Pagine

Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Così sono diventata mamma dopo i 40, tanto per fare sempre di testa mia. Come sta andando lo racconto in questo blog :)

lunedì 26 giugno 2017

I muri di fuoco non vinceranno (prova tecnica)

Dura la vita della blogger a tempo perso, come me.
A casa non un attimo di raccogliemento, in ufficio firewall così alti e invalicabili che da tanta parte dell'ultimo blog il guardo escludono.
Ma sedendo e mirando le impostazioni di blogger, io nel pensier mi fingo di poter postare via mail e per poco il cuor non si spaura.
Così tra questa possibilità si annega il pensier mio
Che se ho trovato la soluzione, non dovrò chiudere baracca e bambini.
E il naufragar mi è dolce in questo mare di possibilità che avevo così ignorato, ignorante io.


Sa sa sa ... 123 ... prova tecnica di post via mail :D 

I compiti delle vacanze


I maestri sono stati buonissimi, comprensivi.
Cig non ha molti compiti e non è stato necessario comprare il famigerato libro per le vacanze.
Finiamo i libri usati a scuola durante l’anno; ci hanno raccomandato di fare esercizio nella scrittura e di leggere un libro, uno tutto intero, a scelta.
Non l’abbiamo ancora trovato il libro giusto per noi: o è scritto troppo piccolo, o ha poche figure, o è troppo lungo, o la storia non va bene, o è da femmine. Roba da mandare in crisi l’intera editoria per l’infanzia.
Credo gliene scriverò uno io, facciamo prima.
Abbiamo iniziato a fare qualche paginetta: la negoziazione che precede l’inizio dei compiti è estenuante.
Li faccio solo fino a qui
di questa pagina faccio solo questo
Meglio non farne troppi, che poi li finisco troppo in fretta
Scrivo solo maiuscolo
Io li faccio, ma tu leggi cosa c’è da fare
Non credo sopravviverò
Tra i compiti assegnati quello che mi piace di più, però, sta tutto in un quaderno azzurro. 
La prima pagina è un disegno da colorare, tutte le altre pagine sono bianche, intonse.
E’ il diario delle vacanze, pagine su cui scrivere ciò che farà, vedrà, penserà. Che per un bambino di prima elementare è davvero tanta roba.
E’ un esercizio importante, per organizzare il pensiero, dare una struttura a ciò che è passato durante il giorno, fissare un piccolo ricordo, terminare la mamma.
Sarà il quaderno su cui riprenderanno le lezioni a settembre, il punto di partenza per la seconda elementare.
 Per dire che non possiamo proprio lasciarlo bianco e intonso.
Cig sbuffa solo a guardarlo, quel quaderno.  Invece è prezioso e spero lo capirà.
E’ anche un luogo dove incollare foto, ritagli, biglietti, magari piccole conchiglie che i pensieri sono fatti anche di cose da tenere lì.
“Vabbè – protesta in questi giorni – ma se non siamo in vacanza cosa scrivo?”
Muah Cig, magari un pensiero, qualcosa che ti è piaciuto o magari non ti è piaciuto per niente”
“Tipo le verdure e posso scrivere che mi fanno schifo?”
“Tipo”
Sarà un gran diario, me lo sento.
Sarà anche la prima e ultima volta che potrò leggere un suo diario, mi sa. 



giovedì 15 giugno 2017

Giovane di lungocorso is the new tardona

Pizzata di classe: rito di passaggio dall’anno scolastico appena concluso alle vacanze, atto a verificare l’esistenza in vita di almeno un genitore. Pone basi certe di futuri pettegolezzi.  Anomalie di sistema: a volte nascono amicizie.

E’ con orgoglio e parecchio sollievo che vi comunico di essere sopravvissuta alla prima pizzata di classe.
Bene, ma non benissimo. Della lunga tavolata di mamme e qualche raro papà ero la più attempata, cosa che la primipara tardona deve sempre mettere in conto, ma che non riuscirà mai a digerire del tutto. Ero circondata da gente dell’80 in poi, gente che ha conosciuto i Duran Duran  perché li ascoltavano i genitori, tanto per intenderci. La tenerezza, proprio.
Comunque, non perdersi d’animo e iniziare a chiacchierare è l’unica tecnica di sopravvivenza che mi sento di consigliare. L’alternativa è abbandonare il pargolo ad altra mamma, giovane, e tornare a prenderlo più tardi (cosa che sono stata tentatissima di fare).
Chiacchierando si scoprono cose interessantissime, per cui, in generale, vale la pena restare.
Scopriamo, per esempio, che gioventù è una competenza e non un dato anagrafico. Cioè anagraficamente è giovane chi ancora non subisce la forza di gravità, non ha rughe o altri cedimenti.  Non è detto però che sia giovane davvero.  Nessun timore nel tirare acqua al nostro mulino, le mamme tardone sono spesso più giovani, perché di gioventù hanno un’esperienza più lunga e significativa.
Se abbiamo competenza in gioventù non importa il dato anagrafico, davvero. 
Siamo geek. Parliamo di blog, di social, di nuovi media o di qualunque altra cosa ci appassioni davvero, anche non strettamente tecnologica.  Il termine geek decreta sempre una prima, fondamentale, scrematura tra chi ha capito e chi no. Chi no vi guarderà con sospetto, un po’ come vostra mamma, capito?
Solo io ho bevuto birra ieri sera, le altre dicevano che faceva caldo, meglio l’acqua. Neanche mia nonna. Per dire.
Sorridiamo con dolcezza ai bambini che ci chiedono quanti anni abbiamo, ma non troppo dolcemente: deve essere a loro perfettamente chiaro che se ce lo chiederanno di nuovo non rispondiamo, né alla domanda, né delle nostre azioni
Abbiamo almeno un tatoo o/e un piercing, altrimenti di cosa stiamo parlando
Ci mimetizziamocondividiamo, ridiamo e non diamo lezioni di storia. Siamo perfettamente contemporanee, se non per quel fastidioso dettaglio che per chattare dobbiamo infilarci gli occhiali e un pochino gli occhi li strizziamo lo stesso.
Non sorridiamo mai e poi mai all’aggettivo “giovanile”, se mai sibiliamo un “tua sorella” appena udibile, ma che resta impresso come un messaggio subliminale.
Non ostentiamo. Niente. Né le rughe faticosamente guadagnate, né i corpi che se sono in forma ci costano un occhio in palestra, lacrime, sudore e creme, e se non lo sono ci costano comunque momenti di profondo disappunto; né (orrore!) loghi da fashion victim.
Ci vestiamo come ci si deve vestire, l’esperienza ci ha insegnato, per esempio, che la pizzata di classe è una prova fisicaAnche se è la prima a cui partecipiamo, lo sappiamo.
Guarderemo più divertite che intenerite la giovanissima mamma in tacco 15, minigonna e due bambini. A fine serata quella stanca sarà lei, mica noi, nonostante i 20 anni che ci separano.
Siamo pratiche e ciniche quanto basta. 
Siamo competenti in gioventù, perché siamo giovani da tanto tempo.





