Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

lunedì 18 marzo 2013

Io vado da solo.

www.tigri.ch, l'immagine viene da lì :)
Sabato sembrava primavera.
Sole splendente, temperatura piacevole, una luce nuova, aria che ricordava il profumo dei fiori.
Finalmente il pomeriggio giusto da passare al parco.
Pur abitando alle porte di Milano, che detto così ti da l'impressione di un pianerottolo qualunque, anche un po' buio, abbiamo la fortuna di stare in una zona molto verde, piena di giardini e parchi.
E' un posto a misura di bimbo: scuole vicine, centri sportivi che organizzano corsi anche per i più piccoli e parchi dove correre, rotolarsi nell'erba, incontrare le papere, far conoscenza con altri bambini (e le conseguenti mamme, che non sempre, a dire il vero...vabbè).
Se un adulto volesse uscire la sera, oltre al cinemino vecchio stile (e per questo così rassicurante) non troverebbe molto di più, ma per i bimbi è davvero un buon posto.
Tanto che non è raro incontrare gruppetti di bimbi da soli, che si spostano da un parco all'altro, che tornano a casa dalla lezione di tennis o calcio, che se se ne vanno a zonzo senza troppi pensieri.
Ecco, io questo lo trovo rassicurante.
Ne parlavo con la mia vicina di casa sabato pomeriggio, al parco, appunto.
Lei ha una bimba dell'età di Cigolino e ogni tanto si esce insieme, a far giocare i bimbi e quattro chiacchiere.
In quei discorsi sconclusionati da mamma, si parlava già di elementari. Che per dove abitiamo ora sono praticamente sotto casa. C'è una strada da attraversare, due passi nel giardino e si è al cancello di scuola. Potrei seguire Cigolino dalla finestra di cucina, praticamente per tutto il tragitto.
Per cui, io dicevo che alle elementari sarà bellissimo perchè potrà andare e tornare da solo da scuola. Lo dicevo convinta, adducendo a supporto la mia convinzione che coltivare l'indipendenza è qualcosa di altamente desiderabile.
Lei non era tanto d'accordo, credo più per carattere.
Come spesso mi capita in questi frangenti, va a finire che io mi sento quella sbagliata. Quella che sottovaluta, superficiale, spericolata.
Però io alle elementari a casa ci tornavo da sola e la mia scuola non era affatto sottocasa. Avevo una strada lunga da fare, ma la facevo con i compagni di scuola, si giocava e si scherzava per tutto il tempo. Rientrare allora era un'avventura, era confidare i segreti all'amica, era pensare a chissà cosa ha preparato mamma per pranzo.
Vero.
Altri tempi e altra città, meno traffico e non è che sentissi spesso di bimbi che svanivano nel nulla o di molestie. Sembra davvero un altro mondo, a guardarlo adesso.
Di solito è proprio così che si liquida il tema: sai, erano altri tempi. Adesso non si può proprio più.
Neanche a farlo apposta, ieri ho letto questo articolo, sul Corriere Salute.
Una recente ricerca ha evidenziato come in Italia, a differenza degli altri Paesi europei, la percentuale di bambini che va da solo a scuola è sia davvero molto bassa. I bambini si muovono solo accompagnati, a quanto pare. Questo impatta negativamente sullo sviluppo e sul benessere psicofisico del bambino che, appunto, cresce poco in autonomia e senso di responsabilità.
Insomma, la presenza costante dei genitori è certamente un plus nella sicurezza e incolumità dei pargoli, ma un po' le ali le tarpiamo e questo non è positivo.
Voi cosa ne pensate?
Da voi è possibile dare un minimo di libertà a bambini in età scolare?
Ma soprattutto, cosa vi servirebbe per sentirvi più tranquilli?

2 commenti:

  1. A dire il vero ho sempre visto la questione in altri termini. Anche io andavo a scuola da sola alle elementari. Prendevo persino il bus e mi sono divertita molto. Tuttavia vorrei accompagnare ed andare a prendere Anna, non perchè abbia particolarmente paura dei pericoli, ma per un discorso di tipo affettivo. Io ho patito la "mancanza" dei miei genitori. Ricordo una sensazione di spaesamento qualche volta, di assenza e mancanza. Ricordo i sorrisi felici delle mamme che aspettavano gli altri bambini. E ora vedo la felicità negli occhi di Anna quando vado a prenderla all'asilo. Non credo che tra due o tre anni quella gioia sarà diversa. E' un momento nostro: ti porto in un bel posto, dove giochi impari e sei felice e ti vengo a prendere ogni giorno per riportarti nel nido dove hai la tranquillità e la sicurezza che ti danno una nuova carica ogni giorno. Naturalmente la mia è solo un'opinione, non un giudizio su chi ritiene di fare in maniera diversa. Oltretutto un' opinione che nasce da un'esperienza personale. Credo che alla fine tutto sia relativo anche alle situazioni di fatto e conta molto il bambino e la capacità dei genitori di intuire la sua forza e la sua voglia di autonomia. LISBET

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  2. In linea di principio io sarei d'accordo. Compatibilmente con tutte le questioni logistiche del caso. Temo però che in Italia ci siano problemi strutturali, tipo che, mi dicono, i bimbi piccoli non li fanno uscire da scuola fino a che non arriva un familiare a prenderli. C'è poi la questione traffico &co: vivendo in una realtà in cui mediamente il controllo sociale è bassissimo, in cui ognuno pensa ai figli suoi ma sarebbe abbastanza pronto a stirare quelli altrui sui passaggi pedonali....beh. Ho notevoli perplessità che al momento la cosa sia fattibile. Domani, chissà!

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