Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

mercoledì 17 ottobre 2012

De gustibus ...

Che i bambini abbiano da subito un proprio gusto mi è stato chiaro fin dall'inizio.
Dai 6 mesi in poi Cigolino ha cominciato a guardare con cura le cose che gli mettevo, a scegliere un gioco piuttosto che un altro, a preferire un colore (nel suo caso il blu) agli altri e così via.
Crescendo, va da sè, questa cosa si rafforza, prende forma e soprattutto viene espressa.
Come ieri.
Scarpe nuove, comprate da papà. LA GIOIA! Già aprendo la scatola. Poi l'osservazione con la bocca ad O, gli occhi brillanti, le manine che applaudono.
Poi la prova e subito in piedi a vedere come stanno, molleggiando sulle ginocchia quasi a volerne provare la tenuta. Perchè i primi passi sono veloci, spericolati, dondolanti e molto volenterosi: ma la potenza è niente senza controllo, quindi una verifica sulla tenuta della scarpa era d'obbligo :)
Non le lasciava più, seduto a guardare gli ultimi 5 minuti di TV con le scarpe in mano, ogni tanto il tentativo di infilarsele da solo. Una tenerezza di bimbo, davvero.
Nei bambini i gusti cambiano mediamente ogni due o tre anni, per cui è importante non forzarli nella scelta dei colori o degli oggetti che dovranno usare. Anzi lasciar scegliere, permettere anche abbinamenti bizzarri di colori, li aiuta moltissimo a determinare un gusto proprio, ad essere più sicuri nelle scelte e, in ultima analisi, di sè.
Certo finchè non parlano è difficile capire cosa davvero vogliono: i gesti spesso non sono sufficienti e a volte non si arriva a comporre quella battaglia di ditina che indicano tutto e genitore che chiede "questo?", risposta un breve pianto; "questo?" altro pianto e ciao, meglio cambiare stanza, distrarlo o altrimenti non se ne viene a capo.
Il fatto è che da qui, 18 mesi, in poi sarà tutto un crescendo e chissà se siamo pronti.
I primi segnali, dei terrible two, ovvero quel momento fondamentale del faccio da solo, ci sono tutti.
Mangiare da solo: la manovra è ancora molto approssimativa, ma guai a non dargli un cucchiaio e lasciarlo provare. Sceglie anche il cibo, solitamente la banana (nanana) e prova a dirgli che non si può cenare sempre con la banana.
Vestirsi da solo: scarpe, calze e felpa sono i classici indumenti da esperimento.
Girare le pagine del libro in santa pace.
Girovagare per casa in cerca di cose da fare, di solito è parlare con il gatto.
Provare a tuffarsi nella vaschetta da bagno: quasi sempre vestito.
La parola d'ordine è: lasciarli fare. Finchè non sono in pericolo, finchè non attentano ai muri con i pennarelli e ai soprammobili con le manine svelte, non torturano il gatto e girano per casa con coltelli da cucina, lasciarli sperimentare è importante. Per stabilire i propri limiti, trovare il proprio posto nel mondo.
E' un età in cui si pone obbiettivi propri (svuoto tuuutto il cassetto), prende consapevolezza di sè (si riconosce allo specchio, per esempio), mette in atto piccole strategie per ottenere ciò che vuole: spesso punta sulla simpatia, cerca di far ridere mamma e papà.
I libri spesso descrivono questa fase come una crescita armonica, un passo dietro l'altro, rendendo i bambini quasi prevedibili.
Ecco. Lui no.
Lui ancora non ha deciso che vuole camminare, ma sa già che vuole leggere e parlare al telefono.
Mangia poco, ma vuole mangiare da solo.
Guarda il Tg volentieri quanto i barbapapà (e a pensarci spesso la differenza non la noto neppure io).
Il tutto sempre con un sorriso conquistatore.
Ma sorride sempre questo bimbo, mi dicono.
E meno male.



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