Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

giovedì 19 ottobre 2017

Mamma vecchia fa buon brodo

Mamme over 40 con figli ancora piccoli, primapare tardone a me.
Qualche giorno fa Cig giocava con un suo compagno di scuola, io ero poco distante.

"E' la tua mamma lei?" e mi indica
"Certo, è la mia mamma"
"Ma così vecchia?"

Lo so, non è bello, ma io quel bambino l'avrei mandato a far compagnia a Hansel e Gretel, nella casa di marzapane, seduto sulle ginocchia della strega cattiva.

"Ha 129 anni ed è un supereroe" ha risposto Cig. La storia dei 129 anni è perchè mi piace dare a Cig un'idea del tutto relativa, fantasiosa e fuori scala, dell'età. Sulla questione supereroe, beh quello è vero. 
Non è la prima volta che fanno notare a Cig che sono fuori età per essere una mamma standard e poichè ho anche altre caratteristiche che mi pongono lontanissima dall'immagine classica di mamma, a volte mi preoccupo per lui.
In realtà quando capita che chiedano come mai la tua mamma è più vecchia o come mai la tua mamma non ha i capelli, Cig e io ci facciamo una risata. Spiegare le età può essere semplice, meno magari spiegare le malattie e le cose che nella vita si incontrano e lasciano il segno.
Consiglio l'ironia, è l'unica arma invincibile che conosco.
Oltre alla casa di marzapane.
Se funziona ve lo dirò tra qualche tempo.
Adesso però raccontatemi che capita anche a voi e che avete armi invicibili da condividere. Altrimenti mi sento vecchia.

venerdì 13 ottobre 2017

Le stagioni dei bambini


​Davanti alla finestra della nostra camera da letto c'è una quercia molto alta. Abitiamo al terzo piano, la quercia si affaccia frondosa sul nostro balconcino, ci supera, credo arrivi almeno al quinto.
Parliamo spesso la quercia e io. Non è proprio una chiacchierata, è più un'amicizia nata negli anni, di poche parole, molti silenzi, profonda. 

Ah, voi non parlate con le piante? Cig e io ringraziamo spesso gli alberi, credo faccia bene a tutti e male che vada impariamo che gli alberi ci sono, che non sono solo arredo urbano.
Con la quercia questo è il lungo periodo dei saluti. Le sue foglie si fanno gialle e poi rosse, quindi giravoltano nell'aria e vanno giù. E' un momento intenso, che amo molto.
 
L'autunno a me mette allegria, è la stagione che più di tutte mi da certezza che tutto cambia, evolve, cresce, si trasforma. 

Mi dice, l'autunno, che niente di tutto ciò avviene da un momento all'altro e che sempre, fortunatamente, c'è di mezzo un inverno per prepararsi, per decidere dove estendere i nuovi rami, da che parte andare. C'è bisogno dell'inverno per accorgersi che se incontriamo un muro possiamo girarci intorno o cambiare direzione; per lamentarsi del freddo e poi stiracchiare nuove foglie al sole di primavera; per dare un senso alla prova costume e anche alla polenta, ci vuole sempre un inverno.
Io che sono per l'elogio della lentezza mi sento davvero rinfrancata. Ci vuole tempo e ci vuole accorgersi del tempo.

Allora com'è che Cig mi sembra cresciuto all'improvviso? 
Chi è quel ragazzino che gira per casa?
Che stagioni hanno i bambini?

martedì 10 ottobre 2017

Bambini magici


​Avete notato anche voi che i bambini, quelli più piccoli in particolare, sanno leggere nei vostri pensieri?
Con Cig capita spesso e poichè sta crescendo e questo dono svanirà tra i mille condizionamenti della vita, mi sto prendendo tempo per capire, alimentare, cercare di disperdere il meno possibile questo legame, forte e magico.
Cig sa molte cose e le dice all'improvviso, nei (rari) momenti di silenzio.
Se ne esce con "Dobbiamo andare a vivere la mare" che è il mio pensiero più frequente, magari mentre è seduto sul carrello del supermercato. Un attimo dopo si sta lanciando verso un pacco di focaccia e del mare non si ricorda più.
Può, in un momento qualunque, informarci che abbiamo bisogno di una casa più grande, e poi torna a far volare spiderman dal divano al tavolo.
Poi sono piccole cose, tipo leggere uno stato d'animo, vedere minuscole cose che in futuro andranno diversamente, immaginare con un'apertura che non è più del nostro mondo.
A volte non è neanche necessario che dica, io lo so cha ha capito molto più di quello che ho detto o lasciato intendere dalla mia espressione. Lo capisco dalla mano che si stringe più forte, dall'urgenza di abbracciarci, da un lungo sguardo.
Piccole cose che lo attraversano e che ci regala, indicazioni estemporanee su possibili soluzioni.
Questa cosa la perderà. In mezzo ai pensieri, alle cose da fare, alla fretta di crescere. So già che mi mancherà e so anche che raccontandogli di questo tempo non capirà e non ricorderà.
Cerco un modo per conservare la magia, piccoli incantesimi, formule magiche.

lunedì 2 ottobre 2017

I nonni sono un cielo stellato

Immagine da Google
E' una festa recente quella dei nonni, si festeggia dal 2005.
E' una festa informale, di quelle che non richiedono neppure il dresscode o un rsvp.
In altri Paesi, come gli Stati Uniti, si festeggia da più tempo e in un altro periodo dell'anno.
In Italia è il 2 ottobre che è anche una ricorrenza cattolica, la festa dell'angelo custode, ricorrenza che ha avuto alterne vicende dal 1400 ad oggi, ma tant'è.
E' una festa a cui non ho mai fatto caso e la lasciavo in un fine settimana di ottobre qualunque. Invece è proprio il 2 e quest'anno è proprio di lunedì, utile per tutti quelli che vogliono dare un chiaro messaggio ai nostri anziani: festeggiate di lunedì, voi che avete tutta la settimana libera e non imballate i nostri fine settimana.
Certo, di lunedì la festa sarà ben poca cosa, a meno che non si organizzi un afterhour.
Certo, essendo i nonni il pilastro portante del welfare nazionale, si potrebbe indire una festa vera e propria, anzichè restare sul vago e sull'informale.
Noi i nonni li viviamo pochissimo, vuoi per distanza, in un caso, vuoi per mancanza di vocazione, nell'altro. Siamo una famiglia snonnata, di quelle in cui il fai da te regna sovrano, dove non c'è un attimo senza pargolo al seguito, dove ti verrebbe voglia di farti adottare da un paio di nonni vicini e con la giusta attitudine.
Quindi non ho idea, se non per sentito dire, del peso specifico dei nonni in una famiglia.

Sono importanti i nonni nella vostra gestione? 
Ma soprattutto, erano già così disponibili prima dei nipoti o si sono trasformati che neppure un pokemon che evolve?

Nel caso dei miei genitori non ci sono state sorprese: hanno la filosofia del "bisogna essere indipendenti" che spesso viene riassunto in "arrangiatevi", meno diplomatico, ma decisamente efficace.
Sono i nonni novilunio, ci sono, ma non li vedi, stanno con la faccia illuminata a guardare altro.
So di nonni cometa: illuminano il cammino, ti guidano nella giusta direzione.
Nonni plenilunio che ti incantano di dolcezza, che sanno dar luce anche alla notte.
Nonni stella del nord, punto di riferimento indispensabile per orientarsi nella vita.
Nonni solleone, energici, pieni di vita e inziativa
Nonni angeli custode, che non ci sono più fisicamente, eppure li hai accanto.
Nonni stella cadente, sono lì per realizzare i tuoi desideri.
Nonni costellazione, che determinano il tuo destino, un filino invadenti forse.
Nonni Nebulosa planetaria, farebbero tanto di più, se non fossero così in là con gli anni.
Nonni satellite: ruotano intorno a voi e se voi non ci foste precipiterebbero nello spazio infinito

I nonni sono il cielo stellato, a cui guardare per indovinare il nostro passato. Per loro i nipoti sono le stelle nuove, in cui guardare stupiti ciò che sarà.
Auguri nonni <3 nbsp="" p="">

venerdì 29 settembre 2017

Smartworking - le giornate flessibili

Quattro giorni al mese posso lavorare da casa.
Smartworking, cioè quell'accordo tra lavoratore e azienda (è bilaterale) che permette una nuova flessibilità all'interno dell'orario di lavoro.
Quattro giorni non sono molti, ma sono salvifici in caso di emergenza o di incastri che non si incastrano in alcune giornate, per cui meglio gestirli dal tavolo di cucina.
Non utilizzo spesso questa possibilità, il che non mi rende onore, ma quando capita la giornata smart prende una piega surreale.

