Pagine

Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Così sono diventata mamma dopo i 40, tanto per fare sempre di testa mia. Come sta andando lo racconto in questo blog :)

venerdì 30 novembre 2012

Una mamma in tilt.

Poi capitano le settimane in cui non si trova il tempo per fare ciò che ti piace.
Tipo questa, in cui ho scritto poco e niente, cercato poco e niente.
Sono quelle che detesto, perchè mi portano via da me.
Il fatto è che neppure me ne accorgo, anzi a tratti mi gaso anche, perchè mi sembra di star lavorando bene, tanto, concentrata e produttiva. Una sorta di adrenalina che mi scorre dentro, perchè sono quel tipo di persona che più cose impegnative ha da fare, più si sente bene.
Però poi mi fermo, respiro, mi guardo intorno. E capisco.
Che non è risolvendo grane per altri, non è inseguendo risultati, che in termini concreti a me non portano nulla, non è con un "brava" del capo, che la mia vita e quella della mia famiglia migliorerà. anzi.
Arrivare a casa stanca morta, con quella sensazione che prima di rientrare, forse, era meglio chiudere quella questione rimasta in sospeso o inviare quella mail  e la testa altrove, non fa bene a nessuno.
Se arrivo a casa come appena descritto, infatti, vuol dire che non riuscirò a rilassarmi e inizio a:
1) Pulire i pavimenti;
2) Far andare la lavatrice:
3) portare via la spazzatura;
4) Riposizionare Cigolino davanti a carta e pastelli, perchè mi segue ovunque e io vado di corsa;
5) Cucinare o pulire la cucina, anche se sono le 18.30;
6) Accendere la Tv, così magari Cigolino si distrae un attimo;
7) Mandare sms "Quando torni?" a GF, come se non ci fosse un domani;
8) La polvere, vedo polvere ovunque e così spolvero;
9) A sentire il bisogno inalienabile di telefonare a qualcuno (mamma, amiche, sorella) anche se è ovvio che Cigolino reclama la mia presenza;
10) Controllare il blackberry ogni 10 secondi, sia mai che debba rispondere URGENTEMENTE a una mail (e la triste verità è che spero ci sia qualcosa di urgente da fare).
Tutte cose che potrei fare serenamente in un altro momento, dedicando quel tempo a giocare, leggere, guardare la tv  insieme a Cigolino.
Ecco. Pensatemi così: mentre brandisco con una mano lo swiffer e con l'altra il blackberry.
Chiaro che non mi restano più mani per Cigolino o per abbracciare GF quando torna.
Testa per scrivere (che è ciò che amo).
Tempo per cambiare. Lavoro. Stile. Pensieri.
Dai, ditemi che capita anche a voi.
Buon fine settimana :)




martedì 27 novembre 2012

Meno testosterone, molto papà

Sto invecchiando male, questa è la verità.
Gli anni, se hanno aggiunto qualcosa in saggezza (bah), mi stanno portando un'emotività ingombrante.
Cioè, io mi commuovo.
Leggo una cosa e mi intenerisco tutta.
Non posso neppure più appellarmi agli ormoni post gravidanza.
Vabbè.
Insomma.
Ho trovato questo articolo su La Repubblica (non è che leggo solo questo di giornale eh, ma è quello che più spesso parla di genitori e figli) e mi è venuta una tenerezza che ciao.
Di cosa si tratta.
Una recente ricerca di una Università americana ha dimostrato che i padri che dormono con i figli, soprattutto molto piccoli, hanno un livello di testosterone sensibilmente più basso.
Il co-sleeping è il fattore più determinante per questo abbassamento, ma in generale anche l'accudimento e l'interazione non occasionale. I papà moderni, quelli che cambiano pannolini, giocano, danno la pappa e si addormentano vicino al bebè, insomma, hanno le "tempeste ormonali" quasi come le mamme. E' come se un filo invisibile legasse la fisiologia di padre e figlio, è come se il bambino avesse un potere magico, in grado di rendere anche il papà meno gallo cedrone. Perchè di questo stiamo parlando: un livello più basso di testosterone determina un mutamento nelle priorità comportamentali ed energetiche. Avranno, i neo-papà, meno voglia di competere con altri maschi, si affievolisce la voglia di avventure e di sedurre altre donne. D'altra parte gli uomini con molto testosterone sono più portati alla vita sregolata, all'aggressività, al primeggiare e anche a comportamenti pericolosi per la salute.
Un papà con testosterone alto è anche meno sensibile e reattivo al pianto del piccolo.
Niente che possa andare bene per un bebè, insomma.
Tutto ciò si verifica in particolare con il primo figlio e può protrarsi anche per diversi anni.
In parte, ho pensato sorridendo, allora spiega anche le crisi di mezza età, quelle che adesso scappo con la bella e giovane: cresciuto il pupo, il testosterone torna a livelli abituali e via, che ci sono anche anni da recuperare.
Non fa tenerezza anche a voi questo legame sensoriale tra padre e bebè?
E' come se il neonato dicesse al papà che ha bisogno che anche lui sia presente, che non di sola mamma, che ha bisogno di tranquillità per crescere, soprattutto di serenità emotiva dei genitori.
Con la loro risposta fisiologica poi è come se i papà accettassero di dare la parte migliore di sè ai propri piccolini.
Ecco. Vedi? mi intenerisco di nuovo.


