Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Mi avevano detto che dopo i 40 è follia.
Quello che non dicevo io era che non avevo tutta questa intenzione di riprodurmi.
E niente, poi è andata che mi sono ritrovata a scrivere un blog per mamme, con un occhio di riguardo alle over 40.
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mercoledì 24 maggio 2017

6 passi di facilità

Vi capita mai di avere la netta sensazione che un po’ tutto vi stia sfuggendo di mano?
Il lavoro vi travolge, la famiglia vi sommerge e tutto il resto vi rincorre.
Solitamente in questo periodo dell’anno io mi sento così, è una cosa tipica da primavera inoltrata per me, quando l’estate è praticamente qui, ma le vacanze proprio no.
Quest’anno poi mi sento sul ciglio della fine del mondo, costantemente in bilico, che signora mia alla mia età non fa davvero bene.
Comunque sia, ragionavo ultimamente sul fatto che se Cig e i seienni modificano il passo nei cambiamenti, sono le mamme a cambiare più velocemente, rischiando di perdere l’orientamento.
Per evitare di perdersi nella selva oscura, di incrociare caronte, finire nel girone delle mamme dannate, bisogna correre ai ripari.
Ho quindi ideato un corso velocissimo di remise en forme, molto più efficace di qualunque dieta prova costume, della mindfulness e cose così.
Si chiama 6 passi di facilità, 6 punti felicissimi per uscire dal caos, soprattutto da quello emotivo.
1- Imponetevi di avere un’ora al giorno (minimo) tutta per voi. Non importa a quale orario, ma che sia tutta vostra e che sia tutti i giorni. Se vi sembra impossibile, avete ragione. Considerate però che alzarsi prima la mattina, per esempio, vi da un grandissimo vantaggio. 
2- Ripristinate la routine per i bambini. Ricordate come eravamo bravissime nel loro primo anno di vita? Ogni cosa aveva un orario e un tempo, più o meno insomma. La routine ci ha salvato la vita, ci ha permesso di dormire e perfino di fare la doccia. Poi i bambini crescono, le abitudini cambiano, un po’ ci stufiamo ed è un attimo ritrovarsi nel caos. Un recente studio ha evidenziato che mettere a dormire i bambini presto ha grandi benefici per loro e per i genitori, per esempio. Nanna alle 21 sarà dunque il nuovo mantra. Se non riuscite proprio a mettere a letto loro, andate a dormire voi a quell’ora
3- Avete un hobby, una passione che avete tralasciato perché il lavoro, gli impegni, la famiglia e la lavatrice? Riconquistate ciò che vi piace. Ogni cosa può aspettare, tranne ciò che ci fa felici.
4- Muovetevi, per il solo gusto di farlo. Non è quindi la corsa verso l’ufficio, lo slalom al supermercato e neppure la lapdance intorno al tubo dell’aspirapolvere. E’ muoversi nel ritmo che amate, che sia runningswimmingwalkingcazzegging, l’importante è muoversi, anche, e soprattutto, mentalmente.
5- Non rinunciate. All’uscita con le amiche, allo sport, allo shopping, alla manicure e a tutta la santa pace di cui sentite il bisogno. 
6- Una nuova abitudine, che via piaccia tanto, ogni mese. Provate, cambiate, sperimentate. Ogni novità ha bisogno di circa 30 giorni per diventare abitudine. Una cosa nuova al mese sarà la nostra stairway to heaven.
Funziona, credetemi. 
Non è neanche necessario seguire un ordine preciso e si può attivare un punto alla volta o tutti insieme. O aggiungerne di nuovi (che poi mi dite eh)

