Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.

mercoledì 2 maggio 2018

Amiche over 45: cosa cambia

Esiste un limite immaginario, io l'ho messo a 45 anni.
Da qui in poi qualcosa cambia tra amiche, cose impecettibili, ma di portata epocale.
Se i figli hanno iniziato la scuola, è quindi tramontato definitivamente il periodo di monitoraggio nuove conquiste/competenze/cose strabilianti, pian piano scompiano dall'orizzonte di conversazione. Il che è un bene, apre potenzialmente il ritorno agli argomenti "di prima".
Niente, però, è uguale a quel prima, soprattutto l'età.
La crescita della prole delle mamme over 40 si è portata via, come un'inondazione, lo shopping compulsivo, l'estitista, il ci vediamo per l'aperitivo, il salone del mobile e perfino la settimana della moda. Splash.
Si ha più tempo per incontrarsi, ma è meno importante il dove, il come e il quando diventa molto creativo: potrebbe essere una domenica mattina, una pausa pranzo al volo, un vediamoci per la spesa e intanto chiacchieriamo un po', una cena, ma non facciamo tardi che altrimenti domani sto da incubo. Cose forti insomma, che la nonna al confronto diventa un'icona della movida locale.
Fosse solo questo, pazienza.
C'è un momento, dopo i 45 e più vicini ai 50, che l'argomento è la menopausa. Sintomi, disturbi, impatti sull'umore e soprattutto l'incredibile trasformazione corporea.
Concordiamo tutte che non siamo più noi: la pancetta, il fiancotto, le caviglione, il giramento di testa e di palle che sono conseguenza delle suddette trasformazioni. C'è la variante con vampate e quella emicrania; il modello tristezza e quello isteria; il calo del desiderio o il picco dello stesso. Ognuna ha una storia diversa e interessante, mai banale, su questo passaggio. Su una cosa ci troviamo d'accordo: cosa serve che duri anni e cosa serve trasformarsi, pare temporaneamente, in un parallelepipedo. Ci sono varie interpretazioni che le amiche over 45 amano sfoderare davanti a un mojito, una birretta gelata, un rosso corposo o un tea caldo, a seconda dell'orario. Il tea va per la maggiore, che fa brutto fare la spesa in stato di ebrezza.
La questione anni viene liquidata con un speriamo di no, la questione parallelepipedo invece ci sta parecchio a cuore.
Cambiamo forma e taglia, conseguentemente anche umore, apertura al resto del mondo, comprensione del prossimo se questo prossimo continua a portare la taglia 40.
La sindrome quadrangolo è la parte più pesante da sopportare e distorce non solo la percezione di noi nel presente, ma anche, e di più, quella di noi nel passato. Siamo state tutte modelle, tutte magrissime, tutte con una pelle di velluto e guarda adesso invece.
Non c'è consolazione, se non nel cibo. 
Ci scambiamo i vestiti così come si tramanda un'eredità: lascio a te la mia 42, perchè ora porto la 44-46. Fanne buon uso, finchè puoi, TVB.
E' una catena, nessuno deve restare senza un guardaroba adeguato e tutte noi sappiamo quanto doloroso possa essere comprare una taglia in più. Intorno ai 40 vi consiglio di assortire bene le amiche: ci deve essere quella più in carne di voi e quella più magra, solo così il lascito a catena sarà possibile.
Funziona molto meno con le scarpe, ma insomma, ognuna è bene che cerchi di stare nelle proprie, per non perdere l'orientamento.
La questione forma fisica influisce molto sulla psiche: improvvisamente ci vengono desideri mai avuti prima. Tipo vestire abitini romantici e leggeri, che poi sembriamo un tavolo habilleé; cedere senza un vero perchè ai leggins, cosa dall'esito non solo incerto, ma spesso anche drammatico; osare scollature con maglie che sembrano tende staccate dal loro bastone; tacchi a spillo e sembriamo una T-Rex a fine giornata. Le più sagge tra noi barattano volentieri il tacco con le sneakers e ne abbiamo scarpiere intere, ripiene, rutilanti di colori improbabili e francamente immettibili.
Tant'è, la fase parallelepipedo ognuno l'affronta come può, non c'è un cazzo da ridere, quindi con molta serietà e l'umore che è quello che è.
Sono piccole cose, ma capite bene che spostano di parecchio gli equilibri. 
Sarebbe opportuno, tra amiche, inziare tutte insieme questo periodo di transizione verso l'ignoto e il resto della nostra vita. Non va affatto bene che una non cambi taglia, che non abbia le stesse nostre rughe, in quantità e profondità, le nostre stesse paturnie, gli sguardi cougar che ci salgono agli occhi come vampate, senza preavviso. L'amica giovane serve per lo più a trattenerci da slanci un po' troppo audaci: andiamo a ballare, facciamo un week end a Ibiza, quest'anno Grecia tutte insieme? L'amica (più) giovane ci rimette al nostro posto, manco fosse il grillo parlante di Pinocchio. Odiosa, ma necessaria, è la riprova che la saggezza non va di pari passo con l'età.
In questa fase della vita diminuisce anche il livello di condivisione con le amiche. Mai racconteremo che accompagnando il nostro bambino al parco ci hanno chiesto se siamo la nonna; mai confesseremo che ci cedono il posto in metropolitana e che i nuovi, giovani, colleghi ci danno del lei. Queste sono sofferenze che ognuna vive in perfetta solitudine, con un pudore che mai abbiamo avuto, su nessuna cosa. Sappiamo che succede anche alle altre, ma parlarne richiederebbe una serenità che in questo momento è lontanissima da noi.
Proprio la mancanza di serenità ci porta a esplorare ipotesi irreali: cambio lavoro, cambio città, cambio look (ahimè), cambio disposizione dei mobili, nome, make-up, dieta, religione, tutto. Avremmo il know how per cambiare tutto e abbiamo l'età in cui ci dicono che non si può fare più, sorry. 
Poi dici si è più scontrose, vedi un po'.
Con le amiche si parla molto più di idee che di progetti, ci sale anche la vena artistica e immaginiamo vecchiaie vagamente bohemien, con tanti gatti, fiori, nipoti, amanti, pomeriggi di vodka e burraco.
Nell'attesa ci facciamo almeno un tatuaggio: chi il disegno fatto dal figlio all'asilo; chi una frase motivazionale, una data, un nome. Torneranno utilissimi in caso Alzheimer, dovremmo sdognare anche il tatoo n.di cellulare; indirizzo di casa; ciao, io mi chiamo ... Meglio essere previdenti.
Ci diciamo spesso che abbiamo ancora almeno vent'anni di lavoro davanti a noi e ci spaventa da matti, soprattutto pensare che potrebbero essere tutti da parallelepipedo.
La cosa buona è che con questi nuovi problemi da affrontare, ti importa zero della prova costume. 
Non è poco, no?