Un cuore di padre è il capolavoro della natura.
Abbé PrévostManon Lescaut, 1731


lunedì 26 novembre 2012

La famiglia e altri animali.

State già pensando ai regali di Natale?
Un'idea impegnativa, ma buona sotto tanti punti di vista, è regalare al nostro bimbo un cane da compagnia.
Certo, il bambino in questione è meglio non sia un duenne (ma diciamo che dagli 8 anni in sù ), il cane dovrà essere una compagnia adatta e tutta la famiglia pronta ad accogliere il nuovo componente.
Una recente ricerca australiana ha evidenziato i benefici che un amico a quattro zampe porta ai bambini.
Intanto si riduce drasticamente il rischio di obesità infantile, vera piaga, epidemia del mondo occidentale.
I bambini con un cane si muovono di più, passano più tempo all'aria aperta, tendono meno ad impigrirsi.
La ricerca ha esaminato un campione di circa 1200 bambini, tra i 10 e i 12 anni, il 60% dei quali aveva un cane in famiglia. Questi bambini camminano, mediamente, 30 minuti in più a settimana e svolgono complessivamente 140 minuti in più di attività fisica rispetto ai coetanei senza cane.
Non solo.
Il portare a spasso il cane da soli, cioè senza la compagnia di un adulto, non solo fa bene alla salute, ma contribuisce in modo significativo allo sviluppo armonico della personalità del bimbo: maggiore senso di indipendenza, capacità più spiccata nel risolvere problemi, autostima.
Molto importante, a questo punto, scegliere la razza più adatta alle nostre esigenze e all'età del bambino.
Per bambini molto piccoli, sotto i 5 anni, andranno meglio cani di piccola taglia, da grembo e con ridotta aggressività: per esempio il carlino, il chihuahua, il barboncino nano, il bassotto nano e via dicendo. Pare non sia adatta la famiglia dei Terrier, più impegnativi.
Per bambini più grandi, ci si può orientare su cani di taglia media, sempre con un occhio di riguardo al carattere: il labrador, il golden retriver, il bulldog inglese sono buoni esempi.
Se piacciono di più i cani di taglia grande, il terranova e il bovaro bernese possono essere buone scelte.
Oppure si può andare al canile e osservare i vari ospiti, che magari non avranno il pedigree, ma, chissà, un carattere perfetto per vivere in famiglia.
Benefici fisici a parte, prendersi cura di un animale è anche educativo: rispetto, accudimento, condivisione, senso del dovere (ricordarsi di dare da mangiare, portare a spasso, lavare ecc.) diventano un gioco, un'avventura, un'occasione preziosa per comprendere l'equilibrio che regola le relazioni.
Se non è il cane l'animale che vorreste per casa, anche il gatto può essere un'ottima compagnia per i bambini.
Certo, non farà camminare di più i nostri bimbi, ma darà altre soddisfazioni.
Per esempio, il gatto, stimola la comunicazione non verbale, la comprensione degli altri, il senso di autonomia.
Anche qui, attenzione alla razza o al colore se si tratta di un meticcio. Il gatto rosso, per esempio, tende ad essere più umorale di quello grigio; il gatto nero più guardingo e riservato di quello bianco, che invece è proprio un bonaccione.
Per quanto riguarda la razza, l'europeo si affeziona molto, il persiano è tranquillo, ma un po' indifferente, il siamese un po' troppo indipendente e così via. Il ragdoll, a mio avviso, vince: carattere docile, non graffia, ha un carattere socievole e tranquillo, ama giocare e infinite coccole.
Se decidete per una scelta di questo genere, cane o gatto che sia, la prima regola da non dimenticare mai è: NON SONO GIOCATTOLI.
Non si infileranno nella cesta dei giochi fino alla prossima, non si possono rompere, dimenticare, farli scivolare nell'indifferenza.
NON SI ABBANDONANO, per nessun motivo al mondo e
NON SI MALTRATTANO, e ogni giorno avranno bisogno di cibo, carezze e pulizia.
Spiegatelo bene ai bambini, preparateli, insegnando il senso del prendersi cura.
Fatto tuttociò ricordate un'altra cosa: sarete voi che vi prenderete cura del nuovo arrivato.
E' inevitabile.
Che questo possa guidarvi a una scelta saggia e ponderata :)


L'uomo non sa più degli altri animali; ne sa di meno. Essi sanno quello che devono sapere. Noi no.
Fernando PessoaLa divina irrealtà delle cose, 2003 (postumo)

venerdì 23 novembre 2012

Pranzo con la tata.