mercoledì 10 maggio 2017

Reinventarsi

Una delle parole che ho sentito più spesso associare alla mammitàè: reinventarsi.
Seconda, forse, solo a nonsaràpiùcomeprima, che sì è una parola unica perché viene sibilata in un solo sospiro.
Reinventarsi.
Una vita, un giro vita, una vita di coppia, un mestiere.
Sulle prime tre non c’è niente da fare, necessitano abnegazione, motivazione, profondo spirito di sacrificio (miriferisco in particolare al giro vita). Cose impossibili nei primi anni di vita dei pargoli, e so che molte hanno optato per un incrocio di dita, un giorno per giorno al grido selvaggio di only the brave.
Sul mestiere si può fare molto, dicono. Lo dicono davvero in molti, per cui deve essere vero. 
In questo caso sarei assolutamente disposta al’abnegazione, sacrificio e perfino concentrazione e dedizione, se solo capissi bene ciò che dicono, se solo avessi il tempo di decidere cosa voglio fare da grande, di sviluppare un progetto, di renderlo sostenibile e redditizio nel tempo, di pianificare, di studiare, evolvere, decidere. Perché il reinventarsi richiede (anche) tutto ciò. C’è chi ci riesce in un amen e/o un colpo di fortuna, chi impiega un po’ di più, chi naviga in altomare per anni, senza mai toccare terra.
Prima di decidere in che cosa evolveremo, tipo un pokemoninsomma, sarebbe utilissimo studiare a fondo la storia di chi ce l’ha fatta. Voglio dire fatta fatta, che tradotto in termini prosaici vuol significa chi ha intrapreso un’attività che produce il reddito necessario e sufficiente al proprio mantenimento e a quello della famiglia; significa che hai trovato il work life balance e anche il santo graal e non torneresti mai al tuo prima. 
E’ qui che re-inventarsi perde la sua forza, mi sembra un termineinadeguato, troppo fantasioso e poco rappresentativo. Non si decide mica di scrivere una nuova favola, si decidono le proprie sorti.
Mi serve un verbo più forte e concreto, che dica al mondo, soprattutto a quello del lavoro, che ho deciso di fare così perché non ho trovato lo spazio adeguato, non ho trovato stimoli, contenuti e tempo nel dov’ero prima. E ho fatto meglio, molto meglio, di quanto mi veniva offerto.
Che verbo usiamo?

venerdì 21 aprile 2017

Mamme: il modello AP e quello SI

Sono in treno.
Dietro di me è seduta la mamma ansia e perfezione.
Non ne ho mai vista una libera in natura, sono quasi emozionata.
Si accompagna alla sua bimba di circa 8 anni, che, al contrario di lei, è simpatica, scompaginata e ride tanto. Si fa ridere da sola, la bimba e cerca di far ridere ansia e perfezione, ma con poco successo.
Mamma AP fa fare i compiti in treno ai propri pargoli, per guadagnare tempo vacanza, ci tiene a precisare.
Verifica ogni cosa e improvvisa una breve lezione di dizione, mentre la bimba legge come legge una bimba della sua età, cioè distraendosi ogni istante e saltando la punteggiatura.
Si innervosisce AP facilmente, Basta non eseguire esattamente ciò che ha appena detto per suscitare un'increspatura di disappunto sul fondotinta perfetto, una virata in acido, appena udibile, nella voce altrimenti perfettamente impostata.
Mamma AP è vestita in modo impeccabile, oggi ha scelto lo stile "viaggio in treno": per le più corrisponde al momento sbrago, per lei è il momento ideale per indossare i jeans nuovi, quelli dal taglio palazzo ultima moda; la maglia righe, le sneakers giuste, la Savemybag portata a caso, ma nel colore iconico. Ha la piega perfetta, il trucco perfetto e quasi invisibile.
La bimba si alza e passeggia per il vagone.
"Immediatamente al tuo posto" sibila AP "che dai fastidio, puoi cadere, farti male e comunque si sta seduti"
La bambina lascia cadere una goccia di succo
"Non ti ho portato 400mila pantaloni di ricambio, vedi di restare in ordine e pulita" puntualizza AP e io so che lei ha per sè tutti i cambi abbinati, necessari, intelligenti per viaggiare leggera, ma senza tralasciare nulla.
La bimba chiede cose a caso, lei risponde che neppure wikipedia, la voce appena incrinata nel compiacimento del proprio quante ne so. Usa il numero di parole giusto, i termini corretti, l'intonazione è da audiolibro didattico. La bimba tace e ascolta, o magari tace e pensa a tutt'altro, io almeno farei così al suo posto.
Tutta è incantato, nel sedile dietro il mio. Compiti fatti, inglese corretto, pantaloni puliti.
La mamma AP si informa perfino su cosa contengano i sacchettini snack che ci distribuiscono in treno, valuta se è il caso o meno di concedere una crostatina di dubbia qualità alla sua bimba, opta per acqua naturale, spiegando al barista itinerante e sovrappeso quanto importante sia curare l'alimentazione fin da piccoli.
Lei, ovviamente, è magra.

