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Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Così sono diventata mamma dopo i 40, tanto per fare sempre di testa mia. Come sta andando lo racconto in questo blog :)

giovedì 31 ottobre 2013

Il mondo dei sogni

Dolcetto o scherzetto, voi che fate?
Cigolino sceglierà i diolcetti, non ho dubbi, sta sviluppando una dipendenza da orsetti gommosi. Credo che il pediatra non sarebbe pienamente felice, ma noi non glielo diremo.
Parleremo di ragni, questo sì, che da qualche tempo il GNAGNO, come lo chiama Cigolino, è la personificazione della paura e tutti a correre per casa cercando di scappare e nasconderci.
C'è un gnagno ovunque, anche dentro il cuoricino della mia collana.
Noi siamo spaventevoli e scherzevoli ogni sera, con tanto di torcia sotto le coperte che fa tanto mistero e le ombre strane.
Magari Cigolino ha un indole dark, vai a sapere.
Vi auguro uno spaventevole Halloween e vi lascio il link a foto bellissime.
E' l'idea di una mamma che ha creato, per ogni foto, un mondo fantastico intorno al suo bimbo che dorme.
Un'incursione nel mondo dei sogni, costruendo il circo, il mare, la missione spaziali e tutti i sogni che la mamma immagina faccia il suo bimbo di 3 mesi.
Mi sono piaciute tantissimo.
Buona visione.

Wengenn in Wonderland

mercoledì 30 ottobre 2013

Praticamente perfetta!

Che poi, cosa è imperfetto? (immagine trovata con Google).
C'è un concorso carino in giro, promosso da Kinder.
Il titolo è un invito di quelli che non puoi declinare: Raccontaci la tua imperfezione.
Eeeh caro il signor Kinder, quanto tempo mi dai? ma soprattutto sei messo comodo o vai di fretta?
Va di fretta, mi ha risposto, il racconto lo vuole in 500 caratteri, neanche il tempo di presentarsi per bene insomma.
Vi lascio il link per partecipare: http://www.kinder.it/it/kinder-cereali/raccontaci-la-tua-imperfezione
che lo so che di cose da raccontare ne avete anche voi.
Io non so come farci stare tutto in 500 caratteri, sto valutando una partecipazione a puntate.
Tant'è.
Ho pensato al tema e sforando i 500 caratteri (forse anche i 5000) è venuto fuori che ...

Ciao, io sono quella che di imperfetto ha la perfezione.
E' proprio questo che mi riesce in modo imperfetto e approssimativo: la perfezione.
Dicono non sia di questo mondo, la perfezione, ma a volte credo si riferiscano a me.
Ci provo, uh se ci provo, ma niente. Vivo nella ridente cittadina di GinaTown, anzi regno da tempo sulle altre gine, tutte perfette imperfette come me, ma un po' meno imperfette, per questo sono io l'imperatrice.
Titoli nobiliari a parte mi divido, come molti, tra casa, lavoro e un bellissimo 2enne virgola qualche mese. Di giorno quindi sono mamma, moglie e lavoratrice, mentre la sera sono morta*.
Tutte queste cose potrebbero riuscirmi alla perfezione, soprattutto la mia versione serale, invece no.
Come mamma l'imperfezione è parte del ruolo (io voglio crederlo) e quindi mi giustifico.
La moglie. Sì. Rasenterei anche la perfezione, se non fosse che:
a) chi sa darmi la definizione di moglie perfetta?
b) Non conoscendo la risposta al punto a) come definisco il mio essere perfetta?
c) Non so mai, ma proprio mai, quando è il momento perfetto per presentarmi al consorte in lingerie da momenti selvaggi o calare la pasta per la cena, con confusioni e incomprensioni intuibili.
Lavoratrice. Eh, bisogna dirlo, sono brava nel mio mestiere. Faccio tuuutte le cose a modo, i colleghi mi vogliono bene, mi scoltano, il capo mi stima, la receptionist russa/austera/ungarica mi saluta davvero, non come agli altri a cui grugnisce un qualcosa, e sono perfettamente puntuale in tutto. Rischierei di essere perfetta qui e andare fuori tema, ma tranquilli: la mia imperfezione è che vorrei fare tutt'altro. Ma proprio. Ci penso ogni secondo, coltivo caparbiamente un sogno diverso, faccio prove sparse di attuazione dello stesso, con risultati totalmente imperfetti. Sono l'imperfetta sognatrice, quella che vorrebbe, fortissimamente vorrebbe, saprebbe e anche riuscirebbe, solo che poi proprio non sa come si fa. A realizzare un sogno.
E' chiaro quindi perchè la sera sono morta, no? Ho tentato tutto il giorno di essere una mamma perfetta, una moglie perfetta e una lavoratrice perfetta e nel contempo di realizzare un sogno, sognato in modo imperfetto. La stanchezza.
Da morta desidero solo abbandonarmi sul divano e guardare la tv, sarebbe perfetto, no? Ma niente, L'imperfezione è dietro l'angolo, quello che porta in cucina di solito, dove c'è sempre qualcosa da riordinare, lavare, preparare. Oppure gira in camera da letto dove, per via di imperfezioni che mi sfuggono, sempra sempre sia esplosa una bomba.  Così mi calo nell'ultimo ruolo della giornata, quello della casalinga, per giunta morta perchè è sera. I risultati sono opinabili e mi aspetto, perchè succederà, di ritirare le scarpe in lavastoviglie e mettere i piatti nella scarpiera. Poi, finalmente, arriva il momento di andare a dormire, in un letto imperfetto che il duenne virgola qualche mese ci ha saltato sù fino a paio d'ore prima, ha fatto la sua tenda con le coperte e chiesto a papà di nascondersi anche lui che così io non li vedo.
Penso sarebbe meraviglioso a quel punto leggere, che la cultura sì è spesso perfetta. Inforco gli occhiali, che anche la vista da qualche tempo è imperfetta, e mi addormento con parole di tango (in questo periodo) proprio sulla pancia imperfetta.
Eccomi qua, in tutta la mia imperfezione.
Praticamente perfetta, no?


