Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

martedì 6 novembre 2012

Del lavoro e del tempo.

E' la stagione delle trasferte. Le mie.
Un vortice di treni, auto, gente da incontrare, problemi da risolvere, attese, libri da leggere, ritardi e via dicendo.
Un aspetto del mio lavoro che mi è sempre piaciuto, un po' perchè dà soddisfazione alla parte curiosa di me, un po' perchè lo stare in giro mi fa sempre pensare a tante cose. E' come avere un tempo per sè, in movimento.
Da quando c'è Cigolino, invece, mi piace meno. Non tanto per eventuale tempo sottratto a lui, ma per la qualità del tempo che poi riesco a dedicargli. Perchè sarà l'età, saranno i pensieri in più, sarà che anche quando non lavoro adesso ho più da fare, ma viaggiare mi stanca moltissimo.
Arrivo a casa, la sera, che non ho più un grammo di energia: va da sè che giocare, rotolarsi sul letto, ballare e tutte le cose che di solito faccio con lui, vengono drasticamente ridimensionate. Ecco, è questo.
Contando su doti non ancora comprovate, spiego a Cigolino che è una sera diversa, perchè mamma è stata lontano e , guarda, non riesce neppure a ballare.
Mentre blatero queste cose non mi sento perfettamente a mio agio.
Io opterei, in questi frangenti, per coccole a oltranza, quello stare tranquilli sul divano a guardare cartoni o sentire musica. Cigolino, ovviamente, non è dello stesso avviso per cui finisce che, mentre aspettiamo papà, io sono per terra a fare il cavallo, o lui gira vorticoso per casa con i bastone dello swiffer e io dietro ad evitare che abbatta ciò che trova sulla sua strada.  C'è da dire che ci divertiamo e in parte della stanchezza mi dimentico. Se poi come ieri, dopo una giornata in treno, mi accoglie battendo le mani e venendomi incontro col suo passo già sicuro, della stanchezza, in fondo.
E' che non di solo pargolo vive una famiglia. Anzi. Ci siamo anche GF e io. Se io mi addormento, in realtà svengo, dopocena e non mi riprendo più fino a mattina, anche il tempo per noi rischia di essere molto limitato. Come si fa?
Credo siano questi i dilemmi principali in cui si muove una mamma, qualunque lavoro faccia, che sia viaggiante oppure no.
Il tempo, le energie. La formula magica per fare tutto, bene.
Le cose da fare insieme, che non sono solo quelle che si devono fare, ma anche (soprattutto?) quelle che si desiderano, quelle che servono a non perdere il senso del tutto: singolo, coppia, famiglia.
Penso spesso che il lavoro, tutto, sia tagliato a misura d'uomo, nel senso di maschio. Noi stiamo lì a parlare di quote rosa, di pari opportunità e pari retribuzioni, senza però cercare di cambiare davvero il modo. Ci incanaliamo in ritmi e circostanze che alla lunga pesano, perchè non si trasformano come ci siamo trasformate noi. L'unica soluzione spesso è lasciare il proprio lavoro, proprio perchè troppo rigido per la nuova vita. Ovvio che una soluzione non è: il lavoro successivo assomiglierà al precedente, solo che bisognerà ricominciare da capo. E' il modo di lavorare che andrebbe cambiato.
Ma come? Ci penso. Nei prossimi giorni ho diverse ore di treno a disposizione :)
Voi, che idea avete?



Dio non può essere ovunque: è per questo che ha creato le madri.
Leopold Kompert (gesuita, 1822 -1886)

4 commenti:

  1. Che dire... Ti capisco... Scrivo dalla,camera d'albergo a 400 km da casa, via ovviamente per lavoro, e penso alla mia cucciola che stasera dormirá per la prima volta a casa dai nonni (santiiiii) perchè il papà con il quale rimane sempre durante le mie trasferte è a letto con la febbre... Quindi sempre binomio famiglia/lavoro che mal si concilia o work life balance come si dice in azienda da me... Anche se in realtà c"è decisamente poco equilibrio....
    E oggi peggio che mai xchè oltre che madre debosciata mo sento pure moglie e compagna inutile..... Ma non ho possibilità di cambiare lavoro... Che depressione....

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  2. C'è da dire che la crisi purtroppo non aiuta. Quante di noi sono costrette ad adattarsi per garantire un secondo reddito in famiglia?
    Però, mettendo per un attimo da parte i problemi economici, se potessimo scegliere decidere, quante di noi penserebbero al proprio benessere e quante invece si farebbero condizionare dal sentire comune. Voglio dire: alla fine per stare bene , veramente bene, occorre partire da se stessi. Se non sappiamo nemmeno noi che cosa vogliamo, che cosa è meglio per noi, se invece di investire sulla nostra autenticità, siamo solo alla ricerca di un riconoscimento sociale, credo sia praticamente impossibile modificare il "modo". Ricordo sempre quella bellissima frase " la gente vive per anni e anni , ma in realtà è felice solo quando fa le cose per cui è nata". Ogni individuo( uomo o donna) dovrebbe domandarsi più spesso quanto vive per se stesso e quanto vive per gli altri, tirare le somme e decidere di conseguenza. Ma mi rendo conto che qualche volta è proprio un discorso astratto e forse anche poco rispettoso nei confronti di chi non sa come arrivare a fine mese.
    LISBET

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  3. Non ho bambini ed a volte mi chiedo se non sia una scelta di qualcuno che ritiene che mal concilierei il mio lavoro (che mi porta fuori casa x 12 ore se sono in sede.... X non parlare delle trasferte) con una vita familiare completa!
    Eppure io non mi arrendo e lo cerco ancora il mio bambino consapevole che da qualche parte una risorsa x aggiustare le cose la troverei!
    Io come tante di voi non potrei fare a meno di lavorare (ne' lo vorrei) , a volte mi dico che essere imprigionata dal lavoro e' un bene (evita alla mia mente di vagare in libertà elaborando pensieri nocivi) , forse però anziché il carcere duro basterebbe una semi-libertà con un po' di spazio x un salutare respiro! Alice

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  4. Nei vostri commenti ci sono tutti i miei pensieri e dubbi. Dall'impossibilità di cambiare, che adesso e' tanto rischioso, al voler lavorare ( non sono tagliata per non farlo) al ripartire da se', che poi e' la cosa più saggia e difficile. Perché uno magari lo sa anche per cosa e' nato, ma non e' detto che incontri l'opportunità x verificarlo. Quindi via, gambe in spalla, cuore nella borsa. Non c'è più neppure quel rassicurante " portare a casa il secondo reddito" che quello di una donna e', sempre più spesso il primo e a tratti l'unico. Siamo breadwinner, come si direbbe in USA, e costrette a vincere in un mondo che poco ci assomiglia. Complicato. Qualcuno direbbe sfidante, ma sarebbe un uomo. Di certo.

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