Davanti a me c'è una mamma, di quelle come noi, strapelata e imperfetta, la classica mamma SI, insomma.Ha l'aria stanca e lo sa che questo Milano -Napoli metterà a dura prova la sua pazienza e la scuoterà nel profondo della sua mammità, Lo so che sta pensando cosa sarebbe se lei scendesse a Roma, facendo finta di niente o perchè mai, alla fine, ha detto davvero sì a questo viaggio, da sola, con un treenne motoperpetuo-nonstozitto-nondormo.
Guarda lontano, sospira a tratti, ma non smette un momento di giocare con il treenne che ride e ride e l'abbraccia forte forte.
Dal sedile di dietro arriva il silenzio della perfezione, l'immobilità dell'ansia.
Qui davanti c'è il finimondo dell'amore senza regole e tanta, tantissima pazienza (nostra).




venerdì 17 febbraio 2017

Un gioco che ci piace

Cig piacciono le fiabe della buonanotte.
Non credo sia particolarmente interessato alla trama in sé, quanto piuttosto a prender tempo, a non dormire subito, a tenermi lì, mano nella mano ancora un po’.
Gli piacciono i personaggi, questo sì. Di loro mi chiede tutto, dal colore dei capelli, all’età, passando per l’indirizzo di casa e se hanno molti amici oppure no.
Considerato che le storie le invento lì per lì, la fatica di ricordarmi la sera dopo quanti anni ha, per esempio, Lilla la balena non è cosa da poco. Per me dico, che ho quel tipo di memoria che trattiene in headline le info vitali, tipo dove abito e come mi chiamo, e il resto lo rende fluido, scorrevolissimo.
Comunque. Inventiamo storie. Un gioco bellissimo.
Fino a poco tempo fa le inventavo io e le cose andavano come andavano.
Adesso che Cig è più grande e si beve meno le minchiate che invento, le inventiamo insieme. Condividiamo stupidaggini, memoria e tante, tante parole.
A volte le nostre storie sono spin-off di libri veri, di storie inventate da gente che ne sa. Tipo inventare una favola tutta dedicata alla volpe del Piccolo Principe o cosa faceva la famiglia di Gulliver, mentre lui si divertiva con i lillipuziani. 
Più spesso chiedo a Cig di dirmi 3 parole e su quelle costruiamo la nostra storia.
Lui si occupa del canovaccio, io sviluppo la narrazione e do un nome ai personaggi. Il suo è il lavoro creativo, il mio quello tecnico.
Lui quindi va a briglia sciolta, io mi son trovata a dover far nuotare Lilla la balena e Ugo lo squalo nella coca-cola.
“Quindi mamma Lilla e Ugo sono piccoli e entrano nella bottiglia?”
Uhmmm, no. Tolgono il tappo alle navi che trasportano coca cola”
“ E poi?” e poi passiamo una mezzoretta così, tra il mare che diventa appiccicoso e pesci con la cannuccia.
Giocare con le parole è un esercizio importante. Non solo per crescere persone in grado di articolare frasi corrette e possibilmente sensate, ma anche per dare voce alla fantasia, magari comunicare in fiaba messaggi importanti (la favola del bimbo ordinato che diventa un supereroe invincibile, per intenderci) e ragionare insieme sui fatti della vita. Cercare insieme le parole allena a dire le cose. 
Che sembra scontato, invece è una ricchezza in questi tempi da tastiera.
Parlarsi, poi, in qualunque forma, è una coccola. Le parole fanno ridere, danno carezze, sono magiche, curano. La varicella c’è passata in un soffio insieme a Bollicino e la Strega Varicella, davvero J

Ci raccontate l'ultima favola che avete inventato? 

mercoledì 8 febbraio 2017

Ti dimentichi mai di essere mamma?

C’è una cosa che le mamme non dicono volentieri, anzi tendenzialmente non dicono proprio.
Si dimenticano di essere mamme.
Magari solo per un momento, forse quando sono molto molto concentrate o particolarmente stanche. Capita però di dimenticarsi.
Non ci si fa troppo caso, direi che non ce ne accorgiamo neppure, per questo poi non se ne parla, non lo sappiamo.
Me ne sono resa conto qualche sera fa. Cig dormiva da un’oretta, GF non c’era.
Ero a casa da sola. Questo ho pensato: sono a casa da sola. 
Io amo molto essere a casa da sola e non aver niente di particolare da fare. Cioè, non vale quando loro vanno a fare la spesa mentre io riordino casa. Quella è suddivisione dei compiti.
Casa da sola da un senso tutto diverso di libertà e possibilità, è il momento perfetto in cui ti senti addosso ancora la vita come la conoscevi tanto tempo fa, quando, appunto, non eri mamma.
Puoi immaginare di prendere la macchina e uscire; di prendere un bicchiere è versarci dentro che ne so, un Calvados che poi accompagni con il cioccolato, che poi ha bisogno di un biscotto; di leggere come se domani non dovessi alzarti presto; di metterti a provare tutti i vestiti per vedere come ti stanno.
Cose che puoi fare anche quando ti ricordi di essere mamma, certo, ma che hanno un gusto tutto diverso se per un momento ti dimentichi di esserlo. 
Ti dimentichi che di là c’è qualcuno che sta dormendo pacifico, grazie alle 12 favole che gli hai raccontato, ai 7 bicchieri d’acqua che gli hai portato, alla caccia ai mostri che avete fatto per esser certi di avere una camera sicura, ai 10 minuti di baci e abbracci come se fossimo tutti in procinto di partire per molto molto lontano.
Ogni tanto, soprattutto la sera, mi dimentico di Cig. E’ un momento. Di assoluta libertà, irresponsabilità e leggerezza. Un lampo che mi attraversa. Uno stato mentale brevissimo e intenso.
Quando me ne rendo conto non sto benissimo, è quasi uno stordimento. Che mamma si dimentica? Forse solo una attraversata da un lampo. O no? 😉



