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Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Così sono diventata mamma dopo i 40, tanto per fare sempre di testa mia. Come sta andando lo racconto in questo blog :)

martedì 30 aprile 2013

La ramanzina perfetta? 60 secondi e 8 regole.

Uno dei super poteri che riconosco a Cigolino è quello di sapere, perfettamente!, come farmi perdere la pazienza.
Prima di lui ero universalmente considerata una persona paziente.
Con lui ho scoperto il mio lato oscuro, quello della rabbia, e quello zen, di contare fino a 12milioni per farmi passare il nervoso.
Poichè non riconosco questo lato del carattere come mio, tendo a dare la colpa alla premenopausa, quando tutti gli ormoni fanno un po' quello che vogliono, a una carenza cronica di magnesio e alle congiunture astrali negative. Non ha senso che mi innervosisca così, deve esserci una causa esterna.
Cerco allora di darmi regole ferree, per non sbottare a vanvera: cambio stanza se mi sento troppo nervosa, cambio oggetto della mia attenzione, respiro, mi ripeto che ha solo due anni e non può avere tutto questo potere. Di solito funziona.
Ho trovato anche questo articolo, sul portale Nostrofiglio.
Le 8 regole per rimproverare un bambino.
Le trovo sensate, per lo più, alcune già le attuo, ad altre non avevo proprio pensato.

1) Descrivere i fatti separati dalle emozioni. Per esempio: "Hai buttato per terra il piatto e il pavimento adesso è un paciugo di sugo". Io qui tendo più a un "guarda cosa hai fatto, un disastro" va da sè che lui non comprende assolutamente niente e ride.

2) Descrivere quello che proviamo. "Quando butti a terra il piatto, mi fai veramente arrabbiare". Sì, qui ci sono. Forse dovrei soffermarmi di più sul senso di essere arrabbiati.

3) Dirgli che sappiamo ciò che prova. "Capisco che non vuoi mangiare più". che poi sarà vero? Secondo me vuole osservare quali infinite direzioni sa prendere la pastina e come sia in grado di scindersi dal formaggino e dal pomodoro in molecole che si fondono con il pavimento stesso. Cigolino è scienziato dentro.
Spiegare la regola infranta: "Ti ho già spiegato che non si lancia il piatto per terra".

4) Spiegargli le conseguenze del suo comportamento: "Se continui a rovesciare piatti per terra, dovremo mangiare per terra".Che potrebbe anche piacergli, non so se mi conviene.

5) Fare una pausa. Serve a noi per far sbollire la rabbia e per osservare le reazioni del bambino. A lui per meditare un momento su quanto accaduto.

6) Sottolineare quello che sa fare.Per evitare opposizioni, sottolineiamo sempre quello che il bambino sa, piuttosto che puntare l’indice su ciò che non ha ancora imparato "sai stare così tranquillo quando fai il bagnetto ..." O quando dormi (vale come esempio?)

7) Proporre un'alternativa. Anzichè negare la possibilità di agire in un certo modo, dare un'alternativa concreta: "vuoi rovesciare il piatto? dai riempiamolo d'acqua e rovesciamolo nelle piante. Sei arrabbiato e vuoi sfogarti? facciamo la lotta con i cuscini" e cose così. Questo, secondo me, è un punto un po' debole per i bimbi piccoli, che certamente vorranno sia rovesciare la pastina sul pavimento, sia l'acqua nelle piante, sia prendere a botte il cuscino. E possibilmente anche la mamma.

8) Dirgli che abbiamo fiducia in lui. "So che hai capito e non lo farai più". Questo è il momento in cui Cigolino scoppia a ridere, mi dice ciaooo e se ne va. E io resto lì, insieme al mio tentativo di stabilire un clima di fiducia e serenità, con la consapevolezza che il lavoro di genitore mette a dura prova ogni singola cellula.

Tutta questa ramanzina, così ben articolata e sensata, non deve durare più di 1 minuto. Pausa compresa.
Se il pargolo, un attimo dopo, rifà ciò che tanto ci aveva fatto arrabbiare non è previsto abbandonare la casa, chiudersi nel box per urlare in santa pace e neppure mangiare un'intera scatola di cioccolatini per dare un senso alla nostra giornata. Con calma, ripetere dal punto 1) all'8), in 60 secondi, in letizia e armonia.
Funzionerà?

PS. GRRRRRRRRRRRRRRRRRR.


Occorre molta pazienza per impararla.
Stanisław Jerzy Lec, Pensieri spettinati, 1957

lunedì 29 aprile 2013

Virtual&Real, settimana 8: com'è andata?

