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Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Così sono diventata mamma dopo i 40, tanto per fare sempre di testa mia. Come sta andando lo racconto in questo blog :)

venerdì 28 settembre 2012

Papà, mi fai una foto?

Oggi le mie ricerche a vanvera in giro per il web, mi hanno portata a un calendario che ho amato dal primo scatto.
E' stato realizzato dal fotografo Dave Engladow.
Date un'occhiata qui.
E' un calendario che non racconta una storia, che non evoca stagioni e neppure feste: è un calendario sul rapporto padre-figlia, fatto di giochi, di reciproca conoscenza, di ruoli. I ruoli qui sono portati al paradosso, la bimba che stira per esempio, ma viene anche detto che una complicità, sì anche con una figlia femmina, è possibile. Basta guardare i due seduti sul divano a giocare alla playstation o tifare per squadre diverse.
Non c'è retorica, a mio avviso, ma solo una poetica ironica, c'è amore, c'è la voglia di esorcizzare le paure da papà (e da genitori in genere).
Insomma, mi ha divertita e fatto pensare.
Che tanto si dice e si snocciola sul ruolo della mamma, centrale e devastante come ha detto Lella Costa in un suo bellissimo monologo in tv nei giorni scorsi, e sempre troppo poco sul ruolo del papà.
Papà poco sul web, per esempio.
Si dice che sia forma mentis maschile risolvere dubbi e paure da soli o comunque non condividere con una platea troppo ampia; si dice che in Italia soprattutto il papà si senta ancora una figura di contorno, l'uomo importante sullo sfondo, o che siano le donne, in realtà, a lasciare poco spazio al padre. Che a volte finisce a dormire nel letto del figlio, che per anni sopporta di dormire in tre (anche in quattro) e trovarsi piedini freddi ovunque, che si fa trascinare via da quel fiume in piena che è la donna che diventa mamma e che, spesso ahimè, nella mammità dimentica tutto il resto.
L'equilibrio, certo è possibile. Non facile magari.
Necessità di una buona dose di ironia.
Tipo una mamma che sa che le crisi di nervi sono normali e anche dire "io adesso scappo di casa" lo è; o un papà che sa fare i bagnetti più divertenti del mondo, senza per questo andare in crisi di identità; o ancora un papà che si fotografa con una puffetta bionda e si vede che si stanno divertendo un sacco.
Sì, si può fare. Se poi un papà avesse voglia di raccontare come ... :)
Buon fine settimana!





mercoledì 26 settembre 2012

Bimbi e raffreddore: alleviare i sintomi.

Primi frescolini di stagione e primo raffreddore di Cigolino.
Sarà che è il re indiscusso dello scivolo del parchetto vicino a casa, e suda e va e prende aria; sarà che non riesce a dormire coperto; a stare lontano dall'acqua e a tenersi almeno le calze.
Tant'è.

Non ci sono molti rimedi per il raffreddore dei bambini.
Se non c'è febbre, bisogna lasciar fare il suo corso agli starnuti.
Ci sono comunque alcuni accorgimenti utili per alleviare i sintomi o favorire la respirazione.
Il primo, e da me più odiato, è il lavaggio nasale: qualche goccia di soluzione fisiologica nel naso e poi aspirare il muco con l'apposita pompetta (si trova in farmacia). E' fastidioso per il bambino, anche per la mamma o il papà a dire il vero, ma è senz'altro il più efficace.
Umidificatore nella stanza, durante la notte.
Balsamo da spalmare sul petto e sotto il naso, per aiutare la respirazione.
Tenere al caldo le stremità, soprattutto i piedi.
Alzare il cuscino del letto, magari con un rialzo sotto il materasso, in modo che possa dormire con la testa leggermente sollevata.
Acqua ossigenata. Pare che questo sia un rimedio antico, poco noto, ma molto efficace. Qualche goccia di acqua ossigenata nelle orecchie (3-4 gocce), in posizione supina. Lasciare agire qualche minuto e poi sciacquare le orecchie. In un paio di minuti l'acqua ossigenata attacca il virus del raffreddore e si guarisce in un giorno. Non ho mai provato, anche perchè immagino il fastidio delle bollicine nelle orecchie.
Propoli, Echinacea, Pappareale. Non è che aiutino proprio a guarire, ma a stare meglio in generale sì.
Vapore. Ovvero giocare intorno alla vasca piena di acqua calda.
Argento proteinato: secca le mucose, rallentando quindi la "candela" e facendolo respirare meglio (in farmacia) è anche un blando antibatterico.

