Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

lunedì 27 aprile 2020

Fase 1-2-3 stella

Ieri sera ero davanti alla TV ad ascoltare Conte, così come si faceva con Radio Londra nel 1939.
Le sorprese non erano previste, certo, eppure fino all'ultimo ho sperato in qualcosa di diverso.
Lo so, è molto più facile criticare in questo momento, vorrei proprio vedermi io al loro posto, sballottata tra task force, esperti, luminari, necessità economiche impellenti, virologi, imprenditori e le varie figure mitologiche nate dall'unione, per esempio, di un virologo e un imprenditore o da un ministro e un giocatore di calcio. E' proprio difficile, lo so.
Io una proposta ce l'ho: passiamo alla Fase 1-2-3 Stella. Tutti si possono muovere e giocare, ma se ti beccano (positivo) torni alla fase 1. 
E' anche divertente e soprattutto è un gioco che conosciamo tutti, le regole le capiamo al volo, è perfino un gioco in cui è difficile barare.
Per beccarti positivo dovrebbero farti solo un tampone. Ah già, non li fanno, scusate.
Io ho capito poco in generale ieri, l'unica cosa che ho capito davvero che sta a noi, al nostro senso di responsabilità, al nostro amor di patria, al nostro bla bla bla
Che è come dire: se andrà bene, loro l'avranno pensata giusta; se andrà male, invece, sarà solo colpa nostra.
A me questo è suonato malissimo, ma fa niente magari ero di cattivo umore.
Ho compreso poi che potrò finalmente andare a trovare i miei congiunti. Non so bene chi siano i congiunti, cioè se comprendono la zia Adelina che credo fosse la zia di mia nonna, ma fa niente, mi informerò.
Ciò che non ho assolutamente compreso invece è: se posso andare a trovare la zia Adelina che non vedo da 20 anni, perchè non posso andare a trovare la mia amica Gaia? Il virus mica lo sa se siamo congiunte Gaia e io e io avrò lo stesso comportamento con lei e con la zia Adelina. Perchè ho capito che dipende tutto da me, dal mio senso civico, dal mio amor di patria, dal mio bla bla bla
Ho capito che gli sportivi potranno tornare ad allenarsi, tranne me che ero alle prime lezioni di tennis e incredibilmente non mi avevano ancora schedata come atleta di interesse nazionale. Eppure userei lo stesso campo su cui si allenerà lo sportivo nazionalmente interessante e lo farei anche per un tempo molto più breve perchè, signora mia alla mia età, corro un'ora dietro la pallina e poi stramazzo. Ma pazienza, in fondo in cambio mi hanno dato la possibilità di fare attività fisica in giro: se vado a passo lento devo stare a 1 metro di distanza, se sono proprio tarantolata a 2 metri. Per il sicuro terrò 1,5 mt di distanza perchè non saprei dire con certezza se sono bradipo o tarantola. Tanto sta a me, so che deciderò per il bene di tutti.
Dei bambini non si è parlato. Hanno rotto le scatole per un tempo infinito con i fertility days e altre sensibilissime iniziative, ma è evidente che non sanno gestire i bambini, che forse pensano che li abbiamo trovati sotto un cavolo e potremmo fare il favore, per amor di patria, senso civico e bla bla, di riportarli nell'orto. O far finta di non averli, per non disturbare, checcazzo, stiamo lavorando!
Si è parlato di calcio, molto a lungo, ma magari è a me che il calcio interessa niente e non capisco la portata delle decisioni in merito.
I negozi restano chiusi, ancora un po'.
Estetiste, parrucchieri, ristoranti, pub anche, anzi anche un po' di più.
Ti puoi spostare all'interno della regione. E se fossi disgiunta dai congiunti anche da confini regionali?
Conte continuava a ripetere "No ai party in casa"
Ora, io lo so che qualcuno avrà capito che non è possibile partorire in casa.
Io lo so che a pochi è balenata l'idea di lanciare i "One meter distance party" da organizzare nel condominio o con i congiunti (sempre che si capisca bene chi sono).
Insomma siamo aperti, ma non apertissimi.
Siamo chiusini, in quelle mezze misure caute che creano confusione, ma anche disparità, sospetto, ansia, rabbia.
Siamo, molto, limitatamente liberi; siamo, molto, collettivamente separati.




