Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

lunedì 11 dicembre 2017

La magia ha bisogno del tempo giusto



Io lo so. So che voi che siete tanto più attente di me avete già addobbato casa, trasformandola nella casa degli elfi. Lo so che avete luminarie colorate, che se avete un fuori avete decorato anche quello.
Avete fatto il vostro calendario dell'Avvento, state già pensando al menù e, naturalmente, siete già a molto più che buon punto con regali e pacchetti.
Anche i bambini si sono già calati nell'atmosfera, scritto lettere e sono decisamente più buoni, vedi mai che Babbo Natale li stia osservando.
Qui niente.
Non c'è l'albero, non ci sono decorazioni, non c'è il mood. Non ancora, arriverà, pioverà dal cielo come il meteorite della pubblicità e mi incenerirà, lo so.
Sono quella dell'albero tardivo, del Natale arriva sì, ma solo un attimo prima del 25 dicembre, che spera, ogni anno, caparbiamente, che l'albero salga da solo dalla cantina e, intonando canti natalizi, si addobbi da solo. ​
Sono quella che i regali o li compra ad agosto e poi non si ricorda più dove li ha messi, o li compra il 24 dicembre e arriva a cena stravolta e neppure troppo soddisfatta.
Eppure Natale mi piace eh, non è ostilità la mia. E' più attendere una vera magia, è più interiorizzare il tutto e quindi esprimere, la gioia e l'attesa. Sia ben chiaro che per me Babbo Natale esiste e proprio perchè questo lo so bene trovo indelicato che si cominci a parlare di lui a novembre, subito dopo Halloween. Che lo so come andrà a finire prima o poi: il tempo si appiattirà così tanto che Babbo non avrà più la slitta e le renne, ma arriverà dentro una zucca, lanciando caramelle e boffonchiando un: ooh oh oh, dolcetto o scherzetto?
Allora sì, sarà strano avere un Babbo che fa gli scherzi e una Befana che vola con le renne, le quali saranno vestite da principessa o da Minion, perchè un attimo dopo è carnevale.
La magia ha bisogno del tempo giusto, la magia è una musica che suona dentro, perfetta. Ognuno la sente a modo proprio, nel momento giusto, che non è mai un momento di marketing. Soprattutto il Natale ha una musica tutta sua. Passa dalle recite stonate di scuola, al suono delle risate mentre si addobba l'albero, la musica si dondola nel cielo bigio e freddo dicembre, si sviluppa tra mille lucine alle finestre, è in casa, come una melodia leggera, morbida, buona. La Magia sa di dolci, di zenzero, di maglie pesanti, di abbracci e desideri che si accendono all'improvviso, come una luminaria colorata.
La magia è una letterina lasciata sul tavolo, passerà l'elfo a prenderla, una di queste sere.
Per l'albero ho bisogno di sentire questa musica, di non stonare.
Manca poco.
Santa Claus is coming to town.

lunedì 4 dicembre 2017

Donne target: salviamole

E' stato il week end della pubblicità sbagliata, così scorretta, unfair e sessista che ne abbiamo parlato tutti, tante volte, con tanti commenti, che il marchio, così spesso nominato, deve essere resuscitato come il barone Lamberto di Rodari.
La pubblicità è brutta, non c'è che dire.
Parecchio tristanzuola.
Indubbiamente costruita su luoghi comuni, così saldi che non vengono mai giù.
Però ha funzionato: l'epic fail è il nuovo storytelling.
E la pubblicità ha il suo target e questo, care mamme, è anche colpa nostra.
Là fuori ci sono moltissime donne di età assortite che hanno giocato per un tempo infinito con bambole che si ammalano e hanno bisogno di cure; con cucine giocattolo che vanno poi rassettate; con ferri da stiro e set in miniatura per pulire casa; ci sono donne là fuori che il pigiama in pile con i fiori-cuori- unicorni è la cosa più bella e coccolosa; che hanno avuto il grembiule uguale a quello di mamma, che si sono arrovellate anni sulla vera utilità della maglieria magica, che hanno ancora i segni del dolce forno, che sono state svegliate di notte dalla bambola che improvvisamente si accende da sola e piange; che hanno cambiato pannolini più o meno immaginari già prima dei 5 anni; che Barbie è il gioco più anticonformista che hanno mai avuto, perchè Barbie non è mai stata, a memoria, Barbie Casalinga.
Sono là fuori, sono tantissime e almeno per un Natale, uno solo,  vorrebbero un bracciale. Non un kit di merda per costruirselo il bracciale, ma un bracciale vero e proprio già fatto, nella sua scatolina bella, che si sa che la scatola piccola con fiocchetto fa subito cosa preziosa.
Probabilmente la pubblicità l'ha pensata una ragazza così, una di quelle là fuori. Non poteva pensare niente di diverso, povera stella, ha ancora il suo vecchio cicciobello moribondo sul letto.
E' un target vasto.
Là fuori c'è chi riceve davvero un ferro da stiro, un frullatore o le pantofole, per Natale.
Perchè è così che si fa: da bambina un cicciobello scassapalle, da grande un bel grembiulino da cucina, magari vagamente becero, che si sa che la fantasia in cucina piace sempre.
Capite che l'alternativa bracialetto è quasi sovversiva.
Che il media team del brand ha osato tantissimo, ha insinuato che c'è qualcosa di diverso. Guardate che per molte ragazze non è così scontato.
Oppure ha deciso per quel claim per lanciare i nuovi charms per bracciali e collane: il ferro da stiro, il grembiule, il pigiama, il robot da cucina ...verificherò, perchè tutto può essere ;)
Possiamo fare tanto per salvare le donne là fuori, che certo, no, non siamo noi. 
Intanto dire loro che un braccialetto se lo possono anche regalare da sole e del tipo che più preferiscono. Farsi un regalo importante è una dichiarazione di indipendenza che va rinnovata almeno una volta all'anno.
Possiamo fare in modo che non ci siano più ragazze così: non regaliamo giochi a tema mamma/donnadicasa, davvero, meglio le svampite di Legofriends o una Barbie a caso, se proprio.
Regaliamo fantasia, non una sorte segnata. 
Fate questa ricerca su Google: giochi bambina immagini. E poi cercate di dimenticare tutto, perfino il colore rosa iperante, financo la mini macchina per cucire. E' un favore che fate alle ragazze di domani, davvero.
Cig me lo chiede spesso perchè le bambine devono avere giochi poco divertenti. 
Cresciamo bambine anticonformiste, fuori dagli schemi, fuori dal rosa e dai pigiamosi coccolosi.
A nessuno verrà più in mente di fare un pubblicità così.




giovedì 30 novembre 2017

se mi chiedi come va ...

... va tutto bene :)
In questo periodo soprattutto, con quel che c'è da fare di letterine a babbo Natale, nel tenere a bada la smania di albero di Natale, nell'incanalare tutti i desideri.
E' anche il periodo di grande potere mammesco, diciamocelo.
Basta alludere al fatto che Babbo Natale ti vede e decide sul da farsi per far cessare all'istante qualunque rivendicazione e sedare qualunque atto di guerriglia domestica.
E' sufficiente prendere il telefono, far finta di parlare con Babbo, simulando una mediazione tesissima (ma no Babbo, è bravo, bravissimo, è un momento così ...) per avere il massimo dell'attenzione.
Lo so, sono una brutta persona, ma qualche giorno all'anno mi piace pensare di avere il pallino in mano, o la palla di Natale, va bene lo stesso.
Ho lo spirito del Natale di un grinch, è sempre stato così.
In fondo in fondo dal Natale mi sono sempre aspettata di più, una cosa alla John Lennon, without any fear, war is over e via cantando e invece mi ritrovo sempre con un and what have you done? che non so neanche dove appendere.
Perchè se la letterina a Babbo dovessi scriverla io, non sono così certa di poter scrivere che sono stata buona tutto l'anno.
Sono stata buona un pochino. 
Sono stata per lo più una rompiscatole, lo sono sempre quando non riesco  a starmene un po' per i fatti miei.
Sono stata distratta, mi capita se ho troppe cose a cui pensare.
Ho avuto poca pazienza, che succede quando ne ho avuta troppa.
Ho ascoltato poco e parlato ancora meno, che vuol dire che avevo troppe parole intorno e non sapevo come sistemarle.
Ho desiderato pochissimo, forse questa è la cosa peggiore, proprio quest'anno che ho letto tantissimo sui desideri.
Insomma, caro Babbo, lo so. Fai quello che puoi.




venerdì 24 novembre 2017

1522 - 25 novembre mai più

Tra tutte le giornate Nazionali, internazionali, mondiali e galattiche quella di domani, 25 novembre, è quella che detesto, che mi crea disagio, fastidio, profonda tristezza. 