Con quella candelina al naso mi fa tanta tenerezza.
Il raffreddore è noioso, più che altro, perchè compromette lo stato generale del bimbo. Ha meno appetito, in questo caso meno che mai va forzato a mangiare, è meno partecipativo, piange più spesso, dorme male, ha meno energie.
Insieme al raffreddore può esserci anche la tosse (e mi pare, che stanotte sia arrivata anche lei), che durerà un po' più lungo, anche una decina di giorni. Per la tosse valgono gli stessi rimedi.
Se non c'è febbre (un giorno o due di febbre sono normali) se lo stato generale non è preoccupante, non c'è bisogno di correre dal pediatra o allarmarsi.
Insistere con molte coccole, tanta pazienza e una tisana calda e dolce.



lunedì 24 settembre 2012

18 mesi.

Ieri Cigolino ha tagliato il traguardo dell'anno e mezzo. 18 mesi, tondi tondi.
Volevamo tagliare torte, comprare doni, festeggiare, ma poi abbiamo preferito festeggiare con razioni abbondanti di coccole e giochi vari.
Con un catino abbiamo navigato verso terre lontane, difendendoci da quei pirati dei gatti di casa che da lontano, e senza muovere un baffo, tramavano contro la nostra nave.
Abbiamo costruito la tana del coniglietto di peluche, dentro la scatola delle scarpe.
Pescato le stelle marine dell'antiscivolo della vasca.
Fatto correre tutti i cavallini della trottola e trasformato la mamma stessa in cavallo, poi in poltrona e infine in auto da corsa.
Abbiamo avuto elmi di scolapasta e spade di bastoni delle tende.
Ci siamo divertiti, è stato un bel complemese.
Prima di addormentarmi pensavo che:
- Non cammina ancora da solo;
- ha solo sei denti;
- con il cibo ha sempre un rapporto conflittuale.
Pensavo anche al caso di preoccuparmi, ma no, non credo lo sia.
Per maggiore sicurezza sono andata a leggermi un po' di cose, tanto per stabilire se si tratta di cose straordinarie o meno.
Niente di strano o fuori dalla norma.
Camminare è un po' come imparare a volare per gli uccellini. Ci vuole molto coraggio, senso di sfida e voglia di libertà: fa paura. Fanno paura le cadute, la frustrazione di non riuscirci, il fatto di avventurarsi. Ogni bimbo ha i suoi tempi e ogni bimbo impara a camminare prima o poi, senza bisogno di essere spronato o, orrore!, sgridato se non inizia quando ce lo aspettiamo noi. Importante è l'atteggiamento dei genitori: festeggiare ogni passo indipendente e sdrammatizzare ogni caduta, festeggiando un po' anche quella.
Stesso discorso vale per i denti. La dentizione dovrebbe terminare entro i 2 anni, ma è un tempo indicativo che può subire un ritardo anche di 12 mesi, senza che per questo si debbano sospettare anomalie o patologie. Più tardi cresceranno i dentini da latte, più tardi lasceranno il campo alla dentizione definitiva. Del perchè i denti a volte si facciano davvero attendere nessuno sa dire con certezza: è irrilevante l'assunzione di fluoro (che serve solo a prevenire eventuali carie) o di vitamina D. Decide la natura e l'ereditarietà. Per cui ce ne stiamo con i nostri 6 dentini, tutti davanti, che fanno il sorriso bellissimo.
Il cibo resta sempre il mio tormento. Mio, perchè per Cigolino non lo è. Lui sta bene, mangia quando ha fame, mangia ciò che gli piace (non sempre coincide con quello che preparo io) e cresce sereno. Io resto male a ogni pasto, mi preoccupo, mi innervosisco.
Il cibo ha una gestione soggettiva, ogni bambino si regola da sè. E' bene non insistere ed evitare di inaugurare automatismi: ti leggo una favola mangi/mangio solo se mi leggi la favola; mangi ti premio/se mi premi mangio e così via. Sempre più lo incoraggio anche all'autonomia, che al momento vuol dire mangiare con le mani, ma da solo, o comunque ingaggiare lunghe manovre tra piatto e forchetta. E cerco di pensare ad altro mentre provo a farlo mangiare, per cercare di mantenere serenità.
Vi do, in ogni caso, un consiglio spassionato: se siete anche solo vagamente apprensive o tendenti all'ipocondria non cercate troppe informazioni su internet, che può essere ingannevole. L'accessibilità delle informazioni ci può portare sulla via di malattie gravi, che solo uno specialista può diagnosticare.
Internet è utilissimo, ma va usato con intelligente moderatezza.
A proposito: a Torino è in corso la Social Media week, con molti interventi interessanti.
In questo momento credo stia iniziando l'intervento di Machedavvero (leggetevi il blog, è bellissimo) sulle mamme e la rete, ovvero la rete è utile alle mamme?
Nel mio piccolo dico sì, molto utile. Per il confronto, per quella possibilità di "stare" in mezzo agli altri anche quando non hai modo/tempo di andare in giro, per le infinite informazioni su prodotti, problemi, ansie, soluzioni ecc. di cui si è sempre alla ricerca. E non solo. E' anche un mezzo di espressione, uno strumento che aiuta molto a mettere in ordine pensieri, evitando così soliloqui domestici.
Sono anche d'accordo con Machedavvero nel dire, e ripetere all'infinito, di non cadere nella tentazione di vedere le mamme come una categoria a parte: non è corretto parlare di mamme e rete, è più giusto capire perchè donne e internet vanno, tutto sommato, molto d'accordo. O no?






venerdì 21 settembre 2012

Che fate nel fine settimana?