Ho il tempo, in senso di meteo, che mi rema contro.
Tipo ieri, rientrati dalla Liguria, ho infilato tuta e scarpa ginnica, salutato GF e Cigolino con un io vado a camminare tanto e via.
Sono rientrata un quarto d'ora dopo, che iniziava a piovere e meno male, che un momento dopo si è aperto il cielo ed è scesa grandine a secchiate, vento e il mondo sembrava frantumarsi sotto i colpi dell'acqua.
Così, non potendo contare su una continuità sportiva, cerco di mantenere salde le redine dell'alimentazione. Non basta però, che la bilancia è ferma, leggermente in bilico sul segno + e questo un po' di frustrazione me la da.
Tengo duro.
Leggo molto, le nuove diete. Mi si accappona la pelle, tra digiuni, mono alimento, eliminazione drastica di famiglie intere di nutrienti e altre follie. La verità che il mio carattere è troppo moderato per cercare vie estreme e troppo incline al piacere per castigarmi ogni giorno un po'.
La mia diete ideale prevede che non si pesi nessun alimento, che ci sia almeno un dolce al giorno e che la pizza non sia la rappresentazione fisica del male.
Si capisce che non andrò mai troppo lontano così.
La verità è che ancora, alla mia veneranda età, sto cercando il mio equilibrio alimentare (e anche mentale, diciamocelo).
Nel bel tempo confido.
Così come nella mia ostinazione.
Barcollo, ma non mollo.
Forse il mio risultato lo raggiungerò nel giugno del 2015.
Ho mai detto di avere fretta?
E a voi, com'è andata?

Basta poco :)

Dopo un lungo inverno di pioggia e neve, di giochi indoor e passatempi molto casalinghi, siamo finalmente andati al mare approfittando del ponte.
Come noi, ne hanno approfittato mila mila persone, che abbiamo ritrovato in autostrada. Tutti insieme, appassionatamente, ci abbiamo impiegato più di 6 ore per percorrere meno di 300km.
Tant'è. Si vede che tutti avevamo voglia di cambiare stagione, di tentare un'anteprima di estate o di avere conferma che siamo in primavera.
Tutto inutile. Pioveva. E' piovuto 4 giorni di fila, per lo meno in Liguria.
Però è stata un'esperienza utile per osservare Cigolino, capire cosa serve, e cosa basta, a un bambino di due anni per essere contento e godersi il suo momento.
Prima di tutto: serve molto meno di ciò che pensiamo e molte delle nostre preoccupazioni sono solo nostre e non certo dei bambini.
Poi: basta uno spazio a disposizione e poche cose per passare benissimo un'intera giornata.
Ecco qualche suggerimento per viaggiare e soggiornare bene con bambini piccoli.
In auto. Tenere a portata di mano qualche bevanda (succhi, acqua, tea) e qualcosa di leggero da mangiare. Non sempre è possibile fare una sosta vera e propria, scaldare pappe e aggiudicarsi uno dei rari seggioloni a disposizione negli autogrill. Lasciare al piccolo viaggiatore un paio di giochi pret a porter: non sarà la stazione spaziale in scala 1:1, ma qualcosa di più maneggevole e immediatamente giocabile. Fate uso smodato di tecnologia: ci sono App bellissime per l'Ipad e gli altri tablet. Dai disegni da colorare, alle canzoncine con cartone animato, alle favole raccontate e disegnate. Vincete il naturale orrore nell'affidare il tablet al pupo e godetevi il viaggio: a lui piacerà moltissimo, non farà danni, non piangerà. Diverso il vostro destino: alla terza canzoncina il desiderio di lanciarsi dall'auto in corsa ci sarà, ma si sa che noi adulti riusciamo a contenere gli istinti, quasi sempre.
Un po' poi dormirà, questo è sicuro.
Un po' aiuterà la radio e tutti insieme a ballare.
Al bimbo sul seggiolino, là dietro, basterà sentire che non vi siete dimenticati di lui, che il viaggio lo state facendo tutti insieme, che non è una valigia. Le ore passano, i pianti e le insofferenze vengono scongiurate.