martedì 13 giugno 2017

Cinque cose irrinunciabili per l'estate (6/8 anni version)



Dai, ormai ci siamo.

Scuole chiuse, caldo, vacanze che prima o poi arrivano, pensieri già al mare o in montagna.

E’ stato un anno impegnativo, immagino per tutti.

Ho dovuto tralasciare diverse cose, il lavoro ha richiesto più energia e Cig più tempo (i compiti!), tanto che ieri sera, cioè un lunedì qualunque di giugno mi sono messa a pensare a buoni propositi che neanche a capodanno, per dire quant’è necessario riprendere il filo, il respiro regolare.

Tra un buon proposito e l’altro ho anche fatto il punto sulle 5 cose irrinunciabili per i 6enni di quest’estate.
1) La maschera Subea di Decathlon e Il suo sistema easybreath . L’avessi avuta io da bambina, mia madre sarebbe ancora adesso sulla riva a sbracciarsi per farmi uscire dall’acqua o, conoscendola, mi avrebbe abbandonata anni fa e oggi racconterebbe che un tempo aveva una figlia che adesso è una sirena. Mai più senza, utilissima per vincere la paura di “andare sotto”.
2) Spinner. Fidget. Quei cosi che girano, insomma. Perfettamente inutili, esattamente come i nostri yo-yo. Il vantaggio qui è che non ci sono cordini con cui impiccarsi, che le rotazioni avvengono all’interno dello spazio vitale dell’utilizzatore, non ci sono lanci assassini. Ne avevo uno in legno massello che amavo far roteare nello spazio, cosa che è costata la vita a un vaso, un bernoccolo a mia sorella, una raffica di giorni di punizione a me. Lo spinner te lo spinni tra e te. La parte sociale è scambiarli con gli amici, cronometrare i tempi di rotazione, disporli per colore, contarli … Cose assolutamente inutili, appunto.
3) La musica. Ogni anno prepariamo la nostra compilation estiva. Fino a due anni fa sceglievamo GF e io, nell’illusione di contribuire all’educazione musicale di Cig. Ora non è più possibile. Pensatemi tra Rovazzi e Gabbani, mentre con i finestrini giù cantiamo a squarciagola. Addio.
4) Gavettoni, fornitura villaggio vacanza; pistole ad acqua, fornitura sbarco in Normandia. L’acqua e l’estate sono inscindibili nell’immaginario bambinesco: se è estate puoi inzupparti, se ti inzuppi è sicuro che è estate. Se avete l’apposito parchetto, almeno un amico/a a disposizione armate i vostri bambini e allontanatevi. Tornate a fine pomeriggio con merenda e accappatoi
5) Nuove cose da imparare, ma in modalità gamification. Vi ricordate quando abbiamo aspettato l’estate per lo spannolamento, togliere il ciuccio, usare il cucchiaio non solo come fionda? In fondo aspettare l’estate per aggiungere nuove abilità è buona cosa. Visto che adesso sono grandi possiamo cambiare leggermente metodo, puntando a coinvolgere i bambini a provare più divertimento nelle attività quotidiane attraverso il gioco. Un punto per ogni pezzo di corpo lavato come si deve; un altro per ogni indumento infilato nel modo giusto; 1000 punti se si finisci i compiti delle vacanze … Naturalmente se ci sono i punti ci devono essere anche i livelli, le ricompense, distintivi (gagliardetto delle mutande non al contrario, per esempio) e i doni.