mercoledì 28 dicembre 2016

E per il 2017 vorrei .... anzi voglio :)

Natale passa, nonostante le pile non incluse e si sfilaccia anche l’anno.
Ne inizia uno nuovo, tra poco. 
Non so voi, ma quando ho un anno nuovo lo tratto un po’ come l’agenda appena comprata: un po’ mi emoziona, un po’ quella cosa che sia intonsa mi mette ansia. Ma io sono ansia, quindi non faccio testo.
Comunque. Anno nuovo vita nuova. Mi piacerebbe davvero fosse così, che ogni anno ci fosse una piccola, ma anche grande eh, svolta di quelle che ti fanno partire per un nuovo viaggio. Ritrovarmi altrove al prossimodicembre, per ripartire di nuovo.
Sono giorni di bilanci. Sono positiva e mi dico sempre che è andato tutto bene, ma qualche sassolino nella scarpa resta e i sassolini più vecchi cominciano a dare davvero fastidio.
Mi chiedevo tra un panettone e l’altro se adesso, dopo quasi 6 anni di Cig, può essere un buon momento per cambiare ciò che desidero cambiare. Perché se mamma cambia qualcosa un po’ ne risente tutta la famiglia.
Per cui è importante che i compagni di viaggio sappiano come affrontare il momento. Che tradotto vuol dire: a quale età della prole una mamma può tornare a pensare a se stessa con maggior concentrazione?
Credo che la risposta giusta sia mai più, bella mia.
Quella di compromesso invece è: quando te la senti tu, mamma.
Ecco. Se il panettone (vegan) non mi ha onnubilato troppo, direi che il momento è proprio questo. Sono prontissima.
Ciò che di tutto cuore mi auguro per 2017 è un bel cambiamento, positivo, energetico, rivitalizzante. 
Tu, cosa ti auguri?

venerdì 16 dicembre 2016

I canditi

Considerato che è Natale è un attimo trovarsi a parlare di canditi.
Quelli del panettone o del pandolce genovese.
Quelli che adornano i vassoi di frutta secca.
Quelli della mostarda.
Quelli che prendono smog sulle bancarelle dei mercatini di Natale.
Ci fanno anche le pubblicità sull’importanza di avere o no i canditi nei dolci di Natale.
Che Natale sia un tantino candito salta agli occhi ed è a Natale che la popolazione si divide nettamente i due fazioni: i canditiani e gli scanditi.
Ai canditiani i canditi piacciono, punto.
Agli scanditi non è detto che i canditi non piacciano, ma di sicuro non piacciono dentro qualcos’altro. La scorzetta d’arancia ricoperta di cioccolato fondente, per esempio, è una cosa; la stessa scorzetta frantumata e messa a tradimento in un panettone è un’altra. Gli scanditi sono persone complicate.
E’ normale, dunque, di questi tempi, trovarsi a chiacchierare di canditi, che per dicembre soppiantano quasi in toto le conversazioni sul meteo.
Proprio chiacchierando del candito più e del candito meno con una canditiana che mi ha arrivata la domanda che nessuno mi aveva mai fatto.
“Uh, ma quindi anche tu adori i canditi è per questo che hai chiamato così il tuo blog, vero?”
Adori i canditi, a una scandita come me, suona malissimo. Ma male proprio e ho dovuto mettermi di impegno per non fare subito la faccia offesa.
“Scusa, ma allora perché Pensieri Canditi?”
Perché i canditi li tolgo sempre, li lascio sul piatto, li guardo, li trovo carini nei loro vari colori, ma per me sono qualcosa di assolutamente avulso da qualsiasi cibo in cui si possano trovare. I canditi sono una cosa a sé, un mondo a parte. Un po’ come il mondo su cui atterri con la maternità.
Quando ho pensato al titolo di questo blog, che volevo diverso, almeno un pochino, dai tanti blog mammeschi, ho pensato che le cose da scrivere qui sarebbero statcome i canditi: non li mangio senza pensarci, non li mischio con altri sapori, li voglio vedere nel piatto, osservarli a uno a uno, perché ogni candito, così come i pensieri, è diverso dall’altro.
E come i canditi, anche i pensieri, non è detto che mi piacciano ;)