Domani è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Naturalmente non è la giornata in sè a infastidirmi, ma il fatto che si sia resa necessaria.

Nei primi 10 mesi del 2017 le vittimine di femminicidio sono state 114
150 nel 2016
142 nel 2015
Questi sono fatti misurabili: c'è un carnefice, c'è una vittima, possiamo avere un contatore.
C'è però molto di più, purtroppo, poco visibile, poco detto, molto nascosto, orribile e spaventoso. C'è la violenza fisica e psicologica, c'è il terrore che incatena e annienta, c'è una caccia alle streghe più crudele ed estesa di quella della santa inquisizione nel medioevo.
C'è una giornata come il 25 novembre.
Ci sono gli spot istituzionali in TV (passano per un tempo limitato, perchè non tutto l'anno?), che potete vedere anche  qui

1522 - il numero da chiamare. La violenza ha tante parole, noi vogliamo sentire le tue

Cosa succede dopo aver chiamato, però, non si sa. Lo spot non lo dice. Allora vado sul web, sul sito www.telefonorosa.it

Che ti racconta chi sono loro e cosa fanno e che lo fanno in 5 lingue diverse.
Ma anche qui non è chiaro cosa poi succede proprio a me una volta che ho telefonato.
Siamo già a 3 device necessari per scoprire che bisogna chiamare il 1522: devo aver visto lo spot in Tv; devo aver cercato info sull'Internet; devo telefonare. E ancora non so cosa sarà di me, in questa ricerca di telefono e coraggio.
Certo, potrei andare di corsa alla polizia, in questo caso mi bastano le gambe e la paura che ho.
Proprio perchè ho paura, però, a un certo punto mi fermo, prendo fiato e mi chiedo cosa sarebbe se lui venisse a sapere dove sto andando o se alla polizia trovassi chiuso o troppo affollato o ci volesse troppo tempo per fare la mia denuncia, che poi come lo spiego a lui perchè sono stata fuori così tanto. Mi chiedo, ormai ferma in mezzo alla strada, se magari poi posso dormire in questura, perchè so che potrebbe essere pericoloso tornare a casa, dopo.
So anche, perchè l'ho sentito ai tg, che alcune donne muoiono per mano dei loro uomini, pazzesco, certo non è il mio caso, penso, ma alla tv dicono che il tipo era già stato denunciato, anche più volte. 
No, no, denunciare non serve, penso e sto già tornando verso casa. Perchè dopo non succede niente, se non che lui si incazza di più.
E ha ragione. L'ho denunciato, chiunque si arrabbierebbe no?
Meglio di no.
In fondo un po' me le cerco.
A volte non sistemo per bene la cucina.
Altre cucino una cosa che non gli piace, povero amore.
Una volta, addirittura, non gli ho stirato la sua camicia preferita, ma solo perchè mi ricordavo fosse un'altra e avevo stirato quella. Sono un'oca, proprio.
Mi ama.
Sono io, non è lui.
Certo sapessi bene cosa succede dopo aver chiamato il 1522 o dopo aver fatto denuncia, lo farei.
Alla Tv non l'hanno detto. Sul sito neanche. Non me l'ha spiegato nessuno, come faccio a telefonare? 
Non so neanche dire se le parole che mi dice possono essere denunciate e in fondo una sberla ... l'altro giorno era un pugno in realtà, nella pancia che non ho respirato più... non è tutti i giorni però, insomma capita a tutti una giornata nervosa. Io quando sono nervosa faccio pasticci, l'altra sera ho rovesciato il vino sulla tovaglia, un casino, mi ha preso a sberle e mi ha fatto lavare la tovaglia subito. Perchè era la sua tovaglia preferita e io sono così distratta che neppure lo sapevo avesse una tovaglia preferita.
Sono io, non è lui.
Anzi, lui vuole aiutarmi, vuole davvero che migliori.
Salgo le scale di casa.
Chissà perchè ho sempre il cuore che batte forte quando apro la porta e rallenta solo se vedo che lui non è ancora tornato. Non so mai quando torna, non mi avvisa. A volte sta fuori a cena e io ceno tardissimo per aspettarlo e alla fine mangio da sola.
In fondo mangio meglio da sola.
In fondo, anche se mi sento tanto brutta solo a pensarlo, sto meglio se lui non c'è.
Com'era quel numero?
1522
Beh, magari chiamo. Così mi spiegano bene cosa sarà di me, proprio di me.
Chiamo subito.
E glielo dico che oltre gli spot e il sito, sarebbe bello sapere prima di telefonare/denunciare cosa succederà. Nei dettagli proprio e spiegato facile, che possano capirlo tutte, in modo che tutte abbiano una mappa chiara per orientarsi. 
Senza avere questa paura addosso e senza vergognarsi.
1522




giovedì 16 novembre 2017

Siamo barchette in mezzo al mare

Immagine da Google 
Ogni tanto guardo indietro, alle pagine ormai antiche di questo blog che raccontano altre pagine, le mie che frullano veloci in un frrrrrrrr che accidenti sono già sette anni che ci troviamo qui.
In questi anni più che scrivere qui, ho letto molto i blog altrui e mica per copiare, ma per capire meglio in quale barca siamo. Tutti, mamme, papà, figli. 
Ognuno ha la sua di barchetta e rema come può, come piace. C'è chi sa godersi la gita, chi cerca disperatamente una riva, chi si chiede se è capace di remare o se sta solo andando alla deriva.
il mare sì, il mare è quello per tutti. Ma poichè il mare è grande, qualcuno è in acque calme, altri in tempesta. Dipende dal vento, che non sai mai da dove arriva e non c'è ancora un bollettino dei genitori naviganti.
Il mare dei crucci di mamma ha sempre onde lunghe di inadeguatezza, di poco tempo, di giusto o sbagliato. Il fatto è che il mare è fatto così, con le onde e cercare la calma piatta magari non serve, che poi dove vai se non c'è un filo di vento?
Remiamo e pensiamo. Se siamo buone navigatrici non diciamo alle altre come remare, ognuna ha la sua rotta e le sue forze e lo sappiamo. Se mai ci fermiamo un attimo e improvvisiamo chiacchierate in mezzo al mare.
Ci sono poi le mamme pirata, quelle che affondano le tue certezze con giudizi veloci, che issano bandiera nera e combattono in nome di una verità assoluta (il come si fa), che solo loro conoscono.
Remiamo e cresciamo bambini, che sono tutti diversi, pesciolini nel mare: sanno bene, loro, come si nuota e come si sta, a noi chiedono da che parte si va.
Ci sono i papà, a volte remano vicino a noi, altre vanno per i fatti loro. Hanno barche interessanti, magari un po' disordinate, ma ai bambini piacciono tanto le barche dei papà, che spesso hanno un vetro sul fondo per vedere meglio i fatti del mondo.
Le mamme remano anche di notte, a volte con le stelle e il silenzio si orientano meglio. Rimettono insieme reti, pezzi, pensieri, forze, il filo stesso della propria vita, di notte. Remano in albe terse: il caffè in mezzo al mare ha un profumo che arriva all'orizzonte.
Siamo barchette in mezzo al mare. Qualcuna si sente yacht, altre zattere; chi è convinta di essere sola su un materassino gonfiabile, ma in realtà è solo perchè sta prendendo un po' di sole; chi pensa di affondare e invece no; chi alza spruzzi con la mano e gioca con il mare.

lunedì 13 novembre 2017

Oh gospel




A scuola sono tutti in fervidi preparativi per Natale: il progetto di quest'anno è uno spettacolo gospel, in cui i bambini canteranno in inglese.

Magnifico!

In questo week end ci hanno mandato a casa i testi da imparare entro dicembre e siamo già in mood sister act.

