Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

martedì 16 ottobre 2018

Quelle rime della sera (e quella voglia di avventura)

Ehi user
siamo tutti looser
inseriamo la password e
il mondo diventa patchwork
quadrati colorati
siamo soldati
in fila verso una frontiera e
il mondo non è più quello che era

Domani sarà meglio, spera
io sarò grande, non una sfera
sui sogni non è mai sera 
balliamo su una scacchiera (to be continued ...)

Ci è presa la fissa delle rime a Cig e me. Abbiamo i 15 minuti di bagno/pigiama/denti che si sono trasformati in un mini laboratorio di scrittura creativa, ma mica di favole che è troppo facile, di rime che lui pretende poi di rappare o, peggio, di far rappare a me. 

"Tirati su il capuccio della felpa mamma, che così sei più Eminem" e io resto anche seria, che per essere dei veri buffoni la serietà è tutto.

Ne sta venendo fuori la roba lì sopra, non so che piega prenderà, probabilmente risentirà sempre un po' di Fortnite (un giorno mi spiegherete come si gioca).
Ignoro anche come cavarmela con la musica, ma pare un fatto secondario. Le rime, quelle sì, devono scorrere bene e trovarle è una caccia al tesoro delle risate. 
Stiamo imparando molte parole nuove. Se trovassimo il modo di mettere in rima anche le tabelline ci sarebbe una svolta importante.
Cig sostiene che comunque, per essere proprio una vera canzone, debba contenere un ritornello di Rovazzi.
Quindi mentre cerchiamo le parole da aggiungere, lui attacca con
"Faccio quello che voglioooooo, faccio quello che mi va, quest'autunno sono fuori controllooooo ..."
"autunno, cig?"
"Beh, l'estate è passata. Altrimenti la canzone non vale più"
Ok 
Ditelo a @rawvatsy 




venerdì 5 ottobre 2018

Il viaggio perfetto: Tai Chi

E' la settimana in cui ricominciano le attività extra scolastiche ed extralavoro.
Cig è tornato a Judo, controvoglia, ma sono dell'avviso che uno sport vada testato almeno sui due anni prima di dire non mi piace; GF ritorna sul campo da tennis e io torno, finalmente, al mio Tai Chi.
Che ognuno di noi abbia uno spazio tutto per sè mi piace, trovo contribuisca molto alla serenità di tutti. 
Il Tai Chi contribuisce grandemente alla mia, questo sì.
Ci sono capitata per caso, un 5 anni fa, e caso volle che fosse proprio ciò che stavo cercando. Ho iniziato che Cig era piccolino, è stato da subito la mia ora perfetta: silenziosa, profonda, costruttiva. Lo consiglio a ogni mamma che ha bisogno di staccare e di recuperare confidenza con sè stessa.
Il Tai Chi è un'arte marziale, richiede rigore, umiltà, rispetto di sè e degli altri.
Il combattimento non è il fine, piuttosto il suo contrario, non arrivare mai allo scontro. Lavora in modo profondo sulla nostra energia interiore, quella che tutti abbiamo e che non sempre sappiamo riconoscere e utilizzare.
Mi iscrivo al quinto anno e sono una principiante. In questi anni ho solo intuito la portata di ciò che sto imparando: non sono i movimenti, non è la Forma e neppure la respirazione. 
Sto imparando a vivere in modo diverso, ad affrontare gli eventi con più equilibrio, a essere decisamente più focalizzata su ciò che voglio. 
Cioè, così è come mi sento io nelle giornate buone, in quelle pessime vorrei iscrivermi a Thai Boxe e sia quel che sia.
Non ho ancora imparato, per esempio, a mantenere la calma durante i compiti di Cig, spero di arrivare a tale, altissima, consapevolezza prima della sua laurea.
Il Tai Chi è un viaggio, personale, interessante, impegnativo. Spiazzante anche, perchè quando intuisci che non sono i muscoli, ma l'energia ciò che serve; quando impari che a volte è più utile cedere che contrastare, che il lento moto perpetuo in cui ti trovi è lo stesso dell'universo che ci circonda, beh insomma qualche domanda te la fai e guardi le cose in modo nuovo. 

