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Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Così sono diventata mamma dopo i 40, tanto per fare sempre di testa mia. Come sta andando lo racconto in questo blog :)

lunedì 25 gennaio 2016

Menopausa

Ci sono cose di cui le donne parlano e le mamme molto meno, ci avete fatto caso?
Come se le mamme si autocensurassero su alcune cose, a volte anche sui desideri, per lasciare spazio a quella cosa così impreniante e onnipresente della mammità.
E quando una mamma interviene in una conversazione quasi sempre specifica prima se lo fa come donna o come mamma.
E' strano, no?
Almeno, a me capita. Involontariamente magari, ma capita.
Così, quando l'altro giorno stavo ragionando su questo post, mi sono proprio chiesta se era un discorso da donna o da mamma.
Menopausa.
Ah forse è da nonna, in effetti.
Una cosa a cui una mamma over non pensa è che arriverà la menopausa (o almeno la pre-menopausa) e avrà ancora figli piccoli.
Lei avrà sbalzi d'umore, giornate di spleen che gli scrittori romantici se le potevano solo sognare, borse sotto gli occhi, rughe nuove a cui correre dietro, stanchezze sconosciute, la pancia gonfia, gli aumenti di peso e i cali di autostima e il pargolo sarà ancora alla scuola materna o poco oltre, cioè in quell'età magnifica in cui è tutto un mamma giochi, mamma andiamo, mamma facciamo, mamma corri. Mamma stramazzerebbe volentieri o, ancora meglio, avrebbe tantissima voglia di ritirarsi per qualche mese in un monastero zen. In silenzio e solitudine per tutto il tempo necessario ad accettare il nuovo stato.
Che è naturale, che non è una malattia, che va tutto bene ragazze, ma, diciamolo pure, è una gran rottura di scatole.
A parte gli indicatori fisici, un giorno sei nel tuo peso forma e il giorno dopo hai 3 kg in più per dirne uno, sono quelli psicologici i più difficili da gestire.
Per la prima volta in vita tua devi prendere atto che stai invecchiando, anzi che, senza accorgertene, sei già invecchiata.
Per la prima volta in vita tua un ciclo che salta o ritarda molto non ti fa sobbalzare il cuore pensando a una gravidanza, ma te lo fa piombare sotto le scarpe perchè sai che è l'inizio della fine.
Per la prima volta in vita tua hai poca voglia di sapere cosa esattamente stia succedendo. Ci sono mila blog che raccontano mese per mese cosa succede in gravidanza (compreso questo), ma nessuno dedica altrettanta passione a raccontare, mese per mese, cosa succede in menopausa. Ho cercato notizie e non è un caso se ho trovato per lo più risposte di medici e non condivisione tra donne.
Insomma, è la prima volta che una prima volta non ti emoziona per niente, anzi. Ti lascia un po' così, tramortita tra la discussione accesa sulla tampon tax e la consapevolezza che per te arriva tardi.
Inoltre, proprio come le mestruazioni, anche la menopausa è un tabù, un discorso che di solito si liquida con un ma va, sarà altro, è troppo presto.
Il sarà altro, onestamente, mi inquieta di più. Che altro? Si è occluso, rotto, danneggiato, bucato qualcosa? Che altro? Specifica per favore che una ha già i suoi pensieri e non ha bisogno di aggiungere altre preoccupazioni.
Poi, inopportune come le minimizzazioni, arrivano le rassicurazioni. Vabbè, dai, un pensiero in meno, starai meglio. Come posso stare meglio con sta panza a budino che si autogenera, le emicranie, l'umore in altalena tra demone e santamartire? No perchè se rassicuri è bene che dettagli anche, altrimenti io non mi rassicuro per niente e resto demone più del dovuto.
Poi ci sono i consigli per l'alimentazione. Fibre, tantissime fibre. Ti devi trasformare in tessitura, non c'è alternativa.
Calcio per le ossa.
Magnesio e potassio per l'umore.
Selenio che non si sa mai
Zinco, che tanto lo consigliano per qualunque cosa.
Ti devi trasformare in una tessitura di minerali, potresti anche avere delle fosforescenze notturne, ma nessuno te lo dirà mai.
E' un periodo difficilotto, niente di inaffrontabile eh, ma insomma neppure una cosa che passa inosservata. Se poi sei sensibilotta, come me, ogni cosa può provocare reazioni di estasi e tormento, anche nell'arco dello stesso minuto.
Difficile mantenere quella serenità, lievità, equilibrio e positività che necessitano a un bambino.
Da un lato la mammità ti aiuta a non pensare troppo alla menopausa, dall'altro ti mette un po' il bastone tra le ruote, accentuando l'inclinazione all'imperfezione. E per una come me, già parecchio inclinata, capite bene che avere le vertigini è un attimo.
Così, tra giramenti di testa e di scatole, affronto questa nuova fase.
Un giorno penso sia proprio una fase finale e addio, il giorno dopo che in effetti dopo sarà tutto più semplice e spensierato. Durante la notte non dormo, probabilmente il migrare da un pensiero all'altro necessita la mia presenza.

