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Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Così sono diventata mamma dopo i 40, tanto per fare sempre di testa mia. Come sta andando lo racconto in questo blog :)

venerdì 28 ottobre 2011

Piccole conquiste

Ieri Cigolino si è messo a giocare, così tutt'a un tratto e da solo. Sul lettone lanciava la sua pallina di stoffa, poi si rotolava per andarla e riprendere. Se la palla andava troppo fuori tiro cercava di avvicinarsela con i piedi. Uno spasso!
Era tutto soddisfatto della sua attività e ancora di più del risultato: riavere, da solo, la palla per giocare ancora.
Oggettivamente credo che osservare un bimbo che cresce, che fa scoperte, che trova le cose che gli piacciono e quelle che proprio non vuole, sia una cosa interessante, affascinante.
Certo poi interviene quella lente deformante attraverso cui guardano i genitori: ogni figlio è un portento! Il che, se vogliamo, è anche vero, ma non in quel senso così amorevolmente distorto a cui tendiamo.
Altra conquista è la pappa. Ancora sono pochi gli alimenti che gli piacciono, ma quelli, adesso, finalmente li mangia di gusto. Pappe Holle comprese. La robiola resta la cosa preferita, anche se ieri sera ha scoperto il bordo della pizza e non so se riuscirà più a farne a meno.
Ha imparato anche a gestire la luce e il buio: se siamo in giro e vuole dormire, si tira giù il cappellino sugli occhi, dito in bocca e buona notte.
Mi diverto un sacco. Davvero.
Buon lungo fine settimana :)

giovedì 27 ottobre 2011

Natura di mamma

Una mia amica mi ha segnalato questo articolo dell'Internazionale.
La filosofa Badinter sostiene che le donne occidentali sono sotto attacco: un'ondata reazionaria le vorrebbe "solo" mamme e mamme dure e pure: parto naturale, allattamento al seno ad oltranza, rimandare il più possibile il rientro al lavoro. Inorridita, pare critichi a lungo le donne che così si comportano.
Uhm.
Bah.
Non ho letto il libro. Però.
La Badinter a mio avviso dimentica una cosa importante: la scelta. Che non abbiamo più, nella maggior parte dei casi.
Chi decide di tornare presto al lavoro, spesso non lo fa per riaffermare la propria indipendenza, ma perchè ci sono spese e conti da pagare, che con il 30% dello stipendio (in Italia) fai fatica a saldare, anche se il tuo è il secondo stipendio della famiglia.
O al contrario, chi sta a casa spesso un lavoro a cui tornare non ce l'ha più. O considera che con i prezzi del nido, ammesso di trovarne uno, è più conveniente stare a casa. Sono tantissime le donne che non tornano al lavoro dopo la gravidanza, ma è per fare di necessità virtù.
La critica è costruttiva se le cose potessero andare in modo diverso, così la trovo un po' scollata dalla realtà.
Nessuna ideologia ci relega in casa, ma la mancanza di supporto reale per poter liberamente scegliere di seguire le nostre inclinazioni, sogni, necessità.
La necessità è ben più crudele dell'ideologia.

mercoledì 26 ottobre 2011

La stagione della plastica.

E alla fine piove. Tanto anche.
Così mi sono dovuta arrendere al plasticone da applicare al passeggino, per evitare che Cigolino si bagni troppo.
L'avevo riposto in fondo all'armadio, dicendo che mi sembra un oggetto di tortura e mai l'userò.
Ma piove.
Così ieri abbiamo inaugurato la stagione della plastica. Il passeggino dentro lì sembra una capsula spaziale, Cigolino un piccolo astronauta nel suo giubottino azzurro. In poco tempo si appanna e io lo vedo fluttuare in una nuvoletta.
Lui la odia quella plastica, ci pianta le mani e comincia a piangere infastidito. Piangerei anch'io, in effetti, là sotto.
Ho provato a scoprirlo, piegarmi sul passeggino per proteggerlo con l'ombrello, ma così non vedo nulla e investo tutti i passanti, non va bene. Non ci sono soluzioni alternative?
A questo fastidio da plastica, pioggia, passanti trapassati dal mio ombrello e freddo, si è aggiunta oggi la fototessera, la mia fototessera per il rinnovo della carta d'identità.
Ho un sacco di rughe, soprattutto intorno agli occhi, sono rimasta piuttosto basita, in foto risaltano di più.
In più in Comune mi hanno fatto presente che non è possibile fare foto per documenti con il foulard, per cui ecco eternata anche la mia testa calva-alopecia-areata-universale. Ma anche i sikh devono togliersi il turbante quando vanno a fare la carta d'identità? E se usassi una parrucca, magari più parrucche, viene considerata come un foulard? ;)
Comincio a pensare che girare sotto la plastica di Cigolino potrebbe portare dei vantaggi.

martedì 25 ottobre 2011

L'autunno del traghetto.

