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Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Così sono diventata mamma dopo i 40, tanto per fare sempre di testa mia. Come sta andando lo racconto in questo blog :)

lunedì 30 maggio 2016

Semplice e vegano - Svegan, la mia pagina Facebook.

Che mi piace cucinare lo sapete.
Che da qualche tempo mi dedico alla cucina vegana pure.
Ma vegana a modo mio, cioè con il mio ingrediente segreto: non prendersi mai troppo sul serio.
Ho una pagina Facebook che trovate qui: https://www.facebook.com/svegan.semplicevegano/

L'idea mi è venuta dal mio ultimo racconto - Svegan, ricette d'amor vegano con una storia intorno  (Emmabooks, 2016) - in cui ragiono un po' sui pregiudizi che girano intorno al cibo e in cui, soprattutto, ho messo insieme le mie ricette preferite.
Mi piace parlare di cibo, mi piace mangiare e cucinare.
Svegan è il mio approccio al mondo Vegano:

Fino a oggi il vegano era il pasionario filosofico a impatto zero, ma un po' fissato.
Ma adesso c'è Svegan, il vegano semplice. Niente sarà più come prima


Venite a trovarmi e fate come foste a casa vostra: condividete la vostra ricetta veg preferita, chiacchierate liberamente e buon appetito
Vi aspetto :)

A che gioco giochiamo?

Immagine da google
E' la stagione della stanchezza.
La mia, che non è una novità, ma soprattutto quella dei bambini a fine anno scolastico.
Poco importa quale sia la scuola, ognuno arriva con il peso del lavoro svolto.
L'estate stenta ad arrivare e questo accentua la fatica, la noia di pomeriggi da giocare in casa anzichè fuori.
Che fare?
Io, non per vantarmi, ma sono davvero a corto di idee.
Una volta dato fondo a puzzle, Lego, Dido, pista delle macchinine, per un totale di 2 ore di gioco su 12 da sfangare, resto lì come un baccalà.
"che facciamo mamma?"
"Non lo so, che vorresti fare?"
"Ma io non lo so, dimmelo tu"
E potremmo andare avanti all'infinito.
La verità è che io non so giocare, o per lo meno non ho resistenza nel gioco.
All'ennesima battaglia con i pupazzi dei supereroi me ne andrei di casa urlando.
Non andrebbe meglio se dovessi prendere il tea con le bambole, intendiamoci. Non ne faccio una questione di genere, ma proprio di gioco. Dopo un attimo mi prosciuga.
In una domenica di pioggia come quella di ieri rischio di perdere definitivamente il senno e arrivo a sera convinta che la mia vita non abbia senso, tanto mi destabilizza.
Comunque, ho un asso nella manica.
So inventare storie e quelle sì, le posso raccontare per ore.
"Cig, dimmi 3 parole che ti piacciono e inventiamo una storia"
"Ok. Le parole sono: spiderman, spiederman, spiederman"
"Cig, è la stessa parola ripetuta ..."
"Non è vero, io ho 3 pupazzi di spiederman e non sono uguali"
"Ah ok, mi sembra giusto"
E' stata una storia sovraffollata, ma se il divano è una città da scalare, il cuscino un terribile nemico, il peluche il male che minaccia tutta l'umanità, il gatto il signore del bene e i 3 spiderman giovanotti senza paura che vivono nella valle del tappeto, la storia viene bene e si fanno anche un sacco di risate.
"Mamma, quanto siamo a casa dopo l'asilo, mi racconti la stessa storia di ieri che fa tanto ridere?"
Io sono una mamma istrione.
La mamma che inventa.
E che oggi proprio tutta la storia dei 3 spiderman non se la ricorda.

Voi a cosa giocate di solito?

martedì 24 maggio 2016

Un regalo ( alle maestre) con una vita dentro

Quest’anno Cig e gli altri remigini della classe regaleranno alle maestre un portafotografie a soffietto, molto carino. 
Ognuno di loro ha scelto tre fototografie, una per ogni anno di materna.
Quindi un pomeriggio di qualche domenica fa mi sono messa a sfogliare le tante foto, salvate qua e là, telefoni, pc, chiavette che se 3 anni sembrano pochi a guardare le foto sembrano una vita. Per quantità di foto e per cambiamenti.