Ecco. Dopo due mesi di speranze vane, dai passa, dai non è niente, alla fine ho dovuto cedere: tutore al polso destro per tendinite.
Ovvero un tormento, un coso che blocca il polso, il pollice e parte della mano.
Un mese, lo devo tenere per un mese. Il medico ha anche detto: dovrebbe usare meno possibile la mano in questo mese. Eccccerto, è la destra e io di solito non ho niente da fare.
Tant'è.
Ne ho preso uno così fashion che lo metterò anche quando non servirà più (seeee).
Lo odio già sto tutore, non riesco neppure a digitare se non lentamente.
Ok, lamentele finite.
Che si fa nel fine settimana? Noi disfiamo scatoloni e fra l'uno e l'altro ci godiamo un po' di aria settembrina.
Ci sarà una piccola festa dell'uva, con tanto di bimbi che la pigiano con i piedi, i pony per fare i giretti e cose così. Un giro con Cigolino lo faremo, soprattutto per vedere i pony.
Gli animali lo lasciano stupitissimo, ride contento, batte le mani. Non ha nessun timore, anzi, per lui sono tutti potenziali compagni di gioco: dalle mucche al gattino è tutto un applauso e gridolini di felicità.
Visto che abitiamo in città e le occasioni di natura non sono frequenti, approfittiamo di quello che c'è.
Mi piacerebbe però portarlo presto in una fattoria e fare un bel giretto tra galline e capre.
Credo gli piacerebbe moltissimo e ci tengo che abbia fin da subito un contatto con ciò che urbano non è.
E' ancora presto per le fattorie didattiche, quelle cioè in cui si organizzano laboratori, visite guidate e varie attività e in fondo non è quello che vorrei. Forse è meno ricca, ma sono convinta che l'esperienza diretta, non filtrata da cose da fare e da guide, sia quella che più resta impressa.
Cose da fare con mamma e papà insomma, come un giro in bicicletta, rotolarsi sull'erba del parco e mangiare un gelato tutti insieme.
Buon fine settimana.

giovedì 20 settembre 2012

Nuova bimba :)

E' nata la bimba di K, la mia amica psicologa con cui abbiamo chiacchierato anche qui (l'angolo aKuto).
Mamma e bimba stanno a meraviglia.
Mi faceva piacere dirvelo :)

Il risveglio difficile.

Abbiamo un problema di cattivo umore mattutino.
Cigolino si sveglia, chiama, lo salutiamo, lo abbracciamo, coccoliamo come un piccolo principe merita e un attimo dopo lui sta buttando rabbiosamente per terra tutto ciò che trova sul tavolo, piangendo come se fosse afflitto da qualcosa di inaffrontabile, rosso, arrabbiato.
Io, devo ammettere, la mattina non connetto. Almeno fin dopo il primo caffè e un paio di biscotti. Inutile, non ce la faccio. Quindi non ho soluzioni pronte che possano placare Cigolino. Anzi, mi innervosisco proprio, desidero ardentemente essere altrove e cado in uno stato tra il frustrato e il nervoso che non è il miglior modo di iniziare la giornata.
Fortunatamente c'è GF, molto più paziente, più pronto. Anche lui, però, non riesce a smorzare l'umore di nero di Cigolino al risveglio e andiamo avanti a strepiti per almeno 20 minuti.
Bisogna far qualcosa, altrimenti tutti iniziamo male ed è un peccato.
Allora.
Un bel "silenzio!" oppure "basta!" secco e severo non serve a niente: peggiora la situazione, è come se Cigolino si offendesse e rincara la dose.
Ignorarlo ha più o meno lo stesso effetto.
Provare a fargli fare colazione si trasforma in una battaglia di cucchiaini, roba rovesciata e nuovi pianti.
Credo abbia bisogno di un suo momento.
Stamattina, esasperata, l'ho portato in soggiorno e l'ho lasciato lì, con i barbapapà in tv, i suoi giochi, la poltrona da scalare, gli scatoloni in cui curiosare e sono tornata in cucina a fare colazione.
Ha funzionato.
Si è calmato, si è seduto in poltrona a guardare i cartoni. Dieci minuti dopo era meglio disposto verso il resto del mondo e la giornata ha avuto un inizio più sereno.
Mi sono resa conto allora che a volte mi dimentico che Cigolino è una persona, con i suoi ritmi, le sue esigenze, le cose che gli piacciono e quelle che gli danno fastidio. Non ha ancora parole per spiegarcele e il pianto, l'agitarsi, è davvero l'unico modo possibile.
E' necessario andare per tentativi quindi, sapendo anche che i barbapapà di oggi non avranno lo stesso effetto domani, quando bisognerà trovare un'altra soluzione.
In effetti, pensandoci, abbiamo il rito della buonanotte: andiamo in giro per casa a salutare i gatti, i giochi, gli alberi fuori dalla finestra e poi ci salutiamo stringendoci le mani attraverso il lettino. Pochi minuti di commiato, certo, ma una formula che funziona, che lo fa addormentare tranquillo.
Perchè non provare con un rito del risveglio?
Forse catapultarci in cucina a fare colazione, perchè il tempo è poco, perchè io senza caffè, perchè poi facciamo tardi non è il massimo.
Domani ci provo. Un rito al contrario: dare il buongiorno a tutti, risvegliare il mondo intorno. Con un sorriso. E una tazza di caffè, of course.