Ci sono cose che fai, sei contenta di aver trovato la soluzione e quasi non ci pensi più. Poi succede l'imponderabile e ti ritrovi a dover risolvere un problema che proprio ...
Dobbiamo fare un piccolo viaggio in Sardegna per sistemare alcune cose. Prenotata la nave tempo fa (20gg più o meno), chiesti i giorni di congedo parentale, tutto organizzato. Solo che oggi la compagnia dei traghetti mi avvisa che hanno deciso di cancellare le corse invernali, lavoreranno solo in stagione turistica e novembre, di certo, non lo è.
C'è una sola compagnia che naviga. Forte del monopolio raddoppia i prezzi, per cui andare in nave per 2 gg costa come una settimana sul Mar Rosso all inclusive. Ma li mortacci!
Come possiamo raggiungere l'isola senza svenarci?
L'aereo. L'unica soluzione. Solo che con le compagnie low cost i bagagli aggiuntivi costano un botto, una volta là devi comunque noleggiare un'auto e alla fine la spesa si gonfia di nuovo oltre il budget stanziato, già pagato a suo tempo e che adesso mi vedo miseramente rimborsato (senza i diritti di agenzia, che loro hanno lavorato e devono essere pagati, no?).
Sono arrabbiatissima.
Se già pensi di cancellare le corse invernali - sono decisioni strategiche per un'azienda non le decidi in un week-end - perchè mai accetti prenotazioni, ti fai pagare per poi restituire? Perchè avvisi a 15gg dalla partenza, quando cioè il povero cliente non può contare su eventuali sconti per prenotazioni con largo anticipo?
Perchè si permette ci sia un monopolio a prezzi esorbitanti? Questo non è offrire un servizio, è approfittare di una situazione in modo smaccato.
Peccato anche per la Sardegna, che fuori stagione offre cose meravigliose che d'estate vengono offuscate dalle spiagge e che potrebbe campare di turismo durante tutto l'anno. Invece viene lasciata là, in mezzo al mare, alla catena, in attesa della prossima estate.

lunedì 24 ottobre 2011

Meno culle

Qualche giorno fa dicevo della fredda stagione demografica che L'italia sta vivendo.
Questo articolo lo dice in percentuale e non solo in prosa, e in numeri che colpiscono in effetti: quest'anno perderemo 12.700 culle, come a dire che per un anno a Milano neppure un bebè.
Questa crisi ci porta via anche le speranze?

Camicia bianca.

Avrei bisogno di una camicia bianca.
Esagerando, anche di un talleur.
Però capita che il tempo libero sia tutto per Cigolino: andarlo a prendere, portarlo in giro, giocare e nel week end fare spese per lui (pappe, vestiti pesanti...).
La camicia bianca scala nella classifica delle priorità, arriva in fondo alla lista, riguadagna il primo posto il lunedì e via così.
GF e io siamo trottole e Cigolino ci fa girare.
Sabato, in un enorme negozio per bambini, mi chiedevo se non fosse il caso che negozi così introducessero anche abbigliamento genitori, così fai tutto in uno e non ci pensi più.
Non che non ci provi eh, ma sembra che Cigolino abbia una sorte di sensore, quando intuisce che siamo in giro per negozi, e non sono quelli per lui, mette in atto tutte le sue strategie: attacchi di tosse; pannolini da cambiare ogni mezz'ora; pianti disperati; tentativi di lanciarsi dal passeggino e se proprio, proprio niente riesce cerca di soffocarsi con il cappellino, calandolo fino al naso.
Certo, dovremo fare turni. Uno esce con Cigolino, l'altro a fare le proprie commissioni.
E' che a Milano non è mai questione da poco, ti ci vuole una mattinata o un'intero pomeriggio per portare a termine una missione qualunque e alla fine si decide che passare tempo insieme è più importante di una camicia.
Per cui rimando, come GF rimanda le sue di cose. Mi vengono in mente puntate di "Ma come ti vesti?" in cui Enzo e Carla cazziavano pesantemente neo mamme sempre in jeans, maglietta e al massimo, la camicia, era quelle del marito. E io ridevo e pensavo che no, mica bisogna lasciarsi andare, figurati.
Ecco, non è questione di volontà, ma ti tempo che non basta.
Non ci resta che lo shopping on line,di sera, quando il piccolo trottolaio dorme...