A destinazione. Ho capito che la cosa più importante, ovunque si vada, è che una volta arrivati i bambini abbiano spazio a disposizione: un giardino, un terrazzo, un posto facilmente accessibile dove poter giocare. In questo caso eravamo a casa dei miei, che hanno un gran terrazzo. A Cigolino abbiamo portato la sua automobilina a spinta e avere tutto quello spazio a disposizione, all'aperto, senza tavoli e mobili in mezzo ha trasformato quel gioco poco utilizzato in casa nella cosa più bella che potesse avere. Ha macinato chilometri avanti e indietro. Avevamo l'accortezza di farlo rientrare in casa a ogni acquazzone, ecco. E poi via di nuovo, con anche le pozzanghere che Peppa Pig insegna essere molto divertenti e interessanti.Se poi il nonno mette a disposizione una vera canna da pesca, ecco che le pozzanghere diventano laghi e mare e ogni fogliolina un pesce e non c'è più limite alle avventure.
Se poi papà ha portato anche una macchinina telecomandata, la giornata passa in un momento.
In mancanza di terrazzo, tentare comunque la spiaggia o i luoghi in cui si trovano altri bimbi: è un attimo che si condividano macchinine e barchette e anche la tettoia di uno stabilimento balneare battuto dalla pioggia diventa un posto bellissimo in cui giocare, correre, respirare aria buona. L'importante è andare. Fuori. Spezzare la routine, tentare cose nuove, partecipare alle conquiste.
In questi giorni Cigolino ha imparato a salire e scendere i gradini, per esempio. E qualunque rialzo avvistasse era suo, per confermare la nuova capacità. Non abbiamo saltato una sola scala, soglia, marciapiede e gradino, con sua grandissima gioia. E impegno e voglia di sperimentare.
Così, mentre io brontolavo come sempre per il cattivo tempo, Cigolino si stava divertendo davvero.

Renderlo partecipe delle cose è poi buona abitudine sempre, ma ancora di più in trasferta, quando tutto è diverso e potrebbero mancare i punti di riferimento. Chiacchierare, spiegare, raccontare: non è mai tempo sprecato.
In barba al tempo, è stato un bel ponte. Basta davvero poco :)



Nella vita dei bambini sono le minuzie che contano.
Antonio GramsciLettere dal carcere, 1926/37  (postumo, 1947/65) 

sabato 27 aprile 2013

Sconnessa

Sono 3 giorni che non ho connessione. Senza web, senza social e senza blog. Per me equivale a essere fuori dal mondo, un po' in ansia, nostalgica. Come dire che sono in crisi d'astinenza o quasi. Appena ritorno alla mia vita connessa vi racconto, ci riproviamo con i propositi di remise en forme e... Da lunedì insomma. Ma come vivevo prima di internet? Bah. A presto.

mercoledì 24 aprile 2013

A presto :)




Intanto vi auguro un buon ponte del 25 aprile, con gite fuori porta e relax.
Ci ritroviamo venerdì con il Virtual&Real e varie chiacchiere.

Abbracci a profusione.

lunedì 22 aprile 2013

L'amore fragile.

