Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

venerdì 17 febbraio 2017

Un gioco che ci piace

Cig piacciono le fiabe della buonanotte.
Non credo sia particolarmente interessato alla trama in sé, quanto piuttosto a prender tempo, a non dormire subito, a tenermi lì, mano nella mano ancora un po’.
Gli piacciono i personaggi, questo sì. Di loro mi chiede tutto, dal colore dei capelli, all’età, passando per l’indirizzo di casa e se hanno molti amici oppure no.
Considerato che le storie le invento lì per lì, la fatica di ricordarmi la sera dopo quanti anni ha, per esempio, Lilla la balena non è cosa da poco. Per me dico, che ho quel tipo di memoria che trattiene in headline le info vitali, tipo dove abito e come mi chiamo, e il resto lo rende fluido, scorrevolissimo.
Comunque. Inventiamo storie. Un gioco bellissimo.
Fino a poco tempo fa le inventavo io e le cose andavano come andavano.
Adesso che Cig è più grande e si beve meno le minchiate che invento, le inventiamo insieme. Condividiamo stupidaggini, memoria e tante, tante parole.
A volte le nostre storie sono spin-off di libri veri, di storie inventate da gente che ne sa. Tipo inventare una favola tutta dedicata alla volpe del Piccolo Principe o cosa faceva la famiglia di Gulliver, mentre lui si divertiva con i lillipuziani. 
Più spesso chiedo a Cig di dirmi 3 parole e su quelle costruiamo la nostra storia.
Lui si occupa del canovaccio, io sviluppo la narrazione e do un nome ai personaggi. Il suo è il lavoro creativo, il mio quello tecnico.
Lui quindi va a briglia sciolta, io mi son trovata a dover far nuotare Lilla la balena e Ugo lo squalo nella coca-cola.
“Quindi mamma Lilla e Ugo sono piccoli e entrano nella bottiglia?”
Uhmmm, no. Tolgono il tappo alle navi che trasportano coca cola”
“ E poi?” e poi passiamo una mezzoretta così, tra il mare che diventa appiccicoso e pesci con la cannuccia.
Giocare con le parole è un esercizio importante. Non solo per crescere persone in grado di articolare frasi corrette e possibilmente sensate, ma anche per dare voce alla fantasia, magari comunicare in fiaba messaggi importanti (la favola del bimbo ordinato che diventa un supereroe invincibile, per intenderci) e ragionare insieme sui fatti della vita. Cercare insieme le parole allena a dire le cose. 
Che sembra scontato, invece è una ricchezza in questi tempi da tastiera.
Parlarsi, poi, in qualunque forma, è una coccola. Le parole fanno ridere, danno carezze, sono magiche, curano. La varicella c’è passata in un soffio insieme a Bollicino e la Strega Varicella, davvero J

Ci raccontate l'ultima favola che avete inventato? 

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