Mangio troppo. Consiglio le giornate a casa solo a frigo vuoto e che non vi venga in mente di infornare torte tra una telefonata e una mail, perchè è un pensiero criminale. Una buona ricetta di torta, veloce, comunque, la trovate qui

Tuta e infradito. Provate voi a restare seri vestiti così, mentre parlate con la responsabile dell'universo moda e galassie correlate che proprio nel vostro giorno smart vuole sentirvi in call. Provo a non pensarci, non la visualizzo nei suoi abiti che costano più di casa mia, ma mica sempre funziona. Cerco allora di rendere elegante almeno la voce, sempre che non stia masticando le guarnizioni del frigo vuoto o assaggiando la torta di cui sopra.

Doppio lavoro. Se sono al telefono posso benissimo stendere il bucato, rifare i letti, passare lo swiffer, raccogliere giochi, riordinare. E' fondamentale, ai fini professionali della telefonata, non farsi mai scappare frasi tipo "Azz mi è caduto Ironman" o "C'è skifidol ovunque bleaaah". A ben vedere in ufficio non mi viene richiesto il servizio pulizie e quindi questa cosa smart non mi sembra così vantaggiosa, in fondo.

Troppi caffè. Sai com'è, a casa è molto più buono. A sera dirò, con la tachicardia, che il lavoro mi stressa troppo, insomma, non posso andare avanti così. Poi conto le cialde, mi taccio e passo la notte con gli occhi da gufo a scrutare nel buio.

Il gatto. Alcune mail le manda lui.

La rete. In casa è parecchio ingarbugliata. Il decoder tv blocca il mio accesso a Internet, la ps4 lancia call of duty e scatena guerre sul wi-fi. Il mio pc è sensibile, sente tutto e si pianta. Mi devo ricordare di spegnere ogni altro coso in rete, per lavorare da casa. Ciò che non immaginavo è che anche la soundbar della tv è in rete, che il telefono va in wi-fi e quindi l'ultima telefonata era in dolby surround.

Il lato positivo dello smart working. Lavoro meglio, di più e più serenamente. Retorica della perfetta impiegata a parte, la vera grande bellezza è che riesco ad andare a scuola a prendere Cig.
Non posso farlo, normalmente.
In smartworking sì e quella corsa a braccia aperte, in planata verso le mie, quel bacio per merenda e quel "Ehi, oggi c'è la mia mamma" detto ai suoi compagni di scuola, mi fa dimenticare perfino il frigo vuoto :)


lunedì 25 settembre 2017

La terra di mezzo

Il nostro mercatino l'abbiamo fatto ed è stata un'esperienza divertente.
Per me, che ho superato il mio record personale di ore in piedi in mezzo a una strada, per Cig che ha passato una giornata allo stato brado, in giro per le bancarelle altrui, insieme ai compagni di scuola e amici, a curiosare in giro. 
Ieri invece, come ogni ultima domenica del mese, siamo andati al mercatino dell'antiquariato, ma anche solo usato, che si tiene non lontano da casa.
Cig è un esperto, non lo sapevo.
Esperto di giochi e soprattutto di bamboli, pupazzi, non so come diavolo si chiamino, di supereroi. Ha l'occhio. Cioè se punta una cosa è sicuro che è l'oggetto più raro e costoso dell'intero mercato. Tutto sua madre.
Si intrattiene in conversazioni tecniche con i venditori, valuta, gestisce la trattativa, conclude l'acquisto e riesce anche a farsi regalare qualcosa. 
A me quei supereroi sembrano tutti uguali.

"Cig, ma questo ironman non è uguale a quello che hai già?"
"Ma maaammaaaa, non vedi che questo piega le gambe, le braccia e ha i sensori di volo?"
"Ma perchè, vola davvero?"
"Mamma, no. Non sai niente"
"Cig, però ..."
"Uso il soldo che mi ha lasciato la fatina dei denti, ne vale la pena"

Temo estrazioni di denti all'abbisogna, che i supereroi non possono certo seguire i ritmi naturali della dentizione.
Il mercatino comunque è un bel momento, come tutte le cose poco bambinesche che facciamo. Ho capito che i momenti bambini sono solo suoi, quelli adulti solo nostri, ma che esiste una terra di mezzo in cui incontrarsi.
Ballare per esempio, quando spariamo a palla la musica e diventiamo tutti cubisti, anche il gatto; guardare film insieme e commentare, magari tutti insieme nel lettone, chiudendoci gli occhi a vicenda se ci sono scene spaventose; decidere i regali da fare; chiacchierare di ciò che desideriamo a ruota libera e trovare desideri comuni, tipo passare più tempo al mare, avere un giardino, mangiare tantissimo gelato.
La terra di mezzo è molto preziosa, è il luogo meraviglioso dove le distanze si annullano, dove siamo noi bambini o loro più grandi, va a sapere. 
Che cosa c'è nella vostra terra di mezzo?

venerdì 15 settembre 2017

Il mercatino dei giochi


(Pessima idea, ndr) 



​Ecco ci siamo.
Ho provato a scongiurarlo in tutti i modi, ho nicchiato, sviato, ma niente: domenica avremo la nostra bancarella improvvisata al mercatino cittadino, quello kitsch e caotico tipico delle feste patronali.
L'idea è di Cig: vendiamo i giocattoli che non uso più.
Il rinforzo è di papà: ciò che guadagni puoi usarlo per giochi nuovi.
Io ho fatto finta di niente, per un tempo lunghissimo.
Poi si sono aggiunte le cugine di Cig: si dai, anche noi.
Mia sorella: ma dai che bello, sì.
In tanto entusiasmo ho mantenuto il mio aplomb di mamma "cazzodite?", ma poi finiscono i pretesti e sono qui che cerco disperatamente un tavolo pieghevole da poter usare domenica come bancarella.

Ciò che venderemo:
- giochi in ottimo stato a prezzo simbolico.

ll prezzo simbolico è ancora da definire e domani sarà il giorno del listino prezzi; dell'insegna, affidata alle cugine; dell'attrezzatura per sopravvivenza: un giorno intero per strada, con tempo incerto, richiede gestione attenta dell'abbigliamento, dell'alimentazione, della santa pazienza che mi servirà molto.
Che poi, cos'è esattamente un  prezzo simbolico?
Cig con questo mercatino mi porta lontanissimo dalla mia confort zone, non riesco a immaginare l'esito di tutto ciò.
Ieri sera pensavo a come sarebbe andata se da bambina avessi chiesto a mia madre una cosa del genere. Probabilmente sentirei ancora l'eco della sua risata e comunque sarei cresciuta in un qualche rigidissimo collegio.
Io ho solo il terrore che gli piaccia e che voglia farne altri di mercatini.
Mi immagino già nelle nebbie padane, certe domeniche invernali, io e il Furby  - me lo porterò perchè parla tanto, a sproposito e all'improvviso, insomma tiene svegli - abbandonati al nostro destino di ambulanti.
Immagino Cig che raggiante conta monete e pianifica già la prossima trasferta, il nuovo mercato: da casa, al caldo e comodo, che lo so che non starà con me a fare il venditore, non più di 10 minuti insomma.
In Furby I trust.
Pensatemi domenica.
Dovrò anche dare il resto giusto, non so se rendo l'idea del guaio in cui mi sono cacciata.
Seguitemi su Instagram, sarà la prova che sono ancora in vita (@lawising)
Seguitemi, pensatemi e poi portatemi un thermos di caffè, grazie.
Vi aspetto fiduciosa.





