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Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Così sono diventata mamma dopo i 40, tanto per fare sempre di testa mia. Come sta andando lo racconto in questo blog :)

giovedì 26 aprile 2012

Il guest del giovedì: La Gravidanza.

Come anticipato, questo giovedì K. ci guida attraverso il primo grande mistero della mammità:
La Gravidanza, senso di paura e forza, metto al mondo una vita.
Se ci sono aspetti che desiderate approfondire, lo spazio commenti è a disposizione :) Buona lettura!



Quando aspettavo il mio primo figlio ricordo che ero innamorata della mia panciona che cresceva, dei calcetti che sentivo e della quantità enorme di ormoni che mi faceva vedere il mondo tutto colorato di rosa. Oggi aspetto il secondo, devo dire che la poesia, soprattutto in relazione al mondo, è minore, ma lo stupore e l’innamoramento per il pancione che cresce è lo stesso!
La paura del diventare genitore è la stessa: riuscirò a farcela? Mi innamorerò come del mio principino? Gli piacerò? Sarò in grado di dividermi senza togliere niente a nessuno? Mah, non lo so, non credo neppure ci siano risposte o ricettari. Credo invece che sia bellissimo il grande onore che abbiamo di sentire per 40 settimane una vita che cresce in noi, per essere, come dico sempre dei “tupperware” che portano a passeggio dei pulcini che avranno bisogno di noi per tanto, tanto tempo.
Le paure sono tante: sarò una brava mamma? Come farò tutto il resto? Riuscirò a tornare alla mia vita? E se si ammala lo capirò? E se piange che faccio?E il mio compagno: avrò ancora una relazione normale?
Potremmo andare avanti per anni scoprendo alla fine che per ogni domanda ciascuna di noi trova in sé stessa una forza titanica che la aiuta (anche quando abbiamo 2 o 3 mesi di sonno arretrato) ad affrontare ogni sfida.
Per prima cosa dobbiamo imparare ad accettare che la maternità, pur nella sua meraviglia, è il più grande e difficile cambiamento che una donna deve affrontare: il nostro corpo cambia, una vita cresce dentro di noi e non abbiamo alcun controllo né fisico, né emotivo. Primo momento di panico: non decidiamo più nulla! Banalmente dobbiamo adattarci ai nuovi ritmi che la gravidanza impone. Vomitiamo senza volerlo nei momenti più impensati, soffriamo d’insonnia, gambe e caviglie come palloncini, partoriamo se e quando il pupetto si decide, insomma altro che tupperware (ormai è pubblicità dichiarata!)C’è stupore, meraviglia, gioia, curiosità ma anche rabbia, sì rabbia perché non sono IO a decidere. Impariamo a camminare nel “campo minato” delle emozioni, in tutta la loro scala di intensità.
Andiamo per step.
CAMBIAMENTO.
Quelli che si affrontano sono molti e su piani differenti, fisico, emotivo, sociale. Per la prima volta, in maniera irreversibile il nostro ruolo di figlia muta, ora siamo mamme. Attenzione, non sottovalutiamo quest’aspetto, influenzerà la percezione che famiglia ed ambiente avranno rispetto a noi!
 IMMAGINAZIONE. 
È un elemento chiave, è quello che ci permette di vederci con un bimbo che gioca con noi ed il nostro compagno, quella che ci spinge a vedere i pupetti ormai grandi e felici, che ci fa parlare con il nostro pancione dicendo assurdità (io le dico!) del tipo: “se ti fidanzi con quella io ti sbatto fuori di casa, capito?!!”. È un passaggio evolutivo fondamentale e bello che ci consente di costruire la nostra nuova identità in tutta la sua completezza.
Purtroppo a quest’aspetto si lega quello dolorosissimo del SOGNO INFRANTO e dei FANTASMI. 