Magari uno spinner :D

venerdì 26 maggio 2017

A scuola a 5 anni? Solo se siete pronti voi


Cig sta finendo il suo primo anno di scuola.
E' andato a scuola presto, è un bimbo di fine marzo che ha iniziato la scuola nei 5 anni e mezzo di settembre.
Anticipatario, tecnicamente.
Iniziare la scuola prima dei 6 anni è sconsigliatissimo, da tutti. 
A inizio anno scolastico, diciamo i primi due mesi, questi tutti che sconsigliano avevano ragione.
Cig non l'ha presa benissimo.
Non protestava, ma aveva un'ansia profonda che a me dispiaceva tanto e che mi ha provocato un lungo momento di senso di colpa.
Non era questione di abilità, tipo saper tenere bene una matita, colorare nei margini e riconoscere le lettere. Il punto cruciale della scuola è stare fermi, seduti, per molto tempo, stare attenti perchè una distrazione può costare la comprensione di un'intera giornata.
A lui questa cosa del banco, delle ore lunghe, pesava molto.
Mettiamoci pure che il suo migliore amico era in un'altra classe e con nuovi migliori amici; che la maestra che gli piaceva molto è stata con loro un mese e poi è stata cambiata (questione di supplenze che capisco poco); che detesta colorare, che ognuno è fatto a modo suo.
L'abbiamo molto sostenuto e incoraggiato in quel periodo, abbiamo lavorato sull'autostima, sull'equilibrio, sul prendere le cose con serenità.
Se non ci ha mandato a quel paese è solo perchè ancora non lo sa fare, ne sono certa.
Poi però è successo qualcosa, qualcosa che non so e non sapremo. Come un incantesimo.
La prima elementare sta finendo e il bambino che abbiamo accompagnato a settembre è cresciuto molto, ha preso il suo passo e viaggia spedito. Ha colmato il gap con un anno di anticipo, dicono i maestri.
Se un po' lo conosco a quel gap ha sparato con il nerf, quel coso a forma di fucile con proiettili di gomma che di solito spiana contro di me e corro nascondermi dietro il divano improvvisando barricate e giù a ridere.
Cig ha quello spirito lì, da battaglia. Non è competitivo, è determinato e ci tiene a sottolineare, solitamente quando corre in mutande in giro per casa, che lui è un superfigo.
Ok, forse la questione autostima ci è un po' sfuggita di mano.

Se state pensando di fare dei vostri bimbi degli anticipatari o meno, pensando e ripensando a quella pre-iscrizione che avete fatto a inizio anno, ho solo un consiglio da dare: chiedete al bambino. Siate molto chiari su ciò che l'aspetta, che non sarà facile come giocare e che richiederà molto impegno. Ascoltate la risposta, ascoltatela davvero.
E' vero che poi siamo noi a decidere, ma non sottovalutiamoli troppo.
Ogni bambino ha diritto di dire la sua e di essere ascoltato.
Cig me l'aveva detto che voleva andare a scuola, basta asilo, e non ha mai cambiato idea, neppure nel primo periodo difficile.
Mi sono fidata di lui.
E di noi.Che poi, a essere sinceri, dobbiamo sentirci pronti noi. I compiti possono minare profondamente il nostro equilibrio mentale e perfino le convinzioni più profonde; dovremo rivedere completamente la scala dei valori più o meno intorno al cinquantesimo temperino da comprare; scopriremo il superpotere delle matite, che è scomparire; gli origami complessi delle orecchie dei quaderni; il lato oscuro della gomma che evidentemente cancella in clandestinità, perchè non si troverà mai; i righelli che si smaterializzano per rimaterializzarsi in altre classi, se non addirittura scuole; il mistero profondo delle forbici che tagliano e guarda, tagliano anche i pantaloni i capelli e perfino gli astucci nuovi.
Ecco, se vi sentite pronti voi a essere anticipatari, vedrete che andrà tutto benissimo :)



mercoledì 24 maggio 2017

6 passi di facilità

Vi capita mai di avere la netta sensazione che un po’ tutto vi stia sfuggendo di mano?
Il lavoro vi travolge, la famiglia vi sommerge e tutto il resto vi rincorre.
Solitamente in questo periodo dell’anno io mi sento così, è una cosa tipica da primavera inoltrata per me, quando l’estate è praticamente qui, ma le vacanze proprio no.
Quest’anno poi mi sento sul ciglio della fine del mondo, costantemente in bilico, che signora mia alla mia età non fa davvero bene.
Comunque sia, ragionavo ultimamente sul fatto che se Cig e i seienni modificano il passo nei cambiamenti, sono le mamme a cambiare più velocemente, rischiando di perdere l’orientamento.
Per evitare di perdersi nella selva oscura, di incrociare caronte, finire nel girone delle mamme dannate, bisogna correre ai ripari.
Ho quindi ideato un corso velocissimo di remise en forme, molto più efficace di qualunque dieta prova costume, della mindfulness e cose così.
Si chiama 6 passi di facilità, 6 punti felicissimi per uscire dal caos, soprattutto da quello emotivo.
1- Imponetevi di avere un’ora al giorno (minimo) tutta per voi. Non importa a quale orario, ma che sia tutta vostra e che sia tutti i giorni. Se vi sembra impossibile, avete ragione. Considerate però che alzarsi prima la mattina, per esempio, vi da un grandissimo vantaggio. 
2- Ripristinate la routine per i bambini. Ricordate come eravamo bravissime nel loro primo anno di vita? Ogni cosa aveva un orario e un tempo, più o meno insomma. La routine ci ha salvato la vita, ci ha permesso di dormire e perfino di fare la doccia. Poi i bambini crescono, le abitudini cambiano, un po’ ci stufiamo ed è un attimo ritrovarsi nel caos. Un recente studio ha evidenziato che mettere a dormire i bambini presto ha grandi benefici per loro e per i genitori, per esempio. Nanna alle 21 sarà dunque il nuovo mantra. Se non riuscite proprio a mettere a letto loro, andate a dormire voi a quell’ora
3- Avete un hobby, una passione che avete tralasciato perché il lavoro, gli impegni, la famiglia e la lavatrice? Riconquistate ciò che vi piace. Ogni cosa può aspettare, tranne ciò che ci fa felici.
4- Muovetevi, per il solo gusto di farlo. Non è quindi la corsa verso l’ufficio, lo slalom al supermercato e neppure la lapdance intorno al tubo dell’aspirapolvere. E’ muoversi nel ritmo che amate, che sia runningswimmingwalkingcazzegging, l’importante è muoversi, anche, e soprattutto, mentalmente.
5- Non rinunciate. All’uscita con le amiche, allo sport, allo shopping, alla manicure e a tutta la santa pace di cui sentite il bisogno. 
6- Una nuova abitudine, che via piaccia tanto, ogni mese. Provate, cambiate, sperimentate. Ogni novità ha bisogno di circa 30 giorni per diventare abitudine. Una cosa nuova al mese sarà la nostra stairway to heaven.
Funziona, credetemi. 
Non è neanche necessario seguire un ordine preciso e si può attivare un punto alla volta o tutti insieme. O aggiungerne di nuovi (che poi mi dite eh)