Ho recuperato la fotografia del primissimo giorno di materna, dove un Cig raggiante rideva e mi ricordo bene che mi stava dicendo “vai vai mamma, le mamme non possono stare a scuola” alla faccia dell’inserimento come momento delicato. Era il 2014.

Del 2015 ho scelto una foto di Cig-spiderman che dorme con il suo fido aiutante, il gatto Gigi. Per arrivare al supereroe ho attraversato un’estate al mare; i primi occhiali da sole; certe dormite in macchina; balli in soggiorno, palle di neve, scarpe nuove, il minigolf, il primo libro che ha abbracciato, diversi sorrisi grandi così, gite, montagne russe, animali.

La foto del 2016 è bizzarra. Un Cig in giacca di tweed e papillon, con uno sguardo molto assorto, i capelli pettinati a caso, come arrivasse da un lungo viaggio.

In 3 foto ho avuto il senso del tempo che è passato, che sembra poco, che sono poco più di 2 anni e mezzo, ma dove dentro c’è tutto, dai condizionali e congiuntivi che sono diventati esatti, alle parole usate bene, ai quei sorprendenti e anche poco credibili “Mamma, i libri sono la cosa più bella del mondo” , dallo spannolamento al vestirsi da soli.
Il regalo non è stato solo per le maestre. 
E’ piaciuto anche a me, che quasi mai riguardo le foto, convinta che non è tanto ciò che è stato, ma ciò che è a dare il senso esatto del dove siamo. 
Che regali farete alle vostre maestre?

mercoledì 18 maggio 2016

Sei una mamma realista o sognatrice?

In questi anni, in fin dei conti pochi, di mammitudine mi sono resa conto che esiste uno scollamento tra immaginazione e realtà. Non è di tutte le mamme eh, ma di molte sì.
Così oggi provo a dividere le mamme in due
1) Le realiste
2) Le sognatrici (che sono poi quelle inguaiate)

La mamma realista è la mamma che non sapeva bene cosa aspettarsi dal mettere su famiglia. Quella che non ha avuto prima,  quindi può avere dopo, quel trasporto romantico per cui già dal test di gravidanza sognava una ballerina o un astronauta. Ha guardato le lineette colorate, si è seduta un momento per assorbire meglio il colpo, ha sussurato una cosa tipo "oh ooohops, davvero?", ha sorriso da orecchio a orecchio, si è guardata allo specchio, si è guardata di profilo, è uscita dal bagno ed è andata a svegliare il futuro papà, farfugliando qualcosa che però finiva con un non equivocabile "siamo incinti, dai svegliati". Ha avuto una gravidanza per lo più spensierata, e nei lunghi monologhi madre/figlio ha condiviso con il nascituro regole ben precise.
Dormirai, che mamma se no non ce la fa
Chiunque tu sia, ti prego, sii adattabile
Ci divertiremo un mondo
Ah, non dirmi mai che sono grassa.
Cose così, che la mamma realista non ha una progettualità astratta, non è nella sua indole. La mamma realilsta non sa chi sia veramente quel cucciolo bisognoso, si impegna tutti i giorni per conoscerlo meglio. non ha avuto neppure quello shock logico-cognitivo dell'amore totale a prima vista. Ama il suo bambino ogni giorno di più, ma non è stato un colpo di fulmine. Conta moltissimo sull'aiuto di papà e non è posessiva nei confronti del pargolo, anzi.