Di questa terribile sfera fanno parte i vissuti legati alla perdita di un piccolo o alla scoperta della malattia. All’immaginazione del futuro si sovrappone il dolore e l’impotenza del presente. Sentimenti di rabbia e frustrazione s’impossessano di noi, sensi di colpa del tutto ingiustificati entrano a far parte indelebilmente delle nostre vite. Come vincerli? Ahimè non c’è soluzione, si deve, anche in questo caso imparare a conviverci, elaborando il lutto nel primo caso, condividendo il dolore, la rabbia e la preoccupazione nel secondo.  Queste credo siano le due paure più grandi che ci fanno capire che stiamo diventando mamme. L’importante è non chiudersi nel proprio dolore, condividetelo, gridatelo al mondo e soprattutto non provate vergogna. È difficile, ma è la natura che guida, non abbiamo potere in questo ancor più che in altri casi, accettiamolo e cerchiamo aiuto e supporto in chi ci circonda, altre mamme e persone che abbiano vissuto la nostra stessa esperienza, nel caso di malattia di esperti e centri dedicati.
ACCETTAZIONE. 
Attenzione non ho detto rassegnazione!! Intendo parlare di una condizione mentale per cui impariamo a comprendere situazioni e sentimenti del tutto nuovi senza necessariamente combatterli perché lontani dalla vita “pre – materna”. Molte donne ribadiscono con forza e determinazione che lavoreranno fino all’ultimo giorno, che non rallenteranno, loro non sono ammalate. Non è sano! La gravidanza non è una malattia, anzi se si sta bene si hanno energie incredibili! Però dobbiamo imparare a prenderci del tempo per vivere il cambiamento di cui siamo portatrici.
Fermarsi è una dimostrazione della nostra forza, correndo lasciamo solo che la paura prenda il sopravvento, non rallentare significa fuggire da quanto ci sta accadendo. Godiamoci questi ultimi momenti da sole per guardarci dentroed immaginarci nel nuovo ruolo. Non pianifichiamo ma osserviamo, ascoltiamo, respiriamo quello che avviene, è un’opportunità unica.
Così come accettiamo il senso di fame o il bisogno di riposare di più, accettiamo anche gioia, felicità, rabbia, paura che ci colpiscono ad ondate ogni secondo.
La società ci porta a pensare di poter condividere solo la gioia della maternità, vi assicuro che qualunque mamma, neo o futura, è pronta anche a condividere il “lato oscuro”: sfruttate le occasioni di incontro virtuali o reali che avete.
Consideriamo che pur nel cambiamento noi siamo e rimaniamo delle persone, con tanti sentimenti ed emozioni positivi ed altrettanti negativi e che solo vivendo appieno quello che proviamo senza falsi buonismi riusciremo ad affrontare il ruolo ed i compiti che ci aspettano con la giusta tranquillità ed energia.
COMPRENSIONE, per chi ci sta vicino. Il nostro compagno è escluso da tutto questo: sorride perché è felice ma non prova nulla di quello che proviamo noi, cerchiamo un dialogo. Capiamo che è terrorizzato perché teme di essere sostituito da un nuovo amore, prova un po’ d’invidia perché lui può assistere ma non è attore protagonista, perché ci ama e teme per noi e si sente impotente ogni volta che stiamo male, quando abbiamo le contrazioni e partoriamo. Se vi dice che non vuole assistere, con rammarico ma rivolgetevi ad altri, chiedetelo ad un’amica, alla mamma. So bene che è bello aver vicino il compagno di una vita in certi momenti ma dobbiamo accettare che il suo amore sia così grande da non riuscire a tollerare lo strazio di noi che urliamo dal dolore. 
Non colpevolizziamoli, è solo amore.

