Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

venerdì 18 agosto 2017

I sacri giorni sfamigliati

Chi ha figli piccoli, vive in città e ha nonni non consenzienti lo sa: le vacanze saranno per lo più separate. 
Un periodo con mamma, un periodo tutti insieme, uno con papà.
Sono vacanze puzzle e sono un fenomeno interessante: se vissute bene sono sempre vacanze, anche quando non è il tuo turno e resti a casa e al lavoro.
Il periodo mamma è quello in cui lei, la mamma, sta in piedi in riva al mare per assicurarsi che il pargolo non affoghi se stesso o altri. Riconosci la mamma in vacanza da sola con bimbo dall'abbronzatura disomogenea, solitamente spalle bruciate e pancia bianca e dal fatto che mai riuscirà a fare quattro chiacchiere con te, perchè continuamente interrotta dalla prole. D'altra parte è lei il solo punto di riferimento in questo momento. Il papà, in questo periodo, tende a dare di sè notizie frammentarie ed è giusto così: i giorni sfamigliati sono sacri e vanno rispettati nella loro complessità.
Il periodo tutti insieme è il migliore. Anche se tutti insieme è una modalità che non si attuerà mai veramente. 
Il primo paradigma della vacanza al mare è: porta un bimbo in spiaggia ed ello passerà tutto il tempo in acqua, soprattutto se non sa nuotare.
Il secondo è: un bambino in acqua necessita di sorveglianza, soprattutto se non sa nuotare.
Visto che siete in due, vi darete i turni, là in riva al mare o dentro l'acqua. Il che è un sollievo rispetto al periodo in cui il genitore è da solo, ma voi due, voi coppia, non vi incrocerete praticamente mai. Tant'è, è il periodo ideale per uniformare l'abbronzatura e salutare gli amici che avete trascurato nel periodo uni-genitoriale. Il rapporto con il partner verrà recuperato in seguito, a volte in occasione della prima vacanza da solo di figlio, ormai adolescente. Abbiate pazienza e amatevi molto.
Il periodo solo papà è il più complesso.
Se sei tu il papà te la cavi benissimo e sappi che nel periodo mamma più volte la prole ha detto che con te si diverte di più, ha anche accennato a pianti di nostalgia, tamponati da mamma con abbracci e gelati. Se hai trovato tuo figlio ingrassato dopo il periodo mamma, è senz'altro perchè ha sentito molto la tua mancanza.
Se sei la mamma, lo sai che se la stanno cavando benissimo e questo determina due reazioni: apprensione o totale serenità.
Apprensione. La scienza non ha ancora stabilito il limite estremo a cui può arrivare l'ansietà mammesca, è chiaro solo che la lontananza l'accresce. Ogni cosa è potezialmente letale in questo periodo, perfino non cambiare il costume immediatamente dopo il bagno o non lavare i denti prima di andare a dormire. La mamma tenderà a controllare questo periodo con telefonate a cadenza regolare di un'ora; a chiedere quotidianamente prove dell'esistenza in vita della prole; a raccomandare felpe, mangiare verdure e non dimenticare di fare i bravi, tutti eh. La mamma apprensiva, a differenza del papà, tenderà a parlare troppo, dettagliare, spiegare. Vi ama tantissimo.

Totale serenità. E' quella leggerezza che prende la mamma all' improvviso, non appena li ha salutati. Si guarda intorno, la casa è vuota e lei sorride, a volte ride proprio. La mamma in totale serenità sa che se la cavano benissimo, anzi meglio di lei. Darà notizie frammentarie e accetterà che gliene arrivino di frettolose. Si gode lo spazio, il silenzio, le giornate più lunghe che le hanno lasciato. E' profondamente grata per quei giorni da sola. Tenderà a rivoluzionare il proprio aspetto, o quello della casa o del proprio lavoro, proprio perchè quei giorni di sacra sfamigliarità amplificano un po' tutto: la creatività, la positività, il bisogno di una lunga seduta dal parrucchiere o di una zuppiera tutta per sè di spaghetti aglio olio e peperoncino.
Vi ama tantissimo.

giovedì 17 agosto 2017

Vacanze: come riconoscere la sindrome da rientro.

Lo so, esiste una sindrome da rientro dalle vacanze, quel mood di merda che ti prende quando ti rendi conto che alla seconda doccia l'abbronzatura ti saluta, che a ferragosto nel tuo quartiere sono rimaste solo le zanzare, che no stare stesi sulla spiaggia non è uno sport che ti rimette in forma, che non sei assolutamente pronta per riprendere, anche perchè non hai fatto in tempo a dimenticare ciò che avevi lasciato.

Ciao, siete tornati?

La sindrome da rientro non inizia quando riapri casa tua, che subito ti sembrerà tristissima, tanto da dirti che se rispecchia la tua personalità siamo a posto; e neppure il primo giorno di lavoro, in cui ti accorgerai che pochi si sono accorti della tua assenza (e allora perchè non stare in vacanza più spesso, dico io).
Il mood di merda inizia un paio di giorni prima la fine delle vacanze, quando inizi a prendere commiato dai tuoi luoghi preferiti, a fare una pianificazione attenta delle lavatrici da fare, dei regali da portare e a guardare ossessivamente i biglietti di ritorno, sperando di esserti sbagliata e che in realtà starai lì ancora una settimana.
La sindrome, comunque, si manifesta in tutto il suo splendore quando intraprendi la via del ritorno.
Se sei in auto, la strada che all'andata era tutta in discesa e tutta un tormentone estivo, arrancherà silenziosa e sbuffante, depressa.
Se sei in aereo, il volo di ritorno sarà velocissimo, a differenza di quello di andata e ti ritroverai catapultato in città ancora prima che il gusto dell'ultimo mojito in spiaggia abbia abbandonato le tue papille. Ti dirai ohcazz, ti infilerai in un taxi e non parlerai più, che la parole non servono in certi frangenti.
In treno il panorama cambierà. Non sarà più neppure un panorama, ma uno sfondo monotono ai tuoi pensieri da sindrome, che non sono mai luminosi. Non ti accorgerai neanche della tipa che ha la tarffa flat salento-milano e parlerà 10 ore filate. Niente, la sindrome da rientro ti ottunde, ti isola, fa di te un sociopatico silente e immobile.
Se sei in nave le differenze rispetto all'andata saranno evidentissime, se sei preda del mood di merda. Avevi preso love boat e stai tornando su un cargo, anche se, e hai verificato, è proprio la stessa nave che ti aveva portato al mare. All'andata ti erano sembrati tutti gentili e sorridenti, al ritorno hai la sensazione di essere in una puntata di the walking dead. All'andata l'auto in garage la trovi subito, al ritorno ti chiamano con gli altoparlanti e, nei casi più gravi, ti mandano un mediatore per convincerti a scendere e che no non puoi restare a bordo e tornare indietro.
Superato lo shock della casa triste, dei mezzi di trasporto e perfino dell'ufficio, altri indizi ti diranno che dal mood di merda non si esce tanto facilmente.
Cercherai conchiglie in piscina.
Stazionerai davanti al banco surgelati dell'iper, infilandoti il pile e brandendo racchette da trecking, convinto che manchi poco alla vetta, senti che freddo.
Porterai giù la pattumiera in pareo e infradito, che ancora non hai avuto cuore di ritirare.
Sentirai il rumore lontano della tangenziale e ti convincerai che è proprio uguale a quello del mare quando è mosso.
Affronterai il parchetto sottocasa con gli scarponcini, che si sa che ci vuole l'attrezzatura giusta per le escursioni.
Girerai per casa tenendo un'anguria, che fa sempre vacanza.
Porterai occhialini o maschera a tuo figlio nella vasca da bagno.
Gli chiederai anche di togliersi la sabbia dai piedi prima di entrare in casa.
Starai in piedi al centro della casa in modalità vedetta, per controllare che tuo figlio 10 metri più in là non si perda, non si faccia male, non cerchi di affogare qualche amichetto.
Farai i biscotti con le formine da spiaggia.
Sistemerai i vasi sul balcone, provati dalla tua assenza, con secchiello e paletta.
Cose così, sembrano niente, ma sono sintomi inequivocabili.
Non c'è cura. Neppure ripartire subito serve, perchè tanto devi tornare, se non vivi di rendita o sei un clochard.
Qualcuno si riprende a Natale, rapito dall'aria di festa.
A me, di solito, dura un anno.

