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Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Così sono diventata mamma dopo i 40, tanto per fare sempre di testa mia. Come sta andando lo racconto in questo blog :)

martedì 31 luglio 2012

Pensieri canditi alla ribalta.

I bagagli sono inversamente proporzionali all'età.
Già lo scorso anno era evidenza matematica, ma quest'anno è prova provata. Cigolino ha un seguito di valige e valigette che neppure un principe, noi un bagaglio a mano. Più è giovane il viaggiatore, più frangenti bisogna prevedere e quindi attrezzarsi.
Fa niente. Continuo pacifica la mia opera di preparazione bagagli, con sottofondo olimpiadi, che tanto anche fare valige prima o poi entrerà tra le discipline olimpiche.
Ma non è di questo.
Se transitate davanti a un'edicola non perdetevi Myself di agosto: a pag 136 si parla di mamme tardive, over 40, e a pag. 138 si cita anche il nostro blog! Pensieri canditi alla ribalta!
L'autrice dell'articolo è Alessandra Di Pietro, mamma a sua volta, giornalista e scrittrice, che un bel giorno mi contatta per un'intervista. A me? Caspita :) Della lunga chiacchierata, nell'articolo, non resta molto, lo spazio è sempre tiranno. Però l'importanza di parlare, di fare networking, di confrontarsi sì. A questo ci tenevo. In quelle poche righe ci siamo tutte e sono davvero contenta. Ci sono le mamme e ci sono anche i papà, che spesso restano senza una citazione (bisogna parlare di più dei papà).
Ci tenevo a dirvelo.
Secondo me, nel nostro piccolo, qui, stiamo facendo un bel lavoro.
Per cui ritempratevi per bene in vacanza, che poi avremo mille cose di cui parlare.

venerdì 27 luglio 2012

Bimbi&vacanze.

Comincio con l'augurare a tutti voi buonissime vacanze.
Noi siamo quasi in partenza, quest'anno meno pianificata che mai per vari impegni e impicci che si sono impilati tutti adesso, a fine luglio, lasciandoci nell'incertezza.
Partiremo, comunque. Come dicevo faremo il grand tour delle nonne che prevede parecchissimi km in auto e anche il traghetto.
Lo so. A questo punto dovrei leggere tutti i consigli al viaggio col bimbo piccolo, studiare e organizzarmi. Mi viene l'ansia però, per cui ne ho preparato uno mio, un brevissimo prontuario, spero utile.
1) Prevalga sempre il buon senso.
2) Il benessere e il confort del pupo prevalga sulla fretta.
3) In auto: soste&soste. Per bere, distrarsi, mangiare, giocare. Guidare con prudenza.
4) Se il viaggio è lungo, portare diversi cambi: pannolini (certo), magliette, pantaloncini e una felepetta (che non si può mai sapere). In auto sudano molto, una maglietta fresca, asciutta può fare la differenza.
5) Non perdere la pazienza. In molte ore di auto un capriccio di insofferenza prima o poi arriva. Meglio fermarsi un momento e rassicurarlo, anzichè innervosirsi e continuare.
6) Con bimbi molto piccoli non ci sono molti giochi da fare, ma si può chiacchierare: inventare storie, descrivere ciò che si vede dal finestrino, cantare tutti insieme o raccontare ciò che in vacanza si farà. Voi avrete la bocca secca da tante parole, ma di solito ai bimbi piace sentir parlare.
7) In nave o aereo l'aria condizionata è di solito forte. Felpa e calzini a portata di mano. Per la notte che non manchi il suo pigiamino, una coperta a lui famigliare e il coniglietto del caso.
8) Farlo sentire a proprio agio e non un pacco, sballottato qua e là.
9) Crema solare, da non dimenticare mai. Protezione 50 per i primi giorni, anche un pochino più bassa dopo.
10) Sono le vacanze di tutti: la sfida è trovare tempi e modi per divertirsi e rilassarsi. Tutti.

Il blog invece non va in ferie, aggiornamenti almeno bisettimanali sono tra i miei buoni propositi: sono certa che la prima vera estate con Cigolino (quella scorsa era davvero piccolo) porterà nuove conquiste e scoperte. Non vedo l'ora di raccontarvele :)
Come mi piacerebbe tanto ricevere i vostri di racconti, le novità, i consigli, domande e considerazioni.
Magari anche progetti: mi piacerebbe che questo diventasse sempre più un luogo interattivo. Per questo, però, ho proprio bisogno del vostro aiuto e dei vostri consigli. Dai, che si fa?
Non siate timide :D
Vi abbraccio tutti, uno per uno, proprio come fa chi sta per partire.
A presto, con la versione estiva, on the road.



mercoledì 25 luglio 2012

Mamme d'età.