Peccato che, a parte un paio di bimbi che hanno vissuto in Inghilterra o che studiano inglese oltre la scuola, nessuno sappia leggere in inglese.

Quindi è improbabile che non sapendo leggere, memorizzino le canzoni.

Dettagli.

In fondo potrebbero compattamente decidere di cantare in playback, così, come segno di distinzione, per sovvertire tutte le regole della recita scolastica.

Che poi, chi ha istituito questa cosa della recita? Ma soprattutto, perchè?

Ora provate a immaginare, anche se è crudele: oltre ai compiti della settimana, quelli che vi strasformano in belve, quelli che minano nel profondo il vostro equilibrio psichico, aggiungete due canzoni in inglese, di cui una mai sentita e introvabile anche nel deep youtube del deep web.

A me si è frantumato all'istante lo spirito del natale e l'unico spirito che ho visto come possibile è quello contenuto nel rum.

E forse grazie al rum e al giusto spirito, mi è venuta un'idea:


OH UEN DE SENTS GO MARCIN IN

OH UEN DE SENTS GO  MARCIN IN

AI UON TU BI DIS NAMBER

OH UEN DE SENTS GO MARCIN IN


Confido che la scrittura in pronuncia aiuti.

Per lo meno per i suoni.

Confido che gli altri bambini abbiano mamme più coscienziose di me, più aderenti al ruolo, che vedranno in questi testi da imparare la preziosa opportunità per mettere le basi per un futuro fluent english dei loro pargoli. Così il let de san sciain di Cig, sarà diluito da soli perfettamente splendenti in inglese e nessuno verrà a chiedermi i danni.

Dis littel laif of main è così: cialtrona. 


Oh ieeee




mercoledì 8 novembre 2017

L'ottava piaga è un bambino che si annoia.

Credo sinceramente che non ci siano motivi validi per amare novembre.
Ok il foliage, va bene la nebbia che sale agli irti colli, la brina che rende le verze più morbide da mangiare, passi anche che termina quella stagione di transizione e, finalmente, ci possiamo vestire senza mischiare estate e inverno, guadagnando in stile e, a volte, anche in dignità; mi sta bene anche che sia il mese di letargo prima del Natale e festività e serve raccogliere energie per affrontarle, ma novembre è un mese grigino, umidiccio, poco accogliente e segna anche l'inizio dei tormentosi fine settimana, se hai figli piccoli.
Finisce la stagione parco, si apre quella del "zzo facciamo sabato e domenica per intrattenere Cig?"
Intrattenere non è una gentilezza eh, è proprio questione di sopravvivenza. Un bambino di 6-7 anni che si annoia è l'ottava piaga d'Egitto, determina la tentazione di seprare le acque, attraversare il deserto, scolpire libri su pietra, parlare a cespugli infuocati.
Bisogna, prima di tutto per il bene nostro, trovare qualcosa che occupi tempo, energie e spenga quel "mi sto annoiando" che è la miccia che farà esplodere, poco dopo, lo stato di crisi famigliare.
Ma che si fa?
Noi attingiamo molto da musei e mostre, anche se non è un'attività da divertimento pazzo è qualcosa che alla fine resta e se ne parla nei giorni successivi. Domenica scorsa siamo stati al planetario ad osservare e ascoltare il cielo di novembre.
Lì per lì a Cig non ha entusiasmato, anzi ha accennato anche a un pisolino. Poi però il giorno dopo mi ha detto "Prima non mi è piaciuto per niente, poi ci ho pensato ed è stato bellissimo, invece"
Lo stesso era successo per il museo di scienza naturale.
Ha amato invece da subito la mostra di Van Gogh che abbiamo visto insieme due anni fa.
Però non di soli musei vivono i bambini e anzi è il gioco, tanto bel gioco, che va alimentato.
Buona cosa sarebbe invitare un paio di amici a casa e via, tutto risolto.
Non si usa molto da queste parti, credo che il timore sia che poi bisogna ricambiare. Al di là dei compleanni, invitare è una parola in disuso. Peccato. C'è da dire che le rare volte in cui ho avuto seienni per casa era tutto un contendersi l'ipad o un tentare di capire il linguaggio segreto (soprattutto se non sai ancora leggere) della playstation: questo non è giocare, è imbambolarsi in compagnia che allora tanto vale farlo da soli.
Io a inventare giochi sono una frana. Potrei inventare favole per tutto il giorno, ma non chiedermi di improvvisare un gioco.
La verità è che a novembre non sappiamo cosa fare e finisce sempre che soggiorniamo in qualche libreria a sfogliare libri di dinosauri e l'ultima folgorante passione: il libro dei Guiness.
Quindi se avete uno straccio di idea su come far passare novembre è arrivato il momento di condividerla qui, grazie.

lunedì 30 ottobre 2017

E.T. non ha più senso


​Una delle pochissime cose che ho capito nella mia ancora breve carriera mammesca è che non si possono fare confornti con i bambini che siamo stati noi.
Se noi con i nostri genitori trovavamo ancora qualche punto di tangenza, aiuolette di terreni comuni, con i nostri figli non abbiamo neppure un davanzale fiorito in cui trovarci.
Il che è positivo, che sia mai che guardiamo indietro anzichè avanti, ma destabilizza. Almeno me.
Nel week end abbiamo guardato insieme E.T.
A me costa sempre un certo sforzo ri - vedere quel film, perchè piango come piansi vedendolo al cinema. Ogni volta. Piango anche solo vedendone un pezzo, anche solo se vola la bici. Niente, non ce la faccio. Mi ri-prende quel senso di avventura magnifica, quella cosa dell'amicizia che non conosce confini, quella roba della rivincita dell'incompreso, il senso della scoperta, la questione di quanto diversi non siamo anche se sembriamo, che mi sciolgo, mi commuovo, mi dico che dovrebbe essere proprio così, faccio sì sì con la testa, tiro sù con il naso, vorrei abbracciare tutti.
Per questo cerco di schivare E.T. ogni volta che riesco, ne va della mia credibilità da adulta e della mia scorta di fazzoletti di carta.
Mi sono immolata questo week-end, per capire se poteva fare lo stesso effetto sul mio 6enne così tecno, fast and furious.
No. Non ha sortito lo stesso effetto, definitivamente.
Guardavo Cig attraverso i miei occhi già velati di lacrime, gli dicevo guarda adesso cosa succede e lui si annoiava.
"Mamma dai cambiamo canale" sbuffava di tanto in tanto.
L'abbiamo guardato tutto, io distrutta dalla commozione lui sollevato che finalmente il film avesse una fine.
E.T visto con gli occhi di un 6enne è noioso, lento, senza senso.
E' un film buffo: l'extraterreste è Yoda di Starwars, ma più brutto; l'astronave sembra una pentola a pressione con le lucine, a cui hanno messo vecchie reti di materasso come rampe d'accesso; il mio amatissimo "telefono" con cui chiamava casa-casa-casa, è proprio un ombrello, una stampella per abiti e una roba a tasti che non fa nient'altro che scrivere.
Con un Ipad qualunque E.T. sarebbe tornato a casa sua entro mezz'ora dall'inizio del film e tanti saluti.
Con uno smartphone qualsiasi il bambino Elliot avrebbe fatto così tanti video da diventare un influecer e youtubber planetario nel giro di un giorno.
L'astronave oggi non potrebbe mai essere quel pentolone illuminato e di certo nessun alieno che si rispetti mostrerebbe mai un interesse per le piante. A pensarci E.T è un film vegan, oggi lo stroncheremmo anche solo per questo.
Poi ci sono aspetti educativi che stridono troppo con le indicazioni attuali.
Volare con la bici è fuori discussione, a meno che non si sia accompagnati da un genitore e che almeno un nonno, anche non in buono stato, sia presente all'atterraggio. 
Una mamma single che lavora e lascia i figli a casa da soli verrebbe denunciata e la questione extraterrestre sarebbe niente rispetto a quella servizi sociali.
E.T non ha più senso e la vera extraterrestre, alla fine, sono io.


giovedì 19 ottobre 2017

Mamma vecchia fa buon brodo

Mamme over 40 con figli ancora piccoli, primapare tardone a me.
Qualche giorno fa Cig giocava con un suo compagno di scuola, io ero poco distante.