mercoledì 10 maggio 2017

Reinventarsi

Una delle parole che ho sentito più spesso associare alla mammitàè: reinventarsi.
Seconda, forse, solo a nonsaràpiùcomeprima, che sì è una parola unica perché viene sibilata in un solo sospiro.
Reinventarsi.
Una vita, un giro vita, una vita di coppia, un mestiere.
Sulle prime tre non c’è niente da fare, necessitano abnegazione, motivazione, profondo spirito di sacrificio (miriferisco in particolare al giro vita). Cose impossibili nei primi anni di vita dei pargoli, e so che molte hanno optato per un incrocio di dita, un giorno per giorno al grido selvaggio di only the brave.
Sul mestiere si può fare molto, dicono. Lo dicono davvero in molti, per cui deve essere vero. 
In questo caso sarei assolutamente disposta al’abnegazione, sacrificio e perfino concentrazione e dedizione, se solo capissi bene ciò che dicono, se solo avessi il tempo di decidere cosa voglio fare da grande, di sviluppare un progetto, di renderlo sostenibile e redditizio nel tempo, di pianificare, di studiare, evolvere, decidere. Perché il reinventarsi richiede (anche) tutto ciò. C’è chi ci riesce in un amen e/o un colpo di fortuna, chi impiega un po’ di più, chi naviga in altomare per anni, senza mai toccare terra.
Prima di decidere in che cosa evolveremo, tipo un pokemoninsomma, sarebbe utilissimo studiare a fondo la storia di chi ce l’ha fatta. Voglio dire fatta fatta, che tradotto in termini prosaici vuol significa chi ha intrapreso un’attività che produce il reddito necessario e sufficiente al proprio mantenimento e a quello della famiglia; significa che hai trovato il work life balance e anche il santo graal e non torneresti mai al tuo prima. 
E’ qui che re-inventarsi perde la sua forza, mi sembra un termineinadeguato, troppo fantasioso e poco rappresentativo. Non si decide mica di scrivere una nuova favola, si decidono le proprie sorti.
Mi serve un verbo più forte e concreto, che dica al mondo, soprattutto a quello del lavoro, che ho deciso di fare così perché non ho trovato lo spazio adeguato, non ho trovato stimoli, contenuti e tempo nel dov’ero prima. E ho fatto meglio, molto meglio, di quanto mi veniva offerto.
Che verbo usiamo?

domenica 7 maggio 2017

Acquario di Genova, un'esperienza nel blu.

Una cosa che ci diciamo spesso in casa è come sarebbe più bello vivere al mare.
La mia è una convinzione profonda, per GF una scelta di salute, per Cig l'importante che ci sia internet, come precisa sempre, ricordandosi che durante le vacanze al mare siamo sempre fuori wi-fi e lunghe connessioni.
Ognuno di noi, in modo diverso, ma non meno profondo, tende la mare, manco fossimo ruscelli.
Lo vediamo poco, il mare. Tra una cosa e l'altra resta relegato fra i desideri fino all'estate, a parte qualche sporadico raid o mio viaggio di lavoro. In quelle circostanze, i viaggi di lavoro, la sera cerco il lungomare del posto, poco importa se tira vento d'inverno, pioggia di traverso, io il lungomare lo voglio camminare a lungo, buttandomi in orizzonti non miei eppure così salvifici.
Al mare vivevo da ragazzina e al mare tornerò, bisogna solo trovare il modo.
Andare all'Acquario di Genova, qualche giorno fa, è stato dunque cercare il mare, che abbiamo respirato plumbeo e pacifico in una giornata grigia, e cominciare a insegnare a Cig cosa il mare nasconde e custodisce.
E' una gita bellissima, ne vale la pena. Lo dico convinta, nonostante il disagio che gli animali in cattività mi generano sempre.
Abbiamo scelto il percorso semplice, solo acquario quindi, girovagando per un paio d'ore tra stelle marine, squali, meduse, foche e delfini.
Poter vedere così tanti animali marini in una sola mattinata ti stordisce d'entusiasmo e meraviglia.
Tutt'e tre con occhi da bambini a goderci i fondali.