venerdì 21 ottobre 2011

Appuntamento

Un paio di giorni fa, scorrendo la mia pagina Facebook ho trovato un invito pubblicato da Style.it : diventa protagonista su style.it, mandaci il tuo progetto di blog e avrai la possibilità di aprirlo sulla nostra piattaforma. Ciumbia, mi sono detta, proviamoci.
Ho inviato 2 righe e...sembra interessi!
Non trasporterò questo blog là, questo resta qui, così com'è che mi piace un sacco, sono chiacchiere quotidiane terapeutiche, interessanti e credo sia diventato un piccolissimo circolo di amiche (anche se, mannaggia, i followers registrati sono davvero pochini ... vabbè).
Ne inizio un altro, che con la maternità avrà poco a che vedere. Sarà più un piccolo manuale di sopravvivenza, di idee varie, di osservazioni. Naturalmente non ti pagano, per cui, ahimè, continuerò ad andare in ufficio ogni giorno. Tanto lo so che la svolta arriverà con la lotteria, non c'è nient'altro.
Tutta sta tiritera per dirvi che quando il progetto sarà operativo pubblicherò qua il link e ... ci vediamo anche là?

Settimo complemese.

Domenica Cigolino compirà 7 mesi.
Ho notato che adesso i cambiamenti sono più evidenti a livello di azioni che di trasformazione del corpo (da 0 a 3 mesi, invece il contrario).
In questo ultimo mese ha imparato:

  • A fare le carezze, e gli piace un sacco. Sono tenerissime!
  • A dare i baci. Con la bocca aperta e salivosa mi succhia le guance.
  • A osservare: gli oggetti, le persone, la sua immagine allo specchio, i vestiti che ha indosso.
  • A ridere.
  • Si fa capire benissimo: con espressioni e gesti esprime chiaramente preferenze.
  • A mangiare. Poco, ma migliora. E se una cosa gli piace, cerca di tuffarsi nel piatto.
  • A sentire la musica, muovendo ritmicamente la gamba o le braccia.
  • A stare seduto nella vaschetta in cui fa il bagno, reggendosi ai bordi.
  • A stare senza di me e ad essere felice di vedermi tornare.
In questo mese io:

  • Sono tornata al lavoro e sì, sono contenta.
  • Ho imparato a stare senza di lui.
  • Ho imparato a giocare di più, felice di ogni minuto che posso dedicargli.

giovedì 20 ottobre 2011

Come si gioca?

Curiosamente gli oggetti cadono sempre verso il basso.
Secondo me Cigolino pensa così ogni volta che fa cadere il suo sonaglino a terra. Dal seggiolone è un continuo: lo prende, lo guarda, gli piace, lo lascia cadere, lo guarda a terra con aria interrogativa. Io raccolgo, glielo do di nuovo e via così, in un teatrino che a me fa proprio ridere.
Si è poi fidanzato ufficialmente con un pupazzo di hello kitty, con cui cerca anche di ingaggiare brevi lotte.
Ma è la tenda di fiori colorati che tintinnano la sua vera passione. I colori lo attraggono, il rumore lo diverte, il fatto di poter giocare a nascondino e vedermi riapparire a sorpresa, poi, lo fa ridere a garganella. Solo il vedermi ballare o indossare il grembiule da cucina lo fa ridere altrettanto.
Giocare è importantissimo per i bambini di tutte le età (quindi anche per gli adulti).
Per un bambino da zero a un anno ha una forte valenza formativa. Attraverso il gioco scopre il sè e il diverso da sè, traccia confini, impara a rapportarsi con il mondo.
Nei primi mesi non è importante avere dei giochi, è fondamentale giocare. Si gioca con le mani, con le espressioni del viso, con i suoni, i movimenti, calzini che diventano pupazzi e specchi che racchiudono magie.
Il gioco è bello quando dura poco, possiamo contare su un'attenzione di 5-10 minuti e poi bisogna cambiare, introdurre qualcosa di nuovo. E' qui che spesso ho delle debacle. Mi rendo conto di avere una fantasia limitata: per cui dopo aver "fatto parlare" tutto, dal mestolo al calzino, ballare ogni cosa e messo in filastrocca ogni pensiero ... mi sento un po' spaesata.
Allora leggo. Una cosa qualunque, ad alta voce.
E a Cigolino piace un sacco, ascolta la mia voce rapito, come se davvero fosse interessato.
Oppure cerco le previsioni del tempo in TV: si incanta estasiato, sorridendo felice.

mercoledì 19 ottobre 2011

La fredda stagione demografica.