Nel mondo nulla è morbido e debole quanto l'acqua, ma nel lavorare il solido e il forte nulla è in grado di superarla.( Lao Tzu)
Così sono anni che cerco di scorrere e non incagliarmi più. 
Nel tentativo sto, in generale, molto meglio: fisicamente, sono spariti i dolorini qua e là; mentalmente, ho guadagnato spazi che non pensavo esistessero. Praticamente una rivoluzione.
Quando capirò come rimuovere i massi che la vita mi ha rotolato dentro, ecco allora sarò il guerriero dragone.
Poi, la divisa è nera e fluida, aspetto da non sottovalutare, e non ha la cintura come nelle altre arti marziali: ci si sente dei figurini.
Se siete alla ricerca del viaggio perfetto e potenzialmente infinito andate a una lezione di Tai Chi. 
Andate da un buon maestro, che altrimenti capirete ben poco e vi annoierete parecchio.
Un ottimo punto di riferimento è il sito dell'International Tai Chi Chuan Association

venerdì 28 settembre 2018

La vera felicità

La cosa a cui rinunci definitivamente, una volta diventato genitore, è la TUA felicità. 
Dalla nascita del pargolo in poi sarai veramente felice se lo sarà lui.
Poco servirà rintrare nella taglia 42, avere successo nel lavoro, imbroccare la ricetta delle lasagne: se il pargolo non è felice non riuscirai a esserlo neppure tu, non completamente almeno.
Indovinare la felicità di un bambino non è semplicissimo: sono estremi. O sono felicissimi o sono disperati, non ci sono mezze misure. Il passaggio da uno stato all'altro è repentino, per cui anche noi tenderemo ad avere sbalzi d'umore sempre più importanti. Non siamo noi, sono loro, che ci trascinano sulle montagne russe dell'infanzia.
Lavorare sulla lora felicità diventa quindi un tema centrale, non solo perchè ovviamente un bimbo felice è preferibile a uno depresso, ma perchè ne va anche del nostro benessere.
E' importante capire cosa li rende felici.
E qui la mente vacilla, perchè si ha sempre l'impressione che a renderli felici siano le cose: giochi, figurine, videogame, attrezzi vari...
Oppure che a renderli felici sia sentirsi dire sempre sì.
O mangiare focaccia e gelato, contemporaneamente.
Andare a letto tardi, non lavarsi i denti, non fare i compiti, salire le scale mobili che scendono.
Però, pensandoci, se è vero che la nostra felicità è legata alla loro, non può essere vera felicità ciò che a noi manda ai pazzi.
Bisogna pecorrere altre strade e sono quelle impervie.
Renderli sicuri di sè stessi: senza adularli, ma incoraggiandoli.
Renderli indipendenti, senza intervenire su ogni cosa.
Aiutarli a capire cosa li appassiona, oltre a minecraft e youtube
Fare in modo, dando fondo a pazienza e creatività, che vadano a scuola di buon umore e che possibilmente tornino a casa nello stesso modo.
Dedicare tempo, anche a vanvera, anche seduti sul bordo della vasca da bagno a raccontarsi cose a caso e giochi a caos.
Educarli a essere brave persone, fin da subito, fin da piccoli
Fargli lavare i denti, così eviteranno il dentista, fonte di grande gioia a tutte le età.
Convincerli che le verdure sono un cibo: l'ho detto subito che la strada della felicità è impervia.




mercoledì 26 settembre 2018

A ruoli ribaltati

Guardando crescere Cig, mi sono convinta che anche i genitori dovrebbero crescere ed evolvere. Anche chi non è genitore, certo, ma è osservando i bambini che un po' ti viene l'ispirazione.
Non è strano il fatto che in casa, con l'arrivo dei figli, cambia tutto e continua a cambiare e fuori casa invece tutto continua così com'è?

Il lavoro prima di tutto. 
Credo sia la cosa meno flessibile e più ingombrante che ci capiti, ingombra anche di più di certi regali, di tutti i nostri preconcetti e perfino di alcune certezze inutili.
La conciliazione è lontana e ho comunque sempre la sensazione che riguardi il come adattare la tua vita al lavoro che fai e non viceversa.
Un lavoro che si evolve con l'età e che si evolve con l'impegno che la famiglia richiede. Avete suggerimenti?

L'età anagrafica.
Dovremmo abrogarla. Non ha senso contare gli anni e men che meno una volta diventati genitori. Avrai sempre e comunque l'età che ti senti: un giorno hai 30 anni, il giorno dopo 80. Avrai sempre e comunque almeno 3 età contemporaneamente: quella lavorativa, quella anagrafica, quella da genitori. Quella anagrafica alla fine è la meno significativa, no?

Altro macigno che ci portiamo avanti inutilmente sono le vecchie abitudini. I bambini non ne hanno, credo sia questo il segreto per conquistare il mondo o inventarne uno nuovo.