Se state programmando una gita da quelle parti, fatevi una nuotata anche lì e se volete un'esperienza davvero forte non mancate la "Notte con gli squali", che funziona così:

Prossime date:

13 e 27 Maggio, 3 Giugno, 
1 Luglio, 
9 Settembre, 
28 Ottobre, 
18 e 25 Novembre, 
8, 9, 29 e 30 Dicembre.

"L’avventura ha inizio presso l’ingresso uffici dell’Acquario di Genova alle ore 21. Dotati di sacco a pelo, pigiama, spazzolino e quant’altro possa essere utile per trascorrere la notte fuori casa, i ragazzi saranno accolti dal personale dell’Acquario.
Dopo un momento di conoscenza, il programma prevede una visita alle vasche dell’Acquario ricca di curiosità e sorprese per scoprire i comportamenti poco conosciuti e singolari dell’ambiente marino notturno. Dopo il tramonto, con la chiusura della struttura e lo spegnimento dell’impianto di illuminazione, le vasche si trasformano rivelando creature nuove, colori particolari, comportamenti e movimenti tipicamente notturni.
La serata si conclude davanti alla vasca degli squali dove i ragazzi vivono l’emozione memorabile di addormentarsi ammirando questi affascinanti predatori.

La mattina successiva, i bambini fanno un’ulteriore visita alle vasche con osservazioni sul “risveglio” degli animali e sul riavvio della vita dell’Acquario in generale. Dopo la colazione, la loro fantastica avventura termina alle ore 9"

La vasca degli squali è ammirabile da due punti e nel passaggio più basso sembra di essere immersi nell'acqua insieme a loro. Dormire sotto la volta dell'acqua credo sia stupefacente.

Oppure, se lo spirito d'avventura è proprio prorompente, la crociera è quello che fa per voi, in questo periodo : Sulla rotta dei cetacei, in compagnia dei biologi marini dell'acquario. Una lunga escursione in barca per avvistare i delfini e con un po' di fortuna anche le balene.

Comunque, al di là dei percorsi speciali, l'Acquario vale molto per quello che è sembrato a noi: una finestra spalancata su un ambiente che amiamo e che non finisce mai di emozionarci.

Tutte le informazioni sulle iniziative le trovate sul sito istituzionale




mercoledì 26 aprile 2017

Livello 6 anni

Avete mai pensato a vostro figlio/a come a un videogioco? Un tamagotchi di vecchia memoria o comunque uno di quei giochi che più vai avanti, più si sbloccano abilità?
Magari non suona bene, più che altro perché nessun figlio lo spegni o lo metti in stand by, ma qualche similitudine c’è. A un certo punto sbloccano abilità o aggiornano il software e improvvisamente non sono più quelli del giorno prima. Mentre noi sì, noi siamo lenti, noi siamo quelli che si chineranno sempre per infilare loro il calzino, che diranno un “mettiti le scarpe” immaginando poi di doverle cercare le scarpe, di dover cercare i suoi piedi che fino a ieri correvano altrove e invece lo troviamo tutto intero, non solo i piedi, pronto sulla porta che ci aspetta con le scarpe infilate e la giacca a vento chiusa.
Mah.
Cig ha imparato ad andare in bicicletta senza rotelle, questo week end. Ci avevamo provato un anno fa, ma non era il momento e la bicicletta è rimasta ferma un anno, appoggiata al muro. 
Modalità bici sbloccata, adesso va e mentre va lo senti ripetere a sé stesso “pedalapedalapedalapedala”.
Ha raggiunto anche il livello “mangiare tutta la pizza” e “seduto a tavola senza dar fuoco al locale”.
Si è offerto di apparecchiare e sparecchiare in cambio di un soldino. 
Mi ha consegnato una busta di monete per comprare lo skifidolprofumato (bleah).
Riporta l’astuccio da scuola accettabilmente completo.
Non fa (quasi) più le orecchie ai quaderni.
Ha il suo gruppetto di amici al parco: fino a due settimane fa giocava al massimo con un bambino per volta. Abilità “cumpa” raggiunta.
Conosce moltissime parole e le usa tutte a proposito, compreso il porcavacca.
Mette le scarpe giuste, se le inverte lo fa perché è un buffone.
Si allaccia la giacca, il grembiule, chiude la cartella e perfino l’astuccio.
Mi soffia baci dal palmo della mano mentre entra a scuola.
“Mamma, ma anche il tuo ufficio chiude se non arrivi in tempo?”
“No, è sempre aperto Cig
“Allora vai con calma, ok?”
Temo che l’abilità seduttore sarà la prossima.