State affrontando anche voi questo periodo? e come?



martedì 19 gennaio 2016

La felicità è un'asticella molto alta.

Ci sono poche cose che una mamma non vorrebbe mai sentirsi dire dalla maestra dell'asilo.
Una di queste è: è triste.
Ho guardato la maestra negli occhi e per farlo ho alzato bene bene il mento all'insù, perchè lei è alta, imponente e io sono piccolina.
"Come è triste, quando?"
"Uh sia ieri che tutto venerdì. Ogni tanto piangeva e non aveva voglia di giocare. Diceva che la mamma non gli aveva dato un bacio".
Venerdì e ieri sono uscita prestissimo da casa, l'ho baciato senza svegliarlo, sono uscita in punta di piedi, che è così che iniziano sempre le mie giornate più lunghe.
Il bacio del sonno non lo sente, anche se glielo lascio sugli occhi perchè entri nei sogni, così come lui mi schiocca sempre baci nelle orecchie "così li hai nel cervello e nei pensieri" mi dice sempre. Ho più baci che neuroni ultimamente, dovreste provare, si sta benissimo.
Non ricorda i baci.
E' triste. Non felice, dunque.
A una mamma, per quanto possa essere un po' destrutturata come me, questa cosa entra dritta nel cuore, tipo trivella e fa un buco da parte a parte, che ho il cuore a bucaneve da stamattina.
Vanno così le cose, per le mamme che lavorano.
Va che è un continuo gioco di equilibrio tra ciò che devi fare (lavorare) e ciò che vorresti veramente (avere più tempo, fare di più, fare in modo che non sia triste). Così in metropolitana ho cominciato a vagliare varie ipotesi, ma soprattutto a chiedermi cos'è la felicità, cos'è veramente, che vorremmo per i nostri figli e, di più, come si fa.
Che i figli arrrivano senza il libretto delle istruzioni ce lo diciamo sempre, ma questa è una pecca che ci portiamo dietro da sempre.
Ciò su cui non sempre ci fermiamo a ragionare che noi genitori di oggi stiamo vivendo un periodo storico nuovo, quindi al di là del libretto, anche a guardarsi indietro non abbiamo molti riferimenti.
Non avendo uno storico, improvvisiamo molto.
Noi adesso vogliamo che i figli siano felici. Sì, anche quando non ci vedono, che siamo usciti in punta dei piedi e tornati che la luna era già alta.
Il che, pensandoci, è un'asticella piuttosto alta. Voglio dire, non riusciamo a raggiungere la felicità per noi stessi, farla raggiungere a qualcun altro è una pretesa tra il visionario e il folle.
Mi è tornata in mente allora una conversazione di Jennifer Senior, giornalista di punta del New York Times e scrittrice, che qualche tempo fa diceva che abbiamo scritto guide di ogni tipo su come allevare bambini, ne abbiamo scritte tante e con ottime intenzioni. Prese tutte insieme però, tutte queste guide, trasmettono solo ansia.
"Vedo un gigantesco monumento color caramella alle nostre paure collettive, e mi fa desiderare di sapere perché crescere i nostri figli debba essere associato con così tanta angoscia e così tanta confusione. Perché siamo così confusi da qualcosa che gli esseri umani fanno con successo da millenni, da molto prima che arrivassero le bacheche per genitori e gli studi di settore. Come mai così tante mamme e papà vivono il ruolo di genitori come una specie di crisi?"
Probabilmente perchè siamo genitori senza riferimenti nel passato. In campo educativo è cambiato tutto e noi navighiamo a vista, senza poter neppure tener conto dei consigli della nonna, che viveva in un mondo che non esiste più.
"Ognuno di noi ha fatto o detto qualcosa in grado di ferire che vorremmo tantissimo non aver fatto o detto. Penso che in un'altra epoca non avevamo così tante aspettative da noi stessi, ed è molto importante che ce lo ricordiamo la prossima volta che osserveremo con il cuore in gola quegli scaffali (con le guide su come educare i figli, ndr). Non sono davvero certa di come creare nuove regole per questo nuovo mondo, ma penso che nella nostra ricerca disperata di creare figli felici potremmo prendere per buono il confine morale sbagliato. Mi colpisce come obiettivo migliore, ed oserei dire più virtuoso, concentrarci nel creare bambini produttivi e bambini morali, e sperare semplicemente che la felicità arrivi per loro in virtù del bene che fanno e dei loro traguardi e dell'amore che ricevono da noi. Questa comunque è una risposta al non avere un copione. In assenza di nuove regole seguiamo semplicemente quelle vecchie del libro, decenza, un lavoro etico, amore, e lasciamo che la felicità e la stima di sé si prendano cura di loro. Penso che così facendo, i bambini staranno ancora bene, e così i loro genitori, probabilmente in entrambi i casi anche meglio".
Hai ragione Cig ad essere triste, ma ci sono giorni, ce ne saranno ancora, in cui non mi sarà possibile renderti felice. In quei giorni ricordati quello che ti canticchiavo da bebè: "Don't worry, be happy".
I baci poi te li lascio sempre sul cuscino :)

