa flat salento-milano e parlerà 10 ore filate. Niente, la sindrome da rientro ti ottunde, ti isola, fa di te un sociopatico silente e immobile.
Se sei in nave le differenze rispetto all'andata saranno evidentissime, se sei preda del mood di merda. Avevi preso love boat e stai tornando su un cargo, anche se, e hai verificato, è proprio la stessa nave che ti aveva portato al mare. All'andata ti erano sembrati tutti gentili e sorridenti, al ritorno hai la sensazione di essere in una puntata di the walking dead. All'andata l'auto in garage la trovi subito, al ritorno ti chiamano con gli altoparlanti e, nei casi più gravi, ti mandano un mediatore per convincerti a scendere e che no non puoi restare a bordo e tornare indietro.
Superato lo shock della casa triste, dei mezzi di trasporto e perfino dell'ufficio, altri indizi ti diranno che dal mood di merda non si esce tanto facilmente.
Cercherai conchiglie in piscina.
Stazionerai davanti al banco surgelati dell'iper, infilandoti il pile e brandendo racchette da trecking, convinto che manchi poco alla vetta, senti che freddo.
Porterai giù la pattumiera in pareo e infradito, che ancora non hai avuto cuore di ritirare.
Sentirai il rumore lontano della tangenziale e ti convincerai che è proprio uguale a quello del mare quando è mosso.
Affronterai il parchetto sottocasa con gli scarponcini, che si sa che ci vuole l'attrezzatura giusta per le escursioni.
Girerai per casa tenendo un'anguria, che fa sempre vacanza.
Porterai occhialini o maschera a tuo figlio nella vasca da bagno.
Gli chiederai anche di togliersi la sabbia dai piedi prima di entrare in casa.
Starai in piedi al centro della casa in modalità vedetta, per controllare che tuo figlio 10 metri più in là non si perda, non si faccia male, non cerchi di affogare qualche amichetto.
Farai i biscotti con le formine da spiaggia.
Sistemerai i vasi sul balcone, provati dalla tua assenza, con secchiello e paletta.
Cose così, sembrano niente, ma sono sintomi inequivocabili.
Non c'è cura. Neppure ripartire subito serve, perchè tanto devi tornare, se non vivi di rendita o sei un clochard.
Qualcuno si riprende a Natale, rapito dall'aria di festa.
A me, di solito, dura un anno.

Voi come state?

mercoledì 2 agosto 2017

Il noir dell'estate? Il caso Tricot



No news good news.
Va tutto bene, ci arrostiamo al caldo infuocato di questi giorni, costruiamo castelli di sabbia e ho rinunciato, già al secondo giorno, a chiedere a Cig di uscire dall'acqua.
Lui sì macera, più che fare il bagno, riassumerei così le nostre giornate in spiaggia :)


La notizia di oggi è che è disponibile su tutti gli eBook store il mio romanzo n5

Il caso Tricot 

È la prima volta che mi cimento con il giallo, mi è piaciuto tanto scriverlo è stata davvero un'esperienza :)

Non potete perderlo, è il noir di quest'estate!
Nesbo mollami

Lo trovate (anche) Qui

Buona lettura 🙂

venerdì 21 luglio 2017

Come eravamo: i viaggi delle vacanze.