venerdì 21 aprile 2017

Mamme: il modello AP e quello SI

Sono in treno.
Dietro di me è seduta la mamma ansia e perfezione.
Non ne ho mai vista una libera in natura, sono quasi emozionata.
Si accompagna alla sua bimba di circa 8 anni, che, al contrario di lei, è simpatica, scompaginata e ride tanto. Si fa ridere da sola, la bimba e cerca di far ridere ansia e perfezione, ma con poco successo.
Mamma AP fa fare i compiti in treno ai propri pargoli, per guadagnare tempo vacanza, ci tiene a precisare.
Verifica ogni cosa e improvvisa una breve lezione di dizione, mentre la bimba legge come legge una bimba della sua età, cioè distraendosi ogni istante e saltando la punteggiatura.
Si innervosisce AP facilmente, Basta non eseguire esattamente ciò che ha appena detto per suscitare un'increspatura di disappunto sul fondotinta perfetto, una virata in acido, appena udibile, nella voce altrimenti perfettamente impostata.
Mamma AP è vestita in modo impeccabile, oggi ha scelto lo stile "viaggio in treno": per le più corrisponde al momento sbrago, per lei è il momento ideale per indossare i jeans nuovi, quelli dal taglio palazzo ultima moda; la maglia righe, le sneakers giuste, la Savemybag portata a caso, ma nel colore iconico. Ha la piega perfetta, il trucco perfetto e quasi invisibile.
La bimba si alza e passeggia per il vagone.
"Immediatamente al tuo posto" sibila AP "che dai fastidio, puoi cadere, farti male e comunque si sta seduti"
La bambina lascia cadere una goccia di succo
"Non ti ho portato 400mila pantaloni di ricambio, vedi di restare in ordine e pulita" puntualizza AP e io so che lei ha per sè tutti i cambi abbinati, necessari, intelligenti per viaggiare leggera, ma senza tralasciare nulla.
La bimba chiede cose a caso, lei risponde che neppure wikipedia, la voce appena incrinata nel compiacimento del proprio quante ne so. Usa il numero di parole giusto, i termini corretti, l'intonazione è da audiolibro didattico. La bimba tace e ascolta, o magari tace e pensa a tutt'altro, io almeno farei così al suo posto.
Tutta è incantato, nel sedile dietro il mio. Compiti fatti, inglese corretto, pantaloni puliti.
La mamma AP si informa perfino su cosa contengano i sacchettini snack che ci distribuiscono in treno, valuta se è il caso o meno di concedere una crostatina di dubbia qualità alla sua bimba, opta per acqua naturale, spiegando al barista itinerante e sovrappeso quanto importante sia curare l'alimentazione fin da piccoli.
Lei, ovviamente, è magra.

Davanti a me c'è una mamma, di quelle come noi, strapelata e imperfetta, la classica mamma SI, insomma.Ha l'aria stanca e lo sa che questo Milano -Napoli metterà a dura prova la sua pazienza e la scuoterà nel profondo della sua mammità, Lo so che sta pensando cosa sarebbe se lei scendesse a Roma, facendo finta di niente o perchè mai, alla fine, ha detto davvero sì a questo viaggio, da sola, con un treenne motoperpetuo-nonstozitto-nondormo.
Guarda lontano, sospira a tratti, ma non smette un momento di giocare con il treenne che ride e ride e l'abbraccia forte forte.
Dal sedile di dietro arriva il silenzio della perfezione, l'immobilità dell'ansia.
Qui davanti c'è il finimondo dell'amore senza regole e tanta, tantissima pazienza (nostra).




mercoledì 19 aprile 2017

La giornata della terra a Leolandia

Leolandia - lasciate il vostro messaggio alla Terra :)
C'è un metodo infallibile per far sorridere i bambini: portarli a un parco divertimenti.
In Italia ne abbiamo davvero tanti, con allestimenti e temi diversi, esiste solo l'imbarazzo della scelta.
Noi siamo affezionati a uno in particolare: Leolandia, a Capriate San Gervasio, in provincia di Bergamo.
Il parco è a misura di famiglia e soprattutto di bambino, anche i più piccoli hanno attrazioni dedicate e passeggiando qua e là, tra le 40 attrazioni, si posso incontrare i personaggi dei cartoni animati amati dai più piccoli, come Masha e Orso o Peppa Pig. Quest'anno poi, fino al 28 maggio, ci saranno anche i Puffi e direi che già così potremmo essere a posto.
Invece no, c'è un'altra cosa che voglio segnalarvi: un volo di centinaia coccinelle, che si poseranno nell'orto didattico di Leolandia, il 22 aprile per festeggiare la Giornata della Terra.
Le coccinelle sono pesticidi naturali, la loro presenza assicura una coltura naturale senza bisogno di veleni. Gli insetti a pois verranno liberati con l'aiuto dei bambini e coloreranno l'area verde del parco. Un gesto piccolo per imparare cose importanti, come la coltivazione consapevole e gli equilibri secondo natura. L'orto didattico, fra l'altro, è coltivato grazie al compostaggio della raccolta di organico del Parco, un circolo virtuoso in cui Leolandia volteggia ormai da 7 anni.
Una volta salutate le coccinelle, si potrà lasciare un messaggio alla Terra ad un albero del parco e avere un seme da piantare, come buon auspicio per noi e per la Terra tutta.
Insomma, tutta la giornata sarà ecologica, divertente, eco-utile.
In questo stesso periodo Leolandia diventa produttore di energia pulita e inaugura un progetto che prevede l'installazione di 240 moduli fotovoltaici, che serviranno a fornire una parte dell'energia elettrica agli intrattenimenti. La filosofia dell'impatto quasi zero ci piace molto e se tra una giostra e l'altra si trova anche il modo di imparare qualcosa, mi sembra bello.