"E' la tua mamma lei?" e mi indica
"Certo, è la mia mamma"
"Ma così vecchia?"

Lo so, non è bello, ma io quel bambino l'avrei mandato a far compagnia a Hansel e Gretel, nella casa di marzapane, seduto sulle ginocchia della strega cattiva.

"Ha 129 anni ed è un supereroe" ha risposto Cig. La storia dei 129 anni è perchè mi piace dare a Cig un'idea del tutto relativa, fantasiosa e fuori scala, dell'età. Sulla questione supereroe, beh quello è vero. 
Non è la prima volta che fanno notare a Cig che sono fuori età per essere una mamma standard e poichè ho anche altre caratteristiche che mi pongono lontanissima dall'immagine classica di mamma, a volte mi preoccupo per lui.
In realtà quando capita che chiedano come mai la tua mamma è più vecchia o come mai la tua mamma non ha i capelli, Cig e io ci facciamo una risata. Spiegare le età può essere semplice, meno magari spiegare le malattie e le cose che nella vita si incontrano e lasciano il segno.
Consiglio l'ironia, è l'unica arma invincibile che conosco.
Oltre alla casa di marzapane.
Se funziona ve lo dirò tra qualche tempo.
Adesso però raccontatemi che capita anche a voi e che avete armi invicibili da condividere. Altrimenti mi sento vecchia.

venerdì 13 ottobre 2017

Le stagioni dei bambini


​Davanti alla finestra della nostra camera da letto c'è una quercia molto alta. Abitiamo al terzo piano, la quercia si affaccia frondosa sul nostro balconcino, ci supera, credo arrivi almeno al quinto.
Parliamo spesso la quercia e io. Non è proprio una chiacchierata, è più un'amicizia nata negli anni, di poche parole, molti silenzi, profonda. 

Ah, voi non parlate con le piante? Cig e io ringraziamo spesso gli alberi, credo faccia bene a tutti e male che vada impariamo che gli alberi ci sono, che non sono solo arredo urbano.
Con la quercia questo è il lungo periodo dei saluti. Le sue foglie si fanno gialle e poi rosse, quindi giravoltano nell'aria e vanno giù. E' un momento intenso, che amo molto.
 
L'autunno a me mette allegria, è la stagione che più di tutte mi da certezza che tutto cambia, evolve, cresce, si trasforma. 

Mi dice, l'autunno, che niente di tutto ciò avviene da un momento all'altro e che sempre, fortunatamente, c'è di mezzo un inverno per prepararsi, per decidere dove estendere i nuovi rami, da che parte andare. C'è bisogno dell'inverno per accorgersi che se incontriamo un muro possiamo girarci intorno o cambiare direzione; per lamentarsi del freddo e poi stiracchiare nuove foglie al sole di primavera; per dare un senso alla prova costume e anche alla polenta, ci vuole sempre un inverno.
Io che sono per l'elogio della lentezza mi sento davvero rinfrancata. Ci vuole tempo e ci vuole accorgersi del tempo.

Allora com'è che Cig mi sembra cresciuto all'improvviso? 
Chi è quel ragazzino che gira per casa?
Che stagioni hanno i bambini?

martedì 10 ottobre 2017

Bambini magici


​Avete notato anche voi che i bambini, quelli più piccoli in particolare, sanno leggere nei vostri pensieri?
Con Cig capita spesso e poichè sta crescendo e questo dono svanirà tra i mille condizionamenti della vita, mi sto prendendo tempo per capire, alimentare, cercare di disperdere il meno possibile questo legame, forte e magico.
Cig sa molte cose e le dice all'improvviso, nei (rari) momenti di silenzio.
Se ne esce con "Dobbiamo andare a vivere la mare" che è il mio pensiero più frequente, magari mentre è seduto sul carrello del supermercato. Un attimo dopo si sta lanciando verso un pacco di focaccia e del mare non si ricorda più.
Può, in un momento qualunque, informarci che abbiamo bisogno di una casa più grande, e poi torna a far volare spiderman dal divano al tavolo.
Poi sono piccole cose, tipo leggere uno stato d'animo, vedere minuscole cose che in futuro andranno diversamente, immaginare con un'apertura che non è più del nostro mondo.
A volte non è neanche necessario che dica, io lo so cha ha capito molto più di quello che ho detto o lasciato intendere dalla mia espressione. Lo capisco dalla mano che si stringe più forte, dall'urgenza di abbracciarci, da un lungo sguardo.
Piccole cose che lo attraversano e che ci regala, indicazioni estemporanee su possibili soluzioni.
Questa cosa la perderà. In mezzo ai pensieri, alle cose da fare, alla fretta di crescere. So già che mi mancherà e so anche che raccontandogli di questo tempo non capirà e non ricorderà.
Cerco un modo per conservare la magia, piccoli incantesimi, formule magiche.

lunedì 2 ottobre 2017

I nonni sono un cielo stellato

Immagine da Google
E' una festa recente quella dei nonni, si festeggia dal 2005.
E' una festa informale, di quelle che non richiedono neppure il dresscode o un rsvp.
In altri Paesi, come gli Stati Uniti, si festeggia da più tempo e in un altro periodo dell'anno.
In Italia è il 2 ottobre che è anche una ricorrenza cattolica, la festa dell'angelo custode, ricorrenza che ha avuto alterne vicende dal 1400 ad oggi, ma tant'è.
E' una festa a cui non ho mai fatto caso e la lasciavo in un fine settimana di ottobre qualunque. Invece è proprio il 2 e quest'anno è proprio di lunedì, utile per tutti quelli che vogliono dare un chiaro messaggio ai nostri anziani: festeggiate di lunedì, voi che avete tutta la settimana libera e non imballate i nostri fine settimana.
Certo, di lunedì la festa sarà ben poca cosa, a meno che non si organizzi un afterhour.
Certo, essendo i nonni il pilastro portante del welfare nazionale, si potrebbe indire una festa vera e propria, anzichè restare sul vago e sull'informale.
Noi i nonni li viviamo pochissimo, vuoi per distanza, in un caso, vuoi per mancanza di vocazione, nell'altro. Siamo una famiglia snonnata, di quelle in cui il fai da te regna sovrano, dove non c'è un attimo senza pargolo al seguito, dove ti verrebbe voglia di farti adottare da un paio di nonni vicini e con la giusta attitudine.
Quindi non ho idea, se non per sentito dire, del peso specifico dei nonni in una famiglia.

Sono importanti i nonni nella vostra gestione? 
Ma soprattutto, erano già così disponibili prima dei nipoti o si sono trasformati che neppure un pokemon che evolve?

Nel caso dei miei genitori non ci sono state sorprese: hanno la filosofia del "bisogna essere indipendenti" che spesso viene riassunto in "arrangiatevi", meno diplomatico, ma decisamente efficace.
Sono i nonni novilunio, ci sono, ma non li vedi, stanno con la faccia illuminata a guardare altro.
So di nonni cometa: illuminano il cammino, ti guidano nella giusta direzione.
Nonni plenilunio che ti incantano di dolcezza, che sanno dar luce anche alla notte.
Nonni stella del nord, punto di riferimento indispensabile per orientarsi nella vita.
Nonni solleone, energici, pieni di vita e inziativa
Nonni angeli custode, che non ci sono più fisicamente, eppure li hai accanto.
Nonni stella cadente, sono lì per realizzare i tuoi desideri.
Nonni costellazione, che determinano il tuo destino, un filino invadenti forse.
Nonni Nebulosa planetaria, farebbero tanto di più, se non fossero così in là con gli anni.
Nonni satellite: ruotano intorno a voi e se voi non ci foste precipiterebbero nello spazio infinito

I nonni sono il cielo stellato, a cui guardare per indovinare il nostro passato. Per loro i nipoti sono le stelle nuove, in cui guardare stupiti ciò che sarà.
Auguri nonni <3 nbsp="" p="">

venerdì 29 settembre 2017

Smartworking - le giornate flessibili

Quattro giorni al mese posso lavorare da casa.
Smartworking, cioè quell'accordo tra lavoratore e azienda (è bilaterale) che permette una nuova flessibilità all'interno dell'orario di lavoro.
Quattro giorni non sono molti, ma sono salvifici in caso di emergenza o di incastri che non si incastrano in alcune giornate, per cui meglio gestirli dal tavolo di cucina.
Non utilizzo spesso questa possibilità, il che non mi rende onore, ma quando capita la giornata smart prende una piega surreale.