Leggevo un articolo, oggi, in cui si diceva che la maternità in Italia è in caduta libera, sempre più sta diventando un lusso.
Viviamo un inverno demografico, in cui le aspiranti mamme rimandano a stagione più tiepide la ricerca di un figlio. La motivazione è semplice, quanto agghiacciante: non c'è lavoro, se c'è è atipico quindi con poche o nulle tutele. Questo, ovviamente, comporta che non si possono comprare case (beh, quello neppure se lavori da anni visti i prezzi), spesso neppure affittare se non in condivisione, non ci si può permettere un asilo nido (ammesso di trovarne uno) e la paura di perdere quel poco di lavoro che c'è fa tutto il resto. Mi è venuto il magone.
Italia, 2011. Siamo messi così.
A pensarci ho un ingorgo di retorica e luoghi comuni, che salto volentieri, tanto sono reperibili in ogni dove.
Sempre oggi stavo iniziando, per lavoro, un piccolo studio di mercato: il mercato del lusso. Che non conosce crisi, che registra dati positivi anche in questi ultimi anni cupi. Eppure so che anche queste aziende floride abusano di contratti atipici, per niente tutelati.
Si è inceppato qualcosa, insomma.
Chi non ha lavoro non può consumare e, molto meno prosaicamente, guardare al futuro con un minimo di pianificazione. Chi ha lavoro lo distribuisce male, non lo distribuisce affatto, lo spreca spremendo risorse sempre più stanche, meno mobili, perchè cambiare, evolvere, adesso comporta una dose di rischio non accettabile.
Perdiamo famiglie, perdiamo potere d'acquisto, perdiamo professionalità, perdiamo futuro.
Nella colonna guadagniamo non sono riuscita a metterci niente.
Cosa possiamo fare?

martedì 18 ottobre 2011

Il Pin dell'Inps

La semplificazione è  un po' come la perfezione: una cosa a cui tendere.
Quando ho intravisto la possibilità di inviare on line  all'Inps il modulo di congedo parentale sono stata tutta contenta. Nessuna coda in posta, men che meno all'ufficio Inps.
Va che bello, proviamo subito - mi sono detta.
Ci vuole un PIN.
Ok. Compilo ciò che c'è da compilare, mi comunicano che per motivi di sicurezza metà codice mi verrà inviato via mail, l'altra metà via posta.
Arriva velocemente e oggi ho provato ad accedere.
La prima cosa da fare è cambiare il PIN.
Ma come? Me lo invii in due volte e poi me lo fai cambiare al primo accesso? E vabbè.
Finalmente on line, cerco il modulo per il congedo parentale ... niente ...boh ..mah .
Leggo attentamente TUTTO il sito e intuisco che bisogna andare alla sezione "servizi di sostegno al reddito". Una volta qui non c'è nulla che richiami in modo chiaro la maternità, procedo per tentativi e lo trovo sotto "Diminuzione capacità lavorativa", che a essere permalosi uno si offende anche.
Come cerco di accedere al modulo, una schermata mi avvisa che il mio PIN non va bene, perchè "on-line", mentre ci vuole quello di tipo dispositivo. Cioè, ci sono voluti 4 giorni per avere un PIN che ti permette solo un giro turistico del sito e dei suoi servizi.
Non mi interrogo sul significato di PIN on line.
Mi chiedo piuttosto in che modo questa trafila dovrebbe far risparmiare tempo: la raccomandata sarebbe già partita da giorni, nonostante la coda.
Per avere il Pin dispositivo, bisogna tornare in apposita sezione: dopodichè puoi inviare la richiesta via posta per raccomandata (non ci posso credereeeeeee!!!); portarla di persona all'Inps (e certo!), oppure passare la richiesta a scanner, insieme a un documento di identità e inviarla on line, si riceverà comunicazione di avvenuta commutazione del PIN da on line a dispositivo.
A questo punto sono andata a pranzo, con un gran mal di testa.
Mi è venuto un dubbio: ma per fare richiesta on line del PIN dispositivo, andrà bene il PIN che ho o ce ne vuole uno interrogatorio?
Non mi arrendo, appena mi passa il mal di testa ci riprovo.

lunedì 17 ottobre 2011

Mal d'orecchio?

Mi sa che Cigolino ha mal d'orecchio. Altrimenti non mi spiego quei pianti serali disperati e apparentemente senza motivo. Non trova pace, poverino.
Ieri sera ero praticamente pronta a portarlo al pronto soccorso, non c'era modo di placarlo. Poi si è addormentato, più per sfinimento che per convinzione. Per poi risvegliarsi e via così, in una notte a singhiozzo.
Leggevo che capita di frequente, soprattutto nei bambini piccoli e nei bebè. Non è di immediata individuazione, perchè, ovviamente, il bimbo non è in grado di comunicare questo fastidio, se non piangendo disperatamente, soprattutto la sera o di notte. Le cause vanno dal raffreddore (e lui ce l'ha), all'inquinamento (e qui non ci facciamo mancare niente) a vari batteri infidi. Di fatto non è pericolosa, solo in rari casi degenera, ma va curata.
Un modo per verificare se di otite si tratta è di distrarlo durante il pianto, quando è calmo premere l'orecchio: se è lì che ha male si avrà una reazione piuttosto vivace. Stasera ci proviamo. La cura è con antibiotico, prescritto dal pediatra.
Già, il pediatra. Che mi da poca retta e mi prende per la solita mamma iper-ansiosa.
Per non lasciare nulla al caso ho chiesto anche una visita allergologica e il test, per verificare che non sia intollerante al latte (io lo sono, magari anche lui) o a qualche altro alimento, o agente esterno. Purtroppo, quando il bimbo è così piccolo il risultato è davvero impreciso, per cui non so se ne verremo a capo su quel fronte.
Un bambino che di solito non piange, come Cigolino, e d'improvviso ha crisi di varia disperazione ci sta dicendo qualcosa.
Capperi se è difficile capire cosa, però!