L'Earth Day o Giornata della Terra è la più grande manifestazione ambientale del pianeta, la giornata in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia. Le Nazioni Unite celebra la Giornata della Terra ogni anno il 22 aprile. Voluta dal senatore statunitense Gaylord Nelson e promosso ancor prima dal presidente John Fitzgerald Kennedy, fu istituita nel 1970 e ogni anno coinvolge più di 190 Paesi in tutto il Mondo.
Da allora governi, istituzioni e gruppi ecologici cecano di sensibilizzare la popolazione su tematiche quali l'inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l'esaurimento delle risorse non rinnovabili (da 3Bmeteo).

Se vi va di festeggiare a Leolandia, trovate tutte le info qui:
www.leolandia.it

La mappa per arrivarci:
indicazioni stradali

Magari ci vediamo là :)

martedì 18 aprile 2017

Spegni il tablet! consigli pratici per giovani gamer

La cosa non mi preoccupa molto. 
Parlo di quella mania da tablet che permea i bambini di varie età, che tende a manifestarsi intorno ai 3 anni e da lì continua senza conoscere sosta.
Non mi preoccupa, che altrimenti come se lo guadagnano il titolo di nativi digitali?
E’ comunque una mania, una dipendenza bambina, che è meglio tenere a bada.
Da quando Cig ha sfogliato la sua prima pagina tablet credo siano passati 4 anni, almeno un centinaio di download, diversi giochi belli e molti di più perfettamente inutili; infiniti nostri “spegni il tablet adesso” e sfide a giochi che io non ho mai capito e che a lui divertono tantissimo. La composizione di una famiglia può variare nel numero di componenti, ma la costante tablet (o smartphonecon molti giochi) si ritroverà in tutte le famiglie.
Quindi tutti, almeno una volta, ci siamo chiesti come spegnere il tablet senza creare conflitti (che è il modo figo per dire capricci) o se esistono rehab per giovanissimi gamer.
Delle rehab non so nulla; sullo spegnimento pacifico del tablet, invece, qualcosa ho imparato
1) Metti il timer. Direttamente sul tablet o quello della cucina. Si può giocare fino al drrriiin (impostate un suono ben riconoscibile) e poi si spegne. Funziona. Soprattutto con i più piccoli, che ancora non sanno come modificare l’ora impostata.
2) Se… allora. Se il tuo astuccio è completo al ritorno da scuola, allora puoi giocare. Se hai messo in ordine in camera tua, allora puoi giocare e via così. Non è il massimo della simpatia, mi sembra di essere mia mamma, ma aiuta. A mio avviso è un metodo da usare con cautela, è facilmente ribaltabile (se mi fai giocare, allora…) e si ritorna ai conflitti che vogliamo evitare.
3) Stabilite il momento. Puoi giocare prima di cena, ma non dopo, per esempio. Inserire il tablet in una routine, quindi in momenti precisi, ha di solito il meraviglioso effetto di renderlo meno interessante, meno compulsivo e consolatorio.
4) Non fatene l’oggetto del desiderio. Vietare, concedere a giorni alterni, dire ti rovini gli occhi, ti si fondono i neuroni, diventi brutto e via così serve a poco e spesso determina l’effetto contrario: il desiderio di giocare appena possibile e quanto più possibile.
5) Giocate insieme e a turni, una partita a te, una a papà, una per il gatto e una me. La noia è un ottimo dissuasore.
6) State fuori. Il più possibile, in ogni stagione e con più bambini: se ne avete tanti vostri bastano, altrimenti cercatene altri. Rotolarsi nell’erba o sulla sabbia, esplorare campi o scalare rocce, cercare piante strane, conchiglie o tesori inventati lì per lì, rendono il tablet un coso di nessuna importanza

Fin qui siamo sopravvissuti 😊


venerdì 7 aprile 2017

Dritto e rovescio

Un bambino ha il diritto di aprire l’uovo di Pasqua in un giorno qualunque prima di Pasqua e di rinominare l’uovo come Uovo di Mercoledì, se proprio gli va di aprirlo in quel giorno lì.
Un genitore ha il rovescio di insegnare il senso dell’attesa, magari partendo proprio da un banalissimo Uovo di Pasqua, che se si chiama di Pasqua e non di mercoledì un motivo ci sarà
Un bambino ha il diritto imprescindibile di scazzottare, fisicamente e/o verbalmente, con i suoi coetanei, finchè questo diritto non interferisce con la propria  e altrui serenità.
Un genitore ha il rovescio di non intervenire nelle suddette scazzottate, almeno finchè il tutto rientra nell’equilibrio cosmico bambinesco. Altrimenti qualcosa dovrà inventarsi.
Un bambino ha il diritto di fare i capricci se non vuole andare a dormire e iniziare una negoziazione complessa che prevede l’andata a letto in cambio del lavaggio denti, per dire.
Un genitore ha il rovescio di stabilire delle regole, comprensive di orario messa a nanna e saltuariamente infrangere tali regole, tanto per confermarne il valore. Non può invece transigere sui denti.
Un bambino ha il diritto inalienabile di sporcarsi ogni giorno di terra, sugo, sogni e colla.
Un genitore, in particolare la mamma, ha il rovescio di sbagliare i bucati e di produrre intere partite di magliette di colori nuovi, mai visti prima in natura.
Un bambino ha diritto di dormire, a lungo.
Un genitore ne ha anche più diritto e nessun rovescio.
Un bambino ha diritto di stare con altri bambini che gli stanno simpatici.
Un genitore ha il rovescio di scegliere tali bambini in base ai loro genitori, che devono necessariamente essere molto simpatici.
Un bambino ha diritto a non andare ai compleanni altrui, se non gli piacciono i compleanni.
Un genitore ha il rovescio a essere felicissimo se al proprio bimbo non piacciono i compleanni.
E’ così, tra un dritto e un rovescio, che si crea la maglia, fitta, morbida, resistentissima, del crescere insieme.