Voi come state?

mercoledì 2 agosto 2017

Il noir dell'estate? Il caso Tricot



No news good news.
Va tutto bene, ci arrostiamo al caldo infuocato di questi giorni, costruiamo castelli di sabbia e ho rinunciato, già al secondo giorno, a chiedere a Cig di uscire dall'acqua.
Lui sì macera, più che fare il bagno, riassumerei così le nostre giornate in spiaggia :)


La notizia di oggi è che è disponibile su tutti gli eBook store il mio romanzo n5

Il caso Tricot 

È la prima volta che mi cimento con il giallo, mi è piaciuto tanto scriverlo è stata davvero un'esperienza :)

Non potete perderlo, è il noir di quest'estate!
Nesbo mollami

Lo trovate (anche) Qui

Buona lettura 🙂

venerdì 21 luglio 2017

Come eravamo: i viaggi delle vacanze.

E' quel venerdì, che poi è vacanza.
Partiamo che non sarà ancora giorno, sbarcheremo che sarà già buio, nel frattempo il mare.
E' tutto pronto, credo. Come al solito sto portando troppe cose, alla faccia del viaggiare leggeri. E' che non si sa mai.
Mi ricordo certe partenze con i miei, da bambina.
Abbiamo avuto gommoni legati sul tetto della macchina e legato senza tener conto dell'aerodinamica, con la prua avanti, che eravamo a rischio cabriolet a ogni accellerata.
Il gommone, solitamente, conteneva anche certe valigie rigide che oggi non si vedono più, oppure, a seconda dell'estro botanico di mia madre, veniva riempito di piantine da trapiantare all'arrivo. Io immaginavo sempre cosa sarebbe stato se fosse volato via tutto, tappezzando l'autostrada di rosmarino, salvia, timo, basilico e piantine da fiore e come il gommone avrebbe navigato, in quale corsia, risalendo la corrente del traffico estivo.
Salutavamo i casellanti, a ogno barriera, che prima ce n'era una ogni due km e il telepass era ancora tutto nel futuro "Arrivederci signor casellante" dicevo compita dal sedile di dietro.
La radio gracchiava, che col gommone in testa bisognava togliere l'antenna. Anche nelle auto grandi non c'era l'aria condizionata e allora si abbassava il finestrino e si faceva volare fuori la testa, fino al primo stormo di moscerini.
Poi arrivavamo al porto e magari c'era sciopero. Che mica te lo dicevano prima, ai tempi. Arrivavi lì, con tanto di gommone e niente, non si partiva. A volte tornavamo indietro, altre abbiamo dormito in auto, al porto, a luglio, a duecentomila gradi.
Una volta abbiamo perso il gatto nell'area di servizio e anche i benzinai ci hanno aiutato a trovarlo.
Un'altra volta abbiamo perso proprio la nave.
Altre papà ha sbagliato la data di partenza o mamma ha dimenticato una valigia. Era sempre un'incognita la partenza, e ai miei le incognite mettevano un nervoso che ciao. Partire è sempre stato un po' come litigare.
Forse perchè era tutto un po' meno comodo o proabilmente perchè eravamo tutti troppo giovani, soprattutto i miei.
Tant'è, ho appena chiuso il beauty. C'è dallo stick per le meduse alla crema notte ristrutturazione completa chiavi in mano.
Così come in valigia c'è l'outfit da naufraga, che per me resta il migliore da vacanza, al vedi mai che stasera si esce e si va in un posto figo. Lo stesso per Cig, si va da bambino abbandonato a piccolo lord nella stessa sacca.
Quello che non porto sono le scarpe, è proprio questione filosofica. Le vacanze sono quella cosa in infradito, al massimo una sneaker mezza demolita e comodissima. Di più non potrei tollerare.
Ripenso a mia madre, ai suoi abiti da viaggio impeccabili, ancora adesso, il suo beauty LV e mio padre che sembrava il capitano Stubing di LoveBoat, anche per via del gommone.
Io, al confronto, sembro un gatto randagio ;)

Vado a chiudere le ultime cose.
Ci sentiamo in questi giorni
In ogni caso
BUONE VACANZE <3 p="">

mercoledì 19 luglio 2017

Le cose che non cambiano, nonostante tutto


​Parliamo spesso delle cose che cambiano definitivamente una volta diventati genitori, in particolare mamme.
Diciamo poco invece di ciò che non cambia e anzi migliora anche un po'.
Ci ho dovuto pensare, non è così immediato, perchè a non cambiare sono solo quelle cose che non vengono intaccate dalla mammità e va da sè che siano poche e quasi invisibili.