venerdì 14 ottobre 2011

Rientrare al lavoro: la prima settimana.

Sopravvissuta alla prima settimana di rientro lavorativo.
E' stata intensa. Ho già fatto in tempo ad arrabbiarmi, a restare delusa, ad aver voglia di andare e di restare perchè no, mica si può fare così che caspita, allora è vero che si discrimina. Uff.
Però stare fuori casa è utile. Vedi tuo figlio sotto un'altra luce, lo senti veramente il TUO bambino, ti senti privilegiata che lui, in qualche modo, abbia scelto proprio te. Anche quando mi viene un nervoso incontrollato, come stanotte, che non dormiva (ha il raffreddore) e lo so che è tutto stress, per un'inifinità di cose che non riesco a mettere in ordine. Sono contenta lo stesso, sì.
Tornare a casa è una festa. gioco di più, meglio, gli racconto un sacco di cose, che adesso non capisce, ma già la mia voce lo fa ridere e lo vedi che è felice che io sia tornata, anche oggi, più o meno alla solita ora.
Il tempo a disposizione è più ristretto, vero, ma infinitamente più intenso, ricco, interessante.
Festeggerei tutti i giorni, solo per la gioia di riabbracciarlo.
Ci vorrebbe un party. Invitare gli amici. Fare dolci, mettere la musica.
E poi arriva il fine settimana. Fino a una settimana fa solo un prolungamento della settimana, molto più piacevole per la presenza di GF.
Oggi invece mi riempie di gioia pensare di avere 2 giorni da passare tutti insieme, fare cose, magari sperimentare piccoli menù per farlo mangiare un po' (sta diventando un cruccio questa cosa del cibo).
Sì, bella. Mi è piaciuta questa prima settimana.
Buon fine settimana!

giovedì 13 ottobre 2011

Domande

 - OOOh mai stai benissimo! Sei in forma smagliante, sei tornata come prima, anzi hai un aspetto anche più splendido - Classico saluto nei corridoi in questi primi giorni di lavoro.

- EEEEh goditela adesso, perchè poi crescono, camminano è un casino, vedrai! - rinforzo interlocutorio ai tuoi racconti sobriamente estasiati (cerco di essere estremamente sobria, in effetti) di questi primi mesi di mammità.

Bene. Due domande mi ronzano nella testa.
La prima è: perchè diavolo dovrei essere in cattiva forma, spenta, abbruttita o quant'altro, se il diventare genitori è annoverata tra le esperienze più positive dell'esistenza? Certo che sono in forma, sollevo 40 volte al giorno, in ripetizioni da 10, 7.5kg di bambino; spingo il passeggino per almeno un'ora e ho tante cose da fare che mangiare lungamente non è tra le priorità.
In più tutto ciò mi da gioia e la gioia è il primo prodotto di bellezza.
La seconda: è da quando sono incinta che chiunque prospetta catastrofi, periodi cupi. Non adesso, vedrai dopo però. Ah sì? e come mai continuiamo ostinatamente a riprodurci nonostante il peggio sia sempre in agguato? E se tu sei sopravvissuto a questo peggio, cosa ti fa pensare che io avrò gravi difficoltà?
Basterebbe molto meno, che so un bentornata, sono contento/a, sono d'accordo con te essere genitori è una gran figata, ci si strapazza da morire, ma vuoi mettere. E vedrai che bello man mano che imparano le cose!
Esprimersi positivamente insomma, senza sottointendere che ci si aspettava di rivederti con 20 kg in più o senza seminare il panico.
Vabbè, magari sono troppo puntigliosa...

mercoledì 12 ottobre 2011

Ma Twitter?

Sto provando a postare anche su twitter, su cui ho messo il mio profilo (la wising).
Ma...boh ...mica sono convinta di aver capito bene come funziona. Voi come siete messi?

Lavorare non stanca.

- Ma ti manca Cigolino quando sei al lavoro? la domanda della mia amica arriva via messanger.