Mangio troppo. Consiglio le giornate a casa solo a frigo vuoto e che non vi venga in mente di infornare torte tra una telefonata e una mail, perchè è un pensiero criminale. Una buona ricetta di torta, veloce, comunque, la trovate qui

Tuta e infradito. Provate voi a restare seri vestiti così, mentre parlate con la responsabile dell'universo moda e galassie correlate che proprio nel vostro giorno smart vuole sentirvi in call. Provo a non pensarci, non la visualizzo nei suoi abiti che costano più di casa mia, ma mica sempre funziona. Cerco allora di rendere elegante almeno la voce, sempre che non stia masticando le guarnizioni del frigo vuoto o assaggiando la torta di cui sopra.

Doppio lavoro. Se sono al telefono posso benissimo stendere il bucato, rifare i letti, passare lo swiffer, raccogliere giochi, riordinare. E' fondamentale, ai fini professionali della telefonata, non farsi mai scappare frasi tipo "Azz mi è caduto Ironman" o "C'è skifidol ovunque bleaaah". A ben vedere in ufficio non mi viene richiesto il servizio pulizie e quindi questa cosa smart non mi sembra così vantaggiosa, in fondo.

Troppi caffè. Sai com'è, a casa è molto più buono. A sera dirò, con la tachicardia, che il lavoro mi stressa troppo, insomma, non posso andare avanti così. Poi conto le cialde, mi taccio e passo la notte con gli occhi da gufo a scrutare nel buio.

Il gatto. Alcune mail le manda lui.

La rete. In casa è parecchio ingarbugliata. Il decoder tv blocca il mio accesso a Internet, la ps4 lancia call of duty e scatena guerre sul wi-fi. Il mio pc è sensibile, sente tutto e si pianta. Mi devo ricordare di spegnere ogni altro coso in rete, per lavorare da casa. Ciò che non immaginavo è che anche la soundbar della tv è in rete, che il telefono va in wi-fi e quindi l'ultima telefonata era in dolby surround.

Il lato positivo dello smart working. Lavoro meglio, di più e più serenamente. Retorica della perfetta impiegata a parte, la vera grande bellezza è che riesco ad andare a scuola a prendere Cig.
Non posso farlo, normalmente.
In smartworking sì e quella corsa a braccia aperte, in planata verso le mie, quel bacio per merenda e quel "Ehi, oggi c'è la mia mamma" detto ai suoi compagni di scuola, mi fa dimenticare perfino il frigo vuoto :)


lunedì 25 settembre 2017

La terra di mezzo

Il nostro mercatino l'abbiamo fatto ed è stata un'esperienza divertente.
Per me, che ho superato il mio record personale di ore in piedi in mezzo a una strada, per Cig che ha passato una giornata allo stato brado, in giro per le bancarelle altrui, insieme ai compagni di scuola e amici, a curiosare in giro. 
Ieri invece, come ogni ultima domenica del mese, siamo andati al mercatino dell'antiquariato, ma anche solo usato, che si tiene non lontano da casa.
Cig è un esperto, non lo sapevo.
Esperto di giochi e soprattutto di bamboli, pupazzi, non so come diavolo si chiamino, di supereroi. Ha l'occhio. Cioè se punta una cosa è sicuro che è l'oggetto più raro e costoso dell'intero mercato. Tutto sua madre.
Si intrattiene in conversazioni tecniche con i venditori, valuta, gestisce la trattativa, conclude l'acquisto e riesce anche a farsi regalare qualcosa. 
A me quei supereroi sembrano tutti uguali.

"Cig, ma questo ironman non è uguale a quello che hai già?"
"Ma maaammaaaa, non vedi che questo piega le gambe, le braccia e ha i sensori di volo?"
"Ma perchè, vola davvero?"
"Mamma, no. Non sai niente"
"Cig, però ..."
"Uso il soldo che mi ha lasciato la fatina dei denti, ne vale la pena"

Temo estrazioni di denti all'abbisogna, che i supereroi non possono certo seguire i ritmi naturali della dentizione.
Il mercatino comunque è un bel momento, come tutte le cose poco bambinesche che facciamo. Ho capito che i momenti bambini sono solo suoi, quelli adulti solo nostri, ma che esiste una terra di mezzo in cui incontrarsi.
Ballare per esempio, quando spariamo a palla la musica e diventiamo tutti cubisti, anche il gatto; guardare film insieme e commentare, magari tutti insieme nel lettone, chiudendoci gli occhi a vicenda se ci sono scene spaventose; decidere i regali da fare; chiacchierare di ciò che desideriamo a ruota libera e trovare desideri comuni, tipo passare più tempo al mare, avere un giardino, mangiare tantissimo gelato.
La terra di mezzo è molto preziosa, è il luogo meraviglioso dove le distanze si annullano, dove siamo noi bambini o loro più grandi, va a sapere. 
Che cosa c'è nella vostra terra di mezzo?

venerdì 15 settembre 2017

Il mercatino dei giochi


(Pessima idea, ndr) 



​Ecco ci siamo.
Ho provato a scongiurarlo in tutti i modi, ho nicchiato, sviato, ma niente: domenica avremo la nostra bancarella improvvisata al mercatino cittadino, quello kitsch e caotico tipico delle feste patronali.
L'idea è di Cig: vendiamo i giocattoli che non uso più.
Il rinforzo è di papà: ciò che guadagni puoi usarlo per giochi nuovi.
Io ho fatto finta di niente, per un tempo lunghissimo.
Poi si sono aggiunte le cugine di Cig: si dai, anche noi.
Mia sorella: ma dai che bello, sì.
In tanto entusiasmo ho mantenuto il mio aplomb di mamma "cazzodite?", ma poi finiscono i pretesti e sono qui che cerco disperatamente un tavolo pieghevole da poter usare domenica come bancarella.

Ciò che venderemo:
- giochi in ottimo stato a prezzo simbolico.

ll prezzo simbolico è ancora da definire e domani sarà il giorno del listino prezzi; dell'insegna, affidata alle cugine; dell'attrezzatura per sopravvivenza: un giorno intero per strada, con tempo incerto, richiede gestione attenta dell'abbigliamento, dell'alimentazione, della santa pazienza che mi servirà molto.
Che poi, cos'è esattamente un  prezzo simbolico?
Cig con questo mercatino mi porta lontanissimo dalla mia confort zone, non riesco a immaginare l'esito di tutto ciò.
Ieri sera pensavo a come sarebbe andata se da bambina avessi chiesto a mia madre una cosa del genere. Probabilmente sentirei ancora l'eco della sua risata e comunque sarei cresciuta in un qualche rigidissimo collegio.
Io ho solo il terrore che gli piaccia e che voglia farne altri di mercatini.
Mi immagino già nelle nebbie padane, certe domeniche invernali, io e il Furby  - me lo porterò perchè parla tanto, a sproposito e all'improvviso, insomma tiene svegli - abbandonati al nostro destino di ambulanti.
Immagino Cig che raggiante conta monete e pianifica già la prossima trasferta, il nuovo mercato: da casa, al caldo e comodo, che lo so che non starà con me a fare il venditore, non più di 10 minuti insomma.
In Furby I trust.
Pensatemi domenica.
Dovrò anche dare il resto giusto, non so se rendo l'idea del guaio in cui mi sono cacciata.
Seguitemi su Instagram, sarà la prova che sono ancora in vita (@lawising)
Seguitemi, pensatemi e poi portatemi un thermos di caffè, grazie.
Vi aspetto fiduciosa.





giovedì 14 settembre 2017

Senza miti e senza ragione

Quest'estate abbiamo letto un libro di fiabe e leggende dei miti greci.
E' una lettura abbastanza impegnativa perchè ogni mito, anche reso in formato bambino, ha molta violenza, prepotenza, inganno.
Spesso Cig interrompeva la lettura con un "Ma non è giusto così" o brontolava su come Eracle l'avesse vinta sulle sue fatiche con molti trucchetti, mai con un gioco leale.
E' però una lettura utile, aiuta a prepararli a temi ben più truci e ben più attuali, perchè da quei miti a oggi non solo le cose non sono migliorate, non hanno neppure più la giustificazione della bizzarria di un dio o una dea di malumore.
Di quello che anticamente si usava come iperbole, come simbolo, oggi ne abbiamo fatto realtà. In alcuni casi, come rapimenti, uccisioni, sparizioni misteriose di donne, ne abbiamo fatto neologismo, quotidianità, orrore ricorrente.
Senza più la favola dietro.
Senza più niente di fantastico, ultraterreno, mitico.
Me lo chiedo spesso come spiegherò a Cig che ci sono amori malati, come la favola più finire con un omicidio, anzichè in un languido addio o un vissero tutti felici contenti di ordinanza.
O che ci sono istinti indomabili e che niente può l'umana ragionevolezza contro di loro, a quanto pare.
Siamo senza miti e senza ragione. 


mercoledì 13 settembre 2017

Conto fino a 3!