  

martedì 21 aprile 2020

Ripartenza: cosa ne faccio dei bambini?

Si ragiona di Fase2, quella delle riaperture, del ritorno al lavoro, di prime, morigeratissime, libertà.
Così, dall'oggi al domani, cioè all'indomani della comunicazione istituzionale che si può pensare di riaprire il 4 maggio, le notizie del TG si sono fatte immediatamente meno drammatiche. 
Finalmente trotterelliamo tutti insieme verso maggio.
Un trotterellare ordinato e possibilmente monitorato da apposita app.
In tutto questo ordine, buon senso e manifesto, quanto opportuno, miglioramento generale, si sono dimenticati però dei bambini.
Le scuole non riapriranno
Non ci saranno i campi estivi
I nonni saranno gli ultimi a poter riacquistare una qualche libertà
Le baby sitter costano
Poi si sa, i bambini sono untori, per questo sono stati i primi a entrare in lockdown e chissà, signora mia, quando ne usciranno.

Privare i bambini della socialità, del gioco condiviso, dell'aria aperta, della scuola è imporre loro di smetterla di essere bambini. 

Forse la soluzione è questa, non considerarli più bambini, passarli direttamente allo status di pre-adulti. L'infanzia in fondo è un vizio fastidioso per tutti, un po' come la vecchiaia che chiameremo post maturità per non spaventare gli anziani, che se no capiscono di essere la categoria a rischio.
In attesa di direttive in questo senso ci dobbiamo arrangiare.
Ho valutato diverse ipotesi, ma 3 mi sono sembrate quelle più pratiche e sensate.

Mandiamo a lavorare i bambini. Una bella certificazione e via, finalmente potrebbero uscire e ritrovare gli amici. Considerata la stagione, potremmo sperimentarli come animatori di parchi-gioco abbandonati. Aria aperta, squadre intere di bambini dedicate, magari qualcuno che li viene a prendere al mattino e li riporta a casa la sera, la valenza formativa del lavoro: c'è tutto quello che serve. Quando la stagione cambierà, se le scuole resteranno chiuse, potremmo impiegarli come urlatori nei corridoi di scuole vuote, in esperti in ricreazione. Vualà!

Liberiamoli.  Ogni mattina  accompagniamo i bambini a scuola e lasciamoli lì, davanti ai cancelli chiusi. Faremo loro una sola raccomandazione categorica: non parlare con gli sconosciuti, guai a te!. La speranza è che intervengano le forze dell'ordine, se non altro per sgombrare il parco di fronte alla scuola da sciami improvvisi di piccoli untori. Grazie alla nostra raccomandazione, però, i bambini non parleranno. Potremo quindi ritirarli in caserma al ritorno dal lavoro. Co-mo-dis-si-mo!

Organizziamo la famiglia su turni. Insomma, frequentati ci siamo frequentati tantissimo in questi giorni di lockdown, ci siamo conosciuti meglio, abbiamo condiviso molto, soprattutto nelle case piccole e senza balconi o giardini, abbiamo mangiato e cucinato fino a cambiare tutti taglia.
Basta! è ora che ognuno faccia la propria parte in modo più costruttivo. I genitori che lavorano di giorno avranno figli che fanno i figli sul turno notturno, e viceversa. Certo si dormirà tutti un po' meno, ma piuttosto che niente per i bambini sarà meraviglioso giocare al parco di notte, uscire in bicicletta prima dell'alba, rotolarsi in un prato o nella sabbia a notte fonda. Di giorno dormiranno beati e noi potremo andare a lavorare. Tanto con le mascherine mica si accorge nessuno se continuiamo a sbadigliare.