Poi c'è la mamma sognatrice. Ha sognato, desiderato, immaginato il suo bambino da sempre e, soprattutto, ha passato molto tempo a immaginare se stessa con un bambino. Cosa avrebbe fatto, detto, come si sarebbe sentita. La progettualità astratta è la sua caratteristica e dal test di gravidanza in poi ha immaginato, se non addirittura programmato, ogni momento con il nuovo arrivato. Non ha farfugliato, lei ha dato la notizia in grande stile, tipo cena romantica con scarpine sul tavolo o week end con "avremo un bambino" sussurrato davanti a un tramonto. Ha preparato cameretta e corredo per tempo, cioè alla settimana 12 tutto era già pronto. Ha avuto una gravidanza attenta, concentrata, come merita una missione di questa portata. Nei lunghi monologhi madre/nascituro ha tralasciato le regole e ha dichiarato amore incondizionato, così a scatola chiusa. 
La mamma sognatrice è meravigliosa e andrebbe preservata dalla realtà.

La mamma realista affronta giorno per giorno, poichè non aveva un'idea precisa si adatta fino allo stremo delle forze, poi sbotta, poi torna flessibile e via così, al limite della psicopatia. Non si sente in colpa perchè tra tutto questo oscillare tra flessibilità e crisi di nervi non ne ha il tempo.
La mamma sognatrice non si capacita che niente vada come l'aveva immaginato e va in crisi, spesso anche profonda, si sente in colpa, perchè se le cose non vanno come le aveva immaginate deve essere colpa sua, non c'è altra spiegazione. O forse è colpa del papà e per questo tende a essere piuttosto possessiva, per poi dire sconsolata che lui non l'aiuta abbastanza.

Va da  che non c'è una mamma migliore dell'altra, sognatrice e realista si incontrano negli stessi luoghi e hanno problemi comuni, semplicemente guardano alla mammità da versanti diversi, ma salire la china di essere mamma è una gioia e una fatica identica.
Ti riconosci?
E ci sono papà realisti o sognatori? 

mercoledì 11 maggio 2016

Pregrafismo.

Siamo alle prese con il libro di pregrafismo, ovvero quel volumetto che mai ho visto nella mia carriera scolastica.
Sono arrivata alla prima elementare senza avere la men che minima idea di numeri e lettere, senza saper stare nei quadretti e senza saper colorare che tanto proprio non mi piaceva.
Altri tempi, menti semplici.
Adesso il pregrafismo è il momento clu del passaggio dalla materna alla scuola elementare e se quel volumetto non lo sai fare bene è predittivo di tutto.
A scuola andrai male.
Non sarai mai in pari con il programma.
Avrai bisogno di un pool di insegnanti di sostegno che ti aiutino a muoverti nei quadretti con disinvoltura.
Quindi o sei un pregrafico capace o è meglio che sta storia della scuola primaria la lasci perdere.
Tant'è, pregrafiamo.
Libro aperto, astuccio, matita ben temperata, sguardo attento.
Vedere Cig alle prese con le prime lettere e numeri è un brivido di gioia.
Se la cava, magari ci passa 15 minuti e non di più sul libro, ma ci sta, si impegna, si ingegna.
Ma come abbiamo le canzoni travisate, abbiamo anche le lettere.
La C e la S. Capovolte, al contrario, solo abozzate. Sulle curve slittiamo, ci confondiamo un po', ci incidentiamo fuori dai quadretti. Anche le spirali sono difficilissime, mannaggia, ma mica uno starà a disegnar spirali fino alla laurea, no?
La C e la S invece servono e l'ho spiegato a Cig, che già optava per eliminarle dall'alfabeto.

Spiaggia senza S sarà un lido senza Sabbia
Una Casa senza C una stanza senza il tetto
Il Serpente senza S non riesce a Strisciare
il Comignolo senza C è un omino dispettoso
La Carrozza non parte senza la sua C
senza S anche il sale sapore non ha.


Ma anche con un accordo di massima sull'utilità, scriverle è complicato.
La C è una O con la porta aperta.
La S la pista delle tue macchinine.
Ma niente. C e S si ribellano, rotolano sul libro a caso, scompigliando il pregrafismo.
Ce la faremo per settembre?



venerdì 6 maggio 2016

Canzoni travisate , baby version

Il TrioMedusa su RadioDeejay ci racconta ogni settimana cosa noi capiamo davvero delle canzoni in inglese.
Le canzoni travisate sono per me un momento cult e di profonda consapevolezza: anch'io traviso spesso.
Ma avete mai prestato orecchio a come ricantano le canzoni i vostri bambini? Travisano, vero?