E' stato un week-end di pioggia battente, uno di quelli in cui sei in casa e ti rendi conto, senza alibi, che alla fine non hai risorse infinite per far passare bene la giornata di un duenne.
C'è da dire che Cigolino inizia a intrattenersi da solo, brevemente certo, ma comincia a considerare che giocare da solo è una cosa possibile.
Le mie idee, di contro, scarseggiano. Un po' perchè, come molte, sono mamma sempre in ritardo sul resto delle cose, un po' perchè la mia indole è molto meno paziente di quanto sembri a prima vista.
Tant'è. In qualche modo si fa. Dividendo energie, iniziative e tempo.
Gf è infinitamente più bravo di me in questo e mi è perfettamente chiaro perchè Cigolino preferisca la sua compagnia alla mia.
E' stato anche un week- end che mi ha fatto molto pensare: non solo per gli avvenimenti politici di cui non dirò, ma anche per la terribile vicenda di Bergamo e, di tutt'altra levatura, per il caso sollevato sul web sulla decisione di Kate di Inghilterra di andare un paio di mesi da mammà subito dopo il parto.
Andiamo con ordine.
Bergamo. Mamma 36enne uccide la figlia di 18 mesi e poi si suicida. Una cosa così orribile che sono rimasta impietrita, con un freddo addosso che non va più via. Perchè? Cosa? Possibile? Orrore. E solitudine e non ascolto e richieste d'aiuto che non trovano voce, spazio, senso per chi si ha intorno. Ho pensato allora a ciò che di solito si attribuisce a una mamma: solo sentimenti positivi, amorevoli, protettivi. Come se una donna, una volta diventata mamma, si trasformasse immediatamente in un'eroe positivo e invincibile, immune da qualunque traversia la vita presenti nel contempo. La mamma di Bergamo soffriva tanto: per la perdita della sua mamma, per le difficoltà insite nel ruolo e chissà cos'altro. Era evidentemente sola, per lo meno lo era abbastanza da non riuscire a percepirsi in modo diverso e anzi a sprofondare sempre più. Mi chiedevo allora come può succedere che nessuno intorno a lei si sia accorto e mi è venuta in mente la frase tipica che ho in risposta ogni volta che azzardo una minima lamentela: hai un bimbo splendido, DEVI essere solo felice. Ah sì? E chi te l'ha detto? Ma soprattutto cosa centra?
Spesso mi viene da pensare che sia la risposta data da chi ha vissuto la genitorialità in modo molto contrastante. negando sempre, a se stessi, la difficoltà a mantenere un equilibrio saldo, una positività imperitura. Negando sempre il lato oscuro, insomma. Che c'è e l'unico modo per neutralizzarlo è accettarlo, senza opporre resistenza. E' riconoscere che possiamo fallire di tanto in tanto, che possiamo avere pensieri non sempre perfettamente amorevoli, che possiamo sentirci stanchi, stressati e in crisi, che possiamo aver bisogno di mollare il colpo per un periodo, lasciando che altri facciano al posto nostro, per il bene di tutti e dei bambini prima di tutto.
Il ruolo della mamma, lo diciamo spesso, è caricato di troppe aspettative e non realistiche, fra l'altro; e di bugie e cose che (ancora) non si possono dire. Capita poi che la mamma sia anche una donna, con tutto ciò che comporta esserlo, di questi tempi. Lo stupore allora no, davanti a tragedie enormi come quella di Bergamo. Proposte, piuttosto: Tipo: perchè fare solo corsi pre-parto e non anche post? Perchè non corredare la futura mamma di una serie di indirizzi a cui rivolgersi se si sentisse male nel ruolo? Perchè non educare al senso dell'altro: un bimbo non è una proprietà, una mamma non è suo figlio, è normale pensare di non farcela è perfino normale non farcela davvero e aver bisogno di aiuto.
Si liquida sempre il tutto con "è naturale essere madre", dimenticando ostinatamente che di naturale, la nostra vita, ormai non ha più nulla.
Poi, un attimo dopo, si legge la notizia di Kate Middleton: "andrà dalla mamma due mesi, dopo il parto. Scelta di comodo?". Ora. Mi dite per cortesia cosa di scomodo c'è nella vita di Kate? Cosa mai dovrebbe farla propendere per una scelta faticosa e soprattutto cosa mai potrebbe interessare al mondo cosa farà lei?
Le due notizie, Bergamo e Kate, rimbalzavano insieme sui social, nei tg, sui giornali on line ...
Due palline dello stesso gioco, quello di madre, ma che vicine non ci possono proprio stare.


L’amore materno è solo un sentimento umano. E come tutti i sentimenti è incerto, fragile e imperfetto. Contrariamente a quanto si crede, forse non è inciso profondamente nella natura femminile.
Elisabeth Badinter, L’amore in più

venerdì 19 aprile 2013

Virtual&real settimana 7: com'è andata?

Allora.
Com'è andata?
Intanto: dove siete Claudia e Valentina, mi avete lasciata sola nella sfida? No, dico, non scherziamo :)
Poi.
Sono riuscita, questa settimana, a buttare via gran parte delle uova di pasqua che mi avevano avviluppato, il che mi ha reso sufficientemente fiera da farmi un regalo: 2, dico 2, paia di pantaloni. Perchè una parte importante della remise en forme è la gratificazione. Dico qui e ora che se arrivo a -4/5 ora di luglio, mi faccio un regalissimo.
Apro, e chiudo subito, uno spazio pubblicità: H&M ti permette lo shopping compulsivo e devo dire che sull'estivo è un bel punto di riferimento (per lo meno trovi cose in tessuti naturali e non tutto il sintetico dell'inverno).
Altra news è che non fame.
Il che sarebbe una grande good news (e in parte lo è) se non fosse che, convincendomi che qualcosa devo mangiare altrimenti non arrivo a fine giornata, va a finire che mangio solo le cose che mi piacciono, che no, non sono proprio mai quelle che dovrei mangiare.
Per cui la mia strategia, lo ammetto, fa acqua da tutte le parti.
Tranne la parte del raccontare ogni settimana risultati o scivoloni: mi tiene concentrata sull'obiettivo. Quindi ecco, questa idea del Virtual&Real funziona.
Credo sia migliorabile.
Cosa suggerite? :)