Mi piace fare le valigie, come prima. Metto il minimo e l'indispensabile, più una cosa assolutamente fuori contesto, tipo il maglione di lana nella valigia per il mare d'agosto. La verità è che meno porto meno mi dimenticherò, e il maglione è la possibilità in più.
La verissima verità è che mi piace fare solo la mia di valigia, però, quindi Cig rischia sempre di viaggiare con cose a caso.
Mi piace guidare l'auto, soprattutto fuori città. E' come se una volta a bordo potessi andare ovunque, in luoghi sconosciuti, in nuove avventure. Mi piace guidare da sola, ma è quando siamo tutti insieme che cantiamo a squarciagola.
Fare colazione da sola e in silenzio, almeno 15 minuti di vantaggio sul resto del mondo, grazie.
Amo leggere, leggo di più e cose diverse adesso.
Scrivere è la mia passione, lo è stata, lo sarà. Migliora col tempo, ma non è merito di Cig.
Tirare tardi la sera con gli amici. Tardissimo. Ogni volta che è possibile.
Chiacchierare di un qualche niente di fondamentale importanza.
Mi piace fare le boccacce davanti allo specchio e le bolle di sapone quando mi lavo la faccia. Cig pensa che sia per far ridere lui, ma è me che faccio ridere da sempre.
Parlare da sola. Lo faccio da quando ero piccola, ma smetto quando voglio eh.
Ballare da sola, in cucina. Mi sento uno shamano che invoca gli spiriti, qualunque cosa voglia dire.
Mi sono tenuta stretta e uguale anche la curiosità, la cellulite e la buffonaggine. La cellulite non è proprio uguale, ma vabbè.
Cucinare mi piaceva tanto e mi piace sempre di più, quando ho tempo. Anche se a Cig non piace niente di quello che faccio: a lui piacciono i wurstel poverino, ha ancora tanto da imparare.
E poi nella mia testa ho sempre 30 anni, ma questo probabilmente è un problema che prima o poi dovrò affrontare seriamente.




lunedì 17 luglio 2017

DaSettembre


Da settembre, un sacco di cose.
Non lo so cosa mi prende, ogni anno, alla vigilia delle vacanze:
è come se si interrompesse il mondo fin qui conosciuto e mi aspettassi di trovarlo tutto cambiato, da settembre.
Che poi, lo so, dico settembre per illudermi che le vacanze dureranno almeno 6 settimane, ma insomma le parole sono importanti e DaSettembre, che è tutta una parola, crea più spazio per pensare e agire. 
Da qui a settembre, di solito, leggo cose mai lette prima, scrivo cose che poi tengo per me, coltivo desideri che poi dimentico, prendo decisioni importanti, inderogabili, che poi tralascio. Vacanza è lasciare i pensieri liberi di correre dove vogliono, di conoscere cose nuove. Deve essere per questo che poi un po' mi confondo e mi serve tempo per tornare alla realtà.

Come mi vedo io DaSettembre:
Strafiga. Abbronzata, dimagrita, tonica e senza più traccia di borse sotto gli occhi. Esente dalla forza di gravità, mi aspetta un lungo periodo di ritrovata gioventù. Almeno fino a ottobre.
Creativa. Scriverò tantissimo, tra cui almeno un paio di bestseller e un saggio che sarà pietra miliare in una qualche comunità che ancora non conosco, fonderò un magazine, imparerò perfino a disegnare. 
Milano non sarà più Milano, ma un posto meraviglioso.
Materna. giocherò ai supereroi, capirò tutto, non dimenticherò niente e non sarò sempre di corsa. 
Stilosa. Troverò l'accordo definitivo tra me e il mio guardaroba, me lo sento.
Sportiva. No, questo non è vero, neanche a settembre.
Determinata e anche determinante. Spero.
Rilassata e perfettamente padrona di me stessa.

Come sarò veramente DaSettembre:
come adesso
solo un po' più in ritardo sulle cose da fare, con i compiti delle vacanze da finire in zona cesarini, con le scarpe che non sopporto dopo un mese di infradito, con lo sconforto che mi piomba addosso nel ritrovare Milano sempre Milano, con l'insoffrenza da luogo chiuso e non si sente neanche il vento, con i piedi ben saldi su nuvole che si sciolgono in fretta, con la nostalgia del mare che mai si stempera, ma che a settembre è quasi dolorosa
con quel mood di merda che ho al ritorno dalle vacanze.

E voi, come sarete DaSettembre?



venerdì 14 luglio 2017

Cose strane che capitano quando diventi mamma


Se è vero che con la mammità cambiamo tutte è altrettanto vero che iniziano a capitarci cose strane, mai successe prima.

Ci svegliamo di notte. Poco importa l'età del pargolo, noi ci svegliamo sicure di aver sentito un pianto, un respiro diverso dal solito, un fruscio d'ali. Restiamo ad occhi aperti il tempo sufficiente per convenire che prima non ci svegliavano neppure le bombe; comprendere che stanno dormendo tutti, tranne noi, ci giriamo e ci riaddormentiamo (quasi sempre)

Eravamo donne sicure di noi stesse. Adesso basta un "mamma, quel vestito non è tanto bello" per cambiarci e improvvisare sfilate, solitamente in bagno, per essere certe di uscire con la sua approvazione.

Non avevamo mai mangiato un gelato alla fragola, non dopo i 10 anni comunque. Adesso abbiamo solo quello, generalmente già abbondantemente leccato e sciolto.

Non notavamo i bambini altrui, anzi cercavamo di evitarli. Alzi la mano chi adesso non sorride a tutti i bambini.

Avevamo cose private, preferite, NOSTRE. Adesso?

Se siamo in una serata tra amici, ma con prole al seguito, beviamo meno.

Se siamo in una serata tra amici, senza prole, beviamo più di prima.

Telefoniamo alle amiche solo quando siamo fuori casa, per essere certe di poter parlare almeno 10 minuti filati senza interruzioni.

Con i nostri compagni ci scambiamo messaggi via telefono. Spesso anche quando siamo tutti a casa.

Qualcuna è diventata vegana per non essere costretta ad assaggiare gli omegenizzati di carne o pesce; poi i wurstel e le cene da fastfood.

Abbiamo imparato a chiudere a chiave la porta del bagno, per leggere in santa pace.

Usciamo sul balcone in pieno inverno, in piena notte, in pieno sole, per chiudere tutto dietro le spalle, almeno 10 minuti.

Parliamo con le piante, almeno loro non contestano
Parliamo con il gatto perchè lui ci approva con le fusa.
Parliamo da sole, così siamo certe che qualcuno ci ascolti.

Facciamo la prova costume a notte fonda, perchè certe cose vanno affrontate da sole, con la tranquillità interiore di chi sa che è da solo con i suoi rotolini, cuscinetti ed elastici stretti.

Ci facciamo i selfie solo per controllare quanto si vedono davvero le occhiaie.

Perdiamo le cose. A volte ricompaiono nella cesta dei giochi.
La cesta dei giochi è un buco spazio temporale, di cui abbiamo un certo timore.

La tv si accende sempre su un canale di cartoni animati.

La stanchezza di prima is the new sono in forma. La stanchezza di adesso è qualcosa che si avvicina molto al coma.

I pennarelli hanno vita propria e di solito si schiantano sulla maglia bianca. La nostra. Un attimo prima di uscire per andare al lavoro.