martedì 24 aprile 2012

Cambio pannolino acrobatico.

Stiamo pensando, GF e io, di proporre il cambio pannolino al comitato olimpico, sia nella versione classic (in cui il pupo si agita, ma senza esagerare), sia in quella acrobatica, quella cioè in cui il pargoletto non solo si agita, ma si contorce, si gira, piange, prende qualunque cosa e tu, per riuscire nel tuo intento, devi essere pronto a tutto. Dal salvarlo quando tenta il tuffo di testa dal fasciatoio, a ruotare prontamente il pannolino quando lui cambia fronte, ad arginare scatti improvvisi di gambe e braccia.
Io, puntualmente, prendo delle gran pedate nel petto. Quando lo metto seduto, è la volta delle testate e così via. Il risultato, quasi sempre, è un pannolino sbilenco, quindi tutto da rifare.
Ma non era un momento di tenera intimità quello del cambio? Perchè è così che te la vendono: un attimo lirico.
Non credeteci, è lotta. A poco serve distrarlo con un giochino, raccontargli una favola o una filastrocca, spiegargli l'utilità insostituibile di avere un pannolino pulito.
Non avrete non dico la sua attenzione, ma neppure un barlume di interesse per il vostro agitarsi.
L'unica cosa che funziona e andare avanti nel cambio, nonostante tutto, senza arrabbiarsi.
Sinceramente, guardo con speranza al giorno in cui di pannolino non avrà più bisogno.
Altra lotta, meno fisica, ma strategica, è tenerlo sveglio tra il mio rientro e la cena. Cioè massimo un'ora.
Dorme pochissimo durante il pomeriggio, per cui lui verso le 19 se ne andrebbe volentieri a nanna.
Quando torniamo a casa di solito lo metto cinque minuti nel suo lettino, SEDUTO! a giocare, il tempo di togliermi scarpa e giacca e lavarmi le mani. Certe sere gli bastano quelli per addormentarsi.
Senza cena.
Vestito.
Un paio di volte ha tirato dritto fino al mattino, neppure lo spuntino di mezzanotte.
Questo genere di lotte, come e soprattutto quella per il cibo, sono momenti fondamentali nel rapporto genitore- figlio. La nostra ansia, il nostro insistere affinchè non faccia ciò che sta facendo, il nostro rincorrere il suo compiacimento (non mangi questo ti preparo altro, non stai fermo sul fasciatoio ti do un gioco, ti lascio completamente libero sugli orari ecc.) ci rende ricattabili. Anche un bambino piccolissimo capisce quando ha potere su di noi e non c'è niente di più soddisfacente per un bimbo dell'esercitare il proprio potere.
Per sottrarci a tutto ciò, per ristabilire l'ordine è necessario reagire in modo neutro:
va bene mangia quello che ti senti; va bene, ma il pannolino va cambiato ugualmente; va bene, ma prima di dormire qualcosa bisogna mangiare e bisogna mettersi il pigiamino.
Lo so, non è facile. Il risultato però è la serenità di tutti e una maggior sicurezza del bambino, che saprà di avere punti di riferimento fermi e rassicuranti.



lunedì 23 aprile 2012

KO (momentaneo)

Siamo tutti raffreddati, ma tanto!
Inutile lamentarsi per il tempo, sbalzi di temperatura e non ci sono più le mezze stagioni.
Domani starò meglio e riprendiamo le nostre conversazioni.
Intanto tachipirina per tutti.
'notte ...

giovedì 19 aprile 2012

GUEST POST (il nuovo appuntamento del giovedì)

Buongiorno!!
Ci sono novità.
Come avevo accennato tempo fa, ho pensato di ospitare in questo bloggettino una mia amica, psicologa, mamma quasi bis.L'idea è nata durante un pranzo al volo, in cui lei, libera professionista, mi raccontava di alcune collaborazioni nate da poco e una in particolare mi aveva colpito: incontri con genitori (mamme per lo più) di bimbi da 0 a 5 anni per affrontare insieme il tema della rabbia, del disagio, del lato vagamente oscuro, insomma, che la maternità porta.
Abbiamo pensato a 6 interventi, guest post, ma che spero diventino di più con i vostri suggerimenti e curiosità.
Le ho detto che questo è un gruppetto bello vivace, per cui adesso non fate le timide eh :)
Non mi resta che pubblicare il primo post di K., che è l'introduzione a ciò che verrà, e lasciare che la discussione abbia inizio.


Eccomi, sono una mamma (quasi per la seconda volta), sono una compagna (in questo caso solo una volta!) sono una professionista, sono una persona.
Insomma mi tocca gestire il caotico mondo intorno a me tra impegni non prettamente miei, disastri ed imprevisti, orari inconciliabili e, finalmente, in fondo alla lista me stessa. Ne vale la pena? Me lo chiedo ogni giorno e la risposta sta nel faccino paffuto del mio piccolo Attila che mi corre incontro quando torno a casa e mi salta in braccio mentre cerco un po’ di privacy. In sintesi sì!!!
E del resto ho davvero bisogno? Ecco questa è la vera domanda che mi faccio ogni giorno e, a seconda dell’umore, degli astri, del meteo la risposta varia.
Altro aspetto che mi sta molto a cuore è il tema delle “mamme cattive”: quelle che come me non temono di raccontarsi anche nel loro lato meno angelico, quelle che ammettono che a volte scapperebbero di casa, almeno 10 secondi, pur di non affrontare di nuovo le pesti ed il parentado tutto!!
Così ho chiesto ad un’amica con uno splendido giro di perle ed un bellissimo blog di ospitarmi per condividere con altre mamme qualche riflessione. Ho scelto 6 punti (vivo di elenchi, pregio o difetto?? Mah!) che a mio parere toccano un pochino la vita di tutte le mamme. Ovviamente spero di arricchire il mio elenco con l’aiuto di chi vorrà contribuire!!
Ecco le puntate dei miei post:
- La gravidanza: senso di paura e forza, metto al mondo una vita
- La nascita: ed ora cosa si fa?
- Relazione: io mamma, io compagna, IO
- Work life balance: ricreare una relazione con l’esterno, gli amici, gli interessi, la professione
- Autonomia o dipendenza? Scegliere tra asili e strutture esterne e la rete di nonni e tate
- La professione: cresco un figlio? O cresco io?