​E' iniziata la scuola ed è iniziata di slancio, con un sorriso grande così e ali spiegate verso il cancello aperto, con baci affidati alla quella mano un po' più grande e lanciati in un soffio oltre il cortile e verso di me.
Un pochino, appena un cenno, mi commuovo ogni mattina.
Tenerezza che evapora all'istante quando dobbiamo fare i compiti, quando l'astuccio torna a casa vuoto, o la copertina tranciata in due dalla forbice o cose così. E' molto più probabile che lui impari ad essere più attento e ordinato che io più paziente. Altrimenti faremo scintille per tutta la scuola, finchè diploma non ci separi.
Sono poche le cose che mi fanno perdere le staffe, ma sono letali per il mio equilibrio e per la serenità famigliare.

Ora di andare a dormire. E' uno sfinimento di no, di adesso arrivo, di ancora un po'. Quando finalmente varca la porta del bagno per le operazioni pigiama, ogni azione è intervallata da altro da fare. Ci spogliamo, poi deve fare un giro per casa. Ci infialiamo il pigiama e deve andare a bere. Prepariamo lo spazzolino da denti e deve andare in camera a cercare un gioco. Solitamente finisce con un mio sibilante "conto fino a 3": magicamente al 2 ho tutta la sua attenzione. Il che è strano perchè non sono mai arrivata a 3 e mai è successo niente dopo il 3. Ma finchè funziona ...

Ora di uscire di casa. vedi sopra, ma con lancio di vestiti, scarpe e cartella tipo componenti di IronMan. Per poi accorgersi appena fuori dal cancello di casa che manca qualcosa, si torna indietro e si ricomincia da capo. A noi gli Avengers ci spicciano casa.

Compiti. Non me la sento di dirvelo. Ciò che compiti tirano fuori da me è qualcosa che mai avevo conosciuto. Niente di buono, comunque.

Astuccio&Co. Cosa succeda all'interno della cartella di un bambino delle elementari non è chiaro. Personalmente sono convinta sia una porta spazio temporale. Le cose entrano, ma poi escono e vanno in un altrove a noi sconosciuto. Credo raggiungano i calzini spaiati.

Forbici. Ciò che un bambino riesce a fare con un paio di forbicine a punta arrotondata e, in teoria, buone solo a tagliare la carta, ha dell'incredibile. Ho jeans, tute, magliette personalizzate. Ho copertine di quaderno disintegrate, ho avuto ciocche di capelli in dono, ho visto potare platani. Io con le stesse forbici non riesco a tagliare un foglio. Le mani dei bambini sono magiche, o le forbici mutano.

Metti in ordine! Ma mamma, devo fare tutto io in questa casa?

GF mi ricorda sempre che è solo un bambino, di non arrabbiarmi.
Io respiro, tanto, profondamente. 
Spero di entrare in trance.


giovedì 7 settembre 2017

Sarò sempre un cuscino


​Facebook ogni mattina mi ripropone un ricordo: foto di qualche anno fa, solitamente di mare, tramonti, spazi aperti che sono le cose che amo tanto. Non li condivido mai, sono momenti passati.
Stamattina non avevo ancora finito il mio caffè, ho aperto FB e ho trovato questa foto, proprio quella che si vede in alto.
Mi ricordo benissimo quando è stata fatta, non è questo, mi ricordavo meno di quanto abbia portato in braccio Cig.
Addosso, appoggiato, a volte legato in una fascia, infilato in uno di quei cosi porta bimbi, sempre addosso, vicino, in braccio, a contatto. Anche in casa, anche quando non era strettamente necessario. Nel mio essere una madre poco materna, sono un'ottima portatrice di bambini. Ci provo tutt'ora, ma sono cambiate le proporzioni, gli incastri, i pesi: adesso ci sediamo insieme sulla stessa poltrona è lei che ci abbraccia entrambe. La poltrona è il nostro luogo, come prima erano le mie spalle. Guardiamo insieme la tv (superata Peppa, Masha e affini ci sono cose più divertenti da guardare insieme) o ci avventuriamo in qualche conversazione surreale. Cig sa iniziare un discorso da un punto qualunque del filo logico, di punto in bianco, e io gli vado dietro. Parliamo di niente con mille parole, ridiamo di niente, ma sempre a crepapelle.
Stamattina guardando la foto pensavo che è cambiato tutto nella forma e niente nella sostanza. Credo porterò Cig sempre, anche quando avrò le spalle più strette e appena curve, quando sulla poltrona in due non ci staremo più, anche quando quella poltrona cederà di schianto sotto il peso dei nostri discorsi, delle risate, di quando cerchiamo di starci tutt'e tre e finisce sempre che mi fanno il solletico.
Sono una brava portatrice, questo sì. Mi viene bene anche ridere e ho scelto una poltrona comoda, sono queste le mie referenze materne migliori.
Guardavo la foto e pensavo alla frase "mamma per sempre", che per me poco ha a che fare con la maternità vera e propria, ma di più con quell'impronta che hai sul corpo: sarò sempre un cuscino schiacciato, che se anche ti sprimacci per bene quella forma non va più via; anche quando starò sulle palle a Cig perchè non capisci niente e smettila di fare la buffona che io sono serio.
Guardavo la foto e ripensato alla paura che avevo lì, e ancora ho, di farlo cadere, di inciampare, che mica vuol dire necesariamente finire per terra, ci sono tanti altri modi per farsi male, altrettanti per proteggere. 
Questa foto, a differenza delle altre che mi propone FB, non è un momento passato, è un sempre.
Sarò sempre un cuscino.

mercoledì 6 settembre 2017

NoPanic, inizia la scuola


​Mancano pochi giorni e la scuola riprenderà.
Cig non vede l'ora, non per la scuola in sè, ma perchè sono giorni noiosi e perchè ha molta voglia di rivedere il suo maestro e i suoi amici.
Onestamente anch'io non vedo l'ora, le abitudini hanno in sè qualcosa di rassicurante un po' per tutti.
Quindi sì, siamo pronti ad affrontare il nostro secondo anno di elementari, tutti armati di buoni propositi e coltivazioni estensive di santa pazienza.

La novità di quest'anno è la certificazione delle vaccinazioni eseguite: ogni comprensorio scolastico ha dato una propria scadenza, in accordo con quelle imposte dal Ministero. 
Dirvi che ho capito bene bene cosa presentare no, ma recuperate il libretto vaccini, quello che avete messo chissà dove, perchè adesso avrà il suo momento di gloria, i famosi 15 minuti di notorietà. In questi giorni poi passate davanti alla vostra scuola: l'informativa generale viene esposta, di norma, all'ingresso dell'edificio scolastico.
Nella foto trovate la tabella sintetica dei vaccini obbligatori, per un rapido controllo (foto da mammeacrobate.com).
La parola d'ordine è NoPanic, entro il 31 ottobre, scadenza per la consegna della documentazione (che sia il libretto o l'autocertificazione) tutto sarà più chiaro. In caso contrario ci penserà la chat delle mamme a chiarire, proprio ieri si è improvvisamente riattivata in tutte le sue allegre notifiche. Luci e ombre, gioie e dolori del ritorno a scuola.

