Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

giovedì 13 dicembre 2012

La prima fiaba di Andersen.

In ottobre uno studioso Danese ha ritrovato un manoscritto inedito di Andersen, il celeberrimo scrittore de La Sirenetta e la Piccola Fiammiferaia.
Non c'è voluto molto per confermare che il manoscritto è originale (la conferma ufficiale ieri) e che racconta, se n'è quasi certi, la prima favola di Andersen. Pare l'abbia scritta ancora ragazzo e un po' si vede, è a tratti ingenua, semplice. Però contiene già il tema che gli sarà caro: la bellezza interiore che vince sull'esteriorità spesso povera e dimessa.
A me è piaciuta, così lontana dal nostro tempo, così antica. Eppure ...
Ho trovato la notizia su Il Post, che riporta anche il testo integrale della fiaba.
Secondo me è perfetta come favola delle feste, da raccontare a lume di candela, aspettando Babbo Natale.
Buona lettura :)


La Candela di sego (C.Andersen, 1805-1875).


Sfrigolava e sibilava mentre le fiamme infiammavano il calderone… era la culla della candela di sego, e dalla culla calda venne fuori una candela perfetta. Solida, di bianco splendente, e sottile, era formata così da far credere a chiunque la guardasse nella promessa di un futuro brillante e raggiante, una promessa tale che chi la guardava era certo che avrebbe voluto mantenere e realizzare.
La pecora – una bella pecorella – era la madre della candela, mentre suo padre era il crogiolo. Sua madre le aveva dato un corpo bianco e lucido e una vaga idea della vita, ma suo padre le aveva dato un desiderio per il fuoco fiammeggiante che le avrebbe attraversato le ossa e il midollo, e per cui avrebbe brillato tutta la vita.
Così era nata e così era cresciuta. E con le migliori e più brillanti aspettative si era buttata nella vita. Qui incontrò molte molte strane creature con cui iniziò ad avere a che fare, desiderosa di imparare qualcosa sulla vita e forse trovare il posto dove si sarebbe sistemata meglio. Ma aveva troppa fiducia nel mondo, che si preoccupava soltanto di se stesso e per niente della candela fatta di sego. Un mondo che non aveva compreso il valore della candela e la usava per il suo vantaggio e la teneva nel modo sbagliato; dita nere che lasciavano macchie sempre più grandi sulla sua bianca innocenza, che alla fine scomparve completamente, ricoperta dallo sporco di un mondo circostante che era diventato troppo vicino. Troppo vicino perché la candela potesse sopportarlo, e non era in grado di distinguere la sporcizia dalla purezza, nonostante la candela fosse rimasta pura e incontaminata al suo interno.
Falsi amici scoprirono di non poter raggiungere il suo io interiore e la gettarono via con rabbia, ritenendola inutile. Lo sporco guscio esteriore mantenne tutti i buoni a distanza: spaventati com’erano di essere insudiciati dallo sporco e dalle macchie, rimasero lontani.
Così stava la povera candela di sego, solitaria e abbandonata, senza saper cosa fare. Rifiutata dai buoni, capì che era stata solo uno strumento per aiutare i malvagi. Si sentì così incredibilmente infelice perché la sua vita non aveva un lieto fine, di fatto forse aveva macchiato le parti migliori attorno a lei. Non poteva capire perché era stata creata o qual era il suo posto; perché era stata messa in questa terra: forse per finire a rovinare se stessa e gli altri.
Rifletteva sempre di più e sempre più profondamente, ma più pensava a se stessa più si sentiva abbattuta perché non riusciva a trovare niente di buono, nessuna sostanza reale, nessun obiettivo per l’esistenza che le era stata data alla nascita. Come se il mantello di sporcizia le avesse coperto gli occhi.
Ma poi incontrò una piccola fiamma, un acciarino. La conosceva meglio di quanto la candela di sego conoscesse se stessa. Il piccolo acciarino aveva una vista così chiara – dritta attraverso il guscio esteriore – e dentro trovò così tanto di buono. Si avvicinò e c’era una brillante aspettativa nella candela, l’accese e il suo cuore si sciolse.
La fiamma scoppiò, come la torcia trionfante di un matrimonio benedetto. La luce esplose luminosa e chiara tutto intorno, inondando la strada con la luce per quelli che le stavano attorno – i suoi veri amici – che ora erano in grado di vedere la verità nello splendore della candela.
Anche il corpo era abbastanza forte da dare sostegno alle fiere fiamme. Una goccia dopo l’altra, come i semi di una nuova vita, il sego colava giù per la candela rotondo e paffuto, coprendo il vecchio sporco. Non erano solo l’aspetto fisico, ma anche quello spirituale del matrimonio.
E allora la candela di sego trovò il suo posto giusto nella vita, dimostrando che era una vera candela. Continuò a splendere per molti anni, rendendo felice se stessa e quelli che le stavano intorno.

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