Giovedì prossimo affronteremo il primo punto: la gravidanza. Nel frattempo, quale punto vorreste venisse approfondito? Cosa aggiungereste all'elenco?

mercoledì 18 aprile 2012

Fare una torta di fango (prima dei 12 anni)

Oh cielo, ma come sono messi i bambini inglesi?
La britannica National Trust, fondazione che come scopo ha quella di difendere e valorizzare luoghi storici e spazi verdi del Regno Unito, ha di recente commissionato una ricerca dedicata all'infanzia, ai bambini dagli 0 ai 12 anni, e alle loro abitudini. La fotografia è quella di bambini sempre in casa, che guardano tanta TV e giocano con i videogiochi per molte ore. Poca o nulla la vita all'aria aperta, la conoscenza diretta del proprio ambiente, gli stimoli al senso di avventura.
La fondazione suggerisce dunque le 50 cose da fare prima dei 12 anni. Un elenco incredibile.
Cioè è incredibile che sia stato necessario consigliarlo, ecco.
L'ho letto e mi sono sentita vecchia, ma fortunata.
Ho fatto tutte e 50 le cose (o comunque cose assimilabili), prima dei 12 anni.
Certo, non c'erano i videogiochi, non abitavo a Milano e potevo trascorrere un mese al mare.
Ho deciso di tenere l'elenco e usarlo come bussola nell'educazione di Cigolino: lo voglio sugli alberi e a scivolare nel fango, a esplorare stagni e nutrire uccellini prima che diventi un adolescente metropolitano, lontano dalla terra, dal mare, dai colori, profumi e tramonti con cui siamo cresciuti noi.
Ecco l'elenco. A voi manca qualcosa? E cosa non vorreste mai veder fare a vostro figlio?

1. Arrampicarsi su un albero
2. Rotolare giù da una grande collina
3. Accamparsi all’aperto
4. Costruire un rifugio
5. Far rimbalzare i sassi sull’acqua
6. Correre sotto la pioggia
7. Far volare un aquilone
8. Pescare con il retino
9. Mangiare una mela appena colta dall’albero
10. Giocare a conker, un gioco tradizionale inglese in cui un partecipante munito di una castagna attaccata a uno spago cerca di staccare dal filo o far cadere la castagna dell’avversario
11. Lanciare palle di neve
12. Partecipare a una caccia al tesoro sulla spiaggia
13. Fare una torta di fango
14. Costruire una diga su un ruscello
15. Andare sullo slittino
16. Seppellire qualcuno sotto la sabbia
17. Organizzare una gara di lumache
18. Stare in equilibrio su un albero caduto
19. Dondolarsi da una corda
20. Giocare a scivolare nel fango
21. Mangiare more raccolte dai rovi
22. Guardare dentro un albero
23. Esplorare un’isola
24. Correre a braccia aperte facendo l’aeroplano
25. Fischiare usando un filo d’erba
26. Andare in cerca di fossili e ossa
27. Guardare l’alba
28. Scalare un’enorme collina
29. Visitare una cascata
30. Dar da mangiare a un uccello dalla mano
31. Andare a caccia di insetti
32. Cercare uova di rana
33. Catturare una farfalla con il retino
34. Inseguire animali selvatici
35. Scoprire cosa c’è in uno stagno
36. Richiamare un gufo imitando il suo verso
37. Osservare le strane creature tra le rocce di un lago
38. Allevare una farfalla
39. Dare la caccia a un granchio
40. Fare una passeggiata nel bosco di notte
41. Piantare qualcosa, coltivarla e mangiarla
42. Nuotare in mare, in un fiume, insomma, non in piscina
43. Fare rafting
44. Accendere un fuoco senza fiammiferi
45. Trovare la strada servendosi solo di mappa e bussola
46. Arrampicarsi sui massi
47. Cucinare in campeggio
48. Fare discesa in corda doppia
49. Giocare a geocaching, una Caccia al tesoro con il GPS
50. Andare in canoa su un fiume