martedì 18 settembre 2012

Dei pennarelli e del pavimento.

Stamattina eravamo a casa Cigolino e io.
Io, indaffarata nei miei scatoloni, continuavo a chiedermi quanto tempo mi avrebbe concesso prima di dare chiari segni di noia.
Invece.
E' stato bravissimo.
Ha guardato i cartoni animati; ha svuotato la cesta dei giochi; ha giocato con l'acqua del bagno; inseguito il gatto; si è arrampicato sui mobili, ha rovesciato le bolle di sapone e soprattutto ha colorato benissimo tutto il pavimento, felice.
Io non ho avuto una crisi di nervi e anzi ho fatto diverse cose.
In fondo è facile gestire i bambini, basta lasciarli liberi di fare ciò che vogliono.
Ironia a parte, mi chiedo spesso come gestire la sua urgenza espressiva e il nostro pavimento; i suoi colori e le nostre maglie. Al momento la soluzione sono i pennarelli lavabilissimi, quelli che vanno via già con l'acqua, che basta passare lo straccio e tutto torna come prima.
Ho stabilito tra me e me i limiti: muri, divano, poltrone, lenzuola, tende sono off limit e Cigolino pare aver capito. Verrò smentita, lo so, ma al momento sembra funzionare.
Ho considerato che mi porta più fatica stare attenta a ogni sua mossa che lavare il pavimento.
Ho pensato che troppi no tarpano le ali, ma che tutti sì sfiancano (i genitori).
Poi ho letto questo articolo e tutta la mia mammità ha vacillato per un istante.
Dunque. Jessica Valenti, femminista americana, dice che il lavoro di genitori è frustrante e fa male a tutto: all'umore, alla vita di coppia, a quella professionale. Le persone intelligenti, secondo lei, non dovrebbero fare figli, fare figli rende le persone meno felici e depressi.
Se ragioniamo con la sola logica, freddissima, forse.
Ragionando da persone e non da macchine, la dichiarazione non è accettabile.
Unico punto salvabile di questa teoria, ne parlavamo anche ieri, è quando dice «Serve una società con tanti padri e madri per ogni bambino, come avviene già negli asili e nelle famiglie allargate».
I figli di tutti, tutti che salvano i genitori dallo stress genitoriale. Non è chiaro chi dovrebbe salvare i bambini dallo stress di non avere punti di riferimento stabili, ma questo è un altro discorso.
Mi chiedevo quando sarà possibile avere una visione equilibrata, naturale e senza pregiudizi dell'essere genitori. O è la cosa più meravigliosa del mondo o la dannazione, non ci sono mezze misure.
Lo stesso vale per il NON essere genitori. Che sia per avversa sorte o per scelta.
Sulla famiglia si fa molta, troppa filosofia. Poi poca, pochissima pratica.
Non è tristemente stravagante come situazione?





lunedì 17 settembre 2012

Piccoli annunci: si può fare?


Stavo pensando: e se inaugurassimo una bacheca? Piccoli annunci, tipo vendo seggiolone, scambio cuocipappa, cerco baby sitter, faccio la baby sitter ecc.

Ci pensavo in questi giorni di scatoloni e trasloco, mettendo via molte cose di Cigolino che ormai non servono più, eliminando i miei vestiti premaman e così via.

Secondo me, anche se spesso siamo lontane, può essere utile, che ne dite?.