giovedì 14 settembre 2017

Senza miti e senza ragione

Quest'estate abbiamo letto un libro di fiabe e leggende dei miti greci.
E' una lettura abbastanza impegnativa perchè ogni mito, anche reso in formato bambino, ha molta violenza, prepotenza, inganno.
Spesso Cig interrompeva la lettura con un "Ma non è giusto così" o brontolava su come Eracle l'avesse vinta sulle sue fatiche con molti trucchetti, mai con un gioco leale.
E' però una lettura utile, aiuta a prepararli a temi ben più truci e ben più attuali, perchè da quei miti a oggi non solo le cose non sono migliorate, non hanno neppure più la giustificazione della bizzarria di un dio o una dea di malumore.
Di quello che anticamente si usava come iperbole, come simbolo, oggi ne abbiamo fatto realtà. In alcuni casi, come rapimenti, uccisioni, sparizioni misteriose di donne, ne abbiamo fatto neologismo, quotidianità, orrore ricorrente.
Senza più la favola dietro.
Senza più niente di fantastico, ultraterreno, mitico.
Me lo chiedo spesso come spiegherò a Cig che ci sono amori malati, come la favola più finire con un omicidio, anzichè in un languido addio o un vissero tutti felici contenti di ordinanza.
O che ci sono istinti indomabili e che niente può l'umana ragionevolezza contro di loro, a quanto pare.
Siamo senza miti e senza ragione. 


mercoledì 13 settembre 2017

Conto fino a 3!


​E' iniziata la scuola ed è iniziata di slancio, con un sorriso grande così e ali spiegate verso il cancello aperto, con baci affidati alla quella mano un po' più grande e lanciati in un soffio oltre il cortile e verso di me.
Un pochino, appena un cenno, mi commuovo ogni mattina.
Tenerezza che evapora all'istante quando dobbiamo fare i compiti, quando l'astuccio torna a casa vuoto, o la copertina tranciata in due dalla forbice o cose così. E' molto più probabile che lui impari ad essere più attento e ordinato che io più paziente. Altrimenti faremo scintille per tutta la scuola, finchè diploma non ci separi.
Sono poche le cose che mi fanno perdere le staffe, ma sono letali per il mio equilibrio e per la serenità famigliare.

Ora di andare a dormire. E' uno sfinimento di no, di adesso arrivo, di ancora un po'. Quando finalmente varca la porta del bagno per le operazioni pigiama, ogni azione è intervallata da altro da fare. Ci spogliamo, poi deve fare un giro per casa. Ci infialiamo il pigiama e deve andare a bere. Prepariamo lo spazzolino da denti e deve andare in camera a cercare un gioco. Solitamente finisce con un mio sibilante "conto fino a 3": magicamente al 2 ho tutta la sua attenzione. Il che è strano perchè non sono mai arrivata a 3 e mai è successo niente dopo il 3. Ma finchè funziona ...

Ora di uscire di casa. vedi sopra, ma con lancio di vestiti, scarpe e cartella tipo componenti di IronMan. Per poi accorgersi appena fuori dal cancello di casa che manca qualcosa, si torna indietro e si ricomincia da capo. A noi gli Avengers ci spicciano casa.

Compiti. Non me la sento di dirvelo. Ciò che compiti tirano fuori da me è qualcosa che mai avevo conosciuto. Niente di buono, comunque.

Astuccio&Co. Cosa succeda all'interno della cartella di un bambino delle elementari non è chiaro. Personalmente sono convinta sia una porta spazio temporale. Le cose entrano, ma poi escono e vanno in un altrove a noi sconosciuto. Credo raggiungano i calzini spaiati.

Forbici. Ciò che un bambino riesce a fare con un paio di forbicine a punta arrotondata e, in teoria, buone solo a tagliare la carta, ha dell'incredibile. Ho jeans, tute, magliette personalizzate. Ho copertine di quaderno disintegrate, ho avuto ciocche di capelli in dono, ho visto potare platani. Io con le stesse forbici non riesco a tagliare un foglio. Le mani dei bambini sono magiche, o le forbici mutano.

Metti in ordine! Ma mamma, devo fare tutto io in questa casa?

GF mi ricorda sempre che è solo un bambino, di non arrabbiarmi.
Io respiro, tanto, profondamente. 
Spero di entrare in trance.


giovedì 7 settembre 2017

Sarò sempre un cuscino


​Facebook ogni mattina mi ripropone un ricordo: foto di qualche anno fa, solitamente di mare, tramonti, spazi aperti che sono le cose che amo tanto. Non li condivido mai, sono momenti passati.
Stamattina non avevo ancora finito il mio caffè, ho aperto FB e ho trovato questa foto, proprio quella che si vede in alto.
Mi ricordo benissimo quando è stata fatta, non è questo, mi ricordavo meno di quanto abbia portato in braccio Cig.
Addosso, appoggiato, a volte legato in una fascia, infilato in uno di quei cosi porta bimbi, sempre addosso, vicino, in braccio, a contatto. Anche in casa, anche quando non era strettamente necessario. Nel mio essere una madre poco materna, sono un'ottima portatrice di bambini. Ci provo tutt'ora, ma sono cambiate le proporzioni, gli incastri, i pesi: adesso ci sediamo insieme sulla stessa poltrona è lei che ci abbraccia entrambe. La poltrona è il nostro luogo, come prima erano le mie spalle. Guardiamo insieme la tv (superata Peppa, Masha e affini ci sono cose più divertenti da guardare insieme) o ci avventuriamo in qualche conversazione surreale. Cig sa iniziare un discorso da un punto qualunque del filo logico, di punto in bianco, e io gli vado dietro. Parliamo di niente con mille parole, ridiamo di niente, ma sempre a crepapelle.
Stamattina guardando la foto pensavo che è cambiato tutto nella forma e niente nella sostanza. Credo porterò Cig sempre, anche quando avrò le spalle più strette e appena curve, quando sulla poltrona in due non ci staremo più, anche quando quella poltrona cederà di schianto sotto il peso dei nostri discorsi, delle risate, di quando cerchiamo di starci tutt'e tre e finisce sempre che mi fanno il solletico.
Sono una brava portatrice, questo sì. Mi viene bene anche ridere e ho scelto una poltrona comoda, sono queste le mie referenze materne migliori.
Guardavo la foto e pensavo alla frase "mamma per sempre", che per me poco ha a che fare con la maternità vera e propria, ma di più con quell'impronta che hai sul corpo: sarò sempre un cuscino schiacciato, che se anche ti sprimacci per bene quella forma non va più via; anche quando starò sulle palle a Cig perchè non capisci niente e smettila di fare la buffona che io sono serio.
Guardavo la foto e ripensato alla paura che avevo lì, e ancora ho, di farlo cadere, di inciampare, che mica vuol dire necesariamente finire per terra, ci sono tanti altri modi per farsi male, altrettanti per proteggere. 
Questa foto, a differenza delle altre che mi propone FB, non è un momento passato, è un sempre.
Sarò sempre un cuscino.

mercoledì 6 settembre 2017

NoPanic, inizia la scuola


​Mancano pochi giorni e la scuola riprenderà.
Cig non vede l'ora, non per la scuola in sè, ma perchè sono giorni noiosi e perchè ha molta voglia di rivedere il suo maestro e i suoi amici.
Onestamente anch'io non vedo l'ora, le abitudini hanno in sè qualcosa di rassicurante un po' per tutti.
Quindi sì, siamo pronti ad affrontare il nostro secondo anno di elementari, tutti armati di buoni propositi e coltivazioni estensive di santa pazienza.

