Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

giovedì 19 settembre 2013

Parole parole parole

Siamo alle prese con le parole.
Tante, che arrivano in ordine sparso, con pronunce creative, frasi sempre più lunghe, spiegazioni fantasiose.
Cigolino ha i suoi tempi, come per il camminare.
Mettiamoci anche che santa Ofelia tata gli parla in spagnolo, per cui si sta organizzando due lingue, due pronunce, un sacco di parole che si sovrappongono tra loro.
Però ci capiamo.
Poi Cigolino è bravissimo con le parole onomatopeiche inventate, per cui se la parola gli manca, sopperisce all'istante con il rumore corrispondente.
Noi, in casa, si parla come i fumetti, in trame avvincenti di Puumm, gnam gnam, brum brum.
Ci sono poi le scoperte del giorno.
Ieri è stata la volta di : bleah, schifo! Pronunciato con corretto disgusto, agitarsi di manine o lo sguardo di chi ha appena visto qualcosa di veramente schifoso. Le doti mimiche dei bambini sono notevoli, e quindi, se proprio dovesse sfuggire ciò che stanno dicendo, la faccia dice tutto.
La cosa è che una parola, o un'espressione, appena imparata è bello ripeterla a ogni occasione. Così ieri il bleah schifo se l'è beccato ogni persona che abbiamo incrociato tornando a casa. Chi rideva, chi tirava dritto, chi non capiva, chi faceva finta. Io, lo sguardo fisso in un punto lontano del viale per evitare gli sguardi altrui. Temo il momento in cui non sarà una frase da ripetere, ma proprio un commento non filtrato che uscirà da quella boccuccia di bimbo.
Perchè lui parla, ci prova sempre. Se proprio non ha niente da dire saluta con sonori Ciaooooo, quando entriamo nei negozi, per esempio.
C'è però una parola che pronuncia alla perfezione, che dice a proposito, che usa esattamente come va usata.
No no, non è papà e neppure mamma.
La sua parola è: CACCHIO!
Detta benissimo, in momenti in cui lo direi anch'io al posto suo.
La parola non viene da noi, per questo la prima volta pensavamo fosse la storpiatura di  qualcos'altro, visto che lui predilige l'uso della C.

Breve dizionario Cigolino-Italiano:
Cacnia=macchina
Cacnina=macchinina;
Cucco=succo di frutta;
cappe=scarpe;
cuoco= fuoco;
cacchio=cacchio.

Gli abbiamo spiegato che non è una bella parola, meglio non dirla.
Raggiungendo lo strabiliante risultato di sentirgliela ripetere sempre, ridendo come un matto, solo per il gusto di.
Al momento, forse, meglio lasciar correre, non dare peso. Magari si stufa, va a sapere.
Tra l'altro ci viene da ridere ogni volta, cosa che possiamo fare di nascosto, mica lo prenda come incoraggiamento. Quindi a ogni cacchio lanciato così, uno di noi si eclissa girandosi di spalle e ridacchiando tra sè e sè, mentre l'altro mantiene viso imperturbabile di genitore severo che cerca di trasmettere disapprovazione, senza tuttavia ledere l'autostima, nè bloccare l'atto creativo del fanciullo, che esplorando nuove parole va significando di sè nel mondo e attestando la sua presenza e la sua capacità di interagire con la cacnina che non funziona :D
Che abbia scelto Cacchio per significarsi nel mondo, incrina un pochino il nostro orgoglio genitoriale, ma questa è un'altra storia.





1 commento:

  1. Ah, ma che bello che cresce bilingue!!! Non mi ricordavo. Con lo spagnolo, poi, sarà fighissimo ;-) (E cosa non darei per fare cambio...)

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