Solo due regole:

1) Mandate il vostro annuncio al mio indirizzo mail: lawising@gmail.com, senza indicarmi eventuali prezzi, ma specificando se volete regalare. Li pubblicherò, facendo da tramite.
2) Nell'annuncio indicate un vostro indirizzo mail pubblicabile, così da essere contattati direttamente da chi è interessato alla vostra offerta.
3) Fatemi sapere se la cosa va a buon fine :)

Magari possiamo esserci utili :)

Intanto io vi segnalo:
babysitter, italiana, molto referenziata. Milano - S. Donato Milanese.




Bambini, che sberle!

Ieri siamo stati alla nostra prima festa di compleanno, la cuginetta festeggiava i 7 anni.
Torta, regali e tanti bambini, di ogni età.
Per Cigolino un'esperienza nuova, ero curiosa di vedere come avrebbe interagito, come e se si sarebbe inserito nel gruppetto.
In realtà, a 17 mesi, giocare insieme è un concetto sconosciuto e non applicabile. E' ancora la fase del provo a fare le cose, provo a farle da solo e si ci riesco, un giorno, le farò anche con gli altri.
Bene.
Il giovanotto mi ha dato ottime soddisfazioni.
Sorridente, curioso, pacifico. Un po' sbirciava i giochi degli altri, un po' se ne stava sulle sue immerso in piccole meringhe che gli sono piaciute un sacco, un po' mi spronava a portarlo in giro per casa. Potrebbe camminare benissimo da solo, ma ha ancora bisogno della punta del mio dito, così, per sicurezza.
Ha fatto poi la conoscenza di un bimbo di poco più grande di lui (un mese), solo molto più robusto di lui, indipendente e nella fase è tutto mio e non sfidarmi.
Così, pronti via, Cigolino si è preso un paio di sberle dal nuovo amico.
Cigolino non sa cosa siano le sberle. Ci è rimasto malissimo.
Non il male, ma l'offesa, il non sapere come reagire l'ha gettato in un pianto inconsolabile. Lacrimoni.
L'altro bimbo ha genitori attenti, che subito l'hanno sgridato e spiegato che non si fa.
Un attimo dopo Cigolino si beccava un'altra sberla. Niente di pericoloso, ma inaffrontabile dal suo punto di vista. Lacrimoni, di nuovo.
Ma perchè ci sono bambini che picchiano altri bambini? Parlando in generale eh, che il nuovo amico in realtà è un bambino tranquillo e sorridente, così come i suoi genitori.
L'indole è responsabile fino a un certo punto.
Pare sia la frustrazione la vera colpevole.
I bambini piccoli hanno pochi strumenti per esprimere se stessi e ciò che davvero vogliono, questo provoca una compressione che sfogano poi in vari modi: c'è chi morde, chi picchia, chi fa i capricci, chi diventa introverso. E' un bene che si sfoghino e finchè il tutto resta a livello di scaramucce tra bambini non è un problema. Bisognerà preoccuparsi solo se fanno davvero male ad altri o se "la violenza" diventa l'unica espressione del bambino.
Altra componente dell'espressione violenta del bambino è la famiglia. Più la famiglia è serena ed equilibrata più lo sarà anche il bambino, al contrario, invece, avremo bimbi inquieti e aggressivi.
Consideriamo anche che il bambino imita molto: se in casa si urla, perchè si discute sempre, lo farà anche lui; se i genitori hanno modalità nervose, violente, lui imiterà anche quelle.
C'è poi la carenza d'affetto. A genitori poco inclini alle coccole, corrispondono figli nervosi.
A mamme emotivamente distanti, figli spesso maneschi. E così via.
C'è una spiegazione, per tutto.
La vera difficoltà sta nello spiegare, a chi manesco non è, come comportarsi.
Cosa dico a Cigolino? Così piccolo, niente. In qualche modo dovrà imparare da sè, trovare la sua modalità di difesa. E' poco realistico immaginare che capisca la differenza tra non picchiare, difendersi, scappare o qualunque altra cosa.
Ieri la sua scelta è stata: io ti ignoro.
Alla seconda sberla non l'ha cercato più, si è messo a giocare per i fatti suoi e tanti saluti. Senza rancore.
Una scelta che ho apprezzato e che ho trovato furba: avrebbe avuto la peggio nella lotta :)
Da parte mia ho evitato di fare la mamma chioccia: l'ho consolato, certo, ma senza esagerare lasciando a lui lo spazio per ritrovare il suo equilibrio, sperimentare i propri strumenti di ripresa.
Tendenzialmente faccio sempre così. Lo consolo, controllo che sia tutto a posto, ma non lo "costringo" a calmarsi a suon di coccole. A calmarsi ci pensa lui (di solito in un minuto).
Forse sono una mamma fredda e lui farà il terrorista da grande.

lunedì 10 settembre 2012

Camminare, che passione.