Rediviva.
Considerando che prendo l'influenza ogni decade (il mio medico di base non ricordava di avermi mai fatto un certificato, e mi conosce da circa 7 anni), c'è da dire che quando la prendo faccio le cose per bene.
Tant'è.
Settimana da dimenticare, ne esco tutta acciaccata.
Non tutti i mali vengono per nuocere, comunque.
Oggi, finalmente, ho avuto l'occasione di pranzare con la nostra santa Ofelia, tata di tutta la famiglia.
Ci siamo messe a tavola, davanti a un bel piatto di pasta al sugo con olive e ce la siamo chiacchierata un po', mentre Cigolino dormiva.
Esercizio utile e, naturalmente, piacevole.
Confrontarsi con chi ha i nostri bimbi tutti i giorni è necessario, di tanto in tanto.
Prima di tutto perchè i bambini crescono e cambiano, di conseguenza cambia il nostro modo verso di loro. Cigolino è all'inizio della fase "faccio tutto io". Che è bellissima, ma anche complicata. Ogni insuccesso, frequente, è un capriccio. Ogni successo, al contrario, uno scroscio di auto applausi a cui, chiaro, devono accordarsi anche i nostri. Capire come gestire il capriccio è importante, per non generare confusione su ciò che si può e ciò che non si può fare. Senza essercelo comunicato prima, adottiamo, la tata e io, la stessa tecnica: lasciar correre, non dare retta, i due minuti di furia si scaricano da sè.
Allineate anche sul lasciar sperimentare, non dire sempre no, fermo restando che prendere a scarpate la TV non è un esperimento e cose così.
Ho scoperto che Cigolino è molto più autonomo quando sta con lei: mi raccontava di mattinate passate a giocare tranquillo per i fatti suoi, cosa rara se è in nostra compagnia. Me l'aspettavo, in fondo i genitori pagano sempre pegno per l'assenza. Stessa cosa per il cibo: con lei (e oggi l'ho visto) mangia tranquillo, senza ribaltare piatti o sentirsi sazio al secondo boccone.
Lo ammetto, un po' mi scoccia. Il fatto è che lei riesce a trasmettere il messaggio che mangiare non è un'opzione, che si mangia e basta. Cosa che io non sono mai riuscita a fare. Sul suo cibo sono lunatica, poco serena e va da sè che Cigolino sa che con me ce l'ha vinta, se una cosa non gli va.
Mi consolo pensando che ha sempre pranzi ben fatti, che mangia tutto, che fa anche merenda: una cena rincorsa e tormentata non minerà il suo equilibrio.
Le ho chiesto anche che tipo è Cigolino. Non per indagare se lei lo conosce bene, ma, al contrario, se lo conosciamo bene noi. Il ritratto che mi ha fatto è proprio quello del bambino che non vedo l'ora di riabbracciare ogni sera. Mi sono sentita meglio, mi sono sentita presente. Ogni tanto avere conferma che nel tuo piccolo stai facendo bene, aiuta.
Apprezzo molto in lei il sapersi rendere invisibile quando siamo insieme: non si sostituisce, non invade, non insegna. C'è, ma sa, con molta sensibilità, che ci sono prima i genitori.
E' importante che il bambino non confonda le due figure: delegare troppo, lasciar fare, rischia di farci perdere terreno e di renderci figure confuse agli occhi di nostro figlio. Vale per le tate, vale (anche di più) per i nonni.
Insomma, è stato un confronto positivo.
Ero poi di così buon umore che ho fatto una torta. Cioè, torta è una parola grossa.
Io però non cucino mai dolci.
Da un'iniziativa così rivoluzionaria, mi aspetto cambiamenti epocali e positivi.
E' come se avessi modificato il mio destino. Tanto per rendere l'idea della mia famigliarità con le torte.
Buon fine settimana :)

giovedì 22 novembre 2012

Influenza (mia).

E poi dopo non ricordo quanti anni ho preso l'influenza. Quella seria, col febbrone e tutti gli accessori. È da lunedì che non ne vengo fuori. Ma torno eh, magari già domani... A presto .

venerdì 16 novembre 2012

Buon fine settimana.

Sempre in treno e sempre in giro.
Non potevo però iniziare il fine settimana senza prima salutarvi.
Cigolino ha la tosse, un occhio arrossato e mal di denti. Prevedo week-end di molte coccole e aerosol, con inevitabile insofferenza, sua, e attimi di noia di tutti.
Come si mette il collirio a un bimbo? Suggerimenti?
Mah, ero convinta fosse il gatto l'essere più restio a medicine e colliri. Mi sbagliavo, sono gli under 2.
Buon week end :)

giovedì 15 novembre 2012

Colorare, guardando.