* Liberamente tratto dal profilo di @La Claudia, twitter.

lunedì 28 ottobre 2013

Il Pantacalzalone.

Una bella domenica, di non sole, ma di temperature che forse in aprile.
Siamo andati tutti a mangiare fuori: gli zii, gli amici, un manipolo di bambini di età sparse.
Mi piacciono i pranzi fuori, anche se poi va a finire che GF e io ci diamo il turno a tavola e con Cigolino.
Lui, Cigolino, ha una tolleranza a tavola pari al massimo a metà dell'attesa media in un ristorante. E' proprio cosa matematica. Per cui non abbiamo ancora iniziato a mangiare che è già ora di giocare, possibilmente fuori.
Dove di solito c'è un parcheggio per auto e niente di interessante.
Ieri invece la fortuna ci ha sorriso e lì fuori c'era un bel parchetto con i giochi e soprattutto con la fontanella.
Non lo scivolo, non l'altalena, ma l'acqua è il gioco preferito di Cigolino. E' proprio un'attrazione, un'affinità elettiva.
E' stato così che nella prima mezz'ora di permanenza, Cigolino aveva i pantaloni fradici.
E' stato così che io ho definitivamente compreso che un cambio, completo, bisogna SEMPRE averlo.
Avevo pensato a tutto: dal pannolino alla crema protettiva, dalla forchetta al succo di frutta preferito. Tutto, tranne i pantaloni.
E vabbè. Faceva caldo. Ho proposto subito di continuare a giocare in mutande, che tanto le gambe mica soffrono, altrimenti i boy scout sarebbero sempre malati.
Ho però, io, una sorella organizzata, che per le sue bimbe (più grandi di Cigolino) aveva portato collant di scorta: ho potuto scegliere così tra uno con i fiorellini e uno con i pois.
Un attimo dopo Cigolino era in calzamaglia e felpa e affrontava impavido un piccolo ponte tibetano.
Le cuginette hanno cominciato a ridere.
Le amiche delle cuginette hanno cominciato a ridere.

E' così che nasce la leggenda del Pantacalzalone, ovvero come trasformare un collant in un vestito magico.
In un parchetto lontano lontano, giocava un piccolo principe bianco e rosso.
Era coraggioso e simpatico, sapeva dell'acqua più di ogni altro e volava in alto con l'altalena.
Sfrecciava veloce sullo scivolo e sapeva arrampicare come nessun altro.
Per queste imprese magnifiche aveva un abbigliamento speciale, quasi magico.
Non i pantaloni, non una tuta, lui vestiva il Pantacalzalone che lo rendeva agile e invincibile.*

Le bambine hanno smesso di ridere e lo guardavano così come si guarda un principe.
Cigolino fiero come si confà a un vero cavaliere.
La giornata salva :)
Purtroppo i collant si smagliano facile, lo sappiamo bene.
Così quando è stata l'ora di tornare a casa, Cigolino aveva più del principe punk, con il suo pantacalzalone a buchi e smagliature.
A casa, quelle calze smagliate non voleva torglierle più e infilare la tutta è stato un po' come rinunciare ai superpoteri.