martedì 17 aprile 2012

Polaroid da un battesimo

Allora.
Prendete un bambino sempre di buon umore e tanto curioso, vestitelo e portatelo in chiesa. Naturalmente da qualche giorno gli state raccontando che ci sarà un signore (presumibilmente buono) che racconterà diverse storie, ci saranno mamma, papà, i nonni, gli zii e un po' di amici ad ascoltare e tutti insieme, dopo, si farà festa.
Questo bambino, in chiesa, si troverà vicino a una bimba che per l'occasione hanno vestito da meringa e poco più un là un bimbo piccolo, tranquillo e addormentato. L'interesse per la bimba meringa (che già cammina e già le hanno detto quella cosa, che lei è principessa) dura non più di un minuto, poi è la volta di togliere almeno una scarpa, un calzino e succhiare un po' il piede con massima soddisfazione.
Gli uomini lo sono dalla nascita e questo è bene non dimenticarlo.
Convinto, più per sfinimento che per persuasione, che le scarpe, almeno un'oretta vanno tenute al loro posto, il bambino si ricorderà improvvisamente che ha una voce. DEDE'!. La voce rimbomba in chiesa e si può avere il massimo risultato con il minimo sforzo.
La chiesa è moderna, ma non priva di qualche affresco (moderno anche quello) altarini secondari e tutta l'attrezzatura. Quindi, perchè non tentare la fuga dal passeggino, dalle braccia di (nell'ordine) mamma, papà, madrina e padrino? E' a questo punto, rimirando il pavimento non proprio specchiato della chiesa, che la mamma si decide e via si parte per una visita guidata alle meraviglie della navata sinistra. Considerando che la mamma in questione è caparbiamente laica e non si ricorda più le storie dei vari santi colà esposti, intrattiene il pargoletto, sempre DEDE'! che rimbomba, descrivendo le tecniche con cui le opere sono state realizzate: vedi tesoro? questo è un affresco, si dipinge sul muro e quello è un fregio si usa lo scappello ed è tecnica antica. Lo scopo è puntare al torpore, si addormenterà, benedetto ragazzo. Niente.
Chiacchiera libera. Solo nei momenti clou, l'olio benedetto sul capo, poi sul petto, poi l'acqua in testa dal fonte battesimale, il bimbo tace, ma più per capire cosa succederà un attimo dopo che per attenzione. E visto che niente succede, riprende a chiacchierare, a litigare con le scarpe, a guardare di traverso la bimba meringa che lo vedi che anche lei vorrebbe fare tutte quelle cose lì, ma la mamma deve averla narcotizzata un pochino prima di entrare in chiesa e quindi rinuncia, con sguardo rassegnato, così ripiegato su quella gonna vaporosa che alla fine si addormenta. Lei. Lui invece, il nostro, intrattiene fittissimi scambi col nonno seduto dietro e a niente servono i rimbrotti, affettuosi e sommessi della nonna. DE-DEE'!
Il Don se la ride e ogni volta che si avvicina a noi penso che voglia darci qualche pillola di pedagogia pret a porter, tipo ma non ce l'ha il ciuccio questo bambino, ma invece no, ride e dice che bravo che è questo bimbo. L'ironia io la sento, gli altri no: sarò mica una mamma ipercritica?
Un'ora e alcune centinaia di DEDE' dopo la messa è finita e andiamo in pace. Fuori piove. Mi ricordo in quella che avrei dovuto mettere a Cigolino la catenina che gli hanno regalato i nonni, così poi era benedetta. Ok, magari me ne ricorderò alla comunione.
Ho in borsa una candela e una vestina bianca e scopro che mentre gli raccontavo degli affreschi e del mosaico, io ero emozionata. Non tanto. Un po'. Contenta di festeggiare così, in un luogo dove tutto rimbomba, il regalo bellissimo che la vita ci ha fatto. Il nostro Cigolino.

venerdì 13 aprile 2012

Battesimo, ultime note.