A volte abbiamo il sospetto di essere state risucchiate in buco nero e spedite in un'altra dimensione. 









martedì 11 luglio 2017

Il portaVoglio


​L'erba voglio non esiste neanche nel giardino del re.
Qualcuno ha avuto poi modo di verificare?
Perchè a me è rimasto questo dubbio, dall'infanzia.
Quando dicevo Voglio, scattava la risposta in automatico.
Che poi tutto sto parlare d'eba in tenera età, insomma, non va bene.
Se azzardavo considerazioni sull'arte botanica reale, di cui mi importava anche poco, mi veniva spiegato che ci vuole sempre un vorrei, desidererei, un mi piacerebbe molto. 
Voglio, no, non va bene.
Peccato poi che da grandi ci dicano il contrario: volere è potere; volli fortissimamente volli, concentrati come una lama su quello che vuoi.
Tutti i condizionali dell'infanzia condizionano davvero tanto. 
Ancora oggi non riesco a dire Io Voglio senza temere di ritrovarmi nel giardino del re a classificare erbe.
E non so se questo è un bene, sicuramente è molto educato da parte mia.
Da mamma mi sono chiesta come contenere i VOGLIO, senza condizionare troppo il volere; trasmettere educazione, senza inventare giardini.
Con Cig stiamo mettendo a punto il portaVoglio.
Nel portafoglio ci sono i soldi, che a 6 anni hanno un valore relativo: Cig è convinto di essere molto, ma molto, ricco perchè ha il salvadanaio pieno di centesimi.
Nel portaVoglio ci sono i desideri: che a 6 anni hanno un valore assoluto, tanto da diventare, appunto, Voglio.
Stiamo cercando di dare un valore a ogni Voglio.
Voglio il Nintendo ds XL è un voglio grande, sarà quindi da spendere in occasioni speciali, o, come tutti i voglio grandi, non è immediato.
Voglio il succo di frutta è un Voglio piccolino; Voglio un gioco nuovo un desiderio medio; Voglio una casa nuova con tante camere è un desiderio ciao core.
Sulla teoria ci siamo, adesso dobbiamo dare al tutto una forma pratica.
Un foglio per ogni voglio da tenere nel portafoglio?
Un salvadanaio per ogni Voglio?
Ci sto lavorando.
Non mi piace monetizzare i desideri, anche se i Voglio a questa età sono cose ben concrete, sono cose cose.
Probabilmente non è neppure pratico mettere i suoi Voglio nelle categorie dello spirito; o negli archetipi , che non vorrei crescesse con l'unica immagine primordiale e innata di un videogioco.

Cosa mettiamo nel portaVoglio?

Nel frattempo potrei regalargli un'immaginetta del giardino del re.

giovedì 6 luglio 2017

Start Up Nonni - SUN


si è mai saputo niente dei genitori di Heidi? 
Sta con i nonni
I nonni si sono trasferiti dalle Hawaii qui vicino a noi, a Quarto Oggiaro, per darci una mano.
Ci pensano i nonni
Se vogliamo uscire, ci sono i nonni
In vacanza va con i nonni, tutta l'estate
I compiti li fa con i nonni
E' il nonno che l'accompagna
La nonna le ha trovato un corso di danza euclidea che io mai ci sarei riuscita
Ha imparato a leggere e scrivere e la teoria della relatività prima di andare a scuola, con i nonni

Fatemi capire, che nonni avete voi?
I nostri nonni, per ragioni diverse, è come non averli. 
I miei, a parte vivere in un altra città, non sono mai stati lontanamente sfiorati dalla nonnità e se anche ne avessero sentito il fiato sul collo si sono messi a correre, velocissimi, che ancora non si sono fermati.
La nonna paterna, portata alla nonnità, abita tanto lontano da noi e ci vediamo poco.
Siamo genitori senza nonni a supporto, mai e in nessuna circostanza.
Un po' vi siete spaventati, vero? Lo so. 

Ogni mese devolviamo uno stipendio e un organo trapiantabile a scelta alla baby sitter; nei week end ci arrangiamo, incastrando attività interessanti per il pupo, con faccende più prosaiche tipo spesa, lavatrici, tiro il fiato un attimo. Fin qui è andata bene, Cig non è mai finito in lavatrice, lo consideriamo un grande risultato.
Ci diamo il turno, GF e io, che alla fine le cose che riusciamo a fare tutt'e tre insieme sono poche, quelle che riusciamo a fare noi due come coppia praticamente nulle. 
Anche le nostre vacanze sono separate: per permettere a Cig di stare al mare il più possibile ci diamo i turni, con sovrapposizioni a volte così brevi che viene il dubbio che l'appuntamento per le vacanze insieme fosse altrove.
La mancanza di nonni genera una gran fatica, smarrimento e, in taluni frangenti, anche giramento di palle.
Così stavo pensando a una start-up, la cui attività è affidare bambini sprovvisti di nonni a nonni seriali, che è possibile non si accorgano di avere un nipote in più, ma che soprattutto hanno esperienza e referenze nel ruolo nonnesco.
Avere i nonni è importante: è memoria, è coccola, è percorrere passi che partono da lontano.
Avere nipoti è importante: è futuro, è marmellata sul divano troppo bianco, è percorrere passi che andranno lontano.
E' un win-win, anche un po' winx-winx che si sa che nonni e nipoti insieme scatenano superpoteri.
E' un'attività senza scopo di lucro, segreta.
Di base, sta nell'infiltrare il proprio pargolo sprovvisto di nonni in una famiglia altrui. Sotto copertura, fingerà di essere nipote come gli altri. 
Se l'avremo istruito bene nessuno se ne accorgerà.
Se avremo scelto bene i nonni, se anche dovessero accorgersi del nipote in più non diranno nulla: i nonni veri lo sanno benissimo che se c'è posto per 3 c'è posto anche per 4.
La start up si chiamerà SUN, per sottolineare quanto sole portino i nonni nelle nostre vite, perchè l'acronimo veniva così, ma anche, diamoci un tono, perchè è un nome inglese e possiamo anche aspirare a infiltrare pargoli a livello internazionale.
Non si lascia niente al caso qui, qualche volta al caos.
SUN batterà in utilità e intensità tutti i campi estivi.
Lo sviluppo dell'attività prevederà anche inserimenti in famiglie didattiche di vario tipo:
- quelle dove tutti vanno d'accordo
- quelle ordinate
- quelle dove tutti mangiano le verdure
per citare solo alcune possibilità. 
Soppianteranno in breve tempo le fattorie didattiche, che sono bellissime, ma poi torni che le caprette ti fanno ciao e può essere un problema.

Che ve ne pare? Mi prestate i nonni?











mercoledì 5 luglio 2017

2371 giorni: le cose che cambiano da mamma.