Mamme tecnologiche attrezzatevi.
C'è un'App bellissima per Iphone/Ipad per bambini da 3 anni in sù.
Si chiama Eye Paint, e me ne sono innamorata all'istante.
E' disponibile la versione Animal (0,89 €) e Halloween (gratuita).
L'app sfrutta la telecamera integrata dei device Apple per catturare i colori che ci circondano e usarli per dipingere i disegni proposti.
Detto così non si capisce niente, per cui meglio fare un esempio pratico.
Ho scelto di colorare la streghetta di Halloween, ho toccato la parte che intendevo colorare (il cappello) e ho cominciato a cercare un colore che mi piacesse. La bottiglia dell'acqua, che è blu e con tanti riflessi trasparenti. Ho inquadrato il colore nel cappello della mia strega e scattato: fatto.
L'idea è semplice, per questo divertente.
Utilizzando i colori che ci circondano di fatto si ha una scelta infinita.
Non solo.
L'app è particolarmente divertente perchè aiuta ad osservare, a fare scelte, ad inventare nuovi mix.
Non c'è il disegno guida, quello già colorato e fallo uguale, ma solo un disegno in bianco e nero, da colorare cercando tra i maglioni, i fiori, il tappeto, il cielo...
Sarà dunque il bambino a decidere di quale colore e materiale sarà il cane: magari avrà il pelo verde del tappeto peloso o bucherallato, come lo scolapasta.
Basta guardarsi in giro, esplorare, immaginare e scattare.
Sviluppa la capacità di osservazione e quella di astrazione, ogni cosa non è più ciò che è, ma ciò che diventa: il cappello della strega, le squame del pesciolino e così via.
Nasceranno nuovi personaggi, fantastici e personali. Sarà un attimo poi inventare la favola del pesciolino di jeans o del gatto (finalmente a ragione) di marmo.
Fra l'altro è un gioco che si può fare in casa, quando fuori piove, organizzando vere cacce al tesoro: trova i colori più strani, le stoffe più fantasiose.
All'aperto poi sarà uno spasso.
Le immagini create possono essere salvate in un album fotografico, i capolavori non vanno dispersi.
Non c'è modo di condividere le immagine sui social, in accordo con le regole di protezione dei bambini.
Mi sono davvero divertita a sperimentare.
A coinvolgere Cigolino non ci penso ancora, ma magari GF sì.
Buon divertimento!

L'app potete scaricarla dall'app store. La presentazione la trovate qui

Il colore soprattutto, forse ancor più del disegno, è una liberazione.
Henri Émile Benoît Matisse

mercoledì 14 novembre 2012

Se non a costo zero ...

Oggi vi segnalo l'uscita, per gli Oscar Mondadori, di un manuale già uscito nel 2008 per i tipi di Il Leone Verde nel 2008: Bebè a costo zero, di Giorgia Cozza.
Non ho ancora avuto modo di leggerlo, ma l'argomento è interessante.
La giornalista si chiede se sono davvero necessarie tutte le cose che il business infanzia va proponendo o se , invece, risparmiare migliaia di euro sia possibile.
Il manuale, dalle notizie che ho raccolto, si inserisce nella corrente del risparmio intelligente e dell'attenzione all'ecologia.
Lo scopo del libro è imparare a difendersi dalle spese inutili, analizzando le reali necessità del bambino nei primissimi anni di vita.
La Cozza si avvale della consulenza di specialisti dell'infanzia (pediatri, fisioterapisti, ginecologi...) per definire quello che davvero serve ai nostri pargoli.
Lo slogan che accompagna il libro è: viziamolo d'amore ... meno oggetti e più affetti.
Che mi piace, che ha un senso e che, se anche pigramente, cerco di applicare.
Insomma, mi è sembrato un argomento interessante e molto attuale.

Sinceramente da quando c'è Cigolino qualche scelta l'abbiamo fatta.
La molla non è solo risparmiare, ma anche evitare le cose inutili, quelle che poi restano lì e ti dispiace anche.
Ecco le nostre regole:
1) Riciclare. Ovvero non mettere fine alla vita di oggetti e vestiti anzitempo. Ho ereditato moltissimo da mia sorella, cerco di continuare il circolo virtuoso del regalare.
2) Pannolini. Tassativamente in offerta o quelli Lidl, che costano molto meno e sono ottimi.
3) Pannolini ecologici. Sono tornati alla ribalta quelli da lavare, meno dispendiosi ed ecologici. Li ho presi seriamente in considerazione, ma ho davvero poco tempo, non mi avrebbero aiutata.
4) Si mangia quello che c'è in casa. Passato lo svezzamento, e in quel periodo ho preferito pappe bio, i pasti sono della sostanza e materia che il frigo di casa offre.
5) Giochi. Te li regalano, di solito, gli altri. Inutile comprarli, divertente inventarli. Molti restano nuovi e intonsi: riciclare in questo caso non è sgarbato, ma utile.
6) Passeggino. Valutare bene l'acquisto del trio, che è pratico in fase culla e ovetto, ma troppo pesante dopo, in configurazione passeggino, per cui si finisce sempre col comprare anche uno leggero. Fare bene i conti e scegliere la soluzione meno cara o, meglio ancora, cercare i negozi di attrezzature usate o rivolgersi all'apposita sorella che ha figli più grandi.
7) Cameretta. La camera la fa il bambino, con i suoi giochi e ciò che gli fa piacere avere intorno. I gusti dei bimbi poi cambiano rapidamente, man mano che crescono. Meglio quindi non spendere capitali in allestimenti che poi non piaceranno più.
8) I vestiti si trovano ad ottimo prezzo e buona qualità anche in luoghi diversi dalle boutique ;)
9) Omogenizzatori, cucinatori, scaldapappe e via dicendo li userete poco. Davvero. Sono belli, spesso utili, ma peccano in praticità.
10) Outlet. Si fanno buoni acquisti, soprattutto se sono gli spacci aziendali.