                                                Ogni tanto mi piace tornare sull'argomento.
I bababà, come dice Cigolino :)
Mamme d'età. Primipare tardone (sì sì, è un termine scientifico), quelle che non è mai tardi, che quando (quasi) avevano riposto le speranze, ripartono da pannolini e notti bianche.
Leggevo di Alessandra Martinez, 49 anni, che aspetta un bimbo dal compagno, di 20 anni più giovane.
Pensavo alla mia amica che ci prova da anni e niente, ma è molto più giovane della Martinez, glielo devo dire, se mai le fosse sfuggita la news.
Pensavo a me, che quando Cigolino inizierà la prima elementare avrò un 48 anni (e se va vanti così, anche la taglia) e sarà quasi certo che qualcuno penserà che sono la nonna.
A 16 mesi di distanza, vorrei fare il punto della situazione. A beneficio mio e di chi, superati i 40, non smette di desiderare un figlio, ne ha uno in arrivo o nuovo nuovo :)
Si può fare, in serenità, divertendosi un mondo e senza troppi patemi d'animo.
Questa è mia granitica convinzione. La maturità aiuta ad avere meno paure o ansie, ad essere più pratiche (a scapito, forse, di un po' di romanticismo) e organizzate.
L'età non toglie nulla alla voglia di giocare, al rimettersi in gioco, non toglie entusiasmo e neppure timori, che sono tutte cose presenti nelle mamme di ogni età.
L'età al massimo toglie solo una cosa: l'energia. Che ce ne vuole tanta, fisica proprio. Che quella mentale c'è e forse anche più che in gioventù, ma quella fisica, piano piano, se ne va. Se poi si è stanche e fuori forma come me, ti chiedi ogni giorno se per caso non ci sia un errore, se sei proprio tu quella che scorazza con passeggino, che gioca per terra, che sfida gli scivoli e solleva diversi kg (11 al momento) diverse volte al giorno.
Quando torno dal lavoro e so che ho davanti ancora un 3 ore di giochi, pappe, pigiama, bagnetto, libri, coccole ecc. ecc. ecco, io in quel momento mi sento stanchissima, contenta di tornare da lui, ma in difficoltà. Quando scendo dalla metropolitana e faccio i due passi verso casa, lotto tra il desiderio di abbracciarlo subitissimo e giocare, e quello di riprendere fiato, di silenzio, di un'oretta di decompressione dalla giornata.
Fortunatamente ci sono le sere in cui GF rientra presto, allora tutto è più facile, divertente.
Di questo sì, una mamma d'età deve tener conto: del lento (ma neppure troppo) declino dell'energia fisica. O si opta per un allenamento da marines, ma non è il mio genere, o la stanchezza fisica sarà una compagnia costante, in certi giorni perfino un po' minacciosa. E ancora Cigolino non cammina, io non gli corro dietro. Dal primo passo in poi non so bene cosa sarà di me.
E' sempre in agguato anche il tema dell'egoismo: è giusto fare figli in età avanzata o è un capriccio pre-menopausa? E' egoismo o amore? Sinceramente ritengo che nessuno possa rispondere in modo obiettivo, se non i diretti interessati, i genitori. Solo loro sanno cosa li spinge oltre, cosa impedisce di rassegnarsi. Anche loro stessi, probabilmente, non riuscirebbero ad essere perfettamente sinceri. E' un tema troppo personale, importante, intimo. Sparare giudizi a caso lo trovo fuori luogo, bisognerebbe conoscere la storia di ogni coppia che non si arrende, di ogni mamma over-40 o quasi 50 che decide di avere un figlio (e ci riesce).
Una cosa da tener ben presente ad ogni età, invece, è che l'arrivo di un figlio cambia la vita. In modo irreversibile. Il bilancio del cambiamento sarà sempre positivo, se si è genitori "sani", ma ci sarà sempre un'area grigia, quella in cui dici ma chi me l'ha fatto fare.
Si sentirà la mancanza di cose idiote tipo l'aperitivo con i colleghi o più importanti come il tempo che si dedicava a passioni, al lavoro, alla realizzazione personale.
Arriva il pargolo e tutto cambia, non può essere diversamente, neppure quando hai nonni solerti 24h su24h, eserciti di tate e chissà cos'altro. Forse è questa la vera domanda, più ancora dell'età: sono pronto a cambiare in modo radicale e irreversibile, ho abbastanza amore per farlo?
Da giovane un cambiamento così radicale impaurisce meno, ma si rischia di essere meno pronti sul piano "amore". Viceversa, in età più matura, hai coltivato a lungo la parte "amore", sai che hai tanto da dare, ma il cambiamento spaventa di più.
Non se ne esce, l'attimo perfetto per diventare genitori non esiste.
Come non si sarà mai genitori perfetti, a nessuna età.




PS. Delle mamme over 40 si parlerà anche su Myself di agosto. Con una piccola sorpresa.


lunedì 23 luglio 2012

Le scoperte del week-end

Cigolino compie 16 mesi ed è stato il fine settimana dello stupore.
Ha imparato a esprimere la sua sorpresa/curiosità. Indica l'oggetto del desiderio, mette la bocca a O e si lancia in  OHHHHH-UUUUHHHHH, con un trasporto emotivo che neppure il miglior attore. Noi piegati in due dal ridere, perchè c'è sproporzione tra il nanetto e l'intensità dell'espressione.
E' stato anche il week end delle scelte chiare. Papà. Forever.
Mamma=regole; papà=gioco. Non ci sono dubbi su chi cadano le preferenze, vero?
Così, mentre io lotto per fargli mangiare la pappa (è sempre e comunque cosa difficilissima), sorrisi, sguardi persi in ammirazione, giochi, sono tutti per papà. Nome che ripete all'infinito, in tutte le sfumature di voce a lui conosciute. Pa-pà.
Io ogni tanto spero mi stia dicendo pappa, che abbia fame. Ma no, niente.
Per ricaricarmi in autostima gli suggerisco di dire mamma, così, anche solo per scherzo. Ma no, niente.
Fossi una persona diversa, sarei gelosa, ve lo dico.
Altra scoperta è stata quella del disappunto. Se c'è gente, come sabato sera, essere messo a nanna viene vissuto malissimo. Come un'esclusione. Sono pianti infiniti, di sincero dispiacere.
Che fare in questi casi?
Personalmente sono per il mantenimento delle regole, con piccole deroghe, tipo andare a nanna un pochino più tardi, ma senza stravolgere completamente la routine. Per lui e anche per noi, che a volte fare 4 chiacchiere tra adulti, una partitina a burraco (abbiamo anche perso, sob!), fa piacere.
Ritengo sia importante che tutti abbiano i propri spazi, anche mamma e papà, senza creare drammi o sensi di colpa. Sono convinta che questo non lo renderà emotivamente instabile.
Non mi piace lasciarlo piangere, per cui in questi casi, lo lascio nel suo lettino e torno ogni 5-10 minuti per rassicurarlo. Non è una procedura infinita, in due o tre passaggi al massimo, si addormenta serafico.
Sempre questo fine settimana Cigolino ha deciso, in via definitiva, che il latte non gli piace. Non dico quello in polvere o anche liquido per la crescita, che farebbe rabbrividire chiunque, ma proprio il latte, fresco, quello che tutti i bambini apprezzano, tiepido, magari con un po' di biscotti o cioccolato ...niente.
L'orrore sul suo volto, mentre rivoli di latte scorrevano dalla bocca, arricciata di disgusto.
In compenso sta sviluppando una dipendenza dal tea freddo, deteinato, modello al fruttosio, aromatizzato limone o pesca. Adesso voglio solo capire come inserire le proteine nel tea.
Magari lui è un tipo da beverone energetico e non da pastasciutta, va a capire.
Sulla svolta nella pappa io confido essenzialmente in due cose:
1) Che le nonne, che andremo a trovare da un capo all'altro dell'Italia tra pochi giorni, abbiano tecniche più raffinate e sperimentate delle mie e mi illuminino. Sarò là per imparare, sarò umile stageur.
2) Che quando Cigolino deciderà di camminare, saranno così tante le energie spese che la fame sarà da lupo e le lotte di questo periodo diventeranno un ricordo lontano.
Intanto adelante, adelante che è l'ultima settimana di lavoro, poi ci sarà un mese di stop.
Mi sboccia spontaneo un sorriso.
C'è da dire che però non ho ancora provato i costumi da bagno, forse per questo sorrido così.
Forse non li provo. Forse scoprirò a destinazione che sono balena proprio come mi vedo.