Ho imparato che è sempre meglio avere un pantalone di scorta, ma anche i collant fanno miracoli; che le cose basta guardarle con occhi diversi e che principi si diventa, anche solo per poche ore :)


* NOTA. Non autorizzo l'uso (comunque venga inteso) del Titolo e del Contenuto di questa storia. La favola del Pantacalzalone, di cui esiste una versione estesa, è "un'opera originale". Per info potete contattarmi al mio indirizzo mail. Grazie. 

venerdì 25 ottobre 2013

La mamma-e-basta.

Cosa si fa quando si ha un pensiero, una preoccupazione, un momento di sconforto, soprattutto se si appartiene al genere femminile? Ma si telefona alla mamma, no?
In primis la mamma, poi si attiva la rete di amiche (se è il caso). Di solito bastano queste due mosse e già la risoluzione del tormento è vicina.
Sì.
Se si ha una mamma normale, cioè una mamma-mamma.
Se invece si è  figlie di mamme-e-basta la questione si complica e solitamente al problema che si ha se ne aggiungono altri, più complessi.
Anzi, non è sbagliato dire che di solito la telefonata a questo genere di mamma peggiora sensibilmente la situazione, con l'unico vantaggio che distoglie completamente l'attenzione dal problema per cui si stava lanciando un SOS.
Se poi la suddetta mamma-e-basta non ha soluzioni, ma solo interpretazioni per il tuo problema, è bene ponderare bene prima di alzare la cornetta del telefono.

Telefonata standard a mia mamma (in assenza di problema).
"Ciao mamma! come stai?"
"Ah ciao, sei tu. Come mai mi chiami?" la sorpresa nella voce.
"Niente, un saluto, state bene?."
"Sì sì certo. Scusa eh, ma sto entrando al cinema, ci sentiamo dopo così ti racconto il film" e poi non la sento per almeno 3 giorni. O sceglie film molto lunghi, o ha i suoi tempi di rielaborazione. Non l'ho mai capito.

Telefonata a mia mamma, con problema.
"Ciao mamma, tutto bene?"
" Sì sì, c'è un bel sole qui"
"Bene. Qui piove. Ah, oggi ..." e qui posso aggiungere il mio problema/pensiero a caso. Dal mi sono andati a male i fagiolini, al sono così stressata che mi sono venute delle bolle blu  e avrò sempre la stessa risposta.
" Eh beh, ma non me lo devi raccontare. Si sente che sei stressata. D'altra parte AVERE FIGLI DOPO I 40 è proprio sbagliato, non ce la si fa, inutile. Eeeh cara mia, coraggio, che vedrai che dopo è peggio".

Ecco.
Questo da quando è nato Cigolino.
La risposta standard prima di lui era "è perchè mangi male, tutte quelle pizzette" e ci tengo proprio a confessare che io non mangio pizzette. Se mai mi faccio una pizza intera, per lo più per cena e sì e no una volta al mese.
In tempi giovanili ogni mio turbamento era da imputare al motorino (??) o al fatto, peraltro opinabile, che non avessi gusto nel vestire.
Sì lo so, sono recidiva. In tutti questi anni non ho imparato dall'esperienza.
Potrei cavarmela con un paio di previsioni del tempo o, volendo essere proprio introspettiva, accennare al libro che sto leggendo. Potrei anche non telefonare, ma qui sì l'esperienza insegna: se non telefono e aspetto che lo faccia lei passano mediamente 10 giorni, poi arriva una telefonata colma di preoccupazione " Ma non ti trovavo più, cosa è successo?"
"Hai provato a chiamarmi? non ho visto la tel ..." la metto sempre alla prova.
"Ma no, non ho provato, no.Ma non ti ho sentita, ero preoccupata" una logica stringente, in effetti.
Ci sono poi telefonate preventive, sue. Di solito di cazziatoni preventivi.
Iniziano sempre con un "Non ti venga in mente di ..." e si riferiscono a intenzioni che io non solo non ho mai espresso, ma proprio non ho mai pensato.
Aaah, la mia mamma.
E' uno spasso.

Love


Se anche voi avete mamme-e-basta, propongo di fondare un club per condividere le esperienze, vedi mai che poi si impara.

mercoledì 23 ottobre 2013

Come una tribù.