La novità di quest'anno è la certificazione delle vaccinazioni eseguite: ogni comprensorio scolastico ha dato una propria scadenza, in accordo con quelle imposte dal Ministero. 
Dirvi che ho capito bene bene cosa presentare no, ma recuperate il libretto vaccini, quello che avete messo chissà dove, perchè adesso avrà il suo momento di gloria, i famosi 15 minuti di notorietà. In questi giorni poi passate davanti alla vostra scuola: l'informativa generale viene esposta, di norma, all'ingresso dell'edificio scolastico.
Nella foto trovate la tabella sintetica dei vaccini obbligatori, per un rapido controllo (foto da mammeacrobate.com).
La parola d'ordine è NoPanic, entro il 31 ottobre, scadenza per la consegna della documentazione (che sia il libretto o l'autocertificazione) tutto sarà più chiaro. In caso contrario ci penserà la chat delle mamme a chiarire, proprio ieri si è improvvisamente riattivata in tutte le sue allegre notifiche. Luci e ombre, gioie e dolori del ritorno a scuola.

Per quanto ci riguarda, l'altra novità è che anche quest'anno cambieremo maestra. Questo mi disturba di più dell'elenco dei vaccini, a essere sincera.
La nostra è passata di ruolo e anche in altra città; lo stesso per la prima maestra dello scorso anno, che speravamo tornasse, ma invece andrà altrove. La discontinuità non ha molto di positivo, soprattutto per i più piccoli perchè si traduce anche in una discontinuità emotiva.
Così sì, siamo pronti, ma anche appena preoccupati, meno comodi alla partenza, diciamo così.

Cose che cambiano tra l'inizio della prima e seconda elementare.

Il primo giorno di scuola è un'emozione assoluta, se state entrando in prima elementare preparatevi ad avere il cuore gonfio di molte emozioni e godetevi il momento. Avete speso un patrimonio in cartella, astuccio e vario materiale, ma non ci avete fatto caso, anzi. Tutto per questo momento importante. Ancora non sapete del tragico destino dei temperini e delle gomme; ignorate il mondo parallelo in cui vivono le colle stick e i pastelli rossi; non avete idea della fragilità degli astucci, nè delle evasioni di massa di matite, colori, righelli. E' giusto così, sarà un anno di incredibili scoperte. Per voi dico, i bambini impareranno a leggere, niente confronto a ciò che imparerete voi.

Il primo giorno di scuola della seconda elementare è un'altra storia. Per tutta l'estate abbiamo lottato per i compiti delle vacanze; stabilito che lo zaino non sarebbe cambiato e così l'astuccio sopravvissuto all'anno precedente. Abbiamo stipato un'intera anta di armadio con colle, matite, gomme, righelli, pastelli rossi, confezioni superscorta in offerta di temperini, con l'idea che al limite aprirete un emporio domestico. Con cinismo che solo l'anno prima era inimmaginabile abbiamo comprato quaderni a pacchi, quelli che in copertina hanno peluche abbandonati, fiori appassiti o bamboline killer dai colori fluo, insomma i quaderni che nessuna madre in prima elementare comprerebbe, ma noi siamo di seconda e dobbiamo fare economia di scala, sappiamo cosa ci aspetta. Solo ieri ci siamo assicurate di avere ancora in casa i grembiuli dello scorso anno e deciso che certamente vanno bene, così a occhio e fretta.
Sarà un nuovo bellissimo anno, in bocca al lupo :) 

giovedì 31 agosto 2017

Tranquille, esiste la deamamma

E' caduto il primo dentino di Cig.
Da ieri siamo i fieri proprietari di una finestrella, in basso.
Cig emozionatissimo, è certo che questo segni un passaggio definitivo a un'età grande.
Insieme abbiamo guardato a lungo il dentino caduto, stupendoci di quanto fosse piccolo, un grano di riso.
L'abbiamo salutato, ringraziato per il lavoro svolto e lasciato sotto il cuscino ad aspettare la fatina dei denti.
Da noi passa la fatina, abbiamo stabilito così perchè la presenza del gatto Gigi avrebbe  di certo scoraggiato il topolino.
A questo giro la fatina ha lasciato un lungo e bellissimo messaggio e un soldo di carta e anche questo ha rinforzato l'idea di Cig che perdere i denti è un rito di passaggio verso un'età diversa e nuovi mondi da scoprire.
La tenerezza, proprio.
Da parte mia ho ringraziato la dea delle pessime madri, che illumina e protegge le madri imperfette o imbranate. Mai avrei voluto essere io a dare il colpo di grazia al dente dondolante, mi avrebbe fatto impressione. Il dente è caduto da solo, la dea esiste.
Ma lo sapevo già, perchè la dea si era prodigata anche nel far cadere da solo, e in pochissimi giorni, il cordone ombelicale, quel cosino verde e onestamente bruttino che hanno i bebè nell'ombelico. Quasi non riuscivo a toccare quel piccolo moncone ed ero preoccupatissima che rimanesse lì a lungo.
Immagino dunque una deamamma, che a suo tempo si è trovata ad affrontare le stesse nostre difficoltà. Da dea avrà pensato che col cavolo avrebbe imparato a togliere denti, cordoni ombelicali, a fare gli omogenizzati in casa, a preparare una torta al giorno per avere una merenda sana; avrà stabilito che non sarebbe corsa al pronto soccorso alla prima febbre alta, che mai avrebbe usato i pannolini lavabili, per quanto ne riconoscesse la validità ecologica, ma insomma ai suoi tempi il riscaldamento globale non era un tema. La immagino nei primi mesi di vita del suo pargolo, che sarà stato bravissimo perchè comunque dio, a figurarsi la vita da lì in poi e a ripetersi "no vabbè, ma adesso che faccio?"
Da dea sarà stata magari meno depressa, confusa e meno incline a scappare di casa, ma il sentiment era quello e noi lo conosciamo bene.
Ne aveva parlato anche con il suo compagno, il dio dei padri-distratti-ma-tanto-affettuosi, e lui si era offerto di togliere denti e tagliare le unghie al babydio, cercando di minimizzare le lamentele della deamamma.
"Meglio di niente" aveva pensato lei, ma le era chiaro che ci volevano soluzioni più radicali.
Era uscita con alcune dee amiche raccogliere qualche idea sul da farsi e al terzo giro di mojito stabilirono che in qualche modo avrebbero aiutato tutte le mamme a venire. Era nata, intorno a quel tavolo, la solidarietà femminile. Per via dei troppi mojito non ha poi funzionato benissimo sta cosa della soliderietà femminile, ma tant'è.
Da allora la deamamma illumina le strade impervie delle mamme imperfette, trafelate, smemorate e anche un po' schizzinose, facendo in modo non solo che i denti cadano da soli quando necessario, che alcune febbri passino da sole, che le ferite si rimargino senza troppo spargimento di sangue, ma anche che le torte buone le facciano sempre le mamme altrui.

mercoledì 30 agosto 2017

uuuh happy day

E' andata che in vacanza Cig ha scoperto Ghali, ampliando così le passioni già solide per Fedez, Rovazzi, J-Ax. 
Mi chiedo, a questo punto, quando esattamente un genitore dovrebbe intervenire per indirizzare i gusti musicali altrove che so, a caso, verso la bellezza o la musica musica. Io davvero ho ascoltato Mozart in gravidanza, anche se seguito sempre dai LinkinPark per chiarire al futuro Cig che non sarebbe stato sempre tutto rose e sinfonia.
Ci pensavo mentre mi faceva sentire Ninna Nanna, di Ghali appunto.
Ci pensavo e così ascoltavo poco in realtà, che ho sempre un filo di pregiudizio anziano.
Poi ho ascoltato e basta e mi è piaciuta.
Come mi piace Happy Days, con la ragazza nerd.
Che poi capisco metà delle parole, perchè di anziano non ho solo il pregiudizio, ma anche l'udito. O forse ho il cervello programmato per cogliere un numero inferiore di parole al secondo, va a sapere.
Diciamo che come musichetta può andare e avrei voluto archiviare così il tutto.
Poi Cig mi ha detto "Ciao bella, io ti conosco, tu fumi cannella" (sempre Ghali) e lì ho avuto un attimo di smarrimento.
Perchè sarò anche anziana, ma la spezia non mi è proprio venuta in mente.
Un film mi è scorso davanti agli occhi: Interno, scuola - un bambino dice che sua mamma fuma cannella. Risate dei bimbi, che ovviamente conoscono benissimo la canzone e meno il significato; sguardo atterrito del maestro, che anche a lui la spezia proprio.
Interno - diario di Cig: il maestro mi convoca e non parleremo di strudel.
Esterno scuola - Le altre mamme mi fissano sospettose, altezzose scuotono la testa e lo so che pensano "lo sapevo, bella, della cannella"
Scorrono i titoli di coda, naturalmente sulle note di Ghali.

