Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

martedì 15 maggio 2012

Magico papà

Stavo passeggiando nel web in cerca di non so cosa e ho trovato diverse pagine dedicate ai bambini, anche piccolissimi, troppo attaccati alla mamma.
Bambini che piangono ad ogni minima separazione (vado in un'altra stanza), che fanno capricci infiniti quando la mamma rientra dal lavoro per riavere tutta l'attenzione, che stentano a trovare una propria indipendenza perchè vogliono stare sempre in braccio. Tutto dipende, leggevo, dall'immagine che il bambino si è fatto della mamma e sarà più attaccato a una mamma ansiosa e incostante proprio perchè non è riuscito a crearsi una figura di riferimento stabile.
Oh. Ecco.
Io al massimo ho il problema contrario.
Stamattina, angelica come un batter d'ali, sono andata a prendere Cigolino nel suo letto, appena sveglio, dopo una notte post-vaccino di 12 ore filate di sonno (effetti benefici della vaccinazione). Mi sento tutta amorevole, lo prendo, mi guarda stropicciandosi gli occhi e: papà?
Ma come papà? Ma non è mamma la parola migliore da dire, soprattutto la prima della giornata? E ha continuato a sillabare papà, con le sue variazioni in babà e dadà, finchè non l'ho recapitato all'oggetto dei suoi desideri. Sono stati sorrisi, abbracci, effusioni.
Non è un caso. Cigolino stravede per il suo papà, con me è più contenuto.
Ora. A me sta bene, non ho la gelosia della mamma. Però mi domando inevitabilmente che tipo di immagine di me si sia fatto. Sono poco affettuosa, empatica, simpatica? Troppo normativa (assolutamente no, ma chissà lui che ne pensa), distratta, pensierosa? Ho ripreso la mia navigazione in cerca di conforto e spiegazione.
Pare che il papà sia più emozionante della mamma. Che se sei lì a cercare consolazione non è proprio quello che vorresti sentire, ma tant'è.
I papà sanno con più facilità tornare bambini - potremmo sprecare battutacce sulla capacità inversa, cioè di essere adulti, ma sono discussioni abusate ultimamente - sanno ingaggiare giochi più fisici e coinvolgenti, sanno lasciare al pargolo l'emozione della scoperta, mentre la mamma è più incline a spiegare, gioca in modo più razionale (leggi: noioso) e, pare, troppo basato sulle parole.
Il papà porta nel gioco del bambino magia, eccentricità ed emozione. Capito?
Secondo alcuni studi poi, sono proprio diversi i fattori che determinano l'attaccamento al papà. Se per la mamma sono sensibilità, accoglienza, calorosità e comprensione, per i papà sembrano prevalere cose come il tempo che si passa insieme e le interazioni che ne conseguono: più tempo si passa insieme più interazioni intense ci sono; più interazioni ci sono e più tempo si passa insieme. Una cosa così, insomma.
Alla fine ho capito che le due relazioni, mamma-figlio/padre-figlio sono semplicemente diverse e non paragonabili. Ho voluto capire così, onestamente.
Leggendo, ho trovato anche spunti interessanti di riflessione. La mamma è la responsabile dello sviluppo emotivo del bambino, nella psicologia fin qui. Adesso che le mamme lavorano e lo fanno anche con bimbi piccolissimi, questa responsabilità passerà ai padri, che passano più tempo, rispetto al passato, con i propri figli? Che impatto avrà il papà sugli adulti degli anni a venire?
Beh se la magia è il suo tratto, nella mente di un bambino, sinceramente posso immaginare solo cose positive.