mercoledì 17 aprile 2013

Le passioni che verranno

Ieri sera in metropolitana, mentre tornavo a casa, 2 ragazzine hanno attirato la mia attenzione.
Piccole, direi bimbe, tra i 10 e i 12 anni, non di più.
Aggrappate a borse voluminose che sembravano anche pesanti.
Composte, nei loro chignon e sguardo serio.
Entrambe con uguale tuta da ginnastica, blu, abbastanza usurata, da chi lì, in quella tuta, ci passa parecchie ore.
Sulla tuta e sui borsoni il nome e il logo della più famosa accademia di danza.
Due piccole ballerine, dall'aria stanca.
Due piccole ballerine, estremamente magre. Sciupate. Con solo, da qualche parte nei gesti e negli occhi, l'impronta dell'infanzia.
Mi si è stretto il cuore. Per la forma fisica emaciata e per quel non essere più bambine, considerando che forse, in fondo, non avevano proprio avuto il tempo di esserlo.
Bambine serie. Che non scherzavano tra loro, ma chiacchieravano sommesse, appendendosi ai borsoni, in equilibrio tra gli scossoni della metro. Quell'aria stanca, che diresti preoccupata, se non fosse che così piccole, tutte quelle preoccupazioni.
Pensavo allora, in quei 4 passi che mi portano a casa ogni sera, alle passioni che verranno. Quelle di Cigolino.
Ho avuto da bambina una cara amica, la mia migliore amica, giocatrice di tennis. Giocatrice proprio, non come me che tiravo due palle al corso e forse facevo una partita a settimana. Lei si allenava ogni giorno, per ore, lei giocava sempre, lei già alle medie era fuori casa perchè si allenava in un'altra città. Lei giocava ai giochi dei bambini quando poteva, che non era spesso. Era sempre impegnata, aveva già un'agenda, impegni, disciplina, obiettivi da raggiungere, tornei da vincere. Solo molti anni più tardi mi ha raccontato di quanto pesante fosse, di quanto le siano mancate le cose normali. Solo che. Solo che da piccolo non hai molta scelta e i genitori, anche in ottima fede e con molto amore, spesso ti instradano su percorsi duri. Pensando di assecondare la passione dei figli.
Qui si aprirebbe il tema della vanità riflessa, delle occasioni perdute (dei genitori), del cercare una seconda chance nella vita dei figli. Vastissimo e difficile.
Così ricordando, ragionando e pensando alle due ragazzine in metro, sono arrivata a una conclusione:
spero che Cigolino non abbia passioni forti, di quelle che ti condizionano la vita, di quelle che vuoi fare solo quello. Da parte nostra, da genitori, non credo ci siano questioni sospese in attesa di riscatto attraverso Cigolino.
Sinceramente preferirei vivesse le sue stagioni appieno, che fosse bambino, adolescente e adulto senza rinunciare a niente, senza bruciare tappe, senza evidenziare tratti da fenomeno.
Senza neppure esagerare con gli impegni, che i bambini oggi hanno davvero troppo da fare e sono stressatissimi.
Non vorrei mai un bimbo/bimba a dieta ferrea altrimenti a danza lo criticano; un mini-calciatore che ha solo la squadra come amici; un tennista in molta trasferta e poco gioco.
Non vorrei imporgli dei sacrifici, di sè, della propria salute e del proprio tempo.
Gli auguro passioni normali (credo sia un ossimoro, vero?) e soprattutto volubili.


Il sacrificio è la sola, vera perversione umana.
Elsa Morante, L'isola di Arturo, 1957

domenica 14 aprile 2013

Virtual&Rea, settimana 6: com'è andata?

Eccomi,
Trafelata dopo una settimana davvero impegnativa, che si è conclusa anche male.
Il mio gattone ... se n'è andato anche lui :( Non ce l'ha fatta senza la sua gatta di tutta una vita.
Nei gatti il lutto è cosa molto seria: se sono giovani si riprendono più facilmente, ma da anziani è peggio di una malattia molto grave.
Così, mentre io ero lontana, lui è andato. E io ho ritrovato la casa più vuota, quasi non fosse la mia e continuo a voltarmi sicura di vederli, tutt'e due, e continuo a entrare in casa e cercarli sotto il tavolo di cucina, sulle sedie. E' tutto molto irreale e piuttosto triste.