Insieme si impara. 
Su Il bambino naturale, sito che mi piace moltissimo e che merita ben più di un'occhiata, ho trovato un articolo che mi ha colpito parecchio.
Un po' perchè racconta cose che penso, anche senza saperlo del tutto, un po' perchè l'ho trovato convincente e anche perchè apre nuove strade di felice convivenza con i bimbi.
L'articolo è lungo, non scorrevolissimo a dire il vero (ma forse, la traduzione ...) e lo trovate qui.
Il titolo dice già tutto del sogno, neppure troppo segreto, di ogni genitore: come educare bambini felici non oppositivi.
Cioè esiste uno stile educativo che elimina i capricci, i no, le piazzate e le frustrazioni genitoriali.
Anche voi state già respirando meglio, vero?
Dunque.
L'articolo è la traduzione di un passo di Jean Liedloff, autrice americana, quella de "il concetto del Continuum", libro must have per ogni genitore (e che io non ho letto, ma provvederò).
Jean racconta della sua esperienza a stretto contatto con la tribù amazzonica degli Yequana e di come loro trattino i loro bambini (e in generale ogni componente della tribù), crescendoli sicuri e sereni.
Non è magia, quanto piuttosto il non essere bambinocentrici.
I bambini della tribù assistono da subito a tutte le attività degli adulti, partecipando da spettatori, imparando attraverso l'osservazione il come si fa. Ai bambini viene data la giusta attenzione, il contatto fisico, l'accudimento senza giudizio o particolare apprensione, ma non diventano il centro e gli adulti continuano a dedicarsi alle loro attività, evitando lo stress dicotomico tra ciò che dovrei/vorrei fare, lo stare con i bambini, l'immolarsi a capricci vari.
Questa l'estrema sintesi.
Mi piace questo modo, lo trovo equilibrato e saggio.
Perchè, e questo non l'avevo mai realizzato pienamente finora, è più interessante per un bambino osservare un adulto che fa, piuttosto che governare a caso un adulto che fa ciò che il bimbo vuole.
Ha senso, ridà a noi genitori autorevolezza, carisma (aahahahahah) e funzione educativa.
Certo si pongono alcuni problemi. Tipo che noi viviamo in una jungla diversa, dove per la maggior parte della giornata stiamo lontani dai nostri cuccioli. Noi, i bambini, non ce li porteremmo mai in ufficio, anche perchè avrebbero ben poco da imparare, poverini.
Il più delle volte, poi, viviamo fuor di tribù, in un isolamento concreto anche se poco evidente, per cui viene a mancare tutta la rete di affetto corale e comune accudimento proprio di clan famigliari o sociali. Così, nella nostra jungla feroce, diventa più difficile essere naturali (buoni) esempi.
Che si fa?
Quello che si può, come sempre.
Lo sforzo maggiore, probabilmente, è ribaltare il punto di vista comune che vuole il bambino il centro di tutto e pensare, invece, a come ruotare tutti nell'orbita comune della vita.
Vuol dire, forse, fare le pulizie di casa insieme (non è istigazione al lavoro minorile eh), la spesa, vedere gli amici, chiacchierare, giocare, cucinare, uscire a passeggio o oziare sul divano, annoiarsi anche.
Vivere, tutti, ognuno con il proprio ruolo e il proprio spazio.
Una piccola tribù che si da da fare.

martedì 22 ottobre 2013

Le piccole paure

E come era previsto i nonni sono passati, veloci come il vento.
L'unico modo di trattenerli un paio d'ore in più è stato mettere le tende del soggiorno.
Che era ora, a un anno dal trasloco.
Io però ho le mie scaramanzie e adesso sono un po' preoccupata.
Per le tende, dico.
Nel tempo ho statisticamenete accertato che quando si appendono le tende, si monta l'ultima mensola o comunque si conclude la questione arredamento è ora di cambiare casa. Così improvvisamente e senza presagi.
Quindi, mentre GF stava eroicamente issato sulla scala a prendere misure, io vagavo per casa cercando di indovinare il prossimo cambiamento. Mi sono rasserenata pensando che ci sono ancora un paio di lavoretti da fare, per cui siamo salvi, al momento :)
Cigolino intanto andava a nascondersi dietro le tende di camera sua, quelle già appese tempo fa, perchè il rumore del trapano gli fa paurissima.
Per tranquillizzarlo, chiacchieravo con lui, anzi con la tenda, che di Cigolino io vedevo solo i piedi, immobili e lui avvolto come un baco.
Mai sottovalutare o sminuire le paure dei bimbi. Prima di tutto perchè sono eventi, quelli spaventosi, che restano impressi a lungo nella loro memoria e se non abbiamo ascoltato e compreso bene all'origine potremmo non capire più che cosa ci stanno raccontando e quando chiedono di essere rassicurati.
Prima del trapano, un paio di settimane fa, Cigolino si è molto spaventato per la lancia ad acqua con cui GF ha lavato l'auto. Forse il rumore e la velocità del getto, vai a capire bene, ma a Cigolino questa cosa ha fatto davvero paura, tanto che quasi ogni sera mi dice "Acqua sulla cacnia (auto) no no no" e noi spieghiamo di nuovo che le auto si lavano con l'acqua forte, che non c'è da avere paura.
Adesso al lavaggio auto ha aggiunto il trapano: indica la tenda e mi chiede se papà fa ancora dei buchi e mentre lo dice va in camera sua a nascondersi.
Piccole cose, che di grandi spaventi non ne abbiamo avuti, fortunatamente.
Piccole cose di cui chiacchierare serenamente, senza prenderlo in giro.
L'altro giorno per strada sentivo una mamma che sgridava in modo esagerato una bimba che si era spaventata per un cagnolino.
La bimba piccola aveva proprio fatto un salto all'indietro e si era messa a piangere.
"Sei proprio stupida a spaventarti così - diceva la mamma nervosa - solo i bimbi sciocchi fanno così, smettila subito" . I capricci si possono smettere subito, la paura no.
Le paure vanno fatte fuori in modo leggero, magari inventando un gioco scacciamostri, salutando tutti i cagnolini per strada, facendo spaventare un rumore forte con uno ancora più forte, giocando al temporale...