L'insidia non è la qualità della musica, sono i testi, ovviamente.
Se li spieghi ti addentri in questioni decisamente premature; se non li spieghi potrebbe succedere che cuore di mamma stia dicendo in giro "come il crimine, senza regole, come le ragazze con il grilletto facile", così come noi si cantava candy candy.
Quindi mah.
Ho poi però pensato alle favole classiche e ai miti. In vacanza abbiamo letto insieme un libro per bambini di miti greci. Roba pesante: genitori che mangiano figli; mariti che perdono la moglie nel mondo dei morti; giovanotti che in 12 fatiche fanno fuori animali e gente minacciosa riccorendo sempre all'inganno; bell'imbusti che rapiscono ragazze perchè le vogliono tutte per sè. Cig spesso scuoteva la testa dicendo che no, mica è giusto così, che cattivi questi greci. 
Con le favole non va meglio. "E perchè i genitori li abbandonano?" "E perchè la strega mangia i bambini?" "E se non passava il principe, Biancaneve non si svegliava più?"
Naturalmente favole e miti sono archetipi educativi e i rapper milanesi no.
Nell'indecisione, canticchiamo

"Io non vado a dormire prima delle tre
Poi mi sveglio e mi chiedo il sole dov'è
E non vengo alla tua festa, no, non è un granché
Tanto non mi fanno entrare ho la ragazza nerd
Uuuuh, happy day!"

e finiremo il libro dei miti greci. 
Nel mix, qualcosa di positivo verrà fuori. 

lunedì 28 agosto 2017

I giorni senza nome

GF e Cig sono tornati belli come il sole. Anzi, con il sole: sulla pelle, nei sorrisi, un riflesso dentro agli occhi. Li ho abbracciati, ho sentito il rumore del mare.
E' sempre così: partono, non ho nostalgia; tornano, sono così felice che mi si confondono le emozioni, tanto da non riuscire più a nominarle una a una.
Adesso sì, le vacanze sono proprio finite. Iniziano i giorni senza nome, quelli che non sai mai come sistemare e molto diversi da quelli che seguono la fine della scuola e l'inizio delle vacanze. 
Giorni a passo impari: noi genitori riprendiamo il lavoro; i bambini che ritornano al mondo di sempre, in attesa che inizi la scuola. Per loro è una lunga stanza di decompressione: i colori dell'estate, il mare, gli amici, la regola del liberi tutti sfuma nella routine; per noi è routine secca, dal primo giorno, cosa da perdere il senno. Bisognerebbe ripartire, adesso, per sparigliare le carte e dirsi no guarda non è ancora il momento di tornare alle solite cose, alla cartella, ai temperini, al lavoro che molto velocemente si riprenderà tutto il suo spazio.
O magari questi giorni a loro, ai bambini, servono e dovrei smetterla di misurare tutto con la mia voglia di mare.
Cig è contento di essere tornato a casa sua, nella sua camera. La sindrome da rientro i bambini non sanno cosa sia, hanno un senso diverso del tempo, degli avvenimenti e sicuramente dei luoghi.
Casa è ovunque, un po' di più dove se oltre ai genitori, ci sono anche i giochi. Casa è un concetto ampio, rassicurante, bello, centrato: non pensano mai che vorrebbero vivere altrove. Un po' invidio Cig per questa cosa, è il segreto del vivere bene. Chissà quando è stato che mi sono dimenticata di questa cosa.
I bambini sanno cosa fare.
Nei giorni senza nome si ritrovano i compagni di scuola nel parchetto sottocasa. In realtà credo che i bambini tornino al parco come i funghi nel bosco: non ci vanno, rispuntano lì.
Si finiscono i compiti delle vacanze o si fanno tutti e di corsa anche. A cuor leggero però, senza ansia, che quella roba lì, l'ansia da compito è nostra, mica loro.
Si provano scarpe e pantaloni, non vanno più bene ed è subito "guarda quanto sono cresciuto" e non "uh mamma, ma quanti kg ho messo in vacanza?".
Si gioca di nuovo con i giochi di prima ed è confortante. Se qualcuno nel frattempo è sparito (3 scatoloni dalla stanza di CIG, per esattezza) non se ne accorgeranno, se Spiderman/Barbie/cosapreferita è rimasta al suo posto.
Sarà come non fossero mai andati via o come se non fossero ancora tornati, in questi giorni senza nome. Quelli che a me non piacciono neanche un po' e che loro sanno trasformare, rendendoli giorni belli, come gli altri.
E' una magia, di quelle che solo i bambini conoscono.


Detto ciò, se la scuola cominciasse prima di metà settembre non sarebbe così male. Che ne dite?

venerdì 18 agosto 2017

I sacri giorni sfamigliati

Chi ha figli piccoli, vive in città e ha nonni non consenzienti lo sa: le vacanze saranno per lo più separate. 
Un periodo con mamma, un periodo tutti insieme, uno con papà.
Sono vacanze puzzle e sono un fenomeno interessante: se vissute bene sono sempre vacanze, anche quando non è il tuo turno e resti a casa e al lavoro.
Il periodo mamma è quello in cui lei, la mamma, sta in piedi in riva al mare per assicurarsi che il pargolo non affoghi se stesso o altri. Riconosci la mamma in vacanza da sola con bimbo dall'abbronzatura disomogenea, solitamente spalle bruciate e pancia bianca e dal fatto che mai riuscirà a fare quattro chiacchiere con te, perchè continuamente interrotta dalla prole. D'altra parte è lei il solo punto di riferimento in questo momento. Il papà, in questo periodo, tende a dare di sè notizie frammentarie ed è giusto così: i giorni sfamigliati sono sacri e vanno rispettati nella loro complessità.
Il periodo tutti insieme è il migliore. Anche se tutti insieme è una modalità che non si attuerà mai veramente. 
Il primo paradigma della vacanza al mare è: porta un bimbo in spiaggia ed ello passerà tutto il tempo in acqua, soprattutto se non sa nuotare.
Il secondo è: un bambino in acqua necessita di sorveglianza, soprattutto se non sa nuotare.
Visto che siete in due, vi darete i turni, là in riva al mare o dentro l'acqua. Il che è un sollievo rispetto al periodo in cui il genitore è da solo, ma voi due, voi coppia, non vi incrocerete praticamente mai. Tant'è, è il periodo ideale per uniformare l'abbronzatura e salutare gli amici che avete trascurato nel periodo uni-genitoriale. Il rapporto con il partner verrà recuperato in seguito, a volte in occasione della prima vacanza da solo di figlio, ormai adolescente. Abbiate pazienza e amatevi molto.
Il periodo solo papà è il più complesso.
Se sei tu il papà te la cavi benissimo e sappi che nel periodo mamma più volte la prole ha detto che con te si diverte di più, ha anche accennato a pianti di nostalgia, tamponati da mamma con abbracci e gelati. Se hai trovato tuo figlio ingrassato dopo il periodo mamma, è senz'altro perchè ha sentito molto la tua mancanza.
Se sei la mamma, lo sai che se la stanno cavando benissimo e questo determina due reazioni: apprensione o totale serenità.
Apprensione. La scienza non ha ancora stabilito il limite estremo a cui può arrivare l'ansietà mammesca, è chiaro solo che la lontananza l'accresce. Ogni cosa è potezialmente letale in questo periodo, perfino non cambiare il costume immediatamente dopo il bagno o non lavare i denti prima di andare a dormire. La mamma tenderà a controllare questo periodo con telefonate a cadenza regolare di un'ora; a chiedere quotidianamente prove dell'esistenza in vita della prole; a raccomandare felpe, mangiare verdure e non dimenticare di fare i bravi, tutti eh. La mamma apprensiva, a differenza del papà, tenderà a parlare troppo, dettagliare, spiegare. Vi ama tantissimo.