Non che sul piano dieta e movimento sia andata meglio.
L'uovo di Pasqua si è adagiato tutto intorno a me, riportandomi poco meno di 1Kg, cosa che mi aspettavo ma speravo di no. Per cui punto e a capo, si riparte.
Ieri bellissima camminata tra le vie del FuoriSalone milanese, cioè una zona di Milano che in occasione del Salone del mobile, ospita eventi, esposizioni, flashmob e tanta, tantissima gente. Ho camminato a lungo e di buon passo e per poi finire l'opera sono stata al parco a giocare con Cigolino che ormai è il re indiscusso dello scivolo e imperatore di tutte le altalene. Ieri sera ero bollita.
Ma ci vuole ben altro, a questo punto.
Alleggerire l'alimentazione e incrementare il movimento.
Se il tempo resta bello come sembra, avrò finalmente a disposizione anche la pausa pranzo per farmi qualche bella passeggiata. In walking I trust anche nella "meno-fame" che il primo caldo porta.
Certo adesso sta diventando emergenza perdere quei kiletti e sarà meglio che non deroghi più, giustificandomi in mille modi.

C'è qualcun altro che vuole unirsi al nostro programma di remise en forme? 
Non siate pigri o timidi, che il motto è "si fa quel che si può".
Mi riprometto poi, dopo l'estate, di andare da un buon nutrizionista e affrontare la questione intolleranze. So di averne diverse (latte, in primis), ma ho bisogno di indicazioni di metodo per i cicli di eliminazione cibi, disintossicazione e reinserimento. Vedremo il budget, vedremo la voglia, ma insomma, non mi dispiacerebbe.

Conoscete un rimedio per rendere migliore l'aspetto del viso?
Mi sono resa conto che questo inverno mi ha lasciato un viso molto stanco: sembro davvero più vecchia del dovuto (che già ce ne sarebbe abbastanza).
A parte dormire di più, magari al mare, voi che rimedi avete?

Buona domenica e a presto.

venerdì 12 aprile 2013

Mamma che giri!

È tutta la settimana che sonno in giro.
Treni andata e ritorno, spostamenti, gente.
Stanotte ho anche dormito fuori, qua, nelle Marche, regione di cui ormai sono innamorata.
Considerazione 1: le trasferte sono belle, ma io non ho proprio più il fisico. Sono stanchissima.
Considerazione 2: se in tutto ciò ti molla anche la connessione del tablet, diventa una settimana in cui ti senti lontana da tutti.
Ne consegue che una connessione ti tiene legata alla tua vita, con un filo invisibile, anzi wireless.
Questo per rispondere in parte a una domanda che girava su Twitter: cosa fanno e chi sono le mamme in rete. Sono mamme che attivano la mammita' a distanza, indipendentemente da quello che fanno veramente.
Una mamma in giro e senza rete e' una mamma un po' più acrobata, un po' più lontana. Ecco.
Certo, non è che ovunque tu vada hai un wi-fi ad aspettarti. Non sui treni che non sono freccia rossa, non nelle stazioni se sono secondarie. Peccato. È ormai talmente naturale essere collegata, che se non lo sei ti senti un palloncino scappato dalle mani di un bambino.
Bisogna collegarsi meglio, in Italia. Ecco. In tutti i sensi anche.
Stasera rientro e....Riprende VIRTUAL&REAL, il post lo pubblicherò domani. Tenetevi pronte!

sabato 6 aprile 2013

L'orchipessia: i giorni post operatori.

A parte il gonfiore diffuso al basso inguine e fastidio durante le medicazioni; a parte la scocciatura di non poterlo lavare con acqua per una settimana, il post orchipessia ha un decorso veloce e indolore. Cigolino il giorno dopo l'operazione era già al parco a correre come se niente fosse mai successo.
Non ha sentito male, non è stato necessario intervenire con la tachipirina o altri anti dolorifici.

Mi auguro che questo possa rassicurare altre mamme in procinto di affrontare la stessa cosa.
La regola più importante è tenere ben pulita la parte, con l'aiuto delle (sante) salviette umidificate: considerato che per qualche giorno si useranno solo quelle, consiglio scorta delle più neutre e delicate che trovate, per evitare irritazioni, allergie e profumi troppo intensi.
Ricordate anche di procurarvi guanti di gomma sottili e usa&getta: serviranno a voi durante le medicazioni al mercuro cromo, che vanno fatte due volte al giorno.
Altrimenti, come noi, avrete dita rosse per diversi giorni.