Ok, ci siamo.
Domenica battesimo. Per l'occasione il comune di Milano ha indetto una giornata di blocco del traffico così padrino e madrina e un paio di amici dovranno arrivare in metro.
Poi pioverà.
Sull'invasione di cavallette ancora non abbiamo notizie, ma visto l'andazzo mi aspetto anche quelle.
Bomboniere confezionate, ma stanotte ho pensato che sono davvero poche, per cui domani mi sa che corro a comprarne ancora.
Non sono emozionata.
Ho chiesto in giro se è normale così, ma in ufficio posso contare solo sulla testimonianza di padri per cui non so se vale il loro: non vedrai l'ora che finisca, altrochè!
Piuttosto sono preoccupata su come tenere tranquillo Cigolino per un'intera messa. Alle 16.30. Cioè post pisolino. Argh!
Io me lo immagino già: dedè? DEDEEE' e un rimbombo di EEEE per tutta la chiesa. Maa-m-ma!
Di sederlo per terra non se ne parla, perchè adesso sfreccia e in un attimo sarebbe tra i banchi, tra scarpe sconosciute; sul passeggino dopo un po' si stufa, a meno chè non si continui a camminare sù e giù per le navate inventando storie e chiedendo il suo pare su ogni statuina.
In teoria , in chiesa, il pargolo si affida al padrino e madrina, per cui.
Ma loro non sanno cosa li aspetta, loro non immaginano quanti occhi avremo addosso, non possiamo abbandonarli al loro destino. O no?
Adesso capisco perchè i battesimi, di solito, si fanno a pochi mesi: la gestione è più semplice.
Ultime note di galateo da battesimo, i fiori.
Di solito non si regalano fiori per un battesimo.
I fiori non si portano in chiesa o al rinfresco, perchè i genitori avranno le mani impegnate dal pargolo, ma andranno spediti a casa il giorno prima.
Scegliere colori tenui e profumi delicati. Assolutamente no ai fiori azzurri per i maschietti e rosa per le femminucce.
Bene. Adesso siamo davvero tutti pronti.
A lunedì, buon fine settimana.

mercoledì 11 aprile 2012

C'è il dizionario!

Io sono pronta, lo dico eh.
Sto lì con l'orecchio all'erta tutti i giorni, perchè la prima parola (che non sia mamma) me l'aspetto.
Lo so, sarà improvvisa, in mezzo a tutti i discorsi fatti di dedèè, ormai così intonati e declinati che già sanno di parola. Al momento mi devo accontentare di LA - A che vuol dire acqua secondo me: cioè, nel dubbio, io gli do l'acqua, spero di non creargli frustrazioni.
Ho anche un'agenda sempre a portata di mano, perchè comunque vorrò annotare almeno le prime parole. Poi la costanza in queste cose da mamma non è il mio forte per cui non mi illudo di compilare un intero dizionario.
C'è invece chi l'ha fatto.
E' uscito ieri il primo dizionario Italiano-bambinese/bambinese - italiano, edito da mondadori e compilato da Daria Polledri e Francesca del Rosso.
Le autrici hanno inserito più di 400 parole, annotando la pronuncia più comune e lasciando poi uno spazio per poter annotare l'espressione dei nostri figli. Roba che butto via l'agenda e compro il libro.
Nel dizionario poi ci sono interventi di logopedisti per aiutare a capire i passi dello sviluppo linguistico del nostro bimbo.
Ne parlavamo qualche giorno fa e, visto che qui siamo avantissimo, il libro sottolinea, come noi, l'importanza di parlare in modo corretto ai bambini, di leggere, di indicare loro gli oggetti comuni con il giusto nome e di non imitare la loro pronuncia.
Dalla presentazione sembra un libro divertente e non il solito libretto di istruzioni per mamme.
A proposito, devo confessare che di libri per mamme non ne ho praticamente letti. E' più forte di me: magari li inizio anche, ma mi stufo dopo un attimo.
Credo abbia a che fare con la mia resistenza alla mammità totale. O forse sono pigra. O mi piacciono le sorprese e nessun libro può anticipare il giorno per giorno che si vive con un bambino.
Voi avete (avete avuto) un libro che consigliereste di slancio, che vi è stato utilissimo?
E il libro invece che avreste voluto leggere, ma non avete trovato (perchè non c'è)?



martedì 10 aprile 2012

Con l'aria di montagna ...