Totale serenità. E' quella leggerezza che prende la mamma all' improvviso, non appena li ha salutati. Si guarda intorno, la casa è vuota e lei sorride, a volte ride proprio. La mamma in totale serenità sa che se la cavano benissimo, anzi meglio di lei. Darà notizie frammentarie e accetterà che gliene arrivino di frettolose. Si gode lo spazio, il silenzio, le giornate più lunghe che le hanno lasciato. E' profondamente grata per quei giorni da sola. Tenderà a rivoluzionare il proprio aspetto, o quello della casa o del proprio lavoro, proprio perchè quei giorni di sacra sfamigliarità amplificano un po' tutto: la creatività, la positività, il bisogno di una lunga seduta dal parrucchiere o di una zuppiera tutta per sè di spaghetti aglio olio e peperoncino.
Vi ama tantissimo.

giovedì 17 agosto 2017

Vacanze: come riconoscere la sindrome da rientro.

Lo so, esiste una sindrome da rientro dalle vacanze, quel mood di merda che ti prende quando ti rendi conto che alla seconda doccia l'abbronzatura ti saluta, che a ferragosto nel tuo quartiere sono rimaste solo le zanzare, che no stare stesi sulla spiaggia non è uno sport che ti rimette in forma, che non sei assolutamente pronta per riprendere, anche perchè non hai fatto in tempo a dimenticare ciò che avevi lasciato.

Ciao, siete tornati?

La sindrome da rientro non inizia quando riapri casa tua, che subito ti sembrerà tristissima, tanto da dirti che se rispecchia la tua personalità siamo a posto; e neppure il primo giorno di lavoro, in cui ti accorgerai che pochi si sono accorti della tua assenza (e allora perchè non stare in vacanza più spesso, dico io).
Il mood di merda inizia un paio di giorni prima la fine delle vacanze, quando inizi a prendere commiato dai tuoi luoghi preferiti, a fare una pianificazione attenta delle lavatrici da fare, dei regali da portare e a guardare ossessivamente i biglietti di ritorno, sperando di esserti sbagliata e che in realtà starai lì ancora una settimana.
La sindrome, comunque, si manifesta in tutto il suo splendore quando intraprendi la via del ritorno.
Se sei in auto, la strada che all'andata era tutta in discesa e tutta un tormentone estivo, arrancherà silenziosa e sbuffante, depressa.
Se sei in aereo, il volo di ritorno sarà velocissimo, a differenza di quello di andata e ti ritroverai catapultato in città ancora prima che il gusto dell'ultimo mojito in spiaggia abbia abbandonato le tue papille. Ti dirai ohcazz, ti infilerai in un taxi e non parlerai più, che la parole non servono in certi frangenti.
In treno il panorama cambierà. Non sarà più neppure un panorama, ma uno sfondo monotono ai tuoi pensieri da sindrome, che non sono mai luminosi. Non ti accorgerai neanche della tipa che ha la tarffa flat salento-milano e parlerà 10 ore filate. Niente, la sindrome da rientro ti ottunde, ti isola, fa di te un sociopatico silente e immobile.
Se sei in nave le differenze rispetto all'andata saranno evidentissime, se sei preda del mood di merda. Avevi preso love boat e stai tornando su un cargo, anche se, e hai verificato, è proprio la stessa nave che ti aveva portato al mare. All'andata ti erano sembrati tutti gentili e sorridenti, al ritorno hai la sensazione di essere in una puntata di the walking dead. All'andata l'auto in garage la trovi subito, al ritorno ti chiamano con gli altoparlanti e, nei casi più gravi, ti mandano un mediatore per convincerti a scendere e che no non puoi restare a bordo e tornare indietro.
Superato lo shock della casa triste, dei mezzi di trasporto e perfino dell'ufficio, altri indizi ti diranno che dal mood di merda non si esce tanto facilmente.
Cercherai conchiglie in piscina.
Stazionerai davanti al banco surgelati dell'iper, infilandoti il pile e brandendo racchette da trecking, convinto che manchi poco alla vetta, senti che freddo.
Porterai giù la pattumiera in pareo e infradito, che ancora non hai avuto cuore di ritirare.
Sentirai il rumore lontano della tangenziale e ti convincerai che è proprio uguale a quello del mare quando è mosso.
Affronterai il parchetto sottocasa con gli scarponcini, che si sa che ci vuole l'attrezzatura giusta per le escursioni.
Girerai per casa tenendo un'anguria, che fa sempre vacanza.
Porterai occhialini o maschera a tuo figlio nella vasca da bagno.
Gli chiederai anche di togliersi la sabbia dai piedi prima di entrare in casa.
Starai in piedi al centro della casa in modalità vedetta, per controllare che tuo figlio 10 metri più in là non si perda, non si faccia male, non cerchi di affogare qualche amichetto.
Farai i biscotti con le formine da spiaggia.
Sistemerai i vasi sul balcone, provati dalla tua assenza, con secchiello e paletta.
Cose così, sembrano niente, ma sono sintomi inequivocabili.
Non c'è cura. Neppure ripartire subito serve, perchè tanto devi tornare, se non vivi di rendita o sei un clochard.
Qualcuno si riprende a Natale, rapito dall'aria di festa.
A me, di solito, dura un anno.

Voi come state?

mercoledì 2 agosto 2017

Il noir dell'estate? Il caso Tricot



No news good news.
Va tutto bene, ci arrostiamo al caldo infuocato di questi giorni, costruiamo castelli di sabbia e ho rinunciato, già al secondo giorno, a chiedere a Cig di uscire dall'acqua.
Lui sì macera, più che fare il bagno, riassumerei così le nostre giornate in spiaggia :)


La notizia di oggi è che è disponibile su tutti gli eBook store il mio romanzo n5

Il caso Tricot 

È la prima volta che mi cimento con il giallo, mi è piaciuto tanto scriverlo è stata davvero un'esperienza :)

Non potete perderlo, è il noir di quest'estate!
Nesbo mollami

Lo trovate (anche) Qui

Buona lettura 🙂

venerdì 21 luglio 2017

Come eravamo: i viaggi delle vacanze.

E' quel venerdì, che poi è vacanza.
Partiamo che non sarà ancora giorno, sbarcheremo che sarà già buio, nel frattempo il mare.
E' tutto pronto, credo. Come al solito sto portando troppe cose, alla faccia del viaggiare leggeri. E' che non si sa mai.
Mi ricordo certe partenze con i miei, da bambina.
Abbiamo avuto gommoni legati sul tetto della macchina e legato senza tener conto dell'aerodinamica, con la prua avanti, che eravamo a rischio cabriolet a ogni accellerata.
Il gommone, solitamente, conteneva anche certe valigie rigide che oggi non si vedono più, oppure, a seconda dell'estro botanico di mia madre, veniva riempito di piantine da trapiantare all'arrivo. Io immaginavo sempre cosa sarebbe stato se fosse volato via tutto, tappezzando l'autostrada di rosmarino, salvia, timo, basilico e piantine da fiore e come il gommone avrebbe navigato, in quale corsia, risalendo la corrente del traffico estivo.
Salutavamo i casellanti, a ogno barriera, che prima ce n'era una ogni due km e il telepass era ancora tutto nel futuro "Arrivederci signor casellante" dicevo compita dal sedile di dietro.
La radio gracchiava, che col gommone in testa bisognava togliere l'antenna. Anche nelle auto grandi non c'era l'aria condizionata e allora si abbassava il finestrino e si faceva volare fuori la testa, fino al primo stormo di moscerini.
Poi arrivavamo al porto e magari c'era sciopero. Che mica te lo dicevano prima, ai tempi. Arrivavi lì, con tanto di gommone e niente, non si partiva. A volte tornavamo indietro, altre abbiamo dormito in auto, al porto, a luglio, a duecentomila gradi.
Una volta abbiamo perso il gatto nell'area di servizio e anche i benzinai ci hanno aiutato a trovarlo.
Un'altra volta abbiamo perso proprio la nave.
Altre papà ha sbagliato la data di partenza o mamma ha dimenticato una valigia. Era sempre un'incognita la partenza, e ai miei le incognite mettevano un nervoso che ciao. Partire è sempre stato un po' come litigare.
Forse perchè era tutto un po' meno comodo o proabilmente perchè eravamo tutti troppo giovani, soprattutto i miei.
Tant'è, ho appena chiuso il beauty. C'è dallo stick per le meduse alla crema notte ristrutturazione completa chiavi in mano.
Così come in valigia c'è l'outfit da naufraga, che per me resta il migliore da vacanza, al vedi mai che stasera si esce e si va in un posto figo. Lo stesso per Cig, si va da bambino abbandonato a piccolo lord nella stessa sacca.
Quello che non porto sono le scarpe, è proprio questione filosofica. Le vacanze sono quella cosa in infradito, al massimo una sneaker mezza demolita e comodissima. Di più non potrei tollerare.
Ripenso a mia madre, ai suoi abiti da viaggio impeccabili, ancora adesso, il suo beauty LV e mio padre che sembrava il capitano Stubing di LoveBoat, anche per via del gommone.
Io, al confronto, sembro un gatto randagio ;)