​Ieri sera non riuscivo ad addormentarmi.
Invece di contare le pecore, cosa che a Cig fa sempre molto ridere, ho contato i giorni da quando sono mamma a oggi.
2371, non contando i 9 mesi di gravidanza. Effettiva presenza, diciamo così.
Non li ho contati uno per uno, ho proceduto per moltiplicazioni e addizioni, che alla fine non sono tanto certa di aver fatto i conti giusti, ma insomma la grandezza è all'incirca quella.
A 2371 sono svenuta, per risvegliarmi poco dopo per un pianto dirotto di Cig. Siamo molto telepatici lui e io, gli sarà arrivato in sogno il numero e sicuramente si è spaventato anche lui.
"Voglio stare con te" singhiozzava mezzo addormentato
"2371" mi sono limitata a rispondere, sorridendo, ma nel buio della camera non mi ha visto, mi ha preso per mano ed è venuto a dormire nel lettone. Fatto rarissimo, a cui non sono abituata e quindi non ho dormito più. Saggiamente GF è andato a dormire nel letto di Cig, che ci diciamo sempre che almeno uno di noi si deve salvare, in ogni circostanza.
Non me li ricordo tutti 2371, pensavo con il suo piede ben ficcato nelle costole. Ho rimosso molto dei primi mesi, credo di non averli proprio registrati, tanta era la stanchezza.
Mi ricordo più facilmente com'ero prima, ma così come ci si ricorda di un'amica che non si vede da tanto tempo.
Quello che non ti dicono quanto stai per diventare mamma è che cambierai definitivamente.
In meglio o in peggio o in diverso, poco importa. Cambierai, anche se non vorresti proprio.
Ero paziente prima, adesso mi incazzo come un bollitore lasciato troppo sul fornello accesso.
Ero saggia prima e non me ne facevo niente, adesso sono scriteriata e non è utile.
Ricordo perfettamente che prima mettevo sempre la crema idratante dopo la doccia, negli ultimi 2371 giorni uso la doccia-crema, quella cosa vagamente viscida che ti fa sembrare liscia e morbida giusto il tempo di uscire dal bagno. Poi ti trasforma in un branzino al sale.
Ero mojito prima, adesso sono succo di verdura che è l'unico modo per fargli mangiare la verdura.
Ero notturna, ora ho un'app che mi ricorda che devo andare a dormire, se voglio dormire almeno 7 ore e avere sufficiente lucidità il giorno dopo.
Uscivo, spesso. Da sola, con lui, con le amiche.
Ricordo benissimo che avevo giornate intere in cui non avevo niente da fare. Ti ricordi anche tu?
Secondo me ero più alta, anche.
Dicevo un sacco di cazzate. Adesso le scrivo pure.
Avevo le mie certezze, tipo che in borsa non c'era Spiderman; che il fazzoletto l'avevo usato sicuramente io; che se una cosa l'avevo messa là è là che l'avrei ritrovata; che sul mio telefono non avrei trovato Clash Royale; che tra i preferiti di youtube non ci sarebbe mai stato un Rovazzi; che a saldi sarei sempre uscita solo per me, che i miei pacchetti li avrei aperti io, godendomi il momento.
2371.
Il piccolo umano è convinto che basti abbracciarmi e dirmi "ti voglio bene, mamma" per farmi dimenticare il fatto che non vuole fare i compiti e che litigheremo per questo e per la terza frittata in due giorni che pretende di voler mangiare. Prima non ero così incline a farmi convincere da un abbraccio, tsè.
Ieri sono quasi riuscita a fargli fare due pagine del libro di matematica, ma a 3+2 ha lanciato la matita, si è buttato sul letto, ha finto un pianto disperato e poi si è addormentato. 
Furbetto. 
Io ho diviso il numero delle pagine per i giorni di vacanza e non ha realizzato che stasera dovrà farne il doppio.
Sono tecniche feroci di guerriglia domestica che prima non conoscevo, ora sono fondamentali alla mia sopravvivenza.
Prima avevo due gatti che mi seguivano come un'ombra, quello di adesso si è alleato al piccolo umano e cerca di eliminarmi ogni mattina passandomi tra le gambe, meno male che non abbiamo scale in casa.
Leggo clandestinamente in cucina e scrivo all'alba, che i "mamma" ogni 3 secondi sono per me la cosa più deconcentrante che abbia conosciuto. Prima pensavo fosse il tic tac dell'orologio, che adesso non sento proprio più.
L'unica cosa che mi fa andare avanti è il mio desiderio di fuga :D 

Ah no, questo è quello che pensa il gatto, quello che cerca di uccidermi tutti i giorni.









lunedì 3 luglio 2017

Tra l'oleandro e il baobab


​Questo è il periodo dell'anno peggiore, il più faticoso.
Mentri aspetti le vacanze, il mare e tutto sembra rallentare, anche il tempo, tanto per darti il colpo di grazia.
Cig è rimasto solo quassù in città.
I suoi amici sono stati affidati ai relativi nonni e sono tutti già in villeggiatura. Al parchetto cerca l'ombra tra un oleandro e il baobab e qualcuno, se non proprio un prete, per chiacchierare. 
Il nostro quartiere è ormai vuoto, se non contiamo le zanzare.
Per quest'anno ancora non me la sono sentita di depositarlo tutto il tempo in un centro estivo: abbiamo fatto un esperimento di una settimana. Esperienza positiva, l'anno prossimo sarà più corposa. Magari l'anno prossimo oseremo anche la colonia o il campus di rugby in montagna. 
Meglio, credo, non affrettare troppo i tempi, che se si prende male la questione campo estivo ci si brucia la possibilità per gli anni a venire. Con calma è una regola aurea.
Il lavoro, per noi, è tipo il tetris: se non ci sbrighiamo a sistemare ogni pezzettino al suo posto, lo schermo si riempie, i colori lampeggiano e in un attimo siamo in game over.
Sole torrido e nuvole fresche si avvicendano nella stessa giornata, che sembra di vivere a Praga. Così l'umore, che sembra di vivere al manicomio.
Scopri dai social che tutti i tuoi amici vivono di rendita, perchè sono al mare ormai da un mese e rientreranno a settembre. 
Al mare non fanno bagni, ma solo foto; anzi timelapse di tutta la vacanza.
Io ho il time collapse, che tengo per me, per ritegno.
Così come le mie gambe, mannaggia alla forza di gravità, piedi, le estremità e perfino le occhiaie che ormai sono da guiness, che vorrei riferirmi alla birra, invece no.
Sono anche iniziati i saldi, ma i nervi hanno finito di esserlo.
Abbiamo tutti voglia di mare, spazio, silenzio, profumi e amici, di serate lunghe, oziose, fragorose di risate.
E' il periodo dell'anno peggiore, tipo gli ultimi metri di una lunga corsa. Il traguardo lo vedi, ma le gambe sono pesanti, la vista annebbiata e il traguardo, secondo me, lo spostano più in là.