mercoledì 14 dicembre 2016

Sono una mamma Grinch

Che mancano 10 giorni a Natale ve l’avranno già detto.
Di fare regali intelligenti, pure.
Che il calendario dell’avvento è più bello se è fatto da voi, con tutorial a supporto, non lo dico neanche. In questo caso mi sento solo di aggiungere che molti mentono. Un calendario dell’avvento se non è fatto più che bene è brutto, anche se frutto di un lampo creativo che neppure una stella cometa.
Poi vi avranno detto di essere più buoni, generosi, altruisti, che basta il pensiero purchè di boutique e ricordatevi di fare la lista dei buoni propositi che poi è un attimo che siamo a fine anno.
Di ricette per pranzi, cene, spuntini e merende ne trovate ovunque.
E’ temporaneamente sospesa la questione dieta, ma occhio che dal 7 gennaio si inizia quella della prova bikini.
Ogni anno di questi tempi gli argomenti scarseggiano.
O parli di Natale o cosa altro vuoi dire.
Di Natale però parlano tutti e arriviamo al 25 sfrantumaticome le palle dell’albero caduto grazie al gatto di casa.
Sono una mamma Grinch. Inutile girarci intorno.
L’albero di Natale ingombra.
Il presepe ad andar bene viene abbattuto dal gatto e Gesù Bambino passa gran parte del tempo sotto il divano.
Le luminarie sui balconi ricordano piccoli lunaparkabbandonati
I Babbo Natale che si arrampicano andrebbero denunciati per violazione di domicilio. O almeno appesi bene, che altrimenti sembra un Babbo appena impiccato e ti viene una tristezza che ciao.
Lo spirito del Natale lo preferisco alcolico, per reggere bene il tour de force.
Non voglio affrontare la questione pacchetti. Esistono ancora negozi che non fanno il pacchetto regalo e ti consegnano il kit fai da te. Se avessi il tempo di fare da me non userei la vostra carta, tanto per capirci, e comunque potreste essere molto più collaborativi, no?
Cosa volete che vi dica io sul Natale.
Ho pacchettini nascosti in ogni dove e non credo li ritroverò per  tempo. Magari salteranno fuori tra qualche anno, un po’ stropicciati.
Non ho un centrotavola.
Ho un centinaio di candele rosse. Le ricompro ogni anno e poi mi dimentico.
Ho Natali così, disastrati, leggermente disadattati.
Sono l’unica?




martedì 8 novembre 2016

Cosa non ti piace dell'essere mamma?

Io lo chiedo sempre, a ogni amica : “Cosa non ti piace proprio dell’essere mamma?” 
Perché è inutile girarci intorno, abbiamo tutte qualcosa che non ci piace, ma non sempre siamo disposte a dirlo.
In effetti la domanda richiederebbe una sola risposta :”fatti i fatti tuoi”, che è molto political correct.
Invece la risposta più frequente, non senza un secondo di occhi bassi è “Mi piace tutto, cosa puoi desiderare di più di questi cuccioli?”
A me cucciolo riferito a un bambino da fastidio, mi fa regalo di natale che scodinzola gioioso, non riesco mai ad associarlo a una persona. Come non riesco a vedermi tipo mamma gatta, per dire. La gatta è molto più brava di me.
La stessa domanda la rivolgo a me, ogni tanto e mi rispondo, guardandomi dritta nei miei occhi interiori.
Tra mancanza di saggezza e forte propensione all’improvvisazione, ci sono cose che non ho imparato ad amare, nel ruolo di mamma. 

La mancanza di tempo. Ho passioni lente, che richiedono tempo. Scrivere, per esempio. O fare lunghe, lunghissime passeggiate. Messe da parte entrambe. Momentaneamente, mi dico. Però non vedo la fine del momento. Punto quindi su periodi di insonnia, che aspetto come un dono, perché durante il giorno io lo spazio per le passioni lente non lo trovo proprio. In Insomnia I trust, la notte potrebbe essere la soluzione.