... Il pupo ci guadagna.
Non ho mai visto Cigolino mangiare con tanto appetito e dormire con tanto abbandono e convinzione come nella giornata passata in montagna.
Sarà stata l'aria fina, il vento fresco, i mille colori, i fiori ovunque, il cielo sgombro, le montagne stagliate, sarà stata Pasqua, la festa oppure le lasagne. Non so dire.
La montagna fa bene ai bambini, li rilassa, sviluppa il senso di avventura e osservazione. Per la prima volta abbiamo incontrato un torrente, un ponte di legno, fiori nuovi, il profumo del legno e del prato.
La montagna non ha controindicazioni per i bambini, neppure per i più piccoli. le cose importanti da ricordare sono:
proteggerli dal sole - la loro pelle è davvero delicata;
dal freddo - ricordiamoci che i bambini disperdono calore più velocemente;
farli bere spesso - aiuta anche a compensare;
rispettare i loro ritmi, che possono risultare diversi da quelli abituali.
Nessuna sorpresa, dunque, se volessero dormire di più, mangiare di più e anche stare più a spasso, piccoli esploratori da passeggino.
I cinque sensi vengono stimolati in modo naturale, lontano dalla cattività cittadina e dai rumori urbani.
Cuore di mamma è stato felicissimo di vedere Cigolino così rilassato e contento, curioso e affamato.
Esperienza da ripetere, con buona pace del fatto che noi preferiamo di gran lunga il mare.

venerdì 6 aprile 2012

Buona Pasqua!

E' il primo anno che arrivo a Pasqua senza neppure aver pensato a un menù della festa, senza aver comprato almeno un uovo e aver ripetuto che la colomba con i canditi non mi piace.
Questo significa che:
faremo la spesa insieme ad altri milioni di ritardatari;
mi sentirò un po' in colpa per non aver preparato una tavola degna della festa.
Pazienza. Di tutta la mammità fin qui è quest'ultimo mese ad avermi preso in contropiede. La fine del part time allattamento ha decretato anche la fine di buon equilibrio, non ancora sostituito da uno nuovo.
Sono un po' in affanno a dire il vero e corro al lavoro per poi correre da Cigolino, tipo pallone che rotola e rotola.
Mica mi sento a mio agio e in questo modo non ho un momento dedicato a me.
Questo è un errore: bisogna ricordarsi sempre, sì anche mentre si rotola, che avere una parentesi propria è necessità, altrimenti il proprio equilibrio è in pericolo  (e di conseguenza quello della famiglia).
Per cui via, ecco il buon proposito di Pasqua: fare una cosa, almeno una, anche solo una volta a settimana che non sia correre da casa a ufficio e viceversa.
Voi cosa fate? Qual'è l'hobby, lo sport, ciò che per un paio d'ore vi toglie dalla routine? E come vi organizzate?





Tantissimi auguri per una Pasqua proprio come la desiderate, corredata di sorprese bellissime!

mercoledì 4 aprile 2012

Sogni bruttissimi

Ieri sera, quando ormai dormiva da un paio d'ore, Cigolino si è svegliato e ha cominciato a piangere. Prima in modo quasi sommesso, poi è esploso. Era paura, era non sapere dove fosse, era un non riconoscerci.
Era un incubo, accidente che capita ai bimbi dopo l'anno. Dormendo loro rielaborano e, senza filtri, si scontrano con piccole ansie, con cose che lì per lì non hanno ben capito o semplicemente non distinguono ciò che è vero da ciò che è sogno.
Il nostro "errore" è stato prenderlo in braccio, senza lasciargli il tempo di riaddormentarsi o di svegliarsi del tutto. Da lì in poi, per oltre mezz'ora, è stata pura disperazione e noi senza parole, senza sapere come calmarlo.
Quando capita questa cosa, spaventosa anche per i genitori, il primo intervento da fare è lasciarlo nel suo lettino e parlargli sottovoce, rassicurandolo.
Solo se si sveglia del tutto prenderlo in braccio, un po' di coccole, acqua fresca e di nuovo a nanna, tranquillo.
E' un avvenimento comune e mi ha rassicurato leggere che gli incubi non sono legati a cose negative o traumatiche capitate durante il giorno. Perchè è un attimo preoccuparsi, chiedere cosa mai sia avvenuto, chi ha incontrato, cosa è stato a turbarlo così. Invece è quasi un passaggio obbligato, ovvero la conquista dell'autonomia passa anche da lì, dalla rielaborazione notturna, dai sogni che fanno paura, dal pianto incontrollato.
Certo fa tenerezza. Non scioglieresti mai l'abbraccio e usi tutto il corpo e tutte le parole a lui comprensibili per cercare di calmarlo.
Quando poi finalmente prende il suo coniglietto, si rotola nel letto, si mette su un fianco e il pollice in bocca, chiude gli occhi, tu hai addosso una nuova stanchezza, il cuore riprende a battere a ritmo normale e anche tu ti giri, senza neppure coniglietto e pollice, e dormi.
Io sul divano, di solito, fino a quando una televendita chiassosa mi sveglia. Anche la batteria di pentole a tarda sera può essere un gran brutto incubo.