Guardo il telefono. Guardo fuori dalla vetrata dell'ufficio, la strada.
No.
Lo penso ogni secondo, ma non mi manca. So che è in buone mani, che sta al sole, che va a salutare le papere e gioca. Io qui stacco. Penso ad altro, mi arrabbio per altro, parlo d'altro. La cosa che mi ha sorpreso è che trovo sinceramente meno interessante e stimolante, stare qui che con lui. Quindi, in ultima analisi, lavorare è più riposante. Mi ricarico per poi giocare con lui, fare la lotta sul letto o farci una bella passeggiata in questo bel sole autunnale. E' un equilibrio diverso, ma mi pare proprio che funzioni.
Magari sono solo questi primi giorni, poi la malinconia cadrà come una scure e di me resterà solo una dadolata di mamma in salsa senso di colpa.
O magari l'età, la mia, serve davvero a qualcosa e sai con sicurezza che hai bisogno di tutti i pezzi della tua vita per stare bene e per far star bene le persone che ami.


PS. La pastasciutta ieri gli è piaciuta un sacco! E va matto per la robiola.

martedì 11 ottobre 2011

Che merenda!

Merenda da panico oggi.
Yogurt e Cigolino felice, perchè è la cosa che in assoluto assomiglia di più al gelato.
Alla fine del vasetto, si ferma un attimo, mi guarda, sgrana gli occhi apre la bocca e vvraaammmmm, restituisce tutto.
E non la smette più, scoppia a piangere e tra conati e lacrimoni sembra non respirare, resta con la bocca aperta come un pesciolino fuori dall'acqua, ora rosso, poi pallido, scosso.
Lo confesso, ho avuto paura, ho capito di non saper intervenire. Se non istintivamente, se non d'impulso: l'ho messo quasi a testa in giù, lievi colpi tra le scapole; poi di nuovo dritto e quindi daccapo. Sembravo giocare con una clessidra. Alla fine si è calmato, i conati sono finiti, è tornato a sorridere.
Ho chiamato il pediatra, lui è sempre molto rassicurante. Anche sul fatto che Cigolino non abbia poi tutta questa voglia di mangiare non si è scomposto, dice che non è preoccupante. Sarà, io mi preoccupo invece. Un bimbo che non mangia ti butta addosso sensazioni spiacevoli, timori indefinibili che scuotono, senso di impotenza. Stasera proviamo con la pastasciutta, passata al minipimer, e un po' di pomodoro. Se è mio figlio non può non piacergli! O comincerò a pensare a uno scambio in culla.

lunedì 10 ottobre 2011

AAA strategia cercasi.

L'ho visto da lontano, nel suo passeggino rosso, circondato dalle coccole delle cuginette.
Mi sono fermata all'inizio del parco e lo guardavo, Cigolino, sorridente e sgambettante.
Sorridevo, da sola, con la mia cartella, il mal da di testa da primo giorno di lavoro e le gambe che già affrettavano il passo verso di lui. Dopo, un mare di abbracci e quei suoi baci a bocca aperta e saliva.
E' stato bene il mio ometto, l'ho ritrovato allegro come sempre.
Comunque sia stata la giornata, si risolve tutto, così.
Perchè, la giornata, di per sè, è stata tipo pugno nello stomaco che alle 11.30 io stavo già pensando a come simulare uno svenimento e tornare a casa.
Niente che non mi aspettassi eh. Solo che pensarlo è un conto.
In 10 minuti ero già al corrente delle Solite Menate, che più passa il tempo più si fanno ridicole, ma deontologicamente sempre più indigeste, così pastose che non riesci a mandarle giù.
Fa niente, mi dico. Tanto sono io ad essere cambiata adesso.
In realtà mi è chiaro, da queste prime ore, che urge una strategia. Che non sia di sola sopravvivenza.
Un figlio ti porta anche una gran voglia di combattere, di fare l'asso piglia tutto, di scrollarti di dosso la polvere di anni, di migliorare il mondo intero.
Per cui ci vuole una strategia del cambiamento costruttivo.
Il primo punto mi è chiarissimo:
Evitare con cura di seguire i brontolii dei molti colleghi scontenti. Perchè è un po' come essere buttati a mare in un blocco di cemento.
Secondo:
essere positivi, fingere di esserlo o almeno fare in modo che gli altri ti vedano così. Questo è faticoso, ma tanto poi torno a casa da GF e Cigolino e tutto passa ;)
Terzo:
non dare retta a mia madre, che mi vorrebbe in un angolo a portare a casa lo stipendio e basta, "tanto adesso non ti servono più le soddisfazioni nel lavoro". Come fa a  pensare queste cose lo ignoro.
Anche con lei, non discuto più, sorrido (al telefono lo vedrà o è uno sforzo inutile?) e le dico: ma certo hai ragione!
Il terzo punto è fondamentale, a ben vedere :)
Per il momento è una strategia da circolino della briscola, lo so. Accetto suggerimenti e anche coaching.