Parlare tanto. Spiegare sempre. Parlare semplificando non perdendo in esattezza, che se no chissà cosa gli insegno. Ogni tanto mi difendo dietro un laconico “non lo so, tesoro”, ma insomma a seminare troppi non lo so non credo che il raccolto possa essere buono.
Aspettare. Un tempo infinito. Per mettergli il pigiama, per lavare i denti, per uscire, per mangiare, per tornare a casa, per fare i compiti. Ogni cosa è dopo. Ma dopo io mi sono già trasformata in un tritapalles Rex e lo so che sono antipatica.

Fingere di morire ogni sera, sotto i colpi di spade, pistole, proiettili di gomma, lotte epiche. Muoio benissimo. Passo un sacco di tempo accasciata sul pavimento, in lente agonie. Però mica mi diverto, anzi un po’ mi dispiace abbandonare questo mondo e il minestrone sul fornello. Ogni tanto protesto e dico che la mamma, in quanto tale, è immortale. Ride.

Il non avere quasi più pensieri miei. Ogni azione, progetto, intenzione è plurale. Non è più possibile l’istinto, buttare tutto all’aria, rifare, cambiare, magari pericolosamente. Ok, si chiama responsabilità, ma il mio lato impulsivo e un po’ selvatico mi manca.

Il silenzio. Non c’è più.

Poi certo, ci sono quelle coccole, le risate, la meraviglia, lo stupore, l’energia, camminare per mano, la gioia, l’amore, le caramelle succhiate e lasciate in giro e tutto sembra avere un senso, anche morire ogni sera.
Sembra.
Cosa non ti piace proprio dell’essere mamma?




martedì 25 ottobre 2016

Di smartworking e febbre.

smartworking e febbre
Da quest'anno l'azienda in cui lavoro ha aderito allo smartworking.
Ciò significa che 4 giorni al mese si può lavorare da casa, evitando così traffico, tante ore fuori casa, self service affollati e generalmente scadenti,
Ci si può concedere la tuta, le infradito, il non truccarsi e varie derive così, che riscaldano il cuore e ti ricordano che in fondo non sei molto diversa da quella che, ere geologiche fa, stava in camera sua, in tenuta simile, a studiare e cazzeggiare.Ovvio che una poi lavora motivatissima, se pensa di avere ancora 18 anni :)
Ecco sì, i giorni, rari, in cui riesco a lavorare da casa, mi rivedo studente e in fondo mi sento ancora una ragazzina.
Per questo io amo lavorare da casa.

Se sono a casa da sola.

Perchè oggi, invece, c'è Cig a farmi compagnia.
Con la febbre.

Ora, bambino + febbre è una combinazione imprevedibile, è una X variabilissima e umorale.
Se ieri dava come risultato bambino angelico e coccoloso, per esempio, oggi la X corrisponde a lagna dura senza paura.
Ho smesso di contare i "mamma" a 1500, ma solo perchè circa un centinaio sono stati pronunciati mentre ero al telefono o stavo scrivendo quella mail che non permette distrazioni.
Ho preparato nell'ordine, naturalmente a richiesta (io che neppure ho allattato a richiesta, per dire):
pasta in bianco con tanto parmigiano, ma mamma no, non mi sento di mangiare;
pane e nutella, in cui il pane è variato in 3 diverse declinazioni, non incontrando però i suoi gusti;
frittata, dai mamma che la preparo io. Ma poi no, veramente non ce la faccio più a mangiare;
Stappato 4 succhi diversi
Profferto tisane magiche, biscotti salutari, mele salvifiche, ma niente.
Pazienza mangerà

Io credo di aver messo sù 3kg oggi, odio buttare via il cibo.

Ho scoperto di avere le orecchie indipendenti: una ascolta il telefono e aiuta il cervello a dare risposte sensate, l'altra raccoglie rantoli di febricciatola e varie lamentazioni, contemporaneamente, con lo stesso livello di attenzione e proattività.
Ho il superpotere dell'ubiquità. Posso essere in call con il cliente e fare le coccole; essere al computer e al tempo stesso misurare la febbre e approntare rimedi, inventando favole, tenendo sott'occhio quel file xls che non è davvero il mio pane.
Leggere Geronimo Stilton (naturalmente recitando i vari personaggi) e memorizzare un powerpoint; avere i cartoni animati in sottofondo e intrattenere una di quelle conversazioni telefoniche in cui devo essere serissima e autorevole.
Il multitasking come mai l'avevo conosciuto.
A pranzo abbiamo anche telefonato a GF per rassicurarlo sullo stato di salute
"Papà, si sto meglio, ma quando torni tu che stare con mamma è noiosissimo?"
La soddisfazione proprio.