Ho anche un'idea per un flashmob: ogni giorno dalle 6 alle 7 del mattino e dalle 20 alle 22, tutti i bambini faranno i capricci da finestre, balconi, giardini e pianerottoli urlando che vogliono uscire a giocare e chiamando per nome tutti gli amici del vicinato. I più piccoli piangeranno e basta, di quel pianto che sanno solo loro cosa vuol dire, ma che ho sempre trovato molto convincente.

 
 













martedì 14 aprile 2020

Inquietudine

Sono praticamente a fine quarantena, quella che ho passato con mia mamma, lontana da casa mia, da Cig e GF.
Ho nostalgia di casa e sono felice di essere con mia mamma, che continua, comprensibilmente, ad annaspare nel dispiacere. Si è fatta più minuta mamma, pallida, invecchiata di colpo. Mi si stringe il cuore, in questa altalena di voglia di tornare e consapevolezza che restare con lei è giusto.
La quarantena in sorveglianza attiva funziona così:
l'asl di riferimento ti comunica che sei stata presa in carico
poi ti telefona tutti i giorni per chiederti se hai febbre o qualunque altro sintomo riconducibile al Covid.
Se sei un lavoratore, la sorveglianza attiva è equiparata alla malattia e il medico di base rilascia il protocollo da comunicare in ufficio.
A questo ho rinunciato, perchè non mi va, in questo periodo, di sentirmi malata. 
Il primo giorno di sorveglianza quasi ti viene da sorridere, perchè non hai proprio niente e riferire i tuoi 35.8 di temperatura ti sembra una cosa così irrilevante da essere quasi comica.
I giorni passano ed è forse verso il sesto che quella telefonata così breve, quei 36,2 da comunicare, assume un'importanza diversa: quella telefonata ti fa piacere. Sei contenta che l'operatrice ti chiami per nome, fa piacere sentire il suo sorriso, quell'impercettibile sospiro di sollievo quando le dici che va tutto bene.
Nei prossimi giorni farò il tampone e mamma ne farà due. Se sono tutti negativi potrò tornare a casa, altrimenti la quarantena ricomincerà da capo. Anche se noi, di fatto, stiamo benissimo.
Sto cercando un senso a questa procedura, ma non lo trovo.
Credo che in questa fase, quella in cui cominciano a ragionare di fase 2 e riaperture, sarebbe molto più utile sapere per quanto tempo una persona positiva al tampone è effettivamente infettiva.
Cioè, il virus te lo attacco con uno starnuto nei primi 6 giorni di mio contagio o anche un mese dopo la mia positività? E quanto dura la positività? E la positività è sempre comunque pericolosa per gli altri?Solo se sai questo puoi decidere quanto è lunga una quarantena, altrimenti è una misura inutile a contenere.
Poi è ora di sapere chi ha gli anticorpi e chi no. 
Perchè se ho gli anticorpi in teoria posso uscire e non c'è motivo di tenermi in lockdown, giusto?
Quindi, ricapitolando: se non sai per quanto tempo sono effettivamente pericolosa per gli altri è impossibile stabilire quanto lunga deve essere la quarantena
se non sai se ho sviluppato gli anticorpi è impossibile stabilire se posso o meno uscire di casa
A me non sapere inquieta parecchio, almeno quanto stare alle procedure. Obbedisco di buon grado finchè ho almeno la percezione della fondatezza dell'ordine, ma se mi assale il dubbio diventa tutto parecchio complicato.
Ovvio, non sono una virologa e neppure un medico.
Però ho, credo, un briciolo di buon senso, quello spiccio eh, quello che abbiamo a disposizione tutti.
Per cui certo, sto a casa
Ho rispettato la quarantena e mi sono tenuta a distanza da mia mamma, anche se entrambe avremmo bisogno di lunghi abbracci.
Ma sto a casa perchè serve o perchè ancora non abbiamo capito bene?
E se non abbiamo capito bene come si deciderà di riaprire? Dopo tutti questi morti, dopo questo infinito sacrificio, dopo tutta la nostra resistenza, si riapre perchè il pericolo è davvero più basso o perchè c'è l'Economia che ha una gran fretta?
Chiedo per un'amica.




sabato 4 aprile 2020

Statistiche e informazioni - sono corrette?