E voi che regole adottate?

I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto.
Giacomo Leopardi, Zibaldone


martedì 13 novembre 2012

Bambini gentili

Oggi è la giornata mondiale della gentilezza.
Non vado matta per le giornate mondiali in genere, suonano un po' come le feste artificiale tipo San Valentino.
Però una cosa me la sono chiesta: come crescere un bambino gentile?
Naturalmente l'esempio, in casa.
L'uso di perfavore e grazie, sorridere, prendersi cura, ascoltare, condividere.
Sperando che poi tutto questo patrimonio venga portato nel mondo, là fuori, che non sai bene chi incontri.
Io mi ricordo che da bambina ogni tanto protestavo: mamma mi hai insegnato troppo ad essere buona a non dire le bugie, gli altri non fanno così, non si capisce niente.
Mia mamma sorrideva e mi prometteva che vedrai che a fare così poi ci si trova bene. Ancora non ho dimostrato, nei fatti, che lei aveva ragione, c'è da dire che la gentilezza resta un modo per sentirsi a proprio agio in qualunque frangente. Tra l'altro spesso smonta l'aggressività altrui, è una piccola arma pacificatrice.
Per cui sì, mi piacerebbe che Cigolino crescesse gentile.
Siamo sulla buona strada.
Ha imparato a salutare e saluta con molto garbo tutti quanti, anche i manichini dei negozi. Di cui ha paura, non sa bene cosa siano, ma al momento di andare agita la manina e "ciaoooo" con la O lunga.
"sei sicuro di aver salutato bene?" si ferma, ci pensa un secondo si gira e saluta di nuovo.
Ogni tanto azzarda anche un azzzieeee, ma credo sia più per imitazione che per comprensione del concetto di ringraziare.
A volte saluta anche i cartoni animati quando finiscono.
In fondo è meglio salutare una volta in più.
Ma cos'è la gentilezza?
Con le definizioni non sono bravissima, ma direi che prima di tutto è ascolto e cercare di rendere più facile la propria vita (gentilezza verso se stessi), quella degli altri e anche quella del pianeta. Avere cura, ecco, in modo che si riesca a stare tutti meglio. Che poi a dirlo ci riesci anche, mettere in pratica è già cosa diversa.
Pensavo però che per educare Cigolino alle gentilezza potrei evitare di dirgli che là fuori c'è una jungla o anche solo dirgli che se non finisce la pappa viene l'uomo nero a portarselo via, per esempio.
Essere gentili con i bambini è anche un modo per rassicurarli, per farli crescere sereni e con buona autostima. Fa bene anche a noi, che affrontare le cose ben disposti viene anche meglio che farle col muso.
Su Pianetamamma.it ho trovato i 100 modi per essere gentili con i figli.
Vi consiglio di leggerli, qui.
E' un buon vademecum.
Si potrebbero pescare a caso 3 punti al giorno e metterli in pratica, poi scegliere quello che piace di più a tutti.
A me è piaciuto tanto il punto 92: lasciare andare il tuo bisogno di avere sempre ragione.
Perchè io questo bisogno ce l'ho e mi rendo conto che intralcia, che mi chiude e preclude la possibilità di capire meglio.
Anche prova a ballare in cucina con tuo figlio, il punto 41, mi piace e questo sì, lo applichiamo spesso. E cigolino balla, girando in tondo, che poi sbanda, finisce per terra e ride.
Il punto 100 invece è vuoto e: cosa fate voi per essere gentili con il vostro bimbo?
Io ho messo a punto un massaggio ai piedini, quando sono lì a penzoloni dal seggiolone che lo mandano in visibilio :)

Sai quanto pesa la lacrima di un bambino viziato? Meno del vento. Sai quanto pesa la lacrima di un bambino che soffre? Più del mondo.
Gianni Rodari

lunedì 12 novembre 2012

Chi cura mamma e papà?