Come avete vinto le paure dei vostri bimbi? :)


venerdì 18 ottobre 2013

Mare?


Stamattina Cigolino ha visto lì, posata in un angolo, la borsa che usiamo per andare al mare.
Quella dei teli, dei costumi, della merenda da fare in spiaggia.
L'hanno riportata i miei ieri, che noi in aereo viaggiavamo leggeri quest'estate.
Cigolino l'ha guardata un po', la borsa.
Poi ha guardato me e ha sorriso, confuso e interrogativo.
"Mare" mi ha detto.
"Sì tesoro, è la borsa del mare" si ricorda tutto.
"Mareeeee!!!" ha esclamato e lui, anche in pigiama e con le calze antiscivolo era pronto ad andare in spiaggia.
C'è la borsa, ci sono i nonni, c'è papà e mamma: siamo al mare. Deve aver pensato così.
"No tesoro, oggi non c'è il mare. E' solo la borsa ...".
"Nuuuuu" era davvero dispiaciuto, come solo i bambini.
Abbiamo finito di prepararci, GF e io, per uscire, come ogni mattina.
Quando ci ha visto con le scarpe e pronti a uscire, Cigolino si è rassegnato.
"Lavoro?" ha detto con la sua vocina.
"Sì" mentre gli davo i baci di buona giornata.
Siamo usciti di casa, il sole, un cielo pulito e odore di smog.
Non ce lo siamo detti, GF e io, ma si sentiva che avevamo un gran voglia di tornare a casa, prendere Cigolino, la borsa della spiaggia e andare al mare.

Buon fine settimana :)

mercoledì 16 ottobre 2013

Nonni in arrivo :)

Mi sono piaciuti tanto questi nonni :) li ho trovati su www.rosalbacorallo.it
Ci prepariamo all'arrivo dei nonni.
E' un evento, perchè con la scusa che abitano 250 km più in là (mica dall'altra parte del mondo quindi), ci vediamo poco. A parte il mese che passiamo insieme al mare, durante l'anno le occasioni si contano sulle dita di una mano.
Tant'è.
Diciamo che così è più festa quando ci vediamo, si riducono al minimo le possibilità di scazzo generazionale e anche relazionale.
La preparazione è accuratissima.
Messa in ordine al limite del nevrotico: questo dovrebbe metterci al riparo da piccole frasi, apparentemente innocue, di mia mamma tipo "eh si vede che non hai tempo di stare dietro la casa" che potrebbe voler dire un empatico "non dev'essere facile essere una mamma che lavora", ma che io interpreto sempre come un più realistico "sei sempre stata disordinata".
Pianificazione accurata dei pasti, evitando tutto ciò che non è sano, che è fuori pasto, che non ha forme riconoscibili all'istante:  agli occhi dei miei si trasformano sempre in disordini alimentari e un'eco di "dovresti mangiare meglio" che mi rimbomba nella testa.
Questo giro, con la mia svolta vegana, questo punto dovrebbe essere più semplice, anche se non facile sarà spiegare il perchè e il percome di tale svolta e sostenere con evidenza scientifica che non rischio la vita a mangiare solo le piante.
Open camera: cioè permettere a Cigolino la visione di PeppaPig direttamente dal lettone di mamma e papà, che la Tv diventa dominio incontrastato del nonno, sul monocanale Tg24. Stando equidistanti dalle due TV potremo apprezzare Peppa che legge il Tg o al contrario, il giornalista che salta nelle pozzanghere di fango.
Programmazione accurata di un'uscita, GF e io da soli. L'accuratezza sta nel scegliere tra le decine di cose che tralasciamo perchè non affrontabili con un bambino piccolo, dando la priorità a quelle più urgenti. Quindi la nostra uscita romantica più probabile sarà per preventivi di mobili, tanto per intenderci.
Tecniche di trattenimento contro la volontà. I miei sono così, arrivano e partono dopo un giorno. Va da sè che il piacere di averli di vicino e l'utilità della loro presenza non sono apprezzabili, non c'è proprio un'unità di misura per presenze così brevi. Così, mia sorella e io, cerchiamo sempre di inventare cose irrinunciabili a cui non possono dire di no, per fare in modo che si fermino un giorno in più. Solitamente è un qualcosa che ci rivolta contro: tipo un pranzo tutti insieme, invitando anche amici e semplici conoscenti pur di dare l'impressione di un evento. Si finisce col cucinare per un numero inaffrontabile di persone, cosa che non rilassa nessuno.
Altra tecnica collaudata è coinvolgerli in lavori di casa: tipo scegliere le tende, spostare i mobili, rivedere accuratamente il contenuto di armadi e cassetti, ridisegnando gli spazi.
Quello a loro piace un sacco. Da tempo, per noi, sono i personal interior designer.
Va a finire, però, che GF e io passiamo il fine settimana in auto, da un brico all'altro, dall'Ikea al Leroy Merlin e affini. Poi non è comunque ragionevole ristrutturare casa 3 volte all'anno.
Siamo contenti che arrivino i nonni, molto.
Se si fermassero più a lungo sarebbe addirittura meraviglioso.
Potremmo, invento, andare anche al cinema GF e io; concederci una cenetta o semplicemente farci una passeggiata, quelle cose tipo mano nella mano, senza passeggini da spingere, Cigolino da rincorrere e occhio alla macchina, alla gente e al gradino. Cose di cui i genitori hanno bisogno e che spessissimo sono possibili grazie ai nonni. O assoldando MaryPoppins, come dicevo qualche post fa.
Ah dite che a prescindere dalla distanza i nonni dovrebbero sentirsi contenti di dare una mano e quindi palesarsi più spesso e più a lungo?
Uhm. Sì. Ho sentito parlare di questa cosa. L'ho anche accennata ai due diretti interessati. Mi hanno fatto presente che loro vivono al mare, in clima mite e aria buona e se in coscienza potevo chiedere di passare più tempo a Milano.
Ecco.
In coscienza, no.