Ci danno moltissime informazioni in questi giorni e ci inondano di statistiche.
Probabilmente la mia famiglia è particolarmente sfortunata e non rientra in nessuna di queste. 
O magari non sono così affidabili.

statistica 1 - muoiono gli anziani con patologie pregresse:
mio papà
era under 80
non aveva alcun tipo di patologia pregressa
era fisicamente e mentalmente in gran forma.
Il covid ha comunque avuto la meglio e nel giro di poco.

Statistica 2 - l'infezione si presenta con tosse/raffreddore e febbre:
Papà ha avuto, nei 5 giorni precedenti il ricovero, una gran febbre, ma nessun sintomo respiratorio. Proprio per l'assenza di questi sintomi, il medico di base prima e il 112 poi, avevano escluso un contagio da Covid. E' stato  necessario insistere per il ricovero.

Statistica 3 - la quarantena è di 14 giorni:
Mamma è stata messa in quarantena dall'ultimo contatto con papà, cioè dal giorno del ricovero, quando comunque aveva già passato 5 giorni con mio papà malato. E' stata 14 giorni in totale isolamento a casa sua, non ha sviluppato nessun sintomo neanche lieve. Se non si hanno sintomi il tampone non viene fatto. E dopo 14 giorni di isolamento e condizione asintomatica vieni "liberato". Senza ulteriori controlli, quindi di fatto senza conoscere il reale stato di salute del paziente.

Statistica 4 - la quarantena è necessaria e sufficiente
Per massimo scrupolo nostro e con molta difficoltà siamo riusciti a farle fare comunque il tampone, due giorni dopo la fine della quarantena.
E' risultato positivo. 
DOPO 22 giorni da esposizione certa al virus; 
DOPO la quarantena, quando cioè ti dicono che puoi riprendere la tua vita "normale", rispettando le restrizioni in essere.

Informazione 1 - fate riferimento ai numeri verdi e/o regionali istituiti
Adesso mamma rientra in quarantena e io con lei.
Già, perchè ho aspettato la fine dela sua quarantena, ma poi l'ho raggiunta. Ho avvisato i carabinieri e i numeri regionali del mio spostamento, delle motivazioni, del termine della quarantena di mia mamma e della mia volontaria di oltre 15 giorni.
Alla fine della sua quarantenza lei dovrà fare due tamponi nell'arco delle 24 ore.
Se non avessimo insistito noi per avere un tampone a fine della prima quaratena mai avremo saputo che era positiva. Mai. 
SCUSATE, MA ALLORA CHI C'E' LA' FUORI? Chi è tornato al lavoro, chi è al supermercato, in farmacia, dal panettiere?

Informazione 2 - ogni giorno impariamo una cosa nuova su questo virus
Se io non svilupperò sintomi non mi faranno un tampone a fine quarantena.
Cioè, questa è la prima risposta che mi hanno dato. Questa è la procedura, anche se hanno sotto gli occhi, in tempo reale, al telefono con me, l'evidenza che a fine quarantena puoi essere positivo.
 
Ci sono volute 5 telefonate in 5 uffici diversi, per un totale numero di tentativi che supera il centinaio,  per ottenere anche per me un tampone a fine quarantena, che senza quello non potrei mai decidere di tornare a casa mia, da Cig e GF.

Io, come fortunatamente tanti, sono abbastanza smart: so cercare numeri di telefono e interloquire praticamente con tutti, fare domande, mostrare evidenze. 
Per chi, per vari motivi non lo è, ci sono le procedure, molto rigide hanno specificato. 
Che, mi pare chiaro, qualche problema ce l'hanno.









martedì 24 marzo 2020

Non andrà tutto bene

Vi racconto una storia. Ho pensato a lungo se farlo o meno, se ho voglia o meno di sembrare inopportuna, magari cinica, se ho voglia o meno di parole di conforto: ma alla fine non è di me che si tratta, non è questo il punto.

Non andrà tutto bene.