A proposito, qualcuno sa come si toglie il mercuro cromo dalla pelle?

Guardando indietro, alla giornata campale di martedì, mi rendo anche conto che l'operazione in sè dura il tempo di un gelato e 4 passi. In molti mi hanno chiesto "deve essere stata l'ora più lunga della tua vita, vero?". No. Davvero. I medici in questo sono stati molto efficaci: sia nelle visite preliminari, che il giorno dell'operazione, hanno chiarito, con molta serenità, che è un intervento semplice a bassissimo rischio. Noi ci abbiamo creduto, vuoi anche per necessità, visto che non si poteva fare altrimenti. Eravamo tranquilli. Sono stati minuti lunghi quelli passati intorno all'ora di assenza Cigolino, quando lo aspettavamo dalla sala operatoria. L'unica preoccupazione era l'anestesia, che è sempre un veleno, che è sempre un qualcosa che ti porta fuori da te. Quando l'abbiamo sentito piangere, inondando il piano di proteste, abbiamo tirato un sospiro di sollievo: era sveglio. Imbufalito, ma sveglio.

Lunedì farà la visita di controllo e sapremo se tutto sta andando come deve. Ci andrà GF, io sarò in viaggio. Ecco. Queste sono le cose scoccianti, non esserci quando dovresti. D'altra parte capita di non poter proprio spostare un appuntamento o, dopo mesi di tentata organizzazione intelligente, trovarsi molti appuntamenti nella stessa settimana. Come la prossima. Non sempre le cose dipendono da me, anche se mi scoccia doverlo riconoscere.
Ricordatemi così: su un treno.

Virtual&real, settimana 6: QUESTA LA SALTIAMO EH?

Nel titolo c'è già tutto.
Facciamo finta che questa, la settimana di Pasqua, con strascici di cioccolato e ravioli, con una colomba ancora intonsa lì che mi guarda, facciamo finta che non ci sia neppure stata. Siete d'accordo?

Per cui il post di venerdì prossimo, sarà dedicato alla settimana 6.
Un po' come il 13 piano che negli ascensori americani non è mai indicato.

Ne approfitto invece per chiedervi qualche consiglio.
Settimana prossima sarò sempre in giro per lavoro.
Quando è così, pensare a cosa mangiare e soprattutto trovare le cose giuste tra stazioni ferroviarie o autogrill è piuttosto difficile e mi crea anche un po' di ansia.
Che si fa?
Portarmi cibo da casa lo escludo: ho già minimo un paio di borse, la mia e il pc, ci manca solo il cestino della merenda.
Spesso opto per un panino, ma non mi piace, non aiuta gli intenti di remise en forme.
Altre caffè e brioche, ma insomma, non è il massimo.
A volte salto proprio, tranne poi sentirmi esausta a metà pomeriggio.

Insomma, le trasferte dal punto di vista alimentare, sono veramente noiose.
Voi cosa fareste?

Oggi non piove, credo andrò a camminare. Per dimenticare quella colomba appollaiata sul mobile della sala.
A presto e buon fine settimana :)