venerdì 11 ottobre 2013

Baby shopping

Con un gran temporale, un uragano di vento sibilante e alberi in manifesta difficoltà, ieri sera è arrivato il pieno autunno.
Hanno acceso anche i caloriferi, in anticipo, e stamattina ho cercato nell'armadio la giacca più pesante.
Questo significa che anche per Cigolino è finito il tempo delle scarpe di tela, cioè quelle che abbiamo comprato il mese scorso, che dopo l'estate il piede era più lungo di un numero.
Quello delle scarpe sta diventando un tema esistenziale.
Voglio dire, io che sono gran maestra di shopping calzaturiero, che niente mi da più soddisfazione del possedere un paio di scarpe nuove, resto incerta sulle scarpe da comprare a Cigolino.
Anche GF, che ha tratti in comune con la mia compulsività scarpiera, anche lui resta un attimo perplesso sul da farsi.
Le cose stanno così: se le compri del numero giusto, cioè il numero che lascia un pochino di spazio in punta (un dito) per la loro camminata a piedini piatti, sei certa che passano di misura in un paio di mesi massimo. Se le compri di un numero in più, sono tropop grandi e camminano male. Il fatto è che il piede cresce a sorpresa: oggi compri le scarpe, domani, al max dopodomani, il numero cambia.
Non sai mai quando sarà lo scatto di crescita del piede.
Immagino ci sia la notte dei piedi lunghi.
Il momento preciso in cui , truuuuc, il piedino cresce e addio scarpe del giorno prima.
Abbiamo scarpine messe via praticamente nuove, altre che sono state portate regolarmente a distruzione, un paio invece le ho proprio perse io, ma questa è un'altra storia.
Stiamo diventando anche esperti di outlet scarpe bimbo, che se proprio devono durare poco meglio non spendere un patrimonio.
Tutto un altro tema, invece, è quello dei vestiti. Quelli durano molto più a lungo delle scarpe, ce ne sono di tutti i prezzi, prenderli un pochino più grandi non compromette nulla e puoi sperare di portare capi addirittura da un anno all'altro.
Così, anche per i bambini under 3, ti ritrovi a fare ragionamenti di capi-spalla su cui investire un po' di più e di cose da far fuori su è giù nelle pozzanghere di fango.
Una cosa che mi piace e che trovo utile anche per Cigolino è far scegliere a lui, sia le scarpe che i vestiti.
Abbiamo notato che ha un suo gusto già definito e che se una cosa non gli piace protesta moltissimo prima di metterla.
Per le scarpe la scelta è semplice: di solito ne adocchia un paio di una decina di numeri più grandi, insiste per provare proprio quelle, prova a camminare e dopo 3 passi inciampa. Allora scende a più miti consigli e ci permette di scegliere almeno la misura giusta, dopodichè fa prove di corsa, di camminata più lenta e perfino di salti. Se ride contento ok il paio è giusto, altrimenti si ricomincia da capo.
Ai vestiti è più indifferente, l'importante che siano blu.
Chi ha bimbi maschi sa poi che non è particolarmente vario lo shopping che si può fare.
Anzi, ho conosciuto mamme frustrate.
Perchè diciamocelo, in qualunque negozio per bambini la situazione è questa: 3 pareti e mezza, per un totale di 500 metri lineari, di vestiti per bambine, e un paio di metri al massimo dedicati ai maschietti.
In questi due metri poi convivono l'uomo ragno, superman e le tartarughe Ninja, che se stai cercando solo un paio di jeans e una maglietta tinta unita diventa un'impresa da cercatori d'oro.