Le ore di adattamento

Eccomi qui.
Ho di nuovo una mail che funziona, la mia scrivania e la chiavetta del caffè. Direi che c'è tutto.
Rientrare non è così male, in fondo. Per lo meno, oggi è anche piacevole, vediamo se ce la faccio a tornare anche domani..
Ho salutato Cigolino stamattina ben sapendo che anche per lui inizia un nuovo capitolo, una routine diversa.
Chissà.
Lo so in buone mani, sono tranquilla. Oggi non ritrovo i miei rumori, l'orecchio sempre all'erta per sentire se si sveglia o quelle chiacchiere da parco, i nomi delle papere e adesso torniamo a casa a fare la pappa.
Sono tornata nel mondo adulto ed è un salto lunghissimo, ho già mal di testa.
Senza poter giocare, la giornata mi sembra già infinita.
Le due ore di allattamento sono per l'adattamento, l'ho capito adesso.
Anzi, mi viene il dubbio di aver sempre capito male io, sostituendo le "ll" alla "d".
Come quando ero piccola e pensavo che "la stazione" fosse "l' astazione", vai a capire perchè.
Servono, davvero. Consiglierei a chiunque di non rinunciarci.
Anche per togliersi prima le scarpe. Dopo mesi di infradito è durissima rientrare nel mocassino.
Anche per rituffarsi nella tuta, che rivestirsi mica è facile.
Anche per riabituarsi alla metro nell'ora di punta.
Anche per avere più tempo per giocare.


venerdì 7 ottobre 2011

SJ

Io, che la Mela me la farei anche tatuare, non scrivo della morte di Steve Jobs.
Voglio solo ricordare questa frase, da uno dei suoi più famosi discorsi:
Siate affamati, siate folli.
E questo sì, è già tatuato, da qualche parte.

Tutto e il contrario di tutto

Si chiude il primo paragrafo di questa bellissima avventura, anzi, diciamo che è finita l'introduzione, quella che racconta di un'attesa, di una nascita, dei mesi passati a casa io e lui. Cigolino e io.
Lunedì rientro al lavoro, è l'inizio di un nuovo capitolo.
Ieri sono andata in avanscoperta, due chiacchiere con il mio capo (pare che ritroverò il mio lavoro e perfino la scrivania) e i colleghi che non finivano più di abbracciarmi e che bello, ti aspettiamo a braccia aperte. Mi sono quasi commossa.
Questi mesi a casa sono stati bellissimi, pesanti, divertenti, stancanti, entusiasmanti, ripetitivi ... Sono stati tutto. Ho imparato a conoscere più a fondo le mie debolezze, che la pazienza non è infinita, ma che impari a coltivarla; ho intravisto punti di forza insospettabili e scoperto che non sono poi così preparata alla felicità, a volte mi spaventa e tira fuori una dose di aggressività che prima non avevo.
Già, prima. Quando ero convinta che tutto fosse già scritto e le variabili possibili poche e, forse, anche prevedibili.
Poi arriva un bambino e tutto ciò che avevi immaginato svanisce e si aprono solo pagine bianche, luminose, tutte da scrivere.
Non conosci la trama, non hai il blocco dello scrittore.
Panico e sicurezza.
Tutto e il contrario di tutto.
Non so se c'è un tempo giusto per tornare a lavorare.
Facendolo adesso a me sembra più facile per lui, così piccoli si adattano prima.
Io ci metterò un tempo infinito, probabilmente.
O forse sarà un attimo e tutto riprenderà il suo ritmo.
La vecchia agenda e nuovi impegni.
Tutto e il contrario...

mercoledì 5 ottobre 2011

Sete notturna

Con la pappa serale è arrivata la sete notturna.
Ovvero un bel problema, visto il caparbio rifiuto di Cigolino di bere da biberon o borraccia.
Stanotte erano le 3, la notte scorsa le 4...Uno sfinimento.
Sono quasi certa si tratti di sola sete e non fame, perchè lo attacco un paio di minuti al seno e si placa, riprende a dormire.
Non so davvero cosa fare. Come si insegna a bere?