Vado a chiudere le ultime cose.
Ci sentiamo in questi giorni
In ogni caso
BUONE VACANZE <3 p="">

mercoledì 19 luglio 2017

Le cose che non cambiano, nonostante tutto


​Parliamo spesso delle cose che cambiano definitivamente una volta diventati genitori, in particolare mamme.
Diciamo poco invece di ciò che non cambia e anzi migliora anche un po'.
Ci ho dovuto pensare, non è così immediato, perchè a non cambiare sono solo quelle cose che non vengono intaccate dalla mammità e va da sè che siano poche e quasi invisibili.

Mi piace fare le valigie, come prima. Metto il minimo e l'indispensabile, più una cosa assolutamente fuori contesto, tipo il maglione di lana nella valigia per il mare d'agosto. La verità è che meno porto meno mi dimenticherò, e il maglione è la possibilità in più.
La verissima verità è che mi piace fare solo la mia di valigia, però, quindi Cig rischia sempre di viaggiare con cose a caso.
Mi piace guidare l'auto, soprattutto fuori città. E' come se una volta a bordo potessi andare ovunque, in luoghi sconosciuti, in nuove avventure. Mi piace guidare da sola, ma è quando siamo tutti insieme che cantiamo a squarciagola.
Fare colazione da sola e in silenzio, almeno 15 minuti di vantaggio sul resto del mondo, grazie.
Amo leggere, leggo di più e cose diverse adesso.
Scrivere è la mia passione, lo è stata, lo sarà. Migliora col tempo, ma non è merito di Cig.
Tirare tardi la sera con gli amici. Tardissimo. Ogni volta che è possibile.
Chiacchierare di un qualche niente di fondamentale importanza.
Mi piace fare le boccacce davanti allo specchio e le bolle di sapone quando mi lavo la faccia. Cig pensa che sia per far ridere lui, ma è me che faccio ridere da sempre.
Parlare da sola. Lo faccio da quando ero piccola, ma smetto quando voglio eh.
Ballare da sola, in cucina. Mi sento uno shamano che invoca gli spiriti, qualunque cosa voglia dire.
Mi sono tenuta stretta e uguale anche la curiosità, la cellulite e la buffonaggine. La cellulite non è proprio uguale, ma vabbè.
Cucinare mi piaceva tanto e mi piace sempre di più, quando ho tempo. Anche se a Cig non piace niente di quello che faccio: a lui piacciono i wurstel poverino, ha ancora tanto da imparare.
E poi nella mia testa ho sempre 30 anni, ma questo probabilmente è un problema che prima o poi dovrò affrontare seriamente.




lunedì 17 luglio 2017

DaSettembre


Da settembre, un sacco di cose.
Non lo so cosa mi prende, ogni anno, alla vigilia delle vacanze:
è come se si interrompesse il mondo fin qui conosciuto e mi aspettassi di trovarlo tutto cambiato, da settembre.
Che poi, lo so, dico settembre per illudermi che le vacanze dureranno almeno 6 settimane, ma insomma le parole sono importanti e DaSettembre, che è tutta una parola, crea più spazio per pensare e agire. 
Da qui a settembre, di solito, leggo cose mai lette prima, scrivo cose che poi tengo per me, coltivo desideri che poi dimentico, prendo decisioni importanti, inderogabili, che poi tralascio. Vacanza è lasciare i pensieri liberi di correre dove vogliono, di conoscere cose nuove. Deve essere per questo che poi un po' mi confondo e mi serve tempo per tornare alla realtà.

Come mi vedo io DaSettembre:
Strafiga. Abbronzata, dimagrita, tonica e senza più traccia di borse sotto gli occhi. Esente dalla forza di gravità, mi aspetta un lungo periodo di ritrovata gioventù. Almeno fino a ottobre.
Creativa. Scriverò tantissimo, tra cui almeno un paio di bestseller e un saggio che sarà pietra miliare in una qualche comunità che ancora non conosco, fonderò un magazine, imparerò perfino a disegnare. 
Milano non sarà più Milano, ma un posto meraviglioso.
Materna. giocherò ai supereroi, capirò tutto, non dimenticherò niente e non sarò sempre di corsa. 
Stilosa. Troverò l'accordo definitivo tra me e il mio guardaroba, me lo sento.
Sportiva. No, questo non è vero, neanche a settembre.
Determinata e anche determinante. Spero.
Rilassata e perfettamente padrona di me stessa.

Come sarò veramente DaSettembre:
come adesso
solo un po' più in ritardo sulle cose da fare, con i compiti delle vacanze da finire in zona cesarini, con le scarpe che non sopporto dopo un mese di infradito, con lo sconforto che mi piomba addosso nel ritrovare Milano sempre Milano, con l'insoffrenza da luogo chiuso e non si sente neanche il vento, con i piedi ben saldi su nuvole che si sciolgono in fretta, con la nostalgia del mare che mai si stempera, ma che a settembre è quasi dolorosa
con quel mood di merda che ho al ritorno dalle vacanze.

E voi, come sarete DaSettembre?



venerdì 14 luglio 2017

Cose strane che capitano quando diventi mamma


Se è vero che con la mammità cambiamo tutte è altrettanto vero che iniziano a capitarci cose strane, mai successe prima.

Ci svegliamo di notte. Poco importa l'età del pargolo, noi ci svegliamo sicure di aver sentito un pianto, un respiro diverso dal solito, un fruscio d'ali. Restiamo ad occhi aperti il tempo sufficiente per convenire che prima non ci svegliavano neppure le bombe; comprendere che stanno dormendo tutti, tranne noi, ci giriamo e ci riaddormentiamo (quasi sempre)

Eravamo donne sicure di noi stesse. Adesso basta un "mamma, quel vestito non è tanto bello" per cambiarci e improvvisare sfilate, solitamente in bagno, per essere certe di uscire con la sua approvazione.

Non avevamo mai mangiato un gelato alla fragola, non dopo i 10 anni comunque. Adesso abbiamo solo quello, generalmente già abbondantemente leccato e sciolto.

Non notavamo i bambini altrui, anzi cercavamo di evitarli. Alzi la mano chi adesso non sorride a tutti i bambini.

Avevamo cose private, preferite, NOSTRE. Adesso?

Se siamo in una serata tra amici, ma con prole al seguito, beviamo meno.

Se siamo in una serata tra amici, senza prole, beviamo più di prima.

Telefoniamo alle amiche solo quando siamo fuori casa, per essere certe di poter parlare almeno 10 minuti filati senza interruzioni.

Con i nostri compagni ci scambiamo messaggi via telefono. Spesso anche quando siamo tutti a casa.