Le vacanze dovrebbero durare almeno quanto la loro attesa.



martedì 27 giugno 2017

Superpoteri che non ho: l'equilibrio

Immagine Google che mi ha fatto tanto ridere 
​Ammiro molto le donne che diventando mamme hanno trovato il loro equilibrio, un senso di completamento.
Io non ci sono riuscita. L'equilibrio, intendo, non l'ho trovato; il completamento va a giorni alterni, su questo punto sono molto più possibilista.
L'equilibrio invece, signora mia. 
D'altra parte se non c'era prima, non vedo come avrebbe potuto arrivare dopo.
Per equilibrio intendo quella capacità di prendere le decisioni opportune, avere quella bussola interiore ben tarata che punta sempre a ciò che è giusto, sapere che sei nel tuo posto nel mondo e te lo organizzi per bene.
La verità è che mi sento spesso fuoriluogo e fuori tempo, le decisioni le prendo, ma poi le ripenso, le aggiusto, le dimentico e la bussola l'ho lasciata in qualche borsa, insieme agli occhiali da sole che non trovo più.
Dev'essere per questo che mi sembra di correre sempre, che se non sai dove andare ti affretti più del dovuto per avere il tempo di aggiustare la rotta.
Il punto è che fino al test di gravidanza io non mi sono mai pensata come mamma, non mi ero per niente immaginata in questo ruolo, non avevo progetti e neppure uno straccio di linea guida.
Da figlia non mi sono trovata un granchè bene. Il non sarò come mia madre per me è stato facilissimo, quindi. Intendiamoci, non c'è niente di sbagliato in mia madre, ma a un certo punto ho concluso che non ero la figlia adatta a lei.
Capita. Chissà quante mamme si aspettavano un frugoletto morbido e biondo e si sono ritrovate con una bimba mora, che parlava con gli amici immaginari. 
Io non mi aspettavo niente, aspettavo semplicemente l'arrivo di Cig. In quei nove mesi non ho messo a punto nè piani, nè strategie, dondolandomi felice sulla mia altalena che quando sono scesa da lì mi girava la testa e non ha smesso più.
Forse in questo non equilibrio sta il senso forte di sorpresa, che se avessi sempre un punto di vista ben centrato non vedrei tutto il resto.
Cig mi ha sorpreso fin dall'inizio inizio, dalle lineette del test.
Cig mi sorprende oggi, ogni giorno.
Magari il non equilibrio mi permette di sporgermi un po' di più verso di lui, per raccogliere ogni abbraccio, parola e invenzione. Magari mi permette di rittuffarmi in me quando ne sento proprio il bisogno.
Ogni volta sono a rischio caduta rovinosa, lo so. 
Ma ogni volta penso che senza rischiare di perdere l'equilibrio perderei molto di più.

lunedì 26 giugno 2017

I muri di fuoco non vinceranno (prova tecnica)

Dura la vita della blogger a tempo perso, come me.
A casa non un attimo di raccogliemento, in ufficio firewall così alti e invalicabili che da tanta parte dell'ultimo blog il guardo escludono.
Ma sedendo e mirando le impostazioni di blogger, io nel pensier mi fingo di poter postare via mail e per poco il cuor non si spaura.
Così tra questa possibilità si annega il pensier mio
Che se ho trovato la soluzione, non dovrò chiudere baracca e bambini.
E il naufragar mi è dolce in questo mare di possibilità che avevo così ignorato, ignorante io.


Sa sa sa ... 123 ... prova tecnica di post via mail :D 

I compiti delle vacanze


I maestri sono stati buonissimi, comprensivi.
Cig non ha molti compiti e non è stato necessario comprare il famigerato libro per le vacanze.
Finiamo i libri usati a scuola durante l’anno; ci hanno raccomandato di fare esercizio nella scrittura e di leggere un libro, uno tutto intero, a scelta.
Non l’abbiamo ancora trovato il libro giusto per noi: o è scritto troppo piccolo, o ha poche figure, o è troppo lungo, o la storia non va bene, o è da femmine. Roba da mandare in crisi l’intera editoria per l’infanzia.
Credo gliene scriverò uno io, facciamo prima.
Abbiamo iniziato a fare qualche paginetta: la negoziazione che precede l’inizio dei compiti è estenuante.
Li faccio solo fino a qui
di questa pagina faccio solo questo
Meglio non farne troppi, che poi li finisco troppo in fretta
Scrivo solo maiuscolo
Io li faccio, ma tu leggi cosa c’è da fare
Non credo sopravviverò
Tra i compiti assegnati quello che mi piace di più, però, sta tutto in un quaderno azzurro. 
La prima pagina è un disegno da colorare, tutte le altre pagine sono bianche, intonse.
E’ il diario delle vacanze, pagine su cui scrivere ciò che farà, vedrà, penserà. Che per un bambino di prima elementare è davvero tanta roba.
E’ un esercizio importante, per organizzare il pensiero, dare una struttura a ciò che è passato durante il giorno, fissare un piccolo ricordo, terminare la mamma.
Sarà il quaderno su cui riprenderanno le lezioni a settembre, il punto di partenza per la seconda elementare.
 Per dire che non possiamo proprio lasciarlo bianco e intonso.
Cig sbuffa solo a guardarlo, quel quaderno.  Invece è prezioso e spero lo capirà.
E’ anche un luogo dove incollare foto, ritagli, biglietti, magari piccole conchiglie che i pensieri sono fatti anche di cose da tenere lì.
“Vabbè – protesta in questi giorni – ma se non siamo in vacanza cosa scrivo?”
Muah Cig, magari un pensiero, qualcosa che ti è piaciuto o magari non ti è piaciuto per niente”
“Tipo le verdure e posso scrivere che mi fanno schifo?”
“Tipo”
Sarà un gran diario, me lo sento.
Sarà anche la prima e ultima volta che potrò leggere un suo diario, mi sa. 



giovedì 15 giugno 2017

Giovane di lungocorso is the new tardona

Pizzata di classe: rito di passaggio dall’anno scolastico appena concluso alle vacanze, atto a verificare l’esistenza in vita di almeno un genitore. Pone basi certe di futuri pettegolezzi.  Anomalie di sistema: a volte nascono amicizie.