Ogni bimbo ha il diritto di ammalarsi, ma in modo autonomo
Ogni bimbo ha il diritto di essere stufo al secondo giorno di fila di pioggia e di febbre, ma non può per questo torturare nessuno dei due genitori
Ogni bimbo con la febbre ha diritto di avere il divano e la tv tutta per sè o, in alternativa e non in offerta cumulabile, la mamma a sua disposizione.
Ogni bambino, può dire "che noia" massimo due volte al giorno e questo in salute o in malattia, nella buona e nella cattiva sorte. Inoltre il che noia deve essere generico e non indirizzato verso la mamma.

Comunque è andata, dai.
Lavorare da casa è una grande possibilità, soprattutto nella gestione delle piccole emergenze, tipo la febbre.

Però credetemi, quando si è casa da soli è molto, molto, molto meglio.






venerdì 21 ottobre 2016

Alla finestra, sperando di non cadere

Ci sono i periodi così, un po' interlocutori, in cui più che partecipare davvero stai alla finestra e cerchi di capire.
Mi sento affacciata alla finestra da quando Cig ha iniziato la scuola.
Le prime 3 settimane abbiamo dovuto affrontare l'ansia da ingresso, calmare pianti e incoraggiare almeno a varcare la soglia.
Superato questo primo, ma pesante, empasse, stiamo cercando ora di far scoccare la passione per il colorare. Colorare tutto, colorare bene, rispettare i margini e possibilmente riuscirci in un tempo inferiore all'era geologica.
La questione sembra semplice, ma per una mamma che non ha mai amato partcolarmente colorare, soprattutto per la questione dei margini, è difficile trasmettere non dico passione, ma almeno convinzione. Colorare mi piace adesso, ma da piccola, a scuola, era un tormento.
Rivendico in realtà il diritto dei disegni in bianco e nero, magari con qualche sbuffo di colore qua e là, tanto per vivacizzare.
Mettiamoci pure che in un suo momento così delicato e complesso ci metto del mio.
Sarà la pre-menopausa (la primapara tardona ha anche questo plus da non sottovalutare: affronta un suo proprio cambiamento profondo in piena infanzia del pargolo); sarà che sono sempre in viaggio, ma un minuto sono la fata turchina e un attimo dopo il lupo cattivo, in un'altalena emotiva che spiazza me, figuriamoci un 5emezzoenne alle prese con la prima elementare.
Insomma sto alla finestra, sbrracciandomi senza una ragione o guardando un orizzonte indefinito.
Opeterei per un silenzioso oblio, almeno per un po'.
Opzione non prevista, che io sappia, per le mamme.
E' un momento complesso come i cambi di stagione.
Un fuori sincrono totale tra energia a disposizione e quella richiesta.
Alla finestra, sì, sperando di non cadere.

Voi cosa fate per ricaricarvi e riprendere il passo giusto?

giovedì 22 settembre 2016

Miti, equinozi e #fertilityday

l'equinozio d'autunno coincide con la messa a riposo della Terra,
altro che giorno della Fertilità.
Avrei tantissima voglia di tornare sul Fertilityday che è proprio oggi.
Ho la tastiera che scalpita proprio, brontola e fuma come una pentola di fagioli.
Ma sarebbe troppo facile, sarebbe retorica.
Così vi racconto una storia, che ha a che fare con oggi, l'equinozio d'autunno.
La storia me l'ha fatta tornare in mente un'amica, anche lei un po' borbottona sul fertilityday, ma una borbottona colta, mica una che si scalda per immagini sbagliate, messaggi ambigui, metasignificati evidenti e agghiaccianti.
Mi ha fatto tornare in mente Persefone, che nell'equinozio d'autunno, oggi, tornava nel regno dei morti.
Andiamo con ordine.