Per quanto ci riguarda, l'altra novità è che anche quest'anno cambieremo maestra. Questo mi disturba di più dell'elenco dei vaccini, a essere sincera.
La nostra è passata di ruolo e anche in altra città; lo stesso per la prima maestra dello scorso anno, che speravamo tornasse, ma invece andrà altrove. La discontinuità non ha molto di positivo, soprattutto per i più piccoli perchè si traduce anche in una discontinuità emotiva.
Così sì, siamo pronti, ma anche appena preoccupati, meno comodi alla partenza, diciamo così.

Cose che cambiano tra l'inizio della prima e seconda elementare.

Il primo giorno di scuola è un'emozione assoluta, se state entrando in prima elementare preparatevi ad avere il cuore gonfio di molte emozioni e godetevi il momento. Avete speso un patrimonio in cartella, astuccio e vario materiale, ma non ci avete fatto caso, anzi. Tutto per questo momento importante. Ancora non sapete del tragico destino dei temperini e delle gomme; ignorate il mondo parallelo in cui vivono le colle stick e i pastelli rossi; non avete idea della fragilità degli astucci, nè delle evasioni di massa di matite, colori, righelli. E' giusto così, sarà un anno di incredibili scoperte. Per voi dico, i bambini impareranno a leggere, niente confronto a ciò che imparerete voi.

Il primo giorno di scuola della seconda elementare è un'altra storia. Per tutta l'estate abbiamo lottato per i compiti delle vacanze; stabilito che lo zaino non sarebbe cambiato e così l'astuccio sopravvissuto all'anno precedente. Abbiamo stipato un'intera anta di armadio con colle, matite, gomme, righelli, pastelli rossi, confezioni superscorta in offerta di temperini, con l'idea che al limite aprirete un emporio domestico. Con cinismo che solo l'anno prima era inimmaginabile abbiamo comprato quaderni a pacchi, quelli che in copertina hanno peluche abbandonati, fiori appassiti o bamboline killer dai colori fluo, insomma i quaderni che nessuna madre in prima elementare comprerebbe, ma noi siamo di seconda e dobbiamo fare economia di scala, sappiamo cosa ci aspetta. Solo ieri ci siamo assicurate di avere ancora in casa i grembiuli dello scorso anno e deciso che certamente vanno bene, così a occhio e fretta.
Sarà un nuovo bellissimo anno, in bocca al lupo :) 

giovedì 31 agosto 2017

Tranquille, esiste la deamamma

E' caduto il primo dentino di Cig.
Da ieri siamo i fieri proprietari di una finestrella, in basso.
Cig emozionatissimo, è certo che questo segni un passaggio definitivo a un'età grande.
Insieme abbiamo guardato a lungo il dentino caduto, stupendoci di quanto fosse piccolo, un grano di riso.
L'abbiamo salutato, ringraziato per il lavoro svolto e lasciato sotto il cuscino ad aspettare la fatina dei denti.
Da noi passa la fatina, abbiamo stabilito così perchè la presenza del gatto Gigi avrebbe  di certo scoraggiato il topolino.
A questo giro la fatina ha lasciato un lungo e bellissimo messaggio e un soldo di carta e anche questo ha rinforzato l'idea di Cig che perdere i denti è un rito di passaggio verso un'età diversa e nuovi mondi da scoprire.
La tenerezza, proprio.
Da parte mia ho ringraziato la dea delle pessime madri, che illumina e protegge le madri imperfette o imbranate. Mai avrei voluto essere io a dare il colpo di grazia al dente dondolante, mi avrebbe fatto impressione. Il dente è caduto da solo, la dea esiste.
Ma lo sapevo già, perchè la dea si era prodigata anche nel far cadere da solo, e in pochissimi giorni, il cordone ombelicale, quel cosino verde e onestamente bruttino che hanno i bebè nell'ombelico. Quasi non riuscivo a toccare quel piccolo moncone ed ero preoccupatissima che rimanesse lì a lungo.
Immagino dunque una deamamma, che a suo tempo si è trovata ad affrontare le stesse nostre difficoltà. Da dea avrà pensato che col cavolo avrebbe imparato a togliere denti, cordoni ombelicali, a fare gli omogenizzati in casa, a preparare una torta al giorno per avere una merenda sana; avrà stabilito che non sarebbe corsa al pronto soccorso alla prima febbre alta, che mai avrebbe usato i pannolini lavabili, per quanto ne riconoscesse la validità ecologica, ma insomma ai suoi tempi il riscaldamento globale non era un tema. La immagino nei primi mesi di vita del suo pargolo, che sarà stato bravissimo perchè comunque dio, a figurarsi la vita da lì in poi e a ripetersi "no vabbè, ma adesso che faccio?"
Da dea sarà stata magari meno depressa, confusa e meno incline a scappare di casa, ma il sentiment era quello e noi lo conosciamo bene.
Ne aveva parlato anche con il suo compagno, il dio dei padri-distratti-ma-tanto-affettuosi, e lui si era offerto di togliere denti e tagliare le unghie al babydio, cercando di minimizzare le lamentele della deamamma.
"Meglio di niente" aveva pensato lei, ma le era chiaro che ci volevano soluzioni più radicali.
Era uscita con alcune dee amiche raccogliere qualche idea sul da farsi e al terzo giro di mojito stabilirono che in qualche modo avrebbero aiutato tutte le mamme a venire. Era nata, intorno a quel tavolo, la solidarietà femminile. Per via dei troppi mojito non ha poi funzionato benissimo sta cosa della soliderietà femminile, ma tant'è.
Da allora la deamamma illumina le strade impervie delle mamme imperfette, trafelate, smemorate e anche un po' schizzinose, facendo in modo non solo che i denti cadano da soli quando necessario, che alcune febbri passino da sole, che le ferite si rimargino senza troppo spargimento di sangue, ma anche che le torte buone le facciano sempre le mamme altrui.

mercoledì 30 agosto 2017

uuuh happy day

E' andata che in vacanza Cig ha scoperto Ghali, ampliando così le passioni già solide per Fedez, Rovazzi, J-Ax. 
Mi chiedo, a questo punto, quando esattamente un genitore dovrebbe intervenire per indirizzare i gusti musicali altrove che so, a caso, verso la bellezza o la musica musica. Io davvero ho ascoltato Mozart in gravidanza, anche se seguito sempre dai LinkinPark per chiarire al futuro Cig che non sarebbe stato sempre tutto rose e sinfonia.
Ci pensavo mentre mi faceva sentire Ninna Nanna, di Ghali appunto.
Ci pensavo e così ascoltavo poco in realtà, che ho sempre un filo di pregiudizio anziano.
Poi ho ascoltato e basta e mi è piaciuta.
Come mi piace Happy Days, con la ragazza nerd.
Che poi capisco metà delle parole, perchè di anziano non ho solo il pregiudizio, ma anche l'udito. O forse ho il cervello programmato per cogliere un numero inferiore di parole al secondo, va a sapere.
Diciamo che come musichetta può andare e avrei voluto archiviare così il tutto.
Poi Cig mi ha detto "Ciao bella, io ti conosco, tu fumi cannella" (sempre Ghali) e lì ho avuto un attimo di smarrimento.
Perchè sarò anche anziana, ma la spezia non mi è proprio venuta in mente.
Un film mi è scorso davanti agli occhi: Interno, scuola - un bambino dice che sua mamma fuma cannella. Risate dei bimbi, che ovviamente conoscono benissimo la canzone e meno il significato; sguardo atterrito del maestro, che anche a lui la spezia proprio.
Interno - diario di Cig: il maestro mi convoca e non parleremo di strudel.
Esterno scuola - Le altre mamme mi fissano sospettose, altezzose scuotono la testa e lo so che pensano "lo sapevo, bella, della cannella"
Scorrono i titoli di coda, naturalmente sulle note di Ghali.