Prima di tutto grazie per i consigli pro trasloco. Ho già preso appunti, che mi attaccherò al collo insieme alle chiavi, per non per perderli.
Poi.
Ieri sera il TG3 lombardia ha mandato in onda un servizio sulle mamme milanesi, che sono le più anziane d'Italia.
Non mi spiego perchè la maternità tardiva viene affrontata sempre da un punto di vista banale.
Sono emerse cose tipo: le mamme milanesi preferiscono costruirsi una solida posizione lavorativa prima di avere figli. Cosa che, se costretta, io metterei invece in questi termini: le mamme milanesi spesso devono lottare più che altrove per conservare il proprio posto di lavoro, considerata la concorrenza spietata.
Oppure, domande come: ma come concilia il lavoro e la famiglia? Perchè esiste un modo diverso a seconda dell'età?
Si sappia anche che le milanesi fanno meno figli, cosa forse pleonastica da dire visto che stai facendo un servizio sulle maternità tardive. Se già sono "anziana" alla prima maternità, difficilmente ne affronterò un'altra.
Vabbè, pazienza.
L'unica cosa interessante, a mio avviso, l'ha detta un papà, dall'aria stanca: si fanno meno figli perchè tanti milanesi non sono di Milano e quindi non possono contare sull'aiuto della famiglia, spesso lontana. Ecco. Come dire: se si pensasse di più alle famiglie, stai certo che di figli ne faremmo anche di più.
Tant'è.
A me è proprio sfuggita l'informazione del servizio, non ho inteso quale fosse veramente l'argomento, se non che da queste parti siamo anzianotte con pargoletti al seguito.
Più che al seguito, nel mio caso, attaccati.
Cigolino è nella fase di pre-camminata: cioè da solo ancora non riesce, ma gli piace moltissimo la posizione eretta, per cui è sempre attaccato a me che faccio da girello.
E' divertente eh, ma alla decima vasca in corridoio io comincio ad accusare il colpo.
Se lo lascio si offende, però.
Se propongo un gioco diverso, no.
La conquista dei propri passi è motivo di grande orgoglio per il bambino, che va incoraggiato e seguito con entusiasmo e lodi. Sì,sì, anche quando si è in pieno trasloco.
Lodi e applausi anche quando cade, perchè non si spaventi e non si blocchi. Nella maggior parte delle cadute sarà solo il suo orgoglio a farsi male.
Affrontare insieme le sfide difficili, come le scale. Cigolino adora salire i gradini, è una cosa che lo appassiona e lo rende felice. Per cui capita che esaurito il tema corridoio indichi la porta di ingresso, per uscire.
Le scale del palazzo hanno un doppio fascino: gli scalini, tanti, e il rimbombo.
Per cui sale soddisfatto, urlando per sentire la sua voce amplificata. Non so con quanta gioia dei condomini.
Arrivati al pianerottolo, poi, vuole assolutamente guardare gli alberi, fuori. Li saluta tutto allegro e continua la sua scalata. Urlando, contento.
Gli scatoloni, davanti a tanto entusiasmo, possono attendere. Col favore delle tenebre e della sua nanna.
Per la schiena ci sarà l'osteopata.



venerdì 7 settembre 2012

Genitori sull'orlo di un trasloco.