Neppure per il fatto che sono in casa da 3 settimane, neanche se mi lavo le mani e non sarebbe andato meglio neanche se avessi avuto l'amuchina, la mascherina, l'accidente qualunque di cui lamentiamo la mancanza. Forse, dico forse, sarebbe andata meglio se avessi potuto uscire di casa, spostarmi, fare qualcosa.
Ma non posso fare niente.
Per mio papà in ospedale, con covid 19 e che probabilmente non rivedrò mai più. Posso sperare, questo sì e lo faccio con una forza che non pensavo di avere. A 300 km di distanza, perchè non vivo più, da oltre 30 anni, a pochi passi dai miei genitori. 
E questo virus questa distanza l'ha moltiplicata, scavata, resa definitiva.
Spero anche dalla sedia di questa cucina in cui mi trovo ora, afflosciata come lo straccio del pavimento nell'angolo.
Non posso fare niente per mia mamma, in quarantena, straziata dal dolore, dalla solitudine, dall'ansia.
Forse fra qualche giorno, quando finirà la quarantena, riuscirò a raggiungerla. 
Papà forse non lo vedremo più invece e l'ultimo abbraccio gliel'ho dato a Natale.
Non andrà tutto bene, mi spiace. 
Perchè di storie come la mia ce ne saranno diverse e le persone ne usciranno acciaccate, profondamente cambiate, trasformate in modi oggi inimmaginabili. Questi non sono lutti, questi sono dispersi in guerra: non saprai mai davvero com'è andata, non hai avuto la possibilità di salutare, confortare, accompagnare.
Chi muore adesso muore da solo. Chi piange adesso, piange da solo. Chi spera adesso, spera da solo.

Ci dicono e ci diranno di aver preso tutte le decisioni giuste, che si poteva fare solo così. Separarci tutti, il più possibile, senza riguardo. Non lo so, lo dico davvero. Ho solo il dubbio, questo dal primo giorno, che non ci abbiano detto proprio tutto. Come si fa in guerra. Come si fa quando fai strategia e valuti che le perdite saranno, tutto sommato, meno dei guadagni.

Non lo so chi sarò il primo giorno del dopo tutto questo, non oso azzardare le decisioni che prenderò, il passo che avrò, se respirerò ancora bene dopo tutto questo dolore. Magari riderò, ma dietro gli occhi che luce ci sarà?
E' vero, niente sarà come prima. Eppure lo vorrei fortissimamente, il come prima sarebbe perfetto, anche se mi lamentavo sempre. 
Ma non lo sarà, anche se tutto, a sorpresa, finisse bene. 
Mai più niente sarà come prima, che era solo un mese fa.
Non so se saremo tutti più buoni, onestamente ne dubito. Saremo più soli, questo sì, ci mancherà chi abbiamo perso, ci mancherà quella parte di noi che non ce l'ha fatta; ci peserà il non aver potuto, l'attesa estenuante di una notizia, saremo restii a tornare nei ranghi conosciuti, probabilmente non ci riusciremo proprio. 
E allora cosa sarà di noi? Non andrà tutto bene, perchè non si esce da una situazione così senza conseguenze che ci seguiranno come ombre aggrappate al cuore, alla pancia per il resto della vita.
Avremo (ri)scoperto gli amici, questo sìì, anche quelli che magari non vedevamo da una vita, ma a cui è bastata una telefonata, un messaggio per rispondere alla richiesta d'aiuto. E subito hanno creato una rete forte di aiuto, assistenza, di parole scambiate, risate strappate. Sono giorni in cui non è necessario spiegare, basta chidere. Di questo sì, dobbiamo proprio ricordarci, ricambiare, moltiplicare, farne abitudine. Amicizia e amore, non dimentichiamoli più. Sono l'unica cosa che davvero conta e non è retorica, ma esperienza diretta, viva.
Riapriranno gli uffici, i locali, i supermercati, i negozi avranno i colori delle nuove stagioni. Ci riabbriacceremo, ma non tutti. 
Alcuni abbracci resteranno vuoti e alcuni abbracci resteranno gli ultimi.