lunedì 2 aprile 2012

Insegnare a parlare

Pochi giorni fa mi raccontavano di una bimba di quasi 6 anni che non riesce a parlare. Non tanto, o non solo, per problemi che stanno cercando di risolvere con il logopedista, ma soprattutto perchè, pare, nessuno le ha insegnato le parole, il linguaggio.
Mi è venuta una paranoia terribile e sono 3 giorni che continuo a dire il nome delle cose a Cigolino, che mi guarda tra il divertito e l'attonito.
Mi sono chiesta come si insegna a parlare a un bambino.
I bambini imitano e questa è la prima fonte di apprendimento, sostenuta dall'osservazione e dalla loro voglia innata di sperimentare. Ma basta? Ci vogliono momenti di vera e propria didattica?
Pare di no. Cioè non è il caso di fare delle lezioncine (noiose per tutti), ma è bene focalizzarsi su alcune parole e quelle scandirle, ripeterle, amplificando il movimento delle labbra e guardando il bimbo mentre si pronunciano.
Il movimento delle labbra affascina il bambino e quindi presterà attenzione a questo "gioco". Cigolino non perde occasione per infilarmi la mano in bocca, credo cerchi la fonte delle parole.
E' bene imitare anche il loro modo di parlare, per evitare che si sentano incompresi o frustrati. Rispondere a un loro dedè, con un'altro dedè di approvazione li aiuta molto a lanciarsi nel rutilante mondo della comunicazione.
Attenzione però a non scambiare i ruoli: non è il pargoletto che deve insegnare, nè noi finire nel tunnel di una regressione infinita. Quindi, quando a parlare iniziamo noi, usare parole chiare, reali e ben scandite.
Altra cosa fondamentale è premiare i progressi, festeggiando ogni piccolo successo, ogni accenno di parola imparata.
Leggere una favola, ma anche altro, mostrando figure e cercando di coinvolgerlo è molto utile e stimola la fantasia.
In questo periodo ci stiamo concentrando su: acqua, papà, pappa, sonno/nanna, ciao. Il kit di sopravvivenza fondamentale, insomma.
Per il momento abbiamo ottenuto: gnamgnam per la pappa, dadà per papà, mugolio basso e continuo per acqua, mugolio infastidito per voglio andare a dormire. Mamma lo dice benissimo, spesso e con toni diversi a seconda delle circostanze (son soddisfazioni!). Comincia anche ad essere chiara la parola "no".
Siamo lontani dalla formulazione di parole vere e proprie, ma almeno ci capiamo.
Ho trovato anche le tappe di sviluppo del linguaggio, giusto per avere una mappa.
Più o meno, ci siamo. Ovvio che adesso le tappe le dimenticherò, trovo fuorviante confrontarsi con classifiche e tabelle: i bambini sono essere umani, con i loro tempi, le loro abilità e anche le loro priorità.
Cigolino, per esempio, ha iniziato a gattonare (a stile libero) per cui è molto, ma molto occupato a individuare: prese di corrente, oggetti pericolosi da mettere in bocca, polvere più o meno nascosta, il gatto, le ciabatte di famiglia, il cavo del pc, per avere anche l'energia per chiacchierare in modo appropriato.
La paranoia si è in parte placata. Però ci tengo che impari a dire acqua, perchè quando si sveglia di notte io sono troppo rimbambita per indovinare subito che di sete si tratta.
Acqua e tutto diventa più semplice, no?