Persefone (Persy per i più intimi) era figlia di Demetra e Zeus. Di Zeus già sapete, di Demetra è bene ricordare che era la dea della fertilità.
Persy era così carina da attirare le attenzioni dello zio, Ade, dio dell'oltretomba, che se la portò via ancora fanciulla e la sposò contro la sua volontà. Qui potremmo aprire lunghissime parentesi, ma chi sono io per giudicare gli dei, suvvia.
Demetra, cuore di mamma, non prese bene la cosa, anzi, cambiò proprio registro. Se prima era la dea che assicurava agli uomini anni interi di tempo soleggiato, acqua e fertilizzanti biodinamici in modo da far crescere messi abbondanti e non OGM, decise di manifestare il suo dolore con un inverno che sembrava non finire mai. Niente raccolti, niente frutta fresca che fa tanto bene alla salute, niente di niente, inverno freddo e terra sterile. Tiè a tutti, non venite a piangere da me che ho perso la mia Persy.
Zeus alzò gli occhi al cielo e non vide nessuno, chi volete ci fosse sopra di lui, e andò a negoziare con Demetra. Tanta stima Zeus, solo un dio è in grado di negoziare con una mamma furibonda.
"Demi - le disse pacato e senza neppure lanciare un fulmine - ascolta cara ..." ma prima che potesse finire Demetra gli lanciò contro un covone di fieno che lo mancò per poco.
"Demi tesoro, ascolta - riprese lui paziente - Ade è un gran mascalzone, anche da piccolo mi portava via tutti i miei fulmini preferiti e li andava a nascondere chissà dove nell'aldilà. Non lo doveva fare, sta cosa di Persy mi ha fatto andare giù di testa, che quasi abdico. Comunque. Perchè prendersela con quegli sfigati di uomini? Dai. Sù. Sono già messi male: hanno noi come divinità in vita e una volta morti vanno da Ade. Dai, anche una vita tutta in inverno no, è troppo"
"Tu non puoi dirmi niente - sibilò Demetra - non tu, con la famiglia che ti ritrovi. Io faccio come voglio"
Seguirono tafferugli, volarono parole grosse e per tutto il giorno l'Olimpo venne chiuso al traffico.
A sera però, forse entrambe esausti, trovarono un accordo.
Persefone sarebbe tornata a casa da mamma 6 mesi all'anno, per tutta la primavera e l'estate e sarebbe tornata da suo marito Ade in autuno inverno. Nei mesi di assenza di Persy, Demetra poteva rendere sterile la terra per farla poi rifiorire e fruttare a primavera.
E così andò.
Da allora l'equinozio d'autunno coincide con la messa a riposo della terra, che dorme, sterile e improduttiva, fino a primavera.
Il mito è stato poi intepretato da varie tradizioni, sono stati cambiati i nomi delle divinità per motivi di privacy, ma la sostanza resta la stessa: il passaggio di Persefone dalla mamma ad Ade simboleggia il passaggio dalla vita alla morte. In natura si traduce nel riposo della terra. Nella tradizione Wiccan, per citarne una che mi piace, è il tempo del riposo, della meditazione, del ringraziamento a Madre Terra per l'abbondanza concessa nelle stagioni precedenti.


Ora. Non è che al Ministero possano sapere tutto tutto, ma scegliere proprio il giorno in cui Demetra è di pessimo umore non mi sembra un grande auspicio per la fertilità.


martedì 20 settembre 2016

Tutto andrà bene

Che tutto sarebbe cambiato mi era perfettamente chiaro.
Più nebulosa era la questione del come sarebbe cambiato.
Adesso lo so.
Adesso so che è un momento davvero delicato.
Cig piange ogni mattina prima di entrare a scuola. Un pianto triste come un addio.
Cig ride la sera e parla a macchinetta, non la smette più e racconta che è stata una giornata più che buona, che hanno scritto sul quaderno, che è stato divertente.
Così io la mattina vado al lavoro con il cuore pesante e la sera vado a dormire tranquilla, sperando tanto tanto che l'indomani non pianga di nuovo.
Sono una frana nella gestione delle lacrime.
I capricci li riconosco e li liquido con l'indifferenza.
I pianti, quelli veri, mi galleggiano intorno all'ombelico per una giornata intera.
Così ho la pancia gonfia, l'emicrania, la testa per aria. Qualcuno la chiamerebbe pre-menopausa, io dico che è prima elementare, o comunque sono le due cose insieme.
Ci sono mattine che lo prenderei per mano e mi metterei a correre con lui, lontano, verso il mare, una giornata intera fare castelli di sabbia, affondare le mani, bagnare i piedi, abbandonare la cartella, lanciare pastelli. Non si può, lo so, non si deve, non si fa.
Ci sono mattine che vorrei che a scuola ci andasse da solo, altre in cui vorrei entrare con lui e sedermi vicino a guardare con i suoi occhi la giornata che tanta ansia gli da.
Perchè io non lo so cosa vede lui e mi resta il dubbio di non comprendere davvero quel pianto del mattino.
Oscillo tra il se la caverà e il cosa posso fare, dondolando così forte che mi vengono le vertigini.
Non è senso di colpa.
Lo dico sempre.
La colpa la senti quando potresti fare qualcosa di diverso ma non lo fai, non è il mio caso.
Non sono neppure preoccupata. Cig sta bene.
E' più una tenerezza infinita e il non saper trovare parole più belle e convincenti da dirgli di un "tutto andrà bene".
E' cambiato tutto.
Lui che mai ha pianto prima di lasciarmi, io che mai ho avuto il cuore pesante nel lasciarlo, ora siamo in una terra nuova, intensa, bella, difficile.