Sempre più spesso sento parlare di genitori in difficoltà.
Chi incappa nella depressione, chi in ansie spesso ingiustificate, chi ha piccoli crolli nervosi e via dicendo.
E' vita quotidiana e notizie che si leggono sui quotidiani.
Volevo capire, dunque, quali fossero i principali, o i possibili, malesseri nei genitori di bambini piccoli.
La ricerca non mi ha dato praticamente esito.
Ho trovato solo un vecchio studio inglese in cui si riconosce che la depressione, anche solo episodica, ricorre di più nei genitori di bambini da 0 a 12 anni. In questo lasso di tempo, la percentuale più alta si ha nel primo anno di vita, con la depressione post partum (baby blue) che colpisce prevalentemente le mamme, ma non risparmia i padri.
Per il resto, tutto tace, la rete non se ne interessa o io ho posto la domanda sbagliata.
Eppure sarebbe un dato importante capire di cosa soffrono, e perchè soffrono, i genitori.
Pensarli sempre in equilibrio, perfettamente presenti a se stessi e ai propri figli o con una salute (mentale e fisica) di ferro, non è realistico.
Certo, di questi tempi, c'è la spiegazione per tutto: la crisi. Che, va bene, è di per sè causa di molte cose spiacevoli (incertezza, difficoltà economiche, tensione ...), ma rischia di diventare l'unica causa, fra l'altro non governabile, esterna, non risolvibile dal singolo.
Il tappeto sotto cui nascondere la polvere, non importa da dove arrivi.
Abituarsi a non dar retta al proprio malessere, perchè tanto dipende da altro e non possiamo farci niente, non è cosa saggia e neppure pratica: senza ricercare più le cause vere di un eventuale disagio diventa difficile uscirne.
Considerazioni da vecchia zia a parte, però, un dubbio mi viene.
Chi si prende cura di mamma e papà?
Voglio dire, possiamo star qui a parlare di figli, metodi, idee per crescerli al meglio, problemi, dubbi, paure, giochi, arte culinaria e arte in genere, per anni: lo dimostrano i moltissimi mamma-blog artigianali e professionali e tutto ciò che gira intorno al mondo dell'infanzia, dentro e fuori la rete.
Sul versante genitori invece, silenzio.
Genitori è diverso da uomo e donna, presi singolarmente è un'altra cosa.
Genitori spesso si è in due, ma anche quando così non è genitore non è uomo e donna, è Mamma o Papà.
E' diverso. La vita, proprio, è diversa.
Allora ho cercato le associazioni dei genitori. Metti che qualcuno si sia accorto che anche mamma e papà vanno capiti e cresciuti nel modo giusto. Ce ne sono migliaia, ma tutte con l'intento preciso di risolvere un problema dei figli. Che sia la carenza di scuole nel circondario o il disagio giovanile, le associazioni dei genitori lavorano per i figli.
Eppure si dice da tutte le parti che se i genitori stanno bene, i bambini crescono meglio; che a genitori sereni corrispondono figli sereni e così via.
Ma di cosa soffrano i genitori non è dato sapere.
Una cosa tipo: se sei un genitore autoritario sei più incline alla gastrite e alle ossessioni; se sei un genitore permissivo, soffri tendenzialmente di emicrania e ansia; se sei autorevole stai meglio degli altri, ma puoi incorrere più facilmente nella depressione, nei momenti in cui la tua autorevolezza viene messa in discussione.
E poi tutta una serie di consigli pratici su come migliorare il proprio stile, la propria salute e salvare così l'armonia famigliare.
Soffro di sindrome da abbandono, forse? :)


Quando i genitori fanno troppo per i loro figli, i figli non faranno abbastanza per sé stessi.
Elbert Hubbard, (scrittore e filosofo americano) The Notebook, 1927 (postumo).

venerdì 9 novembre 2012

Progetti di pongo

Dicono pioverà, questo fine settimana.
Ma noi ci siamo attrezzati: abbiamo comprato i nostri primi stivali di gomma.
A cigolino sono piaciuti così tanto che ha girato in pigiama e stivali azzurri per tutta la sera. Sembrava uno strano mini-cavaliere, con la felpa a fargli da mantello e lo swiffer da spada.
Per cui dai, comunque vada sarà gioco.
Come domenica scorsa, pioggia a catinelle e GF e lui giù al parchetto a bagnarsi e giocare, con buona pace della signora che passava, dallo sguardo preoccupato.
D'altra parte a lui, a Cigolino, piace proprio stare fuori e meno male che non sa ancora aprire la porta d'ingresso.
Comincia anche a scegliere i suoi amici di gioco: un piccolo cane in peluche, a cui da anche i baci; la scimmia e il delfino di pezza con cui chiacchiera tutte le sere e l'inseparabile coniglietto della nanna, che se non c'è dorme lo stesso, ma se c'è devo dare anche a lui il bacio della buonanotte.
Ci sono poi tutti gli animali da bagno: tartaruga, pesciolino, ranocchietta, stella marina e paperella non possono mancare, devono necessariamente tuffarsi dal bordo della vasca e aiutarlo a sollevare le onde anomale che tanto riempiono di acqua tutta il bagno e fanno felice me.
Partecipiamo anche noi ai suoi giochi, per cui non è raro vedermi conversare con la scimmia o nuotare sul pavimento col delfino. GF poi ha a che fare con tutti gli animali da bagno ed è il re indiscusso dell'acquario.
Giocare con i bambini è molto importante, non solo per la loro autostima, ma proprio per lo sviluppo della creatività e della fantasia.
Il ruolo del genitore, nel gioco, non è quello di guida, ma di compagno. Non siamo noi a dare le regole, ma loro, i bambini, le cose che immaginano.
Vorrei provare, magari già questo fine settimana di pioggia, una pasta da modellare: credo possa piacergli molto.
Usare le mani, dare forme, usare piccoli attrezzi (mattarello, coltello di plastica e via dicendo) sono cose che danno molta soddisfazione. Come i travasi, che vanno benissimo per i bimbi intorno ai due anni: i liquidi hanno un fascino particolare (e il pavimento lo sa).
Ecco.
Chi avrebbe mai immaginato che un giorno i miei piani per il week-end sarebbero stati di pongo?
Buon fine settimana a tutti.

giovedì 8 novembre 2012

Telefono. Azzurro. 114.