E’ con orgoglio e parecchio sollievo che vi comunico di essere sopravvissuta alla prima pizzata di classe.
Bene, ma non benissimo. Della lunga tavolata di mamme e qualche raro papà ero la più attempata, cosa che la primipara tardona deve sempre mettere in conto, ma che non riuscirà mai a digerire del tutto. Ero circondata da gente dell’80 in poi, gente che ha conosciuto i Duran Duran  perché li ascoltavano i genitori, tanto per intenderci. La tenerezza, proprio.
Comunque, non perdersi d’animo e iniziare a chiacchierare è l’unica tecnica di sopravvivenza che mi sento di consigliare. L’alternativa è abbandonare il pargolo ad altra mamma, giovane, e tornare a prenderlo più tardi (cosa che sono stata tentatissima di fare).
Chiacchierando si scoprono cose interessantissime, per cui, in generale, vale la pena restare.
Scopriamo, per esempio, che gioventù è una competenza e non un dato anagrafico. Cioè anagraficamente è giovane chi ancora non subisce la forza di gravità, non ha rughe o altri cedimenti.  Non è detto però che sia giovane davvero.  Nessun timore nel tirare acqua al nostro mulino, le mamme tardone sono spesso più giovani, perché di gioventù hanno un’esperienza più lunga e significativa.
Se abbiamo competenza in gioventù non importa il dato anagrafico, davvero. 
Siamo geek. Parliamo di blog, di social, di nuovi media o di qualunque altra cosa ci appassioni davvero, anche non strettamente tecnologica.  Il termine geek decreta sempre una prima, fondamentale, scrematura tra chi ha capito e chi no. Chi no vi guarderà con sospetto, un po’ come vostra mamma, capito?
Solo io ho bevuto birra ieri sera, le altre dicevano che faceva caldo, meglio l’acqua. Neanche mia nonna. Per dire.
Sorridiamo con dolcezza ai bambini che ci chiedono quanti anni abbiamo, ma non troppo dolcemente: deve essere a loro perfettamente chiaro che se ce lo chiederanno di nuovo non rispondiamo, né alla domanda, né delle nostre azioni
Abbiamo almeno un tatoo o/e un piercing, altrimenti di cosa stiamo parlando
Ci mimetizziamocondividiamo, ridiamo e non diamo lezioni di storia. Siamo perfettamente contemporanee, se non per quel fastidioso dettaglio che per chattare dobbiamo infilarci gli occhiali e un pochino gli occhi li strizziamo lo stesso.
Non sorridiamo mai e poi mai all’aggettivo “giovanile”, se mai sibiliamo un “tua sorella” appena udibile, ma che resta impresso come un messaggio subliminale.
Non ostentiamo. Niente. Né le rughe faticosamente guadagnate, né i corpi che se sono in forma ci costano un occhio in palestra, lacrime, sudore e creme, e se non lo sono ci costano comunque momenti di profondo disappunto; né (orrore!) loghi da fashion victim.
Ci vestiamo come ci si deve vestire, l’esperienza ci ha insegnato, per esempio, che la pizzata di classe è una prova fisicaAnche se è la prima a cui partecipiamo, lo sappiamo.
Guarderemo più divertite che intenerite la giovanissima mamma in tacco 15, minigonna e due bambini. A fine serata quella stanca sarà lei, mica noi, nonostante i 20 anni che ci separano.
Siamo pratiche e ciniche quanto basta. 
Siamo competenti in gioventù, perché siamo giovani da tanto tempo.





martedì 13 giugno 2017

Cinque cose irrinunciabili per l'estate (6/8 anni version - summer 2017)



Dai, ormai ci siamo.

Scuole chiuse, caldo, vacanze che prima o poi arrivano, pensieri già al mare o in montagna.

E’ stato un anno impegnativo, immagino per tutti.

Ho dovuto tralasciare diverse cose, il lavoro ha richiesto più energia e Cig più tempo (i compiti!), tanto che ieri sera, cioè un lunedì qualunque di giugno mi sono messa a pensare a buoni propositi che neanche a capodanno, per dire quant’è necessario riprendere il filo, il respiro regolare.

Tra un buon proposito e l’altro ho anche fatto il punto sulle 5 cose irrinunciabili per i 6enni di quest’estate.
1) La maschera Subea di Decathlon e Il suo sistema easybreath . L’avessi avuta io da bambina, mia madre sarebbe ancora adesso sulla riva a sbracciarsi per farmi uscire dall’acqua o, conoscendola, mi avrebbe abbandonata anni fa e oggi racconterebbe che un tempo aveva una figlia che adesso è una sirena. Mai più senza, utilissima per vincere la paura di “andare sotto”.
2) Spinner. Fidget. Quei cosi che girano, insomma. Perfettamente inutili, esattamente come i nostri yo-yo. Il vantaggio qui è che non ci sono cordini con cui impiccarsi, che le rotazioni avvengono all’interno dello spazio vitale dell’utilizzatore, non ci sono lanci assassini. Ne avevo uno in legno massello che amavo far roteare nello spazio, cosa che è costata la vita a un vaso, un bernoccolo a mia sorella, una raffica di giorni di punizione a me. Lo spinner te lo spinni tra e te. La parte sociale è scambiarli con gli amici, cronometrare i tempi di rotazione, disporli per colore, contarli … Cose assolutamente inutili, appunto.
3) La musica. Ogni anno prepariamo la nostra compilation estiva. Fino a due anni fa sceglievamo GF e io, nell’illusione di contribuire all’educazione musicale di Cig. Ora non è più possibile. Pensatemi tra Rovazzi e Gabbani, mentre con i finestrini giù cantiamo a squarciagola. Addio.
4) Gavettoni, fornitura villaggio vacanza; pistole ad acqua, fornitura sbarco in Normandia. L’acqua e l’estate sono inscindibili nell’immaginario bambinesco: se è estate puoi inzupparti, se ti inzuppi è sicuro che è estate. Se avete l’apposito parchetto, almeno un amico/a a disposizione armate i vostri bambini e allontanatevi. Tornate a fine pomeriggio con merenda e accappatoi
5) Nuove cose da imparare, ma in modalità gamification. Vi ricordate quando abbiamo aspettato l’estate per lo spannolamento, togliere il ciuccio, usare il cucchiaio non solo come fionda? In fondo aspettare l’estate per aggiungere nuove abilità è buona cosa. Visto che adesso sono grandi possiamo cambiare leggermente metodo, puntando a coinvolgere i bambini a provare più divertimento nelle attività quotidiane attraverso il gioco. Un punto per ogni pezzo di corpo lavato come si deve; un altro per ogni indumento infilato nel modo giusto; 1000 punti se si finisci i compiti delle vacanze … Naturalmente se ci sono i punti ci devono essere anche i livelli, le ricompense, distintivi (gagliardetto delle mutande non al contrario, per esempio) e i doni.