Stamattina l'ho visto.
Tutto sbilanciato e molto di corsa, ma Cigolino è riuscito a fare 4 passi svelti tutto da solo.
La sicurezza che ha nel gattonare sparisce quanto è in piedi, sembra galleggiare in una dimensione diversa, non sua, comunque sconosciuta. Dai, che ci siamo! Prevedo fine settimana in corridoio a incoraggiare corse.
Mentre prepariamo pacchi, scatoloni e sacchi. Siamo sull'orlo di un trasloco, che è come dire, pari pari, sull'orlo di una crisi di nervi.
Impacchettare una casa è un'esercizio fisico, poi di pazienza, creatività e autocontrollo, forza d'animo, carattere, gestione del tempo e dello spazio. Insomma un lavoro che investe non solo le energie fisiche, ma anche mentali. A Cigolino poi tutto questo da fare non interessa proprio, per cui si impacchetta col favore delle tenebre quando lui dorme, o a turno, mentre l'altro si prende cura di lui.
Certo, si è accorto del cambiamento in atto e forse un pochino è preoccupato: ieri sera ha svuotato una scatola e ci si è seduto dentro. Con aria indifferente, assorto nella sua lettura fantasiosa dei libri - prende un libro, lo apre e fa finta di leggere ad alta voce con sguardo molto attento - ma dentro la scatola, così, per essere sicuri di non essere dimenticato.
Questo fine settimana dovrò inventare il modo di coinvolgere anche lui nella preparazione delle scatole. Pensavo di dargli una scatoletta tutta sua con un po' di cose da mettere dentro, giocare a "vai a prendere" che ultimamente lo diverte molto: vai a prendere la macchina gialla, la palla ecc. e lui parte gattonando a siluro e ... non sbaglia quasi mai :) Nella sua testa le cose hanno già tutte il loro nome.
Il trasloco mi sta facendo capire, però, che non sono multitasking, almeno non quanto mi servirebbe. Sono talmente preoccupata di preparare tutto per il trasporto di settimana prossima, che tutto il resto diventa relativo, Cigolino compreso.
Non fraintendetemi, non lo trascuro, ma è difficile giocare con lui come faccio di solito, dargli retta al 100% , con tutto ciò che c'è da fare in questo frangente.
Questa cosa mi dispiace molto, mi mette anche un po' in crisi: quali altri eventi/situazioni non riuscirei ad affrontare senza togliere un pezzettino di attenzione alla famiglia?
Meno male, come dico sempre, che siamo in due, e GF sa mantenere la calma molto più di me.
Altra cosa con scarsa mammità inside è il non aver decorato la nuova stanza di Cigolino. Me lo chiedono tutti: come hai fatto la stanza di Cigolino? Alla risposta: bianca, come le altre, mi guardano come fossi una mamma degenere e poi commentano con: ah no io ho messo una greca tutt'intorno, io ho fatto le pareti di mille colori, ho messo 50 mensole di giocattoli e così via.
Beh, io no. La sindrome da nido l'ho avuta alla fine della gravidanza, adesso no. Poi sono convinta che la presenza di Cigolino farà di quella stanza bianca, la sua stanza. D'altra parte ha un entourage di diversi pupazzi e può contare sulla collaborazione di diverse ceste di giochi per personalizzare il suo spazio :)
Se avete suggerimenti su come organizzare meglio questo cambiamento sono, come sempre, molto graditi.
Da parte mia preparerò, dopo, "il prontuario del buon trasloco con bimbi piccoli", a futura utilità dei genitori che cambiano casa.
Ah, se mi dovessi assentare da qui per qualche giorno non preoccupatevi, eh :) .


mercoledì 5 settembre 2012

La filosofia del vasino

A che età si comincia ad abituare i bambini al vasino, avvisare quando scappa, veleggiando verso la libertà dal pannolino?
Adesso! O quasi, insomma.
Cioè intorno all'anno e mezzo, in modo da arrivare liberi e grandi al compleanno dei due anni.
Questo è ciò che mi riferiscono mamme pratiche, come mia sorella.
In realtà anche a due anni va benissimo, anzi più è grande e più facile sarà abituarlo.
Per cui inizieremo, con l'autunno.
Adesso siamo sulla teoria, cioè stiamo imparando a nominare gli eventi che intervengono nel pannolino.
Solo che concatenare azione e parole non è cosa banale, distinguere le poche parole a disposizione in modo esatto, neppure.
Per cui se noi alla parola "cacca" scattiamo in odorazioni scientifiche e preparazione cambio, come neppure al pit stop di formula1, in realtà Cigolino stava facendo solo esercizio di linguaggio o si stava confondendo con pappa. Lo stesso pappa, a volte significa papà o addirittura barbapapà.
Insomma sa 4 parole e quelle 4 vanno interpretate, calate nel momento.
Onestamente, non ho molto l'idea di come gestire il passaggio, se lui non mi aiuta a parole.
Di certo ho visto in giro vasini carinissimi, e non sarà difficile fargli accettare l'oggetto in sè.
Sappiate comunque che esiste un manuale (probabilmente più di uno) che trovate qui.
Che nel web si trovano pagine e pagine dedicate all'argomento, che pare tra i più vissuti dai genitori.
Anzi, ho scoperto che scattano vere competizioni: il mio ciccio ha imparato in un mese, un fenomeno!; no no è fenomeno il mio che ci ha messo solo due settimane e così via.
Oppure, se l'iter di educazione al vasino si fa lungo, ecco che riemerge la frustrazione di mammà, quella che viene fuori se mangia, cammina, parla meno o dopo gli altri.
Ricordarsi sempre che ogni bambino ha il suo tempo, per ogni cosa, esattamente come tutte le altre persone, è buona regola ed evita di angustiarsi su temi su cui noi genitori abbiamo pochissimo, se non nullo, potere.
Io li vedo quegli sguardi vagamente allarmati quando dico che Cigolino, 17 mesi, ancora non cammina da solo o non mangia un etto di pasta ogni sera.
E sono sguardi che mi dispiacciono, perchè ho la sensazione di avere di fronte una mamma da competizione, la mamma cioè che si sente appagata solo se il suo pupo risulta "vincente" su quelli degli altri.
La mamma non competitiva invece, è appagata quando vede il suo bimbo sereno, allegro, che si prende il suo spazio e il suo tempo per sperimentare. Quasi mai si è di una sola tipologia (competitiva/non-competitiva), ma come sempre l'equilibrio è questione di misura nell'uno e nell'altro senso.
Ahahhhahahah, sono quasi filosofica oggi, la filosofa del vasino.
Mi sto dunque preparando spiritualmente ad accettare senza batter ciglio piccoli guai da abbandono pannolino, piuttosto (e questa è la parte davvero difficile) esultare ad ogni utilizzo proprio del vasino.
Voi che tecnica avete usato?