Appunto.
Ieri il mio treno mi ha lasciata ad attenderlo per un tempo infinito in una piccola stazione e mi ha portato a casa in tempo per mettere a nanna Cigolino, senza altre cose.
E vabbè.
Non è che ci si possa sempre lamentare.
Anzi. Stamattina ci siamo svegliati ridendo: Cigolino ha trovato una nuova modalità per segnalare che lui è sveglio ed è quindi ora di alzarsi. Bussa contro la parete (le nostre camere confinano). Con decisione, come fosse una cosa normale e di comprovata efficacia. Ci siamo guardati GF e io e, dopo un attimo in cui abbiamo pensato si fosse lanciato dal letto, ci siamo messi a ridere.
Piccolissime cose da bambini, che fanno bene ai grandi.
Come quando la mattina prima di uscire saluta con la manina, ciàà, e se ne va tranquillo verso la sua giornata o quando cerca di imitare lo schiocco che fa il bacio e per provare meglio ti da tantissimi baci bavosi.
Ti dimentichi del treno, delle distanze, della fatica, perchè tutto è pervaso di allegria, colori, macchie ovunque.
Evidentemente non in tutte le case, però, le cose vanno così.
Leggevo ieri che le chiamate al Telefono Azzurro sono più che triplicate negli ultimi 6 anni e che la maggior parte delle richieste di aiuto riguarda i bambini sotto i 10 anni. Sono i dati raccolti dalla linea 114.
Gli SOS, poi, vengono lanciati prima di tutto per abusi di vario genere, poi per difficoltà famigliari, incuria dei genitori, liti violente tra genitori e via dicendo.
Un cattivo dato, una notizia che sarebbe meglio non leggere.
Ma cosa è successo in questi ultimi anni?
La crisi ha reso le famiglie più fragili e più sole, le ha messe in difficoltà economiche che, si sa, sono quelle che poi esasperano gli umori, anzi le vite stesse.
Ed è proprio tra le mura domestiche che si annida il pericolo per i più piccoli: nel 78% dei casi il responsabile di abusi o maltrattamenti è uno dei genitori.
Il nord è più crudele di centro e di sud, ma qui viene il dubbio che a Nord si segnali di più che altrove, dove, in alcuni casi, si preferisce che tutto resti tra le mura domestiche.
Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, racconta di mancanze di strutture e di aiuti concreti e evidenzia come gli episodi di violenza si verifichino di più durante il fine settimana o le vacanze, quando cioè anche le strutture di supporto sono chiuse e la famiglia è sola.
L'articolo che ho letto era su Repubblica e lo trovate qui.
In tanta devastazione è difficile trovare qualcosa di positivo, però un pensiero ieri mi è venuto.
Forse le richieste di aiuto sono aumentate così tanto perchè non si tace più, perchè non si è più disposti a tollerare, a far finta di niente. Forse anche i bambini sono più informati su ciò che è giusto e cosa proprio no.
Allora questo sarebbe positivo, più si sa, meglio si fa.
Mi piacerebbe molto che un volontario di Telefono Azzurro ci raccontasse come vanno le cose.
Se si trovasse a passare di qui, noi ascoltiamo; o se conoscete qualcuno voi...


Chiunque sia sopravvissuto alla propria infanzia possiede abbastanza informazioni sulla vita da bastargli per il resto dei suoi giorni.
Flannery O'ConnorNatura e scopo della narrativa, 1969 (postumo)

martedì 6 novembre 2012

Del lavoro e del tempo.