giovedì 14 gennaio 2016

L'apertura celestiale

"Tu sai cos'è l'apertura celestiale?"  mi ha chiesto GF ieri sera a cena.
A me è venuta in mente subito una qualche overture sinfonica, non so perchè.
Probabilmente perchè apertura celestiale ha già in sè una musicalità solenne.
Ho poi pensato a qualcosa di mistico, mentre rincorrevo per il piatto le mie verdure al vapore, pietanza che di solito non favorisce la mia socievolezza, eloquio o empatia.
"Uuhmmm, no" ho risposto vaga, intristendomi su una carota (non so perchè ieri sera stessi mangiando così, non ho sempre il controllo di ciò che faccio).
"E' quel periodo di tempo in cui i bambini possono imparare o almeno organizzare tutte le lingue del mondo"
"E da grandi non ci riusciamo più?"
"No. solo da piccoli e per un periodo di tempo anche breve"
"Mah. Se è breve però i bambini di fatto non parlano. Non possiamo sapere se hanno imparato, no?"
"Boh, forse" GF aveva la febbre che forse è peggio delle verdure al vapore, forse.
Così sono andata a cerca qualche notizia.
E' curioso notare che cercando su Google apertura celestiale tra i primi risultati ci sono imprese di pomep funebri. Si prosegue poi con siti dedicati ai bambini indaco, a varie cose di per sè celestiali e a come si dice celestiale in inglese e spagnolo.
Ho trovato un solo link all'argomento che stavo cercando, mi portava dritta dritta su TED, sito che tanto mi piace in cui si fanno chiacchiere molto scientifiche su qualsiasi argomento.
Sì, anche sull'apertura celestiale.
GF aveva ragione: un tempo davvero breve.
I bambini da 0 a massimo 7 anni, secondo uno studio che stanno svolgendo negli US, sono dei geni, poi c'è un declino sistematico. Prima dell'anno, in particolare, sanno organizzare i suoni, capire le differenze tra una lingua e l'altra, comprendere, di fatto, cosa stiamo loro dicendo.
La ricerca si basa su diverse misurazioni e osservazioni e arriva a dire che i bambini piccoli in tutto il mondo sono cittadini del mondo; possono distinguere tutti i suoni di tutte le lingue, non importa quale paese stiamo testando e quale lingua stiamo usando. Questo è notevole perché voi ed io non ci riusciamo. Siamo uditori legati ad una cultura. Possiamo distinguere i suoni della nostra stessa lingua, ma non quelli delle lingue straniere. Nasce quindi la domanda: quando questi cittadini del mondo si trasformano in uditori legati ad una cultura? La risposta è: prima di compiere un anno.
Questo mi ha colpito molto.
Ma ancora di più mi ha colpito questo passaggio del discorso della scienziata Patricia Kuhl:
Ci siamo chiesti quale ruolo ha giocato l'essere umano in questo esercizio di apprendimento. Quindi abbiamo abbiamo preso un altro gruppo di bambini nel quale i bambini hanno avuto lo stesso dosaggio, le stesse 12 sessioni, ma attraverso un televisore e un altro gruppo di bambini che ha avuto solo un'esposizione audio e guardava un orsetto sullo schermo. Cosa abbiamo fatto ai loro cervelli? Quello che vedete sono i risultati del test audio -- nessun tipo di apprendimento -- e i risultati del video --nessun tipo di apprendimento. Ci vuole un essere umano per far si che i bambini facciano delle statistiche. La parte 'sociale' del cervello prende il controllo quando i bambini fanno le loro statistiche.
E' strabiliante