lunedì 3 settembre 2012

Pasta al sale per giocare.

Non bastava il rientro, ci si mette anche l'anteprima di autunno.
Piove.
Non si esce.
Cigolino ne risente, stare in casa non è mai stata tra le sue cose preferite, dopo un mese di aria aperta è quasi un castigo. Si vede chiaramente che si annoia, non trovando pace neppure tra i tanti giochi sparpagliati ovunque, la TV o i giochi improvvisati che ci inventiamo lì per lì.
Pioggia a parte, la ripresa è andata bene.
Temevo che gli orari estivi, quell'andare a dormire tardi, mangiare ben più in là della solita ora, creassero precedenti difficili da recuperare. Invece no.
In un paio di giorni Cigolino ha ripreso i suoi orari e la solita routine.
Anche l'aver passato un mese intero sempre con noi temevo gli rendessero difficile il distacco della mattina. Niente.
Lo dico sempre: probabilmente con noi si annoia. Preferisce andare a dormire :)

Io intanto comincio a pensare a nuove cose da fare, con lui. Non gli basterà più distruggere le mie torri di cubetti e neppure, immagino, travasare cose da un contenitore all'altro. Ci vogliono nuove cose.
Ho ripescato in qualche angolo della memoria la mia esperienza di tanti anni fa in un asilo, in cui ero la maestra della classe dei 2enni (ero all'estero, l'organizzazione è diversa).
Una delle cose che andava per la maggiore era la pasta di sale, da impastare, modellare (non aspettatevi capolavori), colorare.
Un pongo domestico insomma, completamente atossico e naturale. Anche economico, che di questi tempi, vero?
Avere le mani in pasta è una cosa che fa impazzire di gioia i bambini; assaggiarla, giocarci con le formine (magari quelle da cucina), colorarla e vedere il proprio manufatto finito una cosa che li fa sentire artisti. Giova alla manualità e all'autostima, meno al tavolo di cucina, ma a quello si rimedia.
Ecco la ricetta.
Ingredienti:
1 tazza di farina
1 tazza di sale fino (polverizzato)
1 tazzina di acqua
1 cucchiaino di olio di semi o di vasellina (facoltativo)



Come fare:
In un frullatore o macina caffè polverizzate il sale: più sarà fine, più la pasta sarà liscia. Attenzione: il sale rovina le lame del frullatore, lavatele subito.
In una terrina mettete la farina e il sale: con un cucchiaio di legno cominciate a mescolare aggiungendo piano piano l'acqua fino ad ottenere un impasto morbido. 
Aggiungere un cucchiaino di olio di semi o di vasellina rende l'impasto più morbido e/o di colla lo rende più resistente.
Sulla spianatoia impastate per qualche minuto fino a che la pasta è omogenea e liscia, senza grumi: non deve essere né troppo molle (in questo caso aggiungere un po' di farina) né troppo dura (aggiungete un po' di acqua).
Durante l'utilizzo avvolgete la pasta nella pellicola trasparente: in frigo si conserva qualche giorno e non si secca.
La pasta può essere colorata prima dell'uso con le normali tempere, mettendo il colore nell'impasto. Scegliete tempere atossiche o a base naturale o usate coloranti commestibili.
E via a giocare!!
Una volta modellata va fatta asciugare: di solito si mette nel forno ventilato a bassa temperatura (in media a 50°) per diverse ore, oppure, d'inverno, potete metterla vicino al calorifero (soluzione più pratica).
Se usate la pasta bianca, dovete colorare l'oggetto con gli acquerelli e poi fare un'altra asciugatura.

Se per caso avete piccoli Michelangelo, è bene dare lunga vita alle loro opere.
Per conservare gli oggetti fatti è bene finirli con il flating (spray è più comodo) o qualsiasi altro prodotto protettivo: servirà a dare un effetto lucido (se usate il flating lucido) ma soprattutto a proteggere gli oggetti dall'umidità. Niente cellophane (ammuffiscono). 
Se niente di immortale sarà uscito da quelle manine, pazienza. Sarà stato comunque divertente.