mercoledì 3 aprile 2013

Una giornata particolare

E alla fine orchipessia fu.
E' andato tutto bene, Cigolino sta bene, tutto a posto.
Però. La giornata è stata particolare. (Anche sfibrante).
Ospedale Buzzi, Milano. L'ospedale dei Bambini, punto di riferimento pediatrico per la città e dintorni.
Dopo, lo sapete, essere stati rimandati 5 volte finalmente arriva il nostro giorno.
Presentarsi ore 7.30. Precisi. Con sveglia alle 5.30, preparazione, attraversamento città già attiva, ma meno trafficata del solito.
Cigolino viene visitato al volo da un dottore, incarnazione in camice verde dell'indifferenza.
Gli fa due X a biro  nell'interno coscia, messaggio in codice per il chirurgo: operazione bilaterale.
Non mi guarda e mi dice che il turno di Cigolino è tarda mattinata, primo pomeriggio, se niente cambia.
"E cosa facciamo tutto questo tempo?" gli chiedo. Alza gli occhi a cielo e ci congeda.
Al Buzzi, hanno la sala giochi e hanno volontarie che quella sala giochi la tengono in ordine, a tratti intrattengono i bimbi, fanno due chiacchiere con i genitori.
Immaginate una stanza con tantissimi giochi, pochi funzionano davvero fa niente, e una decina di bimbi di varie età che giocano insieme, accendono musichette, corrono, simulano incidenti tra macchinine, tricicli, passeggini per bambole e qualunque cosa abbia le ruote. L'inferno. Gioioso quanto vi pare, ma l'inferno.
Tutti i bambini sono tranquilli e questo sì, è importante. I genitori, dalla seconda ora di attesa in poi cominciano a dare chiari segni di cedimento, addormentarsi sulle sedie, fare piccole processioni al pianterreno a bere un caffè. L'ascensore, lì al settimo piano, non arriva mai, per cui la pausa caffè consiste nell'aspettare l'ascensore per 10 minuti, trangugiare un caffè al volo, aspettare di nuovo l'ascensore. 25 minuti  di viaggio.
Salendo fai molti incontri: i bimbi appena nati del terzo piano, le puerpere che tentano i primi passi post partum, parenti in visita, neopapà soprapensiero, infermiere ... un microcosmo, un mondo a parte. Quasi non percepisci più Milano, là fuori.
Intorno alla quinta ora di attesa, cominci davvero a chiederti dove sei. Cigolino a chiedere acqua e pappa, ma niente, digiuno assoluto fino all'operazione.
Abbiamo aspettato sette ore il nostro turno. A quel punto avrebbero potuto operare anche noi di una qualunque cosa e senza anestesia, tanto eravamo tramortiti.
A Cigolino danno le gocce preparatorie, un blando sedativo. Abbiamo visto il nostro duenne drogato: rideva, faceva il giuggiolone con infermiere e dottoresse, era felice, trasportato altrove da quelle gocce dolciastre e cattive ci ha assicurato l'infermiera. Lui lì, nel suo letto con le rotelle che salutava tutti e rideva. E' stato esilarante e ho avuto la tentazione di chiedere la stessa cosa anche per noi.
Arriva l'anestesista, mette a Cigolino l'ago sul dorso della mano e procede con l'anestesia. Cigolino stava così bene che non voleva cedere e ha lottato un attimo verso quel sonno così improvviso. E ciao. Lo portano in sala operatoria, noi ci facciamo due passi a prendere un raggio di sole e un gelato.
L'operazione è breve: si tratta di portare in sede i testicoli e ancorarli nel posto giusto. Neanche un'ora dopo riportano Cigolino in camera. Ecco. Non era più lui. Una furia. Non era ancora sveglio del tutto che già piangeva, di fastidio, per tutto.
Per oltre due ore, senza arrendersi un secondo, ha tentato di togliersi ago e tubicino flebo. Il suo non era più fastidio, era questione di principio. Noi ai due lati del letto a tentare di impedirglierlo, con coccole, con ti tengo io la mano, con discorsi, con baci, con vieni in braccio, prova a dormire, stai tranquillo...due ore e mezza, poi ho ceduto io. Infermiera, gli tolga questa flebo è una tortura che non aiuta nessuno. Lei brontola un attimo, esegue.
Cigolino si placa un momento, sembra che si addormenti finalmente. Niente. Un secondo dopo è seduto sul letto e si strappa l'ago che ancora aveva nella mano. Sangueeeeee! Sulle mani, sul pigiama, lenzuola, coperte e coniglietto che assume un aspetto horror. Medicano Cigolino. Un minuto dopo si strappa anche la medicazione e basta. L'anestesia gli ha preso così: invece della sonnolenza, gli ha portato insofferenza ed energia. Gli altri bimbi dormivano, sul letto o abbandonati tra le braccia di mammà, lui saltava sul letto tipo king kong in miniatura. E vabbè.
Nel tragitto in macchina al ritorno, ha protestato vibratamente contro il divieto di giocare a palla con papà che stava guidando. Noi a quel punto, dopo 12 ore di ospedale e diversi caffè, avevamo un solo pensiero: e se non dorme stanotte?
E' andato tutto bene. Ha dormito, tranquillo. Prima di addormentarsi mi ha indicato la mano su cui c'era stato l'ago e la flebo: ha brontolato animatamente qualcosa, si è girato e si è addormentato. Credo abbia voluto chiarire che mai più si presterà a cose del genere. Credo anche ci abbia mandato a quel paese.
Stamattina mostrava ancora segni di nervosismo, tanto che con un gesto veloce come il fulmine ha buttato per terra la boccetta di mercuro cromo che serviva alla medicazione. Abbiamo un bagno rosato adesso e un bimbo attualmente non disinfettato.
Che vi devo dire?
Speriamo passi presto l'effetto dell'anestesia. O che dal Buzzi ci mandino un boccione di quelle gocce pre-anestesia :).