Voi che ne fate degli abiti e scarpe passati di misura?
Li regalate ad amici o avete qualche associazione/parrocchia/altra soluzione?

martedì 8 ottobre 2013

Stropicciata.

Ho fatto una piega :) 
E così i miei ragazzi partono, da soli.
Senza di me, insomma.
Ieri GF ha comprato i biglietti e a novembre andranno a trovare la nonna, che vediamo poco che è lontana.
Loro due, in aereo, lontani da me per una settimana.
Quando ho visto i biglietti è stato come, per una frazione di secondo, essere risucchiata in un buco nero, una centrifuga enorme.
E se poi sente la mia mancanza, se non sta bene, se succede, se non dorme, non mangia, se i pericoli, se non ha le sue cose, il letto, il coniglietto, profumi di casa, le cocche, il succo e perfino la cacnia.
Tutto in un attimo, un'ondata di nostalgia, preoccupazione, panico quasi, una vertigine, un battito più forte del cuore. Un attimo, davvero.
Ho respirato a fondo, sorriso e l'attimo è passato.
Però è da ieri che ci penso.
Sarà la nostra prima vera separazione.
Sarà la prima volta che, per più di un giorno, non ci sarò per metterlo a nanna o a fare le coccole al mattino, a litigare davanti alla pappa o a fare il cavallo sdraiata per terra.
Sono sicura che con papà, e la nonna, starà benissimo, ma bene proprio. Eppure il pensiero che possa avere nostalgia mi intristisce.
Sono altrettanto certa poi che GF se la caverà benissimo, ci sa proprio fare lui.
Eppure fin qui avevo creduto di essere una mamma immune dalla sindrome da distacco, di essere, in qualità di mamma tardona, abbastanza matura da non fare una piega.
Di pieghe ne ho fatte, è da ieri che mi sento un po' stropicciata.
Io esagero, probabilmente, ma credo sia un'esperienza importante per tutti.
Per loro, insieme, che il viaggio, a qualunque età, è anche un viaggio interiore.
Per GF, che una settimana da papà full immersion è comunque un'esperienza.
Per Cigolino, che una settimana senza mamma va provata per capire bene cos'è.
Per me, che una settimana senza Cigolino e GF, va provata per capire bene cos'è.
E' una storia nuova.
Su un foglio momentaneamente stropicciato.

Quale è stato il vostro primo distacco e com'è andata? 

venerdì 4 ottobre 2013

I capricci. Miei.

Almeno augurarvi un buon fine settimana, che scrivere pare un'utopia in questo periodo.
Le cose sono due: o sto correndo effettivamente di più o sono invecchiata e corro meno velocemente, così il tempo sembra davvero non bastare mai.
Comunque.
In casa Cigolino tutto procede bene.
Nonostante me, voglio aggiungere.
Che probabilmente c'ho le paturnie da pre meno pausa o i magoni d'autunno, fatto sta che non sono presente come vorrei e come il ruolo richiederebbe.
Anzichè coccolare, vorrei essere coccolata: vorrei, in questo periodo essere io la bambina, fare anche i capricci, dire quei no che a Cigolino vengono tanto bene, piazzare lì due lacrimoni al momento giusto e aspettare che gli altri accorrano in mio soccorso, tranquillizzandomi e, a volte, dandomela pure vinta.
Ecco.
Giusto per dirvi come sono messa.
Cosa sia bene fare in questi casi, ancora non lo so. Appena lo capisco ve lo racconto.