A volte penso sia io quella che sta imparando. O mi piacerebbe fosse così.
I bambini lasciano andare, hanno un fiuto pazzesco per le priorità, che non sono mai troppe, hanno curiosità, pensiero laterale, invenzione. Tutto ciò che mi auguro di avere, insomma, prima o poi.


lunedì 17 settembre 2018

La cosa giusta non esiste

Cado spesso, molto spesso, ok troppo spesso, nella tentazione di confrontare la bambina che ero con il bambino che è oggi Cig. 
Che è tipo paragonare un piccolo dinosauro al gatto di casa: probabilmente seguendo le linee genetiche si troverebbe un punto in comune, ma così remoto da non avere significato.
Così come non ha molto senso raccontare a Cig quel senso sconfinato di avventura, pericolo, emozione, scoperta che avevo io alla sua età. Io e la mia bici, io e i pattini, io e i giochi inventati siamo dinosauri, lui è la generazione Z o chissà quale lettera. 
Ere gelogiche ci separano, molte di più di quelle che hanno separato noi dai nostri genitori. E questo incasina non poco il ruolo di genitore, che se non possiamo fare appello all'esempio diventa tutto più complicato.
Inoltre i ruoli si invertono, almeno in parte: siamo noi che cerchiamo di capire come vivono loro, cosa vogliono e cosa vogliono imparare.
Se per noi la bicicletta è stata tutto, da astronave a cavallo, Cig e molti suoi coetanei la guardano con sufficienza, con lo stesso interesse, o poco più, che avrebbero per il comodino della nonna. Lo stesso per i pattini e in generale per tutte quelle cose che richiedono un imparare graduale nel tempo. Perfino lo sport, in molti casi, è guardato con sospetto, come fonte di stanchezza fine a se stessa e quindi inutile.
Noi imparavamo a saper fare, a loro basta imparare, il fare è una complicazione che probabilmente affronteranno più in là.
O magari no e siamo noi, adesso, a voler complicare perchè è così ci ricordiamo il crescere: pieno di cose da imparare, anche difficili, anche, a ben vedere, inutili. In fondo non mi è servito un granchè aver imparato a leggere velocemente el elorap al contrario, aver sbucciato molte più ginocchia di quelle a disposizione e bucato più pantaloni di quelli che avevo. 
Eppure era fuori questione che imparare ad andare in bici, tanto per stare sull'esempio, fosse cosa necessaria: tutti andavano in bici, non saperci andare equivaleva a essere espulsi dal regno incantato dei bambini con cui giocare. 
Adesso non è più così. I bambini fanno troppe cose e troppo diverse tra loro, il gruppo si disorienta e si disperde. 
Impossibile trovare un terreno di gioco comune. Bisognerebbe andare a cavallo come Michele e Rosa, giocare a calcio come Lorenzo, Marco, Filippo, imparare la vela come Paola e Federico, suonare il piano, la batteria, la campana tibetana, fare judo, ma anche Karate, rugby, basket, disegno, cucina, cucito, danza, meditazione e in tutto ciò ricordarsi di essere bambini e di avere almeno un amico preferito.
Impossibile. 
Noi imparavamo quello che c'era, era poca roba, alla fine ci riuscivamo anche.
A scuola le cose non vanno meglio. Il metodo di insegnamento attuale ci spiazza, perchè, per esempio, parte dal riconoscere le parole senza sapere nulla delle singole lettere. Si parte dalla parola, poi la sillaba, quindi la lettera, in un percorso piuttosto tortuoso in cui un po' ci si dimentica che lo scopo è quello di imparare a leggere e scrivere. In più le parole sono tante e molto diverse tra loro, anche di più dei corsi a cui vogliamo iscrivere i nostri bambini, e ancora una volta non si impara tutti insieme qualcosa, ma ognuno per sè e come può.
In questo caos ci sta che i bambini abbiano poca voglia di saper fare, perchè non sanno decidere cosa è prioritario e ci sta che noi ci affaniamo a cercare la cosa giusta per loro.
La cosa giusta non esiste, mettiamoci pure l'animo in pace. 
Affannarsi a cercare ci stanca tutti, noi e loro.
Rallentiamo: il passo bambino è diverso dal nostro e camminare fianco a fianco è meglio che continuare a gravitare intorno a loro.
E' anche l'unica posizione in cui riusciamo a guardare nella stessa direzione, il che può tornare utile :)