venerdì 31 marzo 2017

Cose circadiane

Ho la mia ora segreta, defilata, silenziosa.
Mi alzo presto la mattina, un’ora prima del necessario.
Lo facevo anche quando vivevo da sola. Quell’ora del mattino, quella che viene prima di tutto, mi piace tantissimo.
Faccio colazione in silenzio e poi sto lì, al tavolo di cucina a godermi le prime luci, gli uccellini, le fusa del gatto. Penso poco, possibilmente niente, almeno per il primo quarto d’ora.
Poi penso alle cose che mi piacerebbe fare durante la giornata, quindi a quelle che invece devo proprio fare.
Giro per la casa silenziosa, riordino ciò che in silenzio si può riordinare. Ho lo stesso passo del mio gatto, mi piacerebbe avere anche la stessa coda.
Non c’è fretta, in quell’ora; né priorità o cose fondamentali. E’ solo tempo che basta a sé stesso, che non ha bisogno di essere riempito o di essere rincorso. 
Faccio le punte alle matite di Cig, il mattino ha tutti i colori in bocca, non solo l’oro.
E’ un’ora preziosa per me, ne ho bisogno, è nella mia natura essere un gatto, all’alba.
Cig si sta svegliando prima in questi giorni, poco minuti dopo di me. Eccheccaz!
Arriva silenzioso e mi fa buh, che a me viene un principio d’infarto e mi tramortisco subito, ancora prima di essere del tutto sveglia.
Dopo il buh, che lo diverte moltissimo, fa colazione, quindi  inizia a chiacchierare, mentre accende la tv, che poi viene sovrastata da un video sul tablet, che tutto viene mischiato e sommerso da 100 volte mamma, da un pupazzo che spara, da qualcosa che cade, che credo sia il mio ciclo circadiano che va in frantumi.
Addio silenzio, addio coda da gatto, addio ora segreta.
Che faccio, mi alzo due ore prima?

giovedì 23 marzo 2017

Come cambia un genitore di 6 anni: Buon compleanno Cig



Oggi è il compleanno di Cigolino, ormai Cig.
Non Cigola più, che era il suo modo di piangere nei primissimi mesi. 
Se mai strepita proprio o si lascia andare a pianti che di cigolante hanno ben poco, ma per lo più ride a crepapelle.
Sei anni, signore e signori. Una vita.
Solitamente in questi frangenti si ragiona su quanti e di quale incredibile portata siano stati i cambiamenti del pargolo.
Veramente, però, credo che i cambiamenti più straordinari e strabilianti si osservino nei genitori.
Come cambia un genitore di un bambino di sei anni?
Ha raggiunto il livello Master of Zen in pazienza, comprensione, decrittografia di racconti scolastici.
Conosce l’arte shaolin per sconfiggere i brutti sogni, ma anche i propri diavoli interiori, quelli che a volte  provocano esplosioni verbali, tipicamente durante i compiti o nella fretta di un ritardo qualunque e le scarpe ancora da infilare.
Apprezza la meditazione e sa che può esercitarla nel minuto esatto di microonde che serve per scaldargli il latte alla mattina. Non di più, ma neanche di meno.
Ha lasciato dietro di sé l’aria sfranta dei primi mesi, ha assunto quella dei primi anni che è un training per quella che verrà in adolescenza.
E’ più sereno. Sa che quel benedetto libretto di istruzioni che si aspettava quando è uscito dalla nursery non esiste e sa, siccome si è arrivati sani e salvi fin qui, che comunque ha imparato.
Ha una buona autostima, il genitore di un seienne. Ne ha passate tante,  è riuscito perfino a inventare una storia diversa ogni sera, per 365 volte l’anno,  per sei anni. Roba che potrebbe mettere su una piccola casa editrice autonoma e avere titoli per sempre.
Ha dimenticato cos’è una cena a due, una vacanza a due, una dormita a due,  un ragionamento a due e via così. Ha l’impressione di non essere mai stato due, deve essere una difesa naturale.
Ha moltiplicato pani e pesci, wurstel, spazi , soprattutto quelli interiori.
Ha condiviso. Tutto. Soprattutto il bagno.
Ha taciuto spesso. Altrettante volte ha parlato, ma era a sproposito.
Ha superato la fase dell’ommiodio sono imperfetto/a. Lo sa con certezza e trova la cosa rassicurante.
Ha dunque superato in gran parte il senso di inferiorità.
Il senso di colpa verso il pargolo si è trasferito nel senso di colpa verso il partner.
Ha reimparato l’alfabeto, i numeri fino a 10, ha conosciuto i regoli, inciampato malamente sulla sillabazione.
E’ tornato a credere che saper leggere e scrivere siano super poteri, che è l’unico modo di convincere un seienne a imparare a leggere e scrivere.
Anche voi avete notato questi e altri cambiamenti nei genitori di sei anni?

Auguri Cig, Buon compleanno tesoro nostro.
Tuoi tramortiti Mamma e Papà.