L'insidia non è la qualità della musica, sono i testi, ovviamente.
Se li spieghi ti addentri in questioni decisamente premature; se non li spieghi potrebbe succedere che cuore di mamma stia dicendo in giro "come il crimine, senza regole, come le ragazze con il grilletto facile", così come noi si cantava candy candy.
Quindi mah.
Ho poi però pensato alle favole classiche e ai miti. In vacanza abbiamo letto insieme un libro per bambini di miti greci. Roba pesante: genitori che mangiano figli; mariti che perdono la moglie nel mondo dei morti; giovanotti che in 12 fatiche fanno fuori animali e gente minacciosa riccorendo sempre all'inganno; bell'imbusti che rapiscono ragazze perchè le vogliono tutte per sè. Cig spesso scuoteva la testa dicendo che no, mica è giusto così, che cattivi questi greci. 
Con le favole non va meglio. "E perchè i genitori li abbandonano?" "E perchè la strega mangia i bambini?" "E se non passava il principe, Biancaneve non si svegliava più?"
Naturalmente favole e miti sono archetipi educativi e i rapper milanesi no.
Nell'indecisione, canticchiamo

"Io non vado a dormire prima delle tre
Poi mi sveglio e mi chiedo il sole dov'è
E non vengo alla tua festa, no, non è un granché
Tanto non mi fanno entrare ho la ragazza nerd
Uuuuh, happy day!"

e finiremo il libro dei miti greci. 
Nel mix, qualcosa di positivo verrà fuori. 

lunedì 28 agosto 2017

I giorni senza nome

GF e Cig sono tornati belli come il sole. Anzi, con il sole: sulla pelle, nei sorrisi, un riflesso dentro agli occhi. Li ho abbracciati, ho sentito il rumore del mare.
E' sempre così: partono, non ho nostalgia; tornano, sono così felice che mi si confondono le emozioni, tanto da non riuscire più a nominarle una a una.
Adesso sì, le vacanze sono proprio finite. Iniziano i giorni senza nome, quelli che non sai mai come sistemare e molto diversi da quelli che seguono la fine della scuola e l'inizio delle vacanze. 
Giorni a passo impari: noi genitori riprendiamo il lavoro; i bambini che ritornano al mondo di sempre, in attesa che inizi la scuola. Per loro è una lunga stanza di decompressione: i colori dell'estate, il mare, gli amici, la regola del liberi tutti sfuma nella routine; per noi è routine secca, dal primo giorno, cosa da perdere il senno. Bisognerebbe ripartire, adesso, per sparigliare le carte e dirsi no guarda non è ancora il momento di tornare alle solite cose, alla cartella, ai temperini, al lavoro che molto velocemente si riprenderà tutto il suo spazio.
O magari questi giorni a loro, ai bambini, servono e dovrei smetterla di misurare tutto con la mia voglia di mare.
Cig è contento di essere tornato a casa sua, nella sua camera. La sindrome da rientro i bambini non sanno cosa sia, hanno un senso diverso del tempo, degli avvenimenti e sicuramente dei luoghi.
Casa è ovunque, un po' di più dove se oltre ai genitori, ci sono anche i giochi. Casa è un concetto ampio, rassicurante, bello, centrato: non pensano mai che vorrebbero vivere altrove. Un po' invidio Cig per questa cosa, è il segreto del vivere bene. Chissà quando è stato che mi sono dimenticata di questa cosa.
I bambini sanno cosa fare.
Nei giorni senza nome si ritrovano i compagni di scuola nel parchetto sottocasa. In realtà credo che i bambini tornino al parco come i funghi nel bosco: non ci vanno, rispuntano lì.
Si finiscono i compiti delle vacanze o si fanno tutti e di corsa anche. A cuor leggero però, senza ansia, che quella roba lì, l'ansia da compito è nostra, mica loro.
Si provano scarpe e pantaloni, non vanno più bene ed è subito "guarda quanto sono cresciuto" e non "uh mamma, ma quanti kg ho messo in vacanza?".
Si gioca di nuovo con i giochi di prima ed è confortante. Se qualcuno nel frattempo è sparito (3 scatoloni dalla stanza di CIG, per esattezza) non se ne accorgeranno, se Spiderman/Barbie/cosapreferita è rimasta al suo posto.
Sarà come non fossero mai andati via o come se non fossero ancora tornati, in questi giorni senza nome. Quelli che a me non piacciono neanche un po' e che loro sanno trasformare, rendendoli giorni belli, come gli altri.
E' una magia, di quelle che solo i bambini conoscono.


Detto ciò, se la scuola cominciasse prima di metà settembre non sarebbe così male. Che ne dite?

venerdì 18 agosto 2017

I sacri giorni sfamigliati

Chi ha figli piccoli, vive in città e ha nonni non consenzienti lo sa: le vacanze saranno per lo più separate. 
Un periodo con mamma, un periodo tutti insieme, uno con papà.
Sono vacanze puzzle e sono un fenomeno interessante: se vissute bene sono sempre vacanze, anche quando non è il tuo turno e resti a casa e al lavoro.
Il periodo mamma è quello in cui lei, la mamma, sta in piedi in riva al mare per assicurarsi che il pargolo non affoghi se stesso o altri. Riconosci la mamma in vacanza da sola con bimbo dall'abbronzatura disomogenea, solitamente spalle bruciate e pancia bianca e dal fatto che mai riuscirà a fare quattro chiacchiere con te, perchè continuamente interrotta dalla prole. D'altra parte è lei il solo punto di riferimento in questo momento. Il papà, in questo periodo, tende a dare di sè notizie frammentarie ed è giusto così: i giorni sfamigliati sono sacri e vanno rispettati nella loro complessità.
Il periodo tutti insieme è il migliore. Anche se tutti insieme è una modalità che non si attuerà mai veramente. 
Il primo paradigma della vacanza al mare è: porta un bimbo in spiaggia ed ello passerà tutto il tempo in acqua, soprattutto se non sa nuotare.
Il secondo è: un bambino in acqua necessita di sorveglianza, soprattutto se non sa nuotare.
Visto che siete in due, vi darete i turni, là in riva al mare o dentro l'acqua. Il che è un sollievo rispetto al periodo in cui il genitore è da solo, ma voi due, voi coppia, non vi incrocerete praticamente mai. Tant'è, è il periodo ideale per uniformare l'abbronzatura e salutare gli amici che avete trascurato nel periodo uni-genitoriale. Il rapporto con il partner verrà recuperato in seguito, a volte in occasione della prima vacanza da solo di figlio, ormai adolescente. Abbiate pazienza e amatevi molto.
Il periodo solo papà è il più complesso.
Se sei tu il papà te la cavi benissimo e sappi che nel periodo mamma più volte la prole ha detto che con te si diverte di più, ha anche accennato a pianti di nostalgia, tamponati da mamma con abbracci e gelati. Se hai trovato tuo figlio ingrassato dopo il periodo mamma, è senz'altro perchè ha sentito molto la tua mancanza.
Se sei la mamma, lo sai che se la stanno cavando benissimo e questo determina due reazioni: apprensione o totale serenità.
Apprensione. La scienza non ha ancora stabilito il limite estremo a cui può arrivare l'ansietà mammesca, è chiaro solo che la lontananza l'accresce. Ogni cosa è potezialmente letale in questo periodo, perfino non cambiare il costume immediatamente dopo il bagno o non lavare i denti prima di andare a dormire. La mamma tenderà a controllare questo periodo con telefonate a cadenza regolare di un'ora; a chiedere quotidianamente prove dell'esistenza in vita della prole; a raccomandare felpe, mangiare verdure e non dimenticare di fare i bravi, tutti eh. La mamma apprensiva, a differenza del papà, tenderà a parlare troppo, dettagliare, spiegare. Vi ama tantissimo.

Totale serenità. E' quella leggerezza che prende la mamma all' improvviso, non appena li ha salutati. Si guarda intorno, la casa è vuota e lei sorride, a volte ride proprio. La mamma in totale serenità sa che se la cavano benissimo, anzi meglio di lei. Darà notizie frammentarie e accetterà che gliene arrivino di frettolose. Si gode lo spazio, il silenzio, le giornate più lunghe che le hanno lasciato. E' profondamente grata per quei giorni da sola. Tenderà a rivoluzionare il proprio aspetto, o quello della casa o del proprio lavoro, proprio perchè quei giorni di sacra sfamigliarità amplificano un po' tutto: la creatività, la positività, il bisogno di una lunga seduta dal parrucchiere o di una zuppiera tutta per sè di spaghetti aglio olio e peperoncino.
Vi ama tantissimo.