Ecco come Cig canta canzoni e filastrocche.

Galeotta "hanno ucciso l'uomo ragno" Cig non disdegna Max Pezzali, anche nelle sue interpretazioni più malinconiche. La poesia del ritornello di "Nessun rimpianto", che fa "nessun rimpianto nessun rimorso, soltanto certe volte capite che ... " è diventato "nessun rimpianto, NESSUN RIMORCHIO". Credo abbia a che fare con la sua passione per macchinine e camion.

L'uomo tigre combatte contro il male, si sa. E per i nemici non ha pietà. Ma secondo Cig per i nemici non ha OVVIETA', che mi pare un'attenzione ecessiva prima di sterminarli, ma insomma.
E non combatte con furore, ma combatte Il CONFULONE, che sinceramente non abbiamo ancora capito bene chi sia.

Le civette sul comò con la figlia del dottore che si ammalò. Una sintesi interessante e comunque per lui è la figlia che si ammala e non il dottore. D'altra parte a stare sul comò con 3 civette non sai mai cosa può succedere.

Gufo robot gufo robot! devo aggiungere altro?

Una mattina mi sono svegliato, Oh mega ciao mega ciao mega ciao ciao.
Un ciaone partigiano, insomma.

Ci cantate qualcosa anche voi?








giovedì 5 maggio 2016

L'apprendimento personalizzato

Immagine da Google
Come vorreste che fosse la scuola dei vostri bambini?
Io non avevo le idee chiarissime, concentrando forse i desideri su orari, attività all'aria aperta e altre amenità.
Poi mi sono imbattuta in un articolo e niente, adesso desidero solo l'apprendimento personalizzato.
L'articolo è su StartupItalia!, testata che spesso propone contenuti innovativi su vari argomenti (www.startupitalia.eu).

L'articolo che mi ha così illuminata racconta di una sperimentazione di due anni condotta dalla Bill Gates Founfation su 62 scuole americane.
In breve: mettendo a disposizione di ogni studente device adeguati e tecnologia a supporto, ogni studente può seguire un iter di studio personalizzato, cioè perfettamente bilanciato sui propri tempi di apprendimento e progettato per aiutare lo studente a superare eventuali difficoltà.
Viene completamente superato il concetto di Programma a cui tutta la classe si deve adeguare, con conseguenti disarmonie all'interno della classe, e viene invece proposto un metodo che rispetta l'alunno, che permette agli insegnanti di lavorare in modo più costruttivo e di avere quindi risultati migliori sia intermini di rendimento che di coinvolgimento della propria classe.
A pensarci è la scoperta dell'acqua calda, ma siccome è una scoperta che ha a che fare con Bill Gates, device e tecnologia è un'acqua fighissima.
L'apprendimento personalizzato permetterebbe in effetti di non avere bambini paragonati, in positivo o negativo, a una media indistinta; eviterebbe frustrazioni in studenti e insegnanti; favorirebbe la passione per lo studio, che diventa un percorso personale di crescita e apprendimento. Il fatto che la sperimentazione sia stata condotta all'interno di scuole e non, per esempio, in modalità homeschooling, lascia intendere che viene comunque salvaguardato il ruolo sociale e socievole della scuola, cosa non secondaria.

“Il personalized learning è un termine ombrello che raccoglie tutte le tecniche atte a creare quella flessibilità necessaria per garantire il rispetto delle diverse esigenze che possono presentare i bambini nell’ecosistema della classe”, ha spiegato Vicki Phillips, direttrice del settore educational della Gates Foundation.

Ecco. Mi piacerebbe una scuola così, un po' ecosistema, un po' sperimentale e molto coinvolgente.
L'articolo completo lo trovate QUI

Che dite, ci piace il personalized learning?