Magari uno spinner :D

venerdì 26 maggio 2017

A scuola a 5 anni? Solo se siete pronti voi


Cig sta finendo il suo primo anno di scuola.
E' andato a scuola presto, è un bimbo di fine marzo che ha iniziato la scuola nei 5 anni e mezzo di settembre.
Anticipatario, tecnicamente.
Iniziare la scuola prima dei 6 anni è sconsigliatissimo, da tutti. 
A inizio anno scolastico, diciamo i primi due mesi, questi tutti che sconsigliano avevano ragione.
Cig non l'ha presa benissimo.
Non protestava, ma aveva un'ansia profonda che a me dispiaceva tanto e che mi ha provocato un lungo momento di senso di colpa.
Non era questione di abilità, tipo saper tenere bene una matita, colorare nei margini e riconoscere le lettere. Il punto cruciale della scuola è stare fermi, seduti, per molto tempo, stare attenti perchè una distrazione può costare la comprensione di un'intera giornata.
A lui questa cosa del banco, delle ore lunghe, pesava molto.
Mettiamoci pure che il suo migliore amico era in un'altra classe e con nuovi migliori amici; che la maestra che gli piaceva molto è stata con loro un mese e poi è stata cambiata (questione di supplenze che capisco poco); che detesta colorare, che ognuno è fatto a modo suo.
L'abbiamo molto sostenuto e incoraggiato in quel periodo, abbiamo lavorato sull'autostima, sull'equilibrio, sul prendere le cose con serenità.
Se non ci ha mandato a quel paese è solo perchè ancora non lo sa fare, ne sono certa.
Poi però è successo qualcosa, qualcosa che non so e non sapremo. Come un incantesimo.
La prima elementare sta finendo e il bambino che abbiamo accompagnato a settembre è cresciuto molto, ha preso il suo passo e viaggia spedito. Ha colmato il gap con un anno di anticipo, dicono i maestri.
Se un po' lo conosco a quel gap ha sparato con il nerf, quel coso a forma di fucile con proiettili di gomma che di solito spiana contro di me e corro nascondermi dietro il divano improvvisando barricate e giù a ridere.
Cig ha quello spirito lì, da battaglia. Non è competitivo, è determinato e ci tiene a sottolineare, solitamente quando corre in mutande in giro per casa, che lui è un superfigo.
Ok, forse la questione autostima ci è un po' sfuggita di mano.

Se state pensando di fare dei vostri bimbi degli anticipatari o meno, pensando e ripensando a quella pre-iscrizione che avete fatto a inizio anno, ho solo un consiglio da dare: chiedete al bambino. Siate molto chiari su ciò che l'aspetta, che non sarà facile come giocare e che richiederà molto impegno. Ascoltate la risposta, ascoltatela davvero.
E' vero che poi siamo noi a decidere, ma non sottovalutiamoli troppo.
Ogni bambino ha diritto di dire la sua e di essere ascoltato.
Cig me l'aveva detto che voleva andare a scuola, basta asilo, e non ha mai cambiato idea, neppure nel primo periodo difficile.
Mi sono fidata di lui.
E di noi.Che poi, a essere sinceri, dobbiamo sentirci pronti noi. I compiti possono minare profondamente il nostro equilibrio mentale e perfino le convinzioni più profonde; dovremo rivedere completamente la scala dei valori più o meno intorno al cinquantesimo temperino da comprare; scopriremo il superpotere delle matite, che è scomparire; gli origami complessi delle orecchie dei quaderni; il lato oscuro della gomma che evidentemente cancella in clandestinità, perchè non si troverà mai; i righelli che si smaterializzano per rimaterializzarsi in altre classi, se non addirittura scuole; il mistero profondo delle forbici che tagliano e guarda, tagliano anche i pantaloni i capelli e perfino gli astucci nuovi.
Ecco, se vi sentite pronti voi a essere anticipatari, vedrete che andrà tutto benissimo :)



mercoledì 24 maggio 2017

6 passi di facilità

Vi capita mai di avere la netta sensazione che un po’ tutto vi stia sfuggendo di mano?
Il lavoro vi travolge, la famiglia vi sommerge e tutto il resto vi rincorre.
Solitamente in questo periodo dell’anno io mi sento così, è una cosa tipica da primavera inoltrata per me, quando l’estate è praticamente qui, ma le vacanze proprio no.
Quest’anno poi mi sento sul ciglio della fine del mondo, costantemente in bilico, che signora mia alla mia età non fa davvero bene.
Comunque sia, ragionavo ultimamente sul fatto che se Cig e i seienni modificano il passo nei cambiamenti, sono le mamme a cambiare più velocemente, rischiando di perdere l’orientamento.
Per evitare di perdersi nella selva oscura, di incrociare caronte, finire nel girone delle mamme dannate, bisogna correre ai ripari.
Ho quindi ideato un corso velocissimo di remise en forme, molto più efficace di qualunque dieta prova costume, della mindfulness e cose così.
Si chiama 6 passi di facilità, 6 punti felicissimi per uscire dal caos, soprattutto da quello emotivo.
1- Imponetevi di avere un’ora al giorno (minimo) tutta per voi. Non importa a quale orario, ma che sia tutta vostra e che sia tutti i giorni. Se vi sembra impossibile, avete ragione. Considerate però che alzarsi prima la mattina, per esempio, vi da un grandissimo vantaggio. 
2- Ripristinate la routine per i bambini. Ricordate come eravamo bravissime nel loro primo anno di vita? Ogni cosa aveva un orario e un tempo, più o meno insomma. La routine ci ha salvato la vita, ci ha permesso di dormire e perfino di fare la doccia. Poi i bambini crescono, le abitudini cambiano, un po’ ci stufiamo ed è un attimo ritrovarsi nel caos. Un recente studio ha evidenziato che mettere a dormire i bambini presto ha grandi benefici per loro e per i genitori, per esempio. Nanna alle 21 sarà dunque il nuovo mantra. Se non riuscite proprio a mettere a letto loro, andate a dormire voi a quell’ora
3- Avete un hobby, una passione che avete tralasciato perché il lavoro, gli impegni, la famiglia e la lavatrice? Riconquistate ciò che vi piace. Ogni cosa può aspettare, tranne ciò che ci fa felici.
4- Muovetevi, per il solo gusto di farlo. Non è quindi la corsa verso l’ufficio, lo slalom al supermercato e neppure la lapdance intorno al tubo dell’aspirapolvere. E’ muoversi nel ritmo che amate, che sia runningswimmingwalkingcazzegging, l’importante è muoversi, anche, e soprattutto, mentalmente.
5- Non rinunciate. All’uscita con le amiche, allo sport, allo shopping, alla manicure e a tutta la santa pace di cui sentite il bisogno. 
6- Una nuova abitudine, che via piaccia tanto, ogni mese. Provate, cambiate, sperimentate. Ogni novità ha bisogno di circa 30 giorni per diventare abitudine. Una cosa nuova al mese sarà la nostra stairway to heaven.
Funziona, credetemi. 
Non è neanche necessario seguire un ordine preciso e si può attivare un punto alla volta o tutti insieme. O aggiungerne di nuovi (che poi mi dite eh)