Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

mercoledì 23 ottobre 2013

Come una tribù.

Insieme si impara. 
Su Il bambino naturale, sito che mi piace moltissimo e che merita ben più di un'occhiata, ho trovato un articolo che mi ha colpito parecchio.
Un po' perchè racconta cose che penso, anche senza saperlo del tutto, un po' perchè l'ho trovato convincente e anche perchè apre nuove strade di felice convivenza con i bimbi.
L'articolo è lungo, non scorrevolissimo a dire il vero (ma forse, la traduzione ...) e lo trovate qui.
Il titolo dice già tutto del sogno, neppure troppo segreto, di ogni genitore: come educare bambini felici non oppositivi.
Cioè esiste uno stile educativo che elimina i capricci, i no, le piazzate e le frustrazioni genitoriali.
Anche voi state già respirando meglio, vero?
Dunque.
L'articolo è la traduzione di un passo di Jean Liedloff, autrice americana, quella de "il concetto del Continuum", libro must have per ogni genitore (e che io non ho letto, ma provvederò).
Jean racconta della sua esperienza a stretto contatto con la tribù amazzonica degli Yequana e di come loro trattino i loro bambini (e in generale ogni componente della tribù), crescendoli sicuri e sereni.
Non è magia, quanto piuttosto il non essere bambinocentrici.
I bambini della tribù assistono da subito a tutte le attività degli adulti, partecipando da spettatori, imparando attraverso l'osservazione il come si fa. Ai bambini viene data la giusta attenzione, il contatto fisico, l'accudimento senza giudizio o particolare apprensione, ma non diventano il centro e gli adulti continuano a dedicarsi alle loro attività, evitando lo stress dicotomico tra ciò che dovrei/vorrei fare, lo stare con i bambini, l'immolarsi a capricci vari.
Questa l'estrema sintesi.
Mi piace questo modo, lo trovo equilibrato e saggio.
Perchè, e questo non l'avevo mai realizzato pienamente finora, è più interessante per un bambino osservare un adulto che fa, piuttosto che governare a caso un adulto che fa ciò che il bimbo vuole.
Ha senso, ridà a noi genitori autorevolezza, carisma (aahahahahah) e funzione educativa.
Certo si pongono alcuni problemi. Tipo che noi viviamo in una jungla diversa, dove per la maggior parte della giornata stiamo lontani dai nostri cuccioli. Noi, i bambini, non ce li porteremmo mai in ufficio, anche perchè avrebbero ben poco da imparare, poverini.
Il più delle volte, poi, viviamo fuor di tribù, in un isolamento concreto anche se poco evidente, per cui viene a mancare tutta la rete di affetto corale e comune accudimento proprio di clan famigliari o sociali. Così, nella nostra jungla feroce, diventa più difficile essere naturali (buoni) esempi.
Che si fa?
Quello che si può, come sempre.
Lo sforzo maggiore, probabilmente, è ribaltare il punto di vista comune che vuole il bambino il centro di tutto e pensare, invece, a come ruotare tutti nell'orbita comune della vita.
Vuol dire, forse, fare le pulizie di casa insieme (non è istigazione al lavoro minorile eh), la spesa, vedere gli amici, chiacchierare, giocare, cucinare, uscire a passeggio o oziare sul divano, annoiarsi anche.
Vivere, tutti, ognuno con il proprio ruolo e il proprio spazio.
Una piccola tribù che si da da fare.

2 commenti:

  1. Potrebbe essere che abbiano ragione. Da queste parti non mi pare affatto che siano bambinocentrici, anche se hanno mediamente tre figli a famiglia e non vedi quasi mai sceneggiate agghiaccianti e capricci spaventevoli. Non sembrano né apprensivi né preoccupati, d'altra parte l'ambiente urbano è decisamente più accogliente che in Italia. E quando frignano se li filano assai poco...Lo studio continua :-)

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  2. Sto facendo piccoli esperimenti, tipo dargli meno retta quando frigna. Pare funzioni ;)

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