E' quel venerdì, che poi è vacanza.
Partiamo che non sarà ancora giorno, sbarcheremo che sarà già buio, nel frattempo il mare.
E' tutto pronto, credo. Come al solito sto portando troppe cose, alla faccia del viaggiare leggeri. E' che non si sa mai.
Mi ricordo certe partenze con i miei, da bambina.
Abbiamo avuto gommoni legati sul tetto della macchina e legato senza tener conto dell'aerodinamica, con la prua avanti, che eravamo a rischio cabriolet a ogni accellerata.
Il gommone, solitamente, conteneva anche certe valigie rigide che oggi non si vedono più, oppure, a seconda dell'estro botanico di mia madre, veniva riempito di piantine da trapiantare all'arrivo. Io immaginavo sempre cosa sarebbe stato se fosse volato via tutto, tappezzando l'autostrada di rosmarino, salvia, timo, basilico e piantine da fiore e come il gommone avrebbe navigato, in quale corsia, risalendo la corrente del traffico estivo.
Salutavamo i casellanti, a ogno barriera, che prima ce n'era una ogni due km e il telepass era ancora tutto nel futuro "Arrivederci signor casellante" dicevo compita dal sedile di dietro.
La radio gracchiava, che col gommone in testa bisognava togliere l'antenna. Anche nelle auto grandi non c'era l'aria condizionata e allora si abbassava il finestrino e si faceva volare fuori la testa, fino al primo stormo di moscerini.
Poi arrivavamo al porto e magari c'era sciopero. Che mica te lo dicevano prima, ai tempi. Arrivavi lì, con tanto di gommone e niente, non si partiva. A volte tornavamo indietro, altre abbiamo dormito in auto, al porto, a luglio, a duecentomila gradi.
Una volta abbiamo perso il gatto nell'area di servizio e anche i benzinai ci hanno aiutato a trovarlo.
Un'altra volta abbiamo perso proprio la nave.
Altre papà ha sbagliato la data di partenza o mamma ha dimenticato una valigia. Era sempre un'incognita la partenza, e ai miei le incognite mettevano un nervoso che ciao. Partire è sempre stato un po' come litigare.
Forse perchè era tutto un po' meno comodo o proabilmente perchè eravamo tutti troppo giovani, soprattutto i miei.
Tant'è, ho appena chiuso il beauty. C'è dallo stick per le meduse alla crema notte ristrutturazione completa chiavi in mano.
Così come in valigia c'è l'outfit da naufraga, che per me resta il migliore da vacanza, al vedi mai che stasera si esce e si va in un posto figo. Lo stesso per Cig, si va da bambino abbandonato a piccolo lord nella stessa sacca.
Quello che non porto sono le scarpe, è proprio questione filosofica. Le vacanze sono quella cosa in infradito, al massimo una sneaker mezza demolita e comodissima. Di più non potrei tollerare.
Ripenso a mia madre, ai suoi abiti da viaggio impeccabili, ancora adesso, il suo beauty LV e mio padre che sembrava il capitano Stubing di LoveBoat, anche per via del gommone.
Io, al confronto, sembro un gatto randagio ;)

Vado a chiudere le ultime cose.
Ci sentiamo in questi giorni
In ogni caso
BUONE VACANZE <3 p="">

mercoledì 19 luglio 2017

Le cose che non cambiano, nonostante tutto


​Parliamo spesso delle cose che cambiano definitivamente una volta diventati genitori, in particolare mamme.
Diciamo poco invece di ciò che non cambia e anzi migliora anche un po'.
Ci ho dovuto pensare, non è così immediato, perchè a non cambiare sono solo quelle cose che non vengono intaccate dalla mammità e va da sè che siano poche e quasi invisibili.

Mi piace fare le valigie, come prima. Metto il minimo e l'indispensabile, più una cosa assolutamente fuori contesto, tipo il maglione di lana nella valigia per il mare d'agosto. La verità è che meno porto meno mi dimenticherò, e il maglione è la possibilità in più.
La verissima verità è che mi piace fare solo la mia di valigia, però, quindi Cig rischia sempre di viaggiare con cose a caso.
Mi piace guidare l'auto, soprattutto fuori città. E' come se una volta a bordo potessi andare ovunque, in luoghi sconosciuti, in nuove avventure. Mi piace guidare da sola, ma è quando siamo tutti insieme che cantiamo a squarciagola.
Fare colazione da sola e in silenzio, almeno 15 minuti di vantaggio sul resto del mondo, grazie.
Amo leggere, leggo di più e cose diverse adesso.
Scrivere è la mia passione, lo è stata, lo sarà. Migliora col tempo, ma non è merito di Cig.
Tirare tardi la sera con gli amici. Tardissimo. Ogni volta che è possibile.
Chiacchierare di un qualche niente di fondamentale importanza.
Mi piace fare le boccacce davanti allo specchio e le bolle di sapone quando mi lavo la faccia. Cig pensa che sia per far ridere lui, ma è me che faccio ridere da sempre.
Parlare da sola. Lo faccio da quando ero piccola, ma smetto quando voglio eh.
Ballare da sola, in cucina. Mi sento uno shamano che invoca gli spiriti, qualunque cosa voglia dire.
Mi sono tenuta stretta e uguale anche la curiosità, la cellulite e la buffonaggine. La cellulite non è proprio uguale, ma vabbè.
Cucinare mi piaceva tanto e mi piace sempre di più, quando ho tempo. Anche se a Cig non piace niente di quello che faccio: a lui piacciono i wurstel poverino, ha ancora tanto da imparare.
E poi nella mia testa ho sempre 30 anni, ma questo probabilmente è un problema che prima o poi dovrò affrontare seriamente.