venerdì 20 luglio 2012

Prove sparse d'indipendenza

Alla fine le scarpe se l'è scelte direttamente Cigolino.
Viste e piaciute e le altre proposte non hanno avuto chances. Va da sè che poi, appena usciti dal negozio, ha tentato in tutti i modi di toglierle e abbandonarle strada facendo.
Mentre ingaggiava la lotta al velcro, siamo passati lungo l'ingresso del suo parchetto preferito. Ha cominciato a ridere tutto contento, a battere le mani a saltellare sul passeggino. Lui è lì che voleva tornare, anche se da lì c'eravamo mossi da non più di una mezzoretta.
Il parchetto vicino a casa è il suo regno incontrastato, da qualche tempo a questa parte. Pur non camminando ancora, ha imparato benissimo a salire le scalette dello scivolo, con un senso d'avventura che neppure un alpinista esperto. Arrivato in cima si guarda intorno trionfante, lo vedi che è felice.
A quel punto interviene la tata o io e insieme si va giù dallo scivolo, vruuummmmm, velocissimi.
Se invece lo scivolo è quello basso, scende da solo, disteso. Lo scivolo è di plastica, arriva in fondo con i capelli dritti sulla testa, carichi di elettricità elettrostatica, i calzoncini girati, pannolino affiorante e un sorrisone grande così. Beh, io tutto questo show l'ho visto solo l'altro giorno e mi sono emozionata. Davvero. Vedere quel trottolino arrampicarsi, scegliere lo scivolo, gattonare da una parte all'altra, non so, mi ha fatto una tenerezza che ciao. Quasi avevo i lucciconi.
Altra cosa che mi ha colpita (oh che cuore di mamma tenero ho) è che adesso la mattina mi chiede di leggere il libro che abbiamo comprato qualche giorno fa. Lo prende e sempre gattonando a tecnica libera, me lo porta. Mi siedo, lo prendo sulle ginocchia, e insieme ripassiamo tutti i versi degli animali. Lui è bravissimo a fare il verso del maialino e del cane, io sono una pecora magnifica. Insieme siamo già una mezza fattoria, sarà bene assegnare un ruolo anche a GF.
Sono piccole cose e riempiono il cuore.
Buon fine settimana :)

giovedì 19 luglio 2012

Così su due piedi.

Scalzi è meglio.
Non è la scusa per evitare i centri commerciali, ma la verità sui primi passi del bebè.
Cigolino, nella sua istintiva saggezza, l'ha capito subito e ha sempre mal sopportato scarpe e calze in genere.
Ora che i primi passi si avvicinano, credo almeno, mi chiedevo quali scarpe facessero al caso suo.
Come al solito ho navigato in lungo e in largo e dopo molti siti promozionali e foto di tenerissime scarpine di ogni colore e foggia, sono approdata a questo articolo che mi è sembrato molto interessante.
In breve spiega, a mamme alla ricerca della giusta scarpina, che non c'è niente di meglio del piede scalzo e per motivi molto validi.

  • Si ottiene un corretto sviluppo del piede;
  • si rinforza la muscolatura preposta alla camminata;
  • si favorisce la giusta formazione dell'arco plantare (che si concluderà verso i 3 anni);
  • si permette al bambino di camminare secondo natura, la sua: i piccolini hanno i piedi piatti che appoggiano completamente quando muovono i primi passi.

Bene. La stagione è propizia. Meglio scalzi sulla spiaggia che sulla neve (saggezza di mamma over40), meglio sperimentare sui propri piedini che incespicare in suole di gomma. 
Se proprio una scarpina serve, ecco come sceglierla:

  • dall'alluce alla punta della scarpa deve esserci 1cm abbondante: questo lascia libero il piede di muoversi e impedisce movimenti scorretti da scarpa stretta (appoggiare male il piede, distribuire il peso in modo non corretto ecc.)
  • la suola meglio in cuoio: scivolare aiuta la camminata infantile; inchiodarsi al pavimento meno.
  • punta ampia, tallone squadrato;
  • devono lasciare libera l'articolazione della caviglia;
  • morbide da riuscire a piegarle con una mano senza sforzo.
  • no a scarpe ortopediche (se non in presenza di patologie appurate) o comunque troppo costringenti.
Insomma, tutti a piede libero.
Liberi di contarsi le dita dei piedini e di metterle in bocca (Cigolino è cintura nera di ciucciami il piedino), di sperimentare terreni diversi e non solo le piastrelle di casa, di arrivare a sera così sporchi che più che un bagno ci vuole un esorcismo e imparare ad esplorare il mondo. Così, su due piedi. Scalzi.

mercoledì 18 luglio 2012

Ridendo si cresce

Ieri sera ho messo a nanna Cigolino, come sempre.
Quando è ora di dormire non ci si può sbagliare: sbadiglia, si stropiccia gli occhi, non sta in braccio, non sta seduto, non gli interessa più niente. Facciamo un giretto a salutare i gatti, gli alberi fuori dalla finestra, le galline in cucina (ho una piccola collezione) e via, verso il letto.
E' bravissimo. Non richiede procedure estenuanti. Abbraccia il coniglietto, si sistema il cuscino e ciao.
Così ieri.
Solo che dopo una mezz'oretta buona comincia a chiamarmi. Chiamarmi, insomma, a farsi sentire.
Lo trovo seduto nel letto, nascosto dietro il cuscino. Come mi avvicino abbassa di scatto il cuscino e ride, ride tantissimo. Mi ha fatto cucù. Mi ha chiamata apposta per fare cucù.
Rido anch'io. Altro bacio e ciao.
Dopo un po' lo sento di nuovo. Torno,e mi sta aspettando sempre seduto sul letto, ma questa volta mi fa la linguaccia e ride.
E io a ridere di più, perchè trovo irresistibile il senso dell'ironia di Cigolino e nei bambini molto piccoli, in generale.
Alcuni studi hanno dimostrato che i bambini sviluppano il senso dell'ironia fin dai primissimi mesi. Ridere è una forma di comunicazione molto efficace, che ci mette in reale comunicazione e crea esperienze comuni.
Non tutti i bambini si divertono con le stesse cose: c'è chi ride perchè magicamente tutte le cose cadono e mamma le raccoglie; chi si diverte in situazioni insolite, come gli occhiali messi al gatto; chi invece va in visibilio se mamma o papà parlano strano. Trovare cosa fa davvero ridere i nostri bimbi è un po' come trovare un tesoro, perchè è (anche) ridendo che si cresce e si cresce sereni.
Io so che Cigolino si sbellica se io inciampo, se lascio cadere qualcosa, se mi stendo per terra e quindi sono più bassa di lui. Non ride delle stesse cose con GF, hanno le loro risate, diverse.
Far ridere gli altri è estremamente gratificante per i bambini, per cui è importante incoraggiarli e abituarli all'umorismo. Questo senso sarà loro utile per tutta la vita, sarà anche un buon sostegno in caso di timidezza o piccole difficoltà nei rapporti con gli altri.
Insomma la frase da mamma un po' petulante "non fare il buffone" non si può più sentire.
E poi, cosa c'è di più bello di un bambino che ride?




martedì 17 luglio 2012

Linea di galleggiamento.

Dai che manca poco.
Me lo ripeto ogni mattina, sperando così di arrivare prima alla fine del mese, mollare la città e partire.

Tant'è, non è di questo.
E' di acqua che vorrei parlare.
A Cigolino, come a molti bimbi, piace tanto stare in acqua per cui voglio fargli godere il mare il più possibile e incoraggiarlo a prendere confidenza.
L'interrogativo della stagione è: meglio i braccioli o il salvagente?
A istinto (e qualche esperienza) io dico salvagente. Con i braccioli è più facile ribaltarsi o avere piccoli problemi di portanza: potrebbe andare su e giù dal pelo dell'acqua, come una paperetta di gomma nella vasca da bagno. E' importante sceglierli in base al peso, di solito l'informazione viene riportata sulla confezione.
Il salvagente, però, dà un contatto sfalsato con l'acqua, impedisce i movimenti, potrebbe dare a Cigolino un senso di costrizione: per lui in perenne lotta con le cinture di seggiolini, passeggini e seggioloni, lui che è scappato a 5 mesi dalla sdraietta e mai più ci è tornato, non è probabilmente la scelta più giusta.
Navigando qua e là ho trovato un salvagente studiato apposta per favorire il movimento e l'acquaticità. E' stato brevettato da una scuola tedesca di nuoto per i più piccoli, si chiama Swimtrainer e potete vederlo qui.
La posizione del bimbo in acqua è in effetti naturale, riesce a giocare ed è in un buon equilibrio.
Sconsiglio invece i costumini ripieni di polistirolo o altro materiale galleggiante: ribaltarsi, rotolare e spaventarsi sono cose praticamente certe, se il bimbo non sa nuotare per nulla.
L'altra possibilità per sguazzare felici è quella che più mi piace: imparare ad essere acquatici.
Prima dei 3 anni non si impara a nuotare (in senso stretto), ma si può imparare a stare in acqua (sempre con l'assistenza di mamma e papà!) senza supporti.
Per insegnare a bambini così piccoli a stare in acqua sono necessari alcuni accorgimenti:
1) Siate sereni. Se avete paura, se siete preoccupati/ansiosi il bimbo se ne accorgerà e rifletterà il vostro stato d'animo.
2) Stare in acqua è un bel gioco: questo il messaggio che deve arrivare.
3) Stare in acqua è una bella routine: non un bagno ogni tanto, ma un'abitudine quotidiana.
4) Sostenere il bimbo sotto le ascelle: si lasciano libere gambe e braccia, dando a lui la possibilità di giocare liberamente e schizzare da tutte le parti.
5) Se vedete che il bimbo è tranquillo osare piccoli tuffi, cose da poco eh: se andrà sott'acqua voi sarete lì a riprenderlo e lui imparerà prima a non far entrare l'acqua nel naso e nella bocca.
6) Non forzatelo a stare in acqua: è importante che non abbia esperienze traumatiche e non senta il bagno come una costrizione. Il risultato sarebbe l'odio/paura per l'acqua, un vero peccato.
7) Insegnate ai vostri bimbi a stare in acqua solo se voi vi sentite pronti, se non avete paura dell'acqua, se siete certi delle vostre capacità acquatiche. Spaventarsi in acqua (in mare soprattutto) è pericoloso, per voi e per il vostro bimbo.

Anni (secoli?) fa ho insegnato a nuotare a una classe di nanetti tra i 2 e 3 anni. Siamo partiti tutti con salvagenti, braccioli, costumi galleggianti, paure e timori e anche un certo disinteresse. Nel giro di un paio di settimane eravamo tutti in acqua senza aiuti, felici di esserci e assolutamente sereni.
Sì credo adotterò anche con Cigolino questa linea. Di galleggiamento.

E voi, come avete fatto?



lunedì 16 luglio 2012

Tendinite

Tendinite polso pollice. Destro, neanche da dire.
Ha un nome più inquietante, che però al momento non ricordo.
Un male che ciao, anche solo ad abbassare la maniglia della porta.
E' un'infiammazione tipica delle mamme, pare, che a furia di sollevare il pargoletto si incriccano il tendine che collega il polso al pollice. Si raccomanda riposo e anti-infiammatori.
Ovvero per qualche giorno non dovrei sollevare Cigolino.
Quindi adesso gli devo spiegare come sdraiarsi in modo autonomo sul fasciatoio, issarsi da solo sul seggiolone, salire in auto, mettersi sul passeggino, lanciarsi nella vasca per il bagnetto e via così. Oppure dirgli di avere pazienza e aspettare fiduciosi il rientro di GF, che è piuttosto variabile.
Come si fa?
Beh intanto potrei convincerlo a camminare. Che ancora lui si gode lunghi trasporti in braccio e secondo me lo fa apposta: quando è distratto sta in piedi da solo, dritto e sicuro. Poi si ricorda che è piccolo, si siede, allunga le braccia e chiede di essere preso in braccio.
E' un filone, diciamocelo. 16 mesi sono più che sufficienti per muovere qualche passo, no? :)
Potrei diventare mancina, anche.
Oppure fare come fanno le mamme: cerco di non pensare alla mia tendinite e via verso nuovi sollevamenti :)




venerdì 13 luglio 2012

L'attimo della porta.

Ecco, ci siamo. Il momento che tra me e me temevo è arrivato: separarsi la mattina da Cigolino diventa difficile.
Finchè sono proprio piccoli non avvertono, o avvertono in maniera marginale, il distacco dai genitori.
Adesso, da qualche giorno a questa parte, lui lo sa che io sto andando, che ci rivedremo solo molte ore dopo.
Vuole stare in braccio, vuole le coccole e si dispera quando lo saluto.
Oh mammamia, come si fa? Esco di casa con il cuore spezzato, cosa credete.
Avevo sperato che, affidandolo a pochi mesi alla tata, si sarebbe abituato, sarebbe cresciuto nella routine dei saluti mattutini. Non è andata così.
Uscire di nascosto sarebbe peggio, quasi una carognata. Cigolino si sentirebbe tradito, oltre che dispiaciuto per la nostra assenza.
Sapere che il suo pensiero primario e senza continuità  gli fa credere che mamma e papà siano proprio spariti e mai più ritorneranno, con ciò che a livello di smarrimento e dolore ne consegue, non mi fa stare meglio.
Mi consolo pensando che lo shock felice della nostra riapparizione serale, probabilmente compensa il momento negativo del mattino.
Mi consola anche il fatto che il suo pianto dura davvero un attimo e poi torna a dedicarsi ai suoi giochi e ai suoi gattonamenti. E' proprio l'attimo della porta, io sulla soglia che lo saluto, io che chiudo la porta e lo sento piangere.
E' importantissimo in questa fase stabilire piccoli rituali di saluto.
Raccontare dove si va e perchè e soprattutto rassicurarlo sul fatto che poi si torna.
Così ogni mattina ci facciamo un giro per casa abbracciati e gli dico che la mamma va via, ma torna; di pensarci un po' sù, non succede mai che la mamma, o il papà, non torni.
Non so cosa comprenda di tutto il discorso, ma è utile.
Come è utile pensare, alle mamme sensibili, che non c'è modo di escludere dalla vita dei pargoli il dolore, i dispiaceri e gli spigoli della vita.
E' un pensiero che non viene naturale, ma necessario.
Una cosa che possiamo verificare, per la loro serenità, è che chi resta con loro (tate, nonni, parenti, educatrici del nido ...) sia effettivamente in grado di gestire bene il momento di sofferenza.
Se vi riferiscono che il bimbo piange a lungo, per mezz'ora e più, qualcosa non va. Non nel bambino, ma nelle persone che ha intorno. Meglio spiegarsi subito, chiarire che è necessario consolare il bambino. Se le cose non migliorano, cambiate accuditore: un adulto indifferente crea bambini spaventati.
E voi, che rituali avete?




giovedì 12 luglio 2012

Stile di mamma in 10 mosse.

Com'è che finisce sempre che compro per Cigolino e mai per me?
Saldi. Io sono una professionista dello shopping, lo scriverei anche nel curriculum.
La me ante-mamma non aveva mai nessun tipo di esitazione: lo vedo, mi sta bene, è in saldo, lo compro.
Ora capita che prima ancora di raggiungere i "miei" negozi, sto già gironzolando nei vari baby-shop. Avete visto che tenerezza le camicie 12-18 mesi, e i pantaloncini, il cappellino per il mare?
Ecco.
Fregata.
Guardo fitti stand di cose piccoline e considero, provo abbinamenti, immagino, tasto, controllo i tessuti proprio come se stessi comprando per me.
Il risultato? Io che vado in ufficio in jeans e poco altro, Cigolino splendido in tutte le nuances possibili.
Non va bene, una mamma non dovrebbe mai trascurarsi. E' un attimo poi trovarsi in tuta, con camicie informi e sempre le sneakers.
Questa discesa agli inferi l'ho notata, eccome.
Sarà che bisogna vestirsi in fretta la mattina e mentre lo fai un po' giochi, un po' imbocchi, un po' lavi, un po' riordini, un po' cerchi di ascoltare qualche notiziario, poi balli, intanto ti trucchi e quindi cerchi una cosa veloce da mettere; sarà che in fondo, per qualche tempo, oltre all'ufficio non ci sono grandi occasioni da outfit figo, sarà che ci si sente così stanchi che si fa fatica a vedersi belle, ma l'abbigliamento è spesso una delle prime cose che risente dell'arrivo del pupo.
C'è bisogno di una strategia, perchè è un attimo che poi è troppo tardi e uno stile vero e proprio non si recupera più.

10 (s) punti per riprendersi:

1) Se un vestito non entra più, eliminarlo. E correre, subito, a comprarne uno nuovo.
2) Spingere un passeggino in talleur, anzichè in tuta, non ha mai ucciso nessuno.
3) Se una cosa piace, provarla subito e se ci sta bene procedere alla cassa please: se rimandiamo a domani, domani quella cosa non ci sarà più.
4) Uscire. Da sole. Ripetendo come mantra "io non entro in negozi per bambini".
5) Investire anche in lingerie, che tra gravidanza, parto, sovrappeso post forse un po' ci siamo arrese anche su quel fronte.
6) Siamo diverse. E'ora di uno stile diverso.
7) Ritagliarsi il tempo, fosse anche in piena notte, per guardare qualche rivista, considerare la moda, immaginare cosa potrebbe fare al caso nostro.
8) Non rimandare a tempi migliori (meno stanche, più magre, meno impegnate...): la cura di sè non va mai messa in secondo piano
9) Se compri per te e non per tuo figlio non sei un mostro.
10) Se compri sempre per tuo figlio e mai per te, un mostro lo diventi di certo.

E adesso, via, tutte fuori. Ci sono i saldi.

mercoledì 11 luglio 2012

In libreria

Tutta presa da una forma acuta di "mamma-ti-insegna" sono andata in libreria.
La ricerca, secondo me, era proprio facile. Un libro con gli animali. Non proprio fotografie di animali, ma disegni, magari buffi, comunque chiari, degli animali.
Perchè sul libro galleggiante di 6 pagine, con gli animali appunto, ci stiamo invecchiando ed è ora, secondo me, di dare un upgrade.
Io credevo fosse facile.
Invece.
C'è quello della fattoria che ha qualche animale e poi trattori, covoni, forconi ecc. e ho immaginato l'appeal che avrebbe avuto su Cigolino: nullo. Che è sto covone? - sentivo già ronzare nella sua testolina.
Poi c'è quello degli animali in genere, ma pesa un quintale, perchè ha dentro un coso che se tiri la linguetta poi fa anche il verso degli animali. Bene. E io che ci sto a fare, se non posso belare e muggire a modo mio, senza curarmi dell'aderenza alla realtà? Uhm. Costoso poi. Tanto lo so che va distrutto in una settimana.
Inoltre tutti hanno un formato gigantesco, ovvero maneggevoli almeno quanto un piccolo frigorifero.
Bah.
Poi ho girato lo sguardo e c'era una parete intera di libri di Cicciobello. Non so dire se Cicciobello sia l'autore, però ho deciso che non erano libri adatti a un maschietto. Anche perchè non c'era nessun animale.
Vabbè.
Ci sono libri bellissimi con le pagine pop-up: giri la la pagina e puff, viene fuori la giostra, il circo, l'auto dei pompieri e via così. Ho immaginato la triste fine di quelle pagine e ho avuto pietà di loro, di sicuro sono destinate a bimbi più grandi, che hanno superato la fase iconoclasta.
Non parliamo poi della moltitudine di libri rilegati in rosa. E' un po' come nei negozi di vestiti: 3 lati e mezzo per le bambine, un angolo per i bimbi. Un'esplosione di colori e forme per le bimbe, al massimo una bicromia per i bambini. Mica è giusto. Creiamo delle sindromi a questi maschi, per forza poi passano la vita a dimostrare chi è il più forte.
Sono uscita a mani vuoti dalla libreria.
Ma non mi arrendo. Da qualche parte un libro semplice e divertente sugli animali ci sarà.
Prometto anche che cercherò di farmi una cultura sulla letteratura infantile, chè proprio non voglio che Cigolino cresca senza la compagnia dei libri. Sono aperta anche agli e-book, ma di parole e storie e immagini non si può fare a meno.
Altrimenti, ho deciso, lo preparo io un libro.
E invento anche intorno una storia e lascio la libertà alle mamme e ai papà di muggire come meglio credono.
Vedi mai che poi diventa il best-seller per gli under 2 anni.
Anche voi scrivete libri per i vostri bimbi? O quali libri avete scelto?

martedì 10 luglio 2012

Caldo, che si fa?

Una delle cose che non avevo considerato lo scorso anno, con Cigolino di pochi mesi, è come cambia la vita quando fuori ci sono 40°, un clima amazzonico e zanzare che in foresta se le sognano.
La scorsa estate lo portavo in giro nel suo passeggino avvolto nella zanzariera, lui quasi sempre dormiva, i ritmi, in generale, erano più blandi. A guardarmi indietro, mi sembra di vedere un quadro di altri tempi, non può essere passato solo un anno.
Se adesso mettessi la zanzariera al passeggino credo che Cigolino avrebbe una crisi di nervi e in men che non si dica lo troverei avvolto nel tulle, tipo batman con le ali ripiegate.
Mi devo ricordare la crema antizanzare (GF ne ha trovata una buonissima), ma il verbo "ricordare" e io non andiamo d'accordissimo. Il risultato? Un cigolino a pois.
Quando fa così caldo è anche difficile scegliere a cosa giocare o dove andare.
Nelle ore più calde è consigliabile stare in casa o comunque non al sole e approfittare per lunghi riposini.
Cigolino dorme poco durante il giorno e se di dormire non ha voglia inutile insistere: lo si trova arrampicato alla sponda del lettino che reclama a gran voce.
Per cui cerco di inventare giochi indoor: travasi di vario genere, scatolette che agitandole fanno rumore, cubi e cubetti, musica, il libricino con gli animali (il mio beee beeee lo fa ridere moltissimo).
Se anche di stare in casa si stufa (niente di più facile) le alternative non sono molte:
si affronta il parco che, per quanto ombroso, ha comunque temperature da barbecue;
si va in un centro commerciale, che non amo, ma lì c'è tutto un mondo.
Come avevo già notato in maternità, in certi giorni di pioggia che scoraggiavano qualunque passeggiata, i centri commerciali sono mete preferenziali per bimbi piccoli . Aria condizionata, colori, rumori, musica, molte cose da guardare: ai bimbi tutto sommato piace.
Per cui carico tutto in macchina e via, verso nuove avventure.
Al centro commerciale nascono amicizie: poco tempo fa c'è stata una gara di scuotimento di testa tra Cigolino e un bimbo cinese più o meno della stessa età. Passeggini uno di fronte all'altro, sguardo competitivo, praticamente un duello. Il gioco era chi scuoteva la testa più velocemente, ho temuto che entrambe si svitassero completamente.
Al centro commerciale nascono amori. L'ultima volta Cigolino ha conquistato la devozione di una bimba più grande: lui lasciava cadere distrattamente un foglio e lei lo raccoglieva. Credo l'abbiano fatto un centinaio di volte. Goditela Cigolino, gli ho detto, dopo i 3 anni difficilmente troverai una ragazza così servizievole.
Ha anche conquistato il cuore della ragazza della pizza al taglio: lui sul suo carrello, a distanza, mandava saluti e sorrisi che lei ricambiava di slancio, divertita. Fa anche razzia di nonni, ne adotta un sacco strada facendo. Insomma, si diverte. Comincia a ballare nel parcheggio, con la filodiffussione, e via, poi è tutto un sorridere e salutare in giro.
Unica condizione per non rompere l'incantato mondo di Cigolino è non fare la spesa. Il supermercato lo annoia a morte e al terzo corridoio al massimo tenta di lanciare a terra ogni singola cosa riposta sugli scaffali, così tanto per creare un diversivo. Al reparto frutta e verdura ha ormai esaurito ogni contegno, per cui albicocche, banane o pomodori non hanno scampo.
Insomma, ci si organizza. Si fanno cose che prima non avresti pensato. Non scendi neppure a compromessi, semplicemente ti adatti a quella che sembra la soluzione migliore per il pargolo.
Soprattutto quando è così piccolo e nessuna contrattazione è possibile.
Poi arriverà il tempo delle negoziazioni. Dicono.



lunedì 9 luglio 2012

Mordi e impara.

Cigolino mi ama moltissimo e lo dimostra tirandomi morsi che vorrei piangere, infilandomi le dita nel naso,  pinzandomi le labbra con le ditina -tenaglia. Credo che dopo, a livello di tortura, ci sia solo la scarica elettrica o la privazione del sonno.
E' iniziato tutto da un paio di mesi e all'inizio non ho dato molto peso alla questione.
Ogni morso è un no severo, seguito da spiegazione che i morsi non si danno, che fanno male.
Mi ascolta, un secondo dopo si è già dimenticato e ingaggia vere lotte tra sè e le mie dita, ridendo e mordendo.
Non lo fa sempre, ma lo fa spesso, soprattutto se stiamo giocando.
Ora. Per quanto accecata da amor materno, una domanda me la sono fatta. 
E' normale?
Sì, lo è. Intorno all'anno il bebè usa la bocca per conoscere il mondo che lo circonda. Già dallo svezzamento (più o meno) comincia ad assaggiare tutto, per farsene un'idea. La modalità continua, fin verso i due anni.
Insomma, è il suo modo per conoscermi meglio e per presentarsi.
Uhm. 
Allora perchè lo fa solo con me?
C'è un'altra motivazione: attirare l'attenzione, gestire la frustrazione di non essere sempre al centro del mondo (soprattutto del mio). 
La frustrazione, che è inevitabile, non è perfettamente affrontabile da un bimbo piccolo (intorno all'anno e poco più) che mette in atto una serie di cose per ristabilire il proprio ordine ideale: piange, si arrabbia e morde, appunto.
E' un passaggio fondamentale per il bambino, che impara così a dare i confini al proprio mondo e a "consolarsi da solo", cioè impara che a volte è necessario far da sè (calmarsi, giocare ...) perchè non è realistico che ci sia sempre qualcuno a disposizione.
La mamma è l'oggetto del desiderio primario, per cui attirare la sua attenzione è lo scopo della vita di un bimbo piccolo.
Va da sè che un po' queste cose mi mettono in crisi.
Gli do abbastanza retta? Sono abbastanza presente? Mi sono risposta sì, ma poi mi viene il dubbio di essere troppo indulgente con le mie capacità di mamma.
Un giorno chiederò a lui cosa ne pensa, magari prima dell'adolescenza così avrò risposte meno tormentate.
Certo, a volte, davvero, non so cosa fare. Non mi vengono in mente giochi, non mi vengono in mente storie. Il vuoto.
Allora uso l'humor. Rompo degli schemi. Io che sono molto flemmatica, faccio finta di dover fare tutto velocemente: e cigolino ride come un matto; faccio finta che mi cadano tutte le cose e lui a ridere a creapapelle e così via.
In realtà credo che anche lui stia usando il senso dell'umorismo quando morde, almeno per la maggior parte delle volte. Lo fa quando la situazione è giocosa, quando senza dubbio è lui il centro della mia massima attenzione. Rompe uno schema, oltre che lasciarmi il segno dei denti. Morde e ride. 
Più si ride e più si impara dice la teoria universale dell'umorismo di Clarke.
Già. Ma cosa esattamente sta imparando?





venerdì 6 luglio 2012

La cosa più bella per un bambino piccolo

A volte mi metto in testa di cercare cose impossibili.
Mi aspetto che Google abbia tutte le risposte, oracolo contemporaneo, ma non sempre è così.
Soprattutto se è di emozioni che si vuole parlare, i motori si inceppano e restituiscono poco.
Per cui un po' bisogna arrangiarsi.
La domanda che mi gira in testa da qualche tempo è: cos'è la cosa più bella per un bambino piccolo?
La risposta che tutti danno è : la mamma.
Si liquida così l'intero argomento, spostando immediatamente il focus su come si sente la mamma, su cosa fa felice la mamma, su come è o dovrebbe essere la mamma e del bimbo ci si dimentica un po'. Almeno fino ai cinque anni o giù di lì, momento in cui l'intenzionalità del bambino è formata e risultano chiari i suoi gusti, i suoi capricci, le sue gioie. Per i primi anni si naviga a vista, si fa finta di niente e ci si concentra sulla mamma (in parte anche sul papà, ma meno). In questo modo la mamma è messa sotto stress, secondo me, perchè raramente si trova in tutte le condizioni fortunate per essere serena, riposata, appagata, sollevata per essere il centro luminoso della vita di un bambino e quindi un lieve senso di colpa è inevitabile.
La perfezione non è di questo mondo.
Io però me lo chiedo sempre: cos'è la cosa più bella per Cigolino? Cerco di intuire, di stare in ascolto, di comprendere. E' come vivere in duplex: mentre cerchi di mantenere un buon equilibrio e un alto tasso di serenità per avere tutte le energie necessarie per la missione mamma, fai altrettanto per conto terzi, per conto di chi ancora non sa esprimersi.
Non se ne viene a capo facilmente, perchè districarsi tra ciò che piacerebbe a te e ciò che in realtà piace a lui, in uno scambio poco verbale e molto empatico, è tutt'altro che semplice, disturbato da elementi esterni come la stanchezza, le preoccupazioni, la voglia, ogni tanto, di fare altro.
Per cui quando me lo tengo in braccio a guardare i cartoni in tv, mi chiedo se è una cosa che fa piacere a me o a lui; quando gli faccio il bagno sono certa che faccia più piacere a lui che sguazza, che a me chinata sulla vasca (aaah l'età); mangiare è un tormento per entrambe e via così.
Ma a lui, cosa davvero piace fare? O meglio ancora: lui sa cos'è al felicità e quando la prova?
Un bambino è felice quando si sente amato, sicuro delle persone che ha intorno, quando è nutrito e quando può giocare.
Noi non nasciamo allegri o tristi. L'allegria, la positività sono cose da coltivare ogni giorno. In un bambino piccolo (ma negli adulti è poi così diverso?) tutto ciò cresce attraverso il gioco e attraverso le risate. Ridere e giocare, sono questi gli ingredienti principali di un bambino felice.
Giocare con mamma e papà e vedere che anche loro si divertono nel gioco.
Ridere con mamma e papà, scherzare. Attenzione però a non scherzare sul bambino: a volte lo scherzo sfocia in piccole prese in giro. E' un atteggiamento pericoloso, che risulta ambiguo per il bambino: si sente sminuito, non apprezzato e difficilmente i genitori ne otterranno la piena fiducia. L'autoironia si insegna prendendo in giro se stessi, solo così.
Lasciamo spazio alla fantasia, all'entusiasmo, alle risate.
Questa è la cosa più bella per un bambino.




giovedì 5 luglio 2012

Passi di libertà (12-18 mesi).

L'affermazione di indipendenza di Cigolino passa dalla gestione del cucchiaino.
E' il periodo del "faccio da solo", non te lo sa ancora dire, ma te lo fa capire chiaramente.
Ci sono bimbi che scelgono altre modalità: chi decide di provare a infilarsi i pantaloni da solo, chi di pettinarsi, lavarsi, giocare... Al genitore il compito di osservare, assecondare, correggere quando è necessario.
Ora.
Provare a infilarsi la maglietta da solo più implicare un ingarbugliamento nella manica, governare il cucchiaino invece comporta una pulizia scientifica della cucina, dopo. Io preferirei provasse con la maglia, onestamente. Sta cosa del cucchiaino mi sfianca. Fortunatamente poi mi aiuta a pulire: vuole assolutamente anche lui il suo straccio e comincia a strofinare il tavolo, con energia e precisione (immaginate i risultati).
E' il periodo delle imitazioni.
Un gesto, mio o di GF, viene subito ripetuto, con un effetto parodia irresistibile.
Quindi, se batto la mano sul tavolo per attirare la sua attenzione e dire che no, così non si fa, Cigolino fa altrettanto, accompagnando il tutto da sguardo severo. Come si fa a restare seri? E come si fa a rendere comprensibile il no?
Le moderne teorie dicono di insistere, prima o poi capirà.
Capirà che non si lanciano le cose per terra, che il cibo non si sputa, che il piatto non si rovescia, che il formaggio non va spalmato su tutto il tavolo, i capelli e le gambe. Nel frattempo, mamme, calma e sangue freddo. Quando, e può capitare, si sente la fitta di nervoso salire, lasciare un attimo la stanza: funziona.
Un attimo prima di perdere le staffe, senza dire niente, esco dalla cucina, giro l'angolo e respiro. Pochi secondi (anche perchè lui reclama subito), ma servono per recuperare un minimo di equilibrio mentale e lasciare a lui la libertà della sua autogestione.
Altro passo verso la libertà è la musica. Cigolino sceglie. Te lo fa capire benissimo: se la canzone gli piace balla, altrimenti resta indifferente. Fortunatamente resta indifferente alle canzoncine per bambini (che io detesto e non chiedetemi perchè) e si scatena su Madonna, i Kasabian e varia musica dance.
Noi, ogni mattina, balliamo.
E' il nostro momento di festa, che della sera non c'è certezza di orari.
Comincia anche a scegliere tra due cose e a ripetere infinite volte un gioco che gli piace.
Ha i suoi cartoni animati, credo li scelga in base ai colori dei disegni.
Fa giocare i pupazzi, assegnando voci a ognuno, tutti, inspiegabilmente, fanno bau bau.
Comprende l'attesa, aspetta papà.
Quando la sera sente il portone chiudersi si gira verso la porta e "papà?".
Tenerezza.



mercoledì 4 luglio 2012

Domande (d)a caldo.

  Il senso morale di una società
si misura su ciò che fa
per i suoi bambini.
D.Bonhoeffer


Per ciò che fa per le mamme, aggiungo io, che senza una mamma ben supportata è difficile fare cose furbe per i bambini.
E ancora prima, per le donne, che invece ultimamente sono vittime seriali.
Per le famiglie, che se un bimbo se ne trova sprovvisto o ne ha una tutta in affanno, non è che poi se la passi benissimo.
Per ciò che investe sul futuro e i bambini lo sono, più di qualunque altra cosa.

E da qui in poi si potrebbe iniziare un discorso infinito e anche piuttosto astratto, a dire il vero.
Come famiglia, invece, come piccolissima società, cosa davvero si fa per i propri bambini?
Al di là dell'accudimento, delle cose strettamente necessarie, dell'amore che sboccia dal primo giorno di gravidanza e non appassisce mai, che cosa è bene fare, progettare, mettere in atto quando c'è un bambino?
Lo so, il caldo mi porta pensieri complicati.
Non parlo di risparmiare per l'università, che è comunque utile o insegnare a dire grazie, che non si sbaglia mai.
Educare una persona, questo è. Renderla persona libera, sensibile a ciò e a chi ha intorno, renderla cittadina di un mondo che semplicissimo non è. Ogni tanto questo mi spaventa. Perchè è mettere in discussione soprattutto se stessi. Che persona sono? Cosa di me desidero trasmettere e cosa invece vorrei correggere? Che bagaglio servirà a Cigolino per viaggiare bene attraverso la vita? Cosa dipende da me e cosa proprio no?
Insomma, c'è da avere le vampate.
Poi Cigolino si sdraia sul pavimento a pancia in giù, si stiracchia tutto che sembra un piccolo superman spiaggiato; o impone le mani, tira i muscoli (avete in mente questa pubblicità della Volkswagen? UGUALE!), balla e ride, ride con tutto il corpo, lancia cose, mi morde il naso e penso che in fondo sa già lui cosa deve fare. A noi, tocca la parte di smussatura degli angoli o quella di tirare fuori le forme migliori, cercando di non confondere gli uni con le altre.




lunedì 2 luglio 2012

Adozione.

Un argomento di cui, a mio parere, non si parla mai abbastanza è l'Adozione.
Non solo, l'argomento viene spesso liquidato con qualche sospirone, con "è un iter così lungo ..." e in fondo, ho scoperto, è piuttosto radicata l'idea che la famiglia che adotta è una famiglia sui generis. Quasi che la mamma non fosse la mamma e il papà non fosse il papà. Come se l'amore necessitasse di un certificato di origine o fosse scritto in gestazione.
E' un argomento molto delicato.
Personalmente non conosco famiglie adottive, ma se tra voi qualcuno c'è mi farebbe davvero piacere che raccontassero qui la loro esperienza.

Anni fa ne avevo parlato con un'amica avvocato, che aveva seguito alcune pratiche di adozione.
Mi aveva molto colpito un aspetto che non conoscevo: per l'adozione ci vuole il nulla osta dei genitori dei coniugi, dei nonni insomma.
Non so se la normativa lo preveda ancora, ma la cosa in sè mi era sembrata da un lato molto sensata, dall'altro altrettanto scellerata.
Accogliere un bambino, indipendentemente dall'età (l'età del bambino ha a che fare con l'età dei genitori adottivi: minimo 18 anni di differenza, massimo 45), è un atto che sposta parecchi equilibri, che porta a confrontarci con paure tipiche della gravidanza (sarà sano, che carattere avrà, sarò in grado ecc.), ma vissute in terza persona, quindi in modo più razionale, da tutta la famiglia. Anche dai nonni. Che anche loro vengano coinvolti in tutto il processo, che anche loro aspettino, siano pronti ad accogliere senza distinguo, mi era sembrata una cosa molto bella.
E agghiacciante. Non è detto che i nonni siano pronti, nel senso di preparati, nel senso di aperti, nel senso di accettare una decisione così forte. Pensare che la nonna possa mettere fine a un progetto così bello, l'avevo trovato ingiusto.
Sì, è un argomento molto delicato.
Di cui in questi giorni si è parlato, anche indirettamente, raccontando la storia di Balotelli. Alterne fortune e vicende, che si ricompongono in abbraccio tra mamma e figlio.
Sinceramente credo che l'adozione sia un atto meraviglioso.
Per avere maggiori informazioni sull'iter di adozione, ho trovato questo sito. Spiega in modo dettagliato, ma comprensibile, tutto ciò che bisogna fare. Dall'inizio, dalla decisione. Anzi, ancora prima: dalla cultura dell'adozione.
Non è facile, il sospirone di cui dicevamo all'inizio ci sta.
Si soffre anche, proprio come quando si cerca un figlio e non arriva.
E' un cammino, personale, di coppia, di famiglia. E' educare sè stessi al mestiere di genitori, è arrivare preparati, è sostenere, senza flessione alcuna, la propria convinzione.
Attesa e prove da superare. Le analogie con la maternità sono tante: considerare i genitori adottivi genitori "diversi" non ha molto senso. O no?