A voi è mai capitato di sentire il bisogno di fare i capricci? Dopo i 3 anni, intendo :)
Buon fine settimana

martedì 1 ottobre 2013

Oppure Mary Poppins

Datemi una Mary Poppins :) 
Sono giorni di molte riunioni, in ufficio.
Ci sono nuovi colleghi, per via di un'acquisizione che ci tiene tutti con il fiato sospeso, almeno a fasi alterne.
Sono giorni di molte mamme, con altrettanti telefoni, agende, liste di to do da dettare al telefono, cene preparate la mattina presto, per lasciare pronto, che poi la sera si fa tardi.
Ognuna dentro la propria corsa, chiusa dentro un talleur o un abitino, in bilico sul tacco o a passo svelto in ballerine colorate.
Ognuna con un orecchio al telefono, l'altro alla riunione, su pagine divise tra appuntamenti e orari di asili, scuole, attività sportive.
Su quei fogli, dentro quei telefoni, in quelle frasi dette in fretta perchè il tempo è quello che è, si muove un mondo. Fatto di mariti, compagni, nonni, babysitter, tutti a fare la loro parte, tutti a sbriciolare il proprio tempo e moltiplicarlo, per rendere possibile l'impresa (apparentemente) impossibile: crescere un figlio.
Si parla tanto, ultimamente di work life balance, e curiosamente se ne parla solo riferito alle mamme, come se comunque si dia per scontato che l'accudimento sia un problema loro, come se le donne, e le donne soltanto, avessero i superpoteri per fare tutto.
Mi guardo in giro in questi giorni, anch'io con il mio telefono, la mia agenda e la gonna a tubo tanto bon ton, e penso: non è giusto.
Non lo penso con rabbia, anzi, ci penso in modo costruttivo.
Penso alle soluzioni possibili.
Il miglior wlb sarebbe avere tutti una governante: quelle persone, fidatissime, di casa che pensano ai bambini e alla casa.
Soluzione troppo costosa, oggi, e che non prevede nessun tipo di agevolazione. Tipo: l'azienda dove lavoro prevede un contributo in soldi per l'asilo nido, ma non per la babysitter, anche se regolarmente sotto contratto; le detrazioni per i contributi versati alla babysitter non sono poi così significativi e via dicendo. Eppure, spesso, la tata è davvero l'unica soluzione: i nido, le materne, hanno orari poco compatibili con quelli d'ufficio, come abbiamo spesso detto.
Allora facciamo che un genitore, non necessariamente la mamma, sta a casa. Dai, sarebbe davvero una svolta. Anzi, fanno a turno. Un anno uno e un anno l'altro, una cosa così.
Solo che, in media, con un solo stipendio non vivi. E' la modernità, ragazze, che la generazione prima della nostra, cioè quella dei nostri genitori, ci stava dentro eccome. Poi, a un certo punto, lo stipendio si è sganciato dalla vita reale ed è andata come va. Deriva. Ansia collettiva da fine mese, nonni che riprendono a fare i genitori, genitori che ritornano figli, figli che tra le prime parole dicono "Lavoro".
Quando faccio tardi, Cigolino me lo chiede: "Per il lavoro?" e se rispondo sempre sì, con un gran sorriso, dentro a me dispiace, tra me e me temo che nei suoi pensieri di bambino immagini che mamma e papà vogliano più bene al lavoro che a lui. Non è, intendiamoci, senso di colpa, che, come dico sempre, non è utile farsi una colpa per ciò che è inevitabile. E' piuttosto la consapevolezza che non è giusto, che una soluzione, poco dispendiosa, una cosa Win-Win (che fa vincere tutti, azienda e lavoratori) c'è senz'altro.
Mi vengono allora in mente i molti articoli, soprattutto in questo periodo, dedicati alle mamme imprenditrici, quelle che per seguire i figli si sono reinventate in un altro lavoro.
Due considerazioni:
Quanti di questi lavori sono veri? Cioè ti mantengono, pagano le bollette, generano magari risparmio e hanno quindi un valore economico utile alla famiglia e alla stessa mamma.
Quanti di questi lavori hanno potuto prescindere da una solidità/disponibilità economica già presente in famiglia? Ogni attività richiede un investimento e non sempre si ha la disponibilità e la propensione al rischio.
L'unica via che vedo è lavorare insieme, con le aziende e se si è liberi professionisti lavorare su se stessi per trovare equilibri diversi. Lavorare sul tempo, per renderlo più armonico al resto che, incredibilmente, richiede a sua volta tempo e passione.
L'altro giorno mammafelice ha scritto un bel post sulla fatica mentale di essere madre, che passa dall'accudimento fisico a quello emotivo dei bimbi, che è anche più delicato e sicuramente impegnativo. Ecco, gran parte della mia fatica mentale di mamma è quel continuo immaginare soluzioni, quella volontà costante di far quadrare i conti emotivi, economici, lavorativi, personali ecc.affinchè il mio lavoro, o quello di GF, non sia un "problema" di Cigolino.
Tempo, ci vuole tempo.
Oppure Mary Poppins.