Qualcuna è diventata vegana per non essere costretta ad assaggiare gli omegenizzati di carne o pesce; poi i wurstel e le cene da fastfood.

Abbiamo imparato a chiudere a chiave la porta del bagno, per leggere in santa pace.

Usciamo sul balcone in pieno inverno, in piena notte, in pieno sole, per chiudere tutto dietro le spalle, almeno 10 minuti.

Parliamo con le piante, almeno loro non contestano
Parliamo con il gatto perchè lui ci approva con le fusa.
Parliamo da sole, così siamo certe che qualcuno ci ascolti.

Facciamo la prova costume a notte fonda, perchè certe cose vanno affrontate da sole, con la tranquillità interiore di chi sa che è da solo con i suoi rotolini, cuscinetti ed elastici stretti.

Ci facciamo i selfie solo per controllare quanto si vedono davvero le occhiaie.

Perdiamo le cose. A volte ricompaiono nella cesta dei giochi.
La cesta dei giochi è un buco spazio temporale, di cui abbiamo un certo timore.

La tv si accende sempre su un canale di cartoni animati.

La stanchezza di prima is the new sono in forma. La stanchezza di adesso è qualcosa che si avvicina molto al coma.

I pennarelli hanno vita propria e di solito si schiantano sulla maglia bianca. La nostra. Un attimo prima di uscire per andare al lavoro.

A volte abbiamo il sospetto di essere state risucchiate in buco nero e spedite in un'altra dimensione. 









martedì 11 luglio 2017

Il portaVoglio


​L'erba voglio non esiste neanche nel giardino del re.
Qualcuno ha avuto poi modo di verificare?
Perchè a me è rimasto questo dubbio, dall'infanzia.
Quando dicevo Voglio, scattava la risposta in automatico.
Che poi tutto sto parlare d'eba in tenera età, insomma, non va bene.
Se azzardavo considerazioni sull'arte botanica reale, di cui mi importava anche poco, mi veniva spiegato che ci vuole sempre un vorrei, desidererei, un mi piacerebbe molto. 
Voglio, no, non va bene.
Peccato poi che da grandi ci dicano il contrario: volere è potere; volli fortissimamente volli, concentrati come una lama su quello che vuoi.
Tutti i condizionali dell'infanzia condizionano davvero tanto. 
Ancora oggi non riesco a dire Io Voglio senza temere di ritrovarmi nel giardino del re a classificare erbe.
E non so se questo è un bene, sicuramente è molto educato da parte mia.
Da mamma mi sono chiesta come contenere i VOGLIO, senza condizionare troppo il volere; trasmettere educazione, senza inventare giardini.
Con Cig stiamo mettendo a punto il portaVoglio.
Nel portafoglio ci sono i soldi, che a 6 anni hanno un valore relativo: Cig è convinto di essere molto, ma molto, ricco perchè ha il salvadanaio pieno di centesimi.
Nel portaVoglio ci sono i desideri: che a 6 anni hanno un valore assoluto, tanto da diventare, appunto, Voglio.
Stiamo cercando di dare un valore a ogni Voglio.
Voglio il Nintendo ds XL è un voglio grande, sarà quindi da spendere in occasioni speciali, o, come tutti i voglio grandi, non è immediato.
Voglio il succo di frutta è un Voglio piccolino; Voglio un gioco nuovo un desiderio medio; Voglio una casa nuova con tante camere è un desiderio ciao core.
Sulla teoria ci siamo, adesso dobbiamo dare al tutto una forma pratica.
Un foglio per ogni voglio da tenere nel portafoglio?
Un salvadanaio per ogni Voglio?
Ci sto lavorando.
Non mi piace monetizzare i desideri, anche se i Voglio a questa età sono cose ben concrete, sono cose cose.
Probabilmente non è neppure pratico mettere i suoi Voglio nelle categorie dello spirito; o negli archetipi , che non vorrei crescesse con l'unica immagine primordiale e innata di un videogioco.

Cosa mettiamo nel portaVoglio?

Nel frattempo potrei regalargli un'immaginetta del giardino del re.

giovedì 6 luglio 2017

Start Up Nonni - SUN


si è mai saputo niente dei genitori di Heidi? 
Sta con i nonni
I nonni si sono trasferiti dalle Hawaii qui vicino a noi, a Quarto Oggiaro, per darci una mano.
Ci pensano i nonni
Se vogliamo uscire, ci sono i nonni
In vacanza va con i nonni, tutta l'estate
I compiti li fa con i nonni
E' il nonno che l'accompagna
La nonna le ha trovato un corso di danza euclidea che io mai ci sarei riuscita
Ha imparato a leggere e scrivere e la teoria della relatività prima di andare a scuola, con i nonni

Fatemi capire, che nonni avete voi?
I nostri nonni, per ragioni diverse, è come non averli. 
I miei, a parte vivere in un altra città, non sono mai stati lontanamente sfiorati dalla nonnità e se anche ne avessero sentito il fiato sul collo si sono messi a correre, velocissimi, che ancora non si sono fermati.
La nonna paterna, portata alla nonnità, abita tanto lontano da noi e ci vediamo poco.
Siamo genitori senza nonni a supporto, mai e in nessuna circostanza.
Un po' vi siete spaventati, vero? Lo so. 

Ogni mese devolviamo uno stipendio e un organo trapiantabile a scelta alla baby sitter; nei week end ci arrangiamo, incastrando attività interessanti per il pupo, con faccende più prosaiche tipo spesa, lavatrici, tiro il fiato un attimo. Fin qui è andata bene, Cig non è mai finito in lavatrice, lo consideriamo un grande risultato.
Ci diamo il turno, GF e io, che alla fine le cose che riusciamo a fare tutt'e tre insieme sono poche, quelle che riusciamo a fare noi due come coppia praticamente nulle. 
Anche le nostre vacanze sono separate: per permettere a Cig di stare al mare il più possibile ci diamo i turni, con sovrapposizioni a volte così brevi che viene il dubbio che l'appuntamento per le vacanze insieme fosse altrove.
La mancanza di nonni genera una gran fatica, smarrimento e, in taluni frangenti, anche giramento di palle.
Così stavo pensando a una start-up, la cui attività è affidare bambini sprovvisti di nonni a nonni seriali, che è possibile non si accorgano di avere un nipote in più, ma che soprattutto hanno esperienza e referenze nel ruolo nonnesco.
Avere i nonni è importante: è memoria, è coccola, è percorrere passi che partono da lontano.
Avere nipoti è importante: è futuro, è marmellata sul divano troppo bianco, è percorrere passi che andranno lontano.
E' un win-win, anche un po' winx-winx che si sa che nonni e nipoti insieme scatenano superpoteri.
E' un'attività senza scopo di lucro, segreta.
Di base, sta nell'infiltrare il proprio pargolo sprovvisto di nonni in una famiglia altrui. Sotto copertura, fingerà di essere nipote come gli altri. 
Se l'avremo istruito bene nessuno se ne accorgerà.
Se avremo scelto bene i nonni, se anche dovessero accorgersi del nipote in più non diranno nulla: i nonni veri lo sanno benissimo che se c'è posto per 3 c'è posto anche per 4.
La start up si chiamerà SUN, per sottolineare quanto sole portino i nonni nelle nostre vite, perchè l'acronimo veniva così, ma anche, diamoci un tono, perchè è un nome inglese e possiamo anche aspirare a infiltrare pargoli a livello internazionale.
Non si lascia niente al caso qui, qualche volta al caos.
SUN batterà in utilità e intensità tutti i campi estivi.
Lo sviluppo dell'attività prevederà anche inserimenti in famiglie didattiche di vario tipo:
- quelle dove tutti vanno d'accordo
- quelle ordinate
- quelle dove tutti mangiano le verdure
per citare solo alcune possibilità. 
Soppianteranno in breve tempo le fattorie didattiche, che sono bellissime, ma poi torni che le caprette ti fanno ciao e può essere un problema.

Che ve ne pare? Mi prestate i nonni?