L'abitudine di "mangiare" in piena notte non è sana per lui e neppure per noi, che riposiamo male, che poi facciamo fatica ad affrontare la giornata. La notte è fatta per dormire, non per mangiare, non so come trasmettergli questa regola aurea e non so come ovviare al problema della sete.
Il fatto è che sembra poco interessato a tutto ciò che riguarda il cibo: le pappe le manda giù con indifferenza, si stufa in fretta; i sapori nuovi lo infastidiscono; il seggiolone appare ai suoi occhi accogliente come una sedia elettrica. Per cui mangia il minimo necessario, poi serra la bocca, abbassa la testa, punta i piedi sul tavolino del seggiolone e con le mani allontana il cucchiaino.
Forzandolo, ovviamente, piange.
Ho provato anche a farlo mangiare da solo, cioè permettergli di gestire il cucchiaino (con il mio aiuto) e dare quindi un suo ritmo. Un paio di cucchiaini vanno, il resto finisce spalmato sulle gambe
A lui piace tantissimo solo il gelato. Non si è mai sentito però di uno svezzamento a base di coppette fior di latte. Credo almeno....



martedì 4 ottobre 2011

Lasciamoli piangere

Oggi ho lasciato Cigolino un paio d'ore con la tata.
La macchina organizzativa si è messa in moto, sto prendendo le misure per arrecare a lui meno strapazzo possibile e lasciare a me il tempo di fare ciò che devo senza affanni.
L'esperimento è andato benissimo. Lei mi ha raccontato che è stato bravissimo, sorridente, tranquillo e nella passeggiata al parco si è fatto una bella ronfata.
L'ho riportato a casa per pranzo.
Non appena seduto sul seggiolone, faccia a faccia io e lui, è scoppiato in un pianto fragoroso, inconsolabile, lacrime e lacrime.
Sono rimasta impietrita. Il primo pensiero che mi ha attraversato è stato: gli è dispiaciuto tornare a casa.
Troppo balzano, ovviamente.
Sono rimasta lì davanti a lui, cercando di capire.
L'errore che spesso si fa è attribuire al pianto del bimbo una valenza negativa, riversiamo in quelle lacrime sentimenti adulti. Cerchiamo di fermare le lacrime, è una reazione istintiva.
Il bambino piccolo invece piange per comunicare, non necessariamente ciò che ha da dire è negativo, per cui il pianto non indica sempre una sofferenza e neppure un bisogno primario.
Berry Brazelton (noto pediatra americano), per esempio, individua diversi tipi di pianto e ne sottolinea il ruolo terapeutico e autoconsolatorio.
Cigolino si stava sfogando, mi stava dicendo della sua nuova mattinata, probabilmente anche che gli sono mancata, stava scaricando le tensioni che le novità danno. L'ho fatto piangere, passeggiando con lui per casa, dicendogli fai bene a sfogarti che altrimenti ti rimane tutto lì ed è peggio.
Alla fine mi ha fatto un sorriso umido, si è messo il dito in bocca e si è addormentato.
Sono rimasta un attimo in bilico sulla lama del senso di colpa, quella così tagliente che se ci cadi sù ti fa a fette in un secondo. L'asta dell'equilibrista è riuscire a dare il giusto significato al pianto, accoglierlo come si accoglierebbe un racconto o uno sfogo, accettarlo e far sentire accettato il bambino, che trova ben poca consolazione nel nostro tentativo di placare il suo modo di comunicare.
Lasciamoli piangere, ne hanno bisogno; coccoliamoli senza paura di viziarli; non attribuiamoci colpe inesistenti.

lunedì 3 ottobre 2011

Montagne russe

- Ma non è cresciuto poco? - chiedo al pediatra - 300 gr in un mese ...
- Signora, noi non vogliamo bambini grassi, ma bambini sani e il suo è una meraviglia.
Ok.
Ho un bimbo alto e magro, incarna ciò che avrei voluto essere io.
Non pensavo di saper proiettare così tanto e così bene.
Mi chiedo se posso usare questo potere anche per altri scopi.
Tipo, posso proiettare i miei numeri all'estrazione del superenalotto? Bah.
Cigolino sta benissimo. Si libera dei calzini in un secondo per succhiarsi il piede o per usarli per pulirsi la bocca mentre mangia, chiacchiera in continuazione e ieri si è attaccato alla cannuccia vuota del mojito finito. Ho una foto con lui, la cannuccia e il bicchiere, roba da servizi sociali.
Ho cominciato a raccontargli che tra pochi giorni la mamma torna al lavoro, più per convincere me che per preparare lui, che ancora non sa cosa vuol dire lavoro, non comprende le distanze temporali, se non quelle che lo separano dalla pappa, e non ha la ben che minima idea del mio insistere su "e poi quando rientro giochiamo un sacco e ci facciamo bellissimi giretti". Tanto quest'anno l'estate non finirà e noi gireremo in infradito (io) e braghette corte (lui) fino a Natale.
Pensare che manca solo una settimana al rientro mi ha fatto iniziare la giornata con il batticuore, tipo salita delle montagne russe, piano piano e con una fifa blu. Lo so già che lunedì prossimo, varcando la soglia dell'ufficio, sarà come l'attimo in cui inizia la discesa verticale, a tutta velocità: potrò solo urlare ad occhi sbarrati, cercando di ricordarmi che a metà discesa, cioè un secondo dopo, ti scattano una foto, per cui meglio sorridere.