E' la stagione delle trasferte. Le mie.
Un vortice di treni, auto, gente da incontrare, problemi da risolvere, attese, libri da leggere, ritardi e via dicendo.
Un aspetto del mio lavoro che mi è sempre piaciuto, un po' perchè dà soddisfazione alla parte curiosa di me, un po' perchè lo stare in giro mi fa sempre pensare a tante cose. E' come avere un tempo per sè, in movimento.
Da quando c'è Cigolino, invece, mi piace meno. Non tanto per eventuale tempo sottratto a lui, ma per la qualità del tempo che poi riesco a dedicargli. Perchè sarà l'età, saranno i pensieri in più, sarà che anche quando non lavoro adesso ho più da fare, ma viaggiare mi stanca moltissimo.
Arrivo a casa, la sera, che non ho più un grammo di energia: va da sè che giocare, rotolarsi sul letto, ballare e tutte le cose che di solito faccio con lui, vengono drasticamente ridimensionate. Ecco, è questo.
Contando su doti non ancora comprovate, spiego a Cigolino che è una sera diversa, perchè mamma è stata lontano e , guarda, non riesce neppure a ballare.
Mentre blatero queste cose non mi sento perfettamente a mio agio.
Io opterei, in questi frangenti, per coccole a oltranza, quello stare tranquilli sul divano a guardare cartoni o sentire musica. Cigolino, ovviamente, non è dello stesso avviso per cui finisce che, mentre aspettiamo papà, io sono per terra a fare il cavallo, o lui gira vorticoso per casa con i bastone dello swiffer e io dietro ad evitare che abbatta ciò che trova sulla sua strada.  C'è da dire che ci divertiamo e in parte della stanchezza mi dimentico. Se poi come ieri, dopo una giornata in treno, mi accoglie battendo le mani e venendomi incontro col suo passo già sicuro, della stanchezza, in fondo.
E' che non di solo pargolo vive una famiglia. Anzi. Ci siamo anche GF e io. Se io mi addormento, in realtà svengo, dopocena e non mi riprendo più fino a mattina, anche il tempo per noi rischia di essere molto limitato. Come si fa?
Credo siano questi i dilemmi principali in cui si muove una mamma, qualunque lavoro faccia, che sia viaggiante oppure no.
Il tempo, le energie. La formula magica per fare tutto, bene.
Le cose da fare insieme, che non sono solo quelle che si devono fare, ma anche (soprattutto?) quelle che si desiderano, quelle che servono a non perdere il senso del tutto: singolo, coppia, famiglia.
Penso spesso che il lavoro, tutto, sia tagliato a misura d'uomo, nel senso di maschio. Noi stiamo lì a parlare di quote rosa, di pari opportunità e pari retribuzioni, senza però cercare di cambiare davvero il modo. Ci incanaliamo in ritmi e circostanze che alla lunga pesano, perchè non si trasformano come ci siamo trasformate noi. L'unica soluzione spesso è lasciare il proprio lavoro, proprio perchè troppo rigido per la nuova vita. Ovvio che una soluzione non è: il lavoro successivo assomiglierà al precedente, solo che bisognerà ricominciare da capo. E' il modo di lavorare che andrebbe cambiato.
Ma come? Ci penso. Nei prossimi giorni ho diverse ore di treno a disposizione :)
Voi, che idea avete?



Dio non può essere ovunque: è per questo che ha creato le madri.
Leopold Kompert (gesuita, 1822 -1886)

venerdì 2 novembre 2012

Salvate la mamma (e l'istinto).

Parent - Keith Haring
Accidenti!
A voi non succede mai? Di essere così stanche che tutto sembra troppo.
Io, in questi giorni. Con mutevole espressione del viso: dal sorriso tirato e stampato, alla contrazione dura di tutti i muscoli facciali, che sembra sia sull'orlo di esplodere. In lacrime, in una crisi di nervi, in un grido.
E' ora di salvare la mamma.
Ho pensato molto, in questo periodo, a quanto si raccomanda la cura attenta della neo mamma, quando nasce un bimbo. Trovo sia cosa necessaria.
La cura della mamma, negli anni, invece è cosa giusta.
Neppure da demandare ad altri, come nel post partum, in cui si è in una centrifuga ormonal-umorale che è meglio che ci pensino gli altri a te.
Posati gli ormoni, ripreso l'umore, immersa nel brodino della routine, è la mamma, prima di tutti, che deve pensare a sè. A cosa riesce a fare e cosa no, senza impazzire in sensi di colpa o crivellandosi di domande come "ma sono brava?" "ma faccio abbastanza?" e via dicendo.
Sono stata anche lì a pensare cosa potrebbe servire a rimettermi in sesto, cosa effettivamente posso fare, per togliermi di dosso il senso di stanchezza, vecchiaia e tanto ormai che sento ultimamente.
Ho pensato a shopping compulsivo, ma non sono dell'umore (e questo, care mie, è un segnale preoccupante).
Ho pensato a una giornata alle terme, ma poi lo so che sarei lì, tra le mille bolle blu, a pensare come sta andando a casa.
Ho pensato di prendermi un week-end di vacanza, magari andare al mare, da sola. Ma scherziamo?
Ho pensato.
Poi mi sono fermata a osservare Cigolino.
Se ha sonno va a dormire, non importa che ora sia.
Se ha fame, cena anche alle 18.30 e me lo fa capire battendo una manina sulla pancia dicendo gnam gnam. Poi spinge il seggiolone davanti alla TV.
Se ha voglia di giocare, sta interi minuti a scegliere il gioco che più lo attira.
Se ha bisogno di coccole, mi prende la mano e la guida in carezze, mi abbraccia o rincorre papà per essere preso in braccio.
Se ha voglia di ridere, fa qualcosa che sa per certo farà ridere tutti, lui compreso.
Sembra tutto semplicissimo e lui, Cigolino, con le sue cose facili facili sta bene.
Sa per istinto cosa gli serve.
E io che sono la mamma, perchè non lo so più? E se non lo so, come posso evitare che anche lui tralasci, crescendo, di dare retta al suo istinto?
Ecco. E' questo il pensiero del fine settimana: capire cosa l'istinto suggerisce di fare.
Solo l'istinto, nudo.
Vi avevo avvertito, eh!, che sono stanchissima :)

I bambini sanno qualcosa che la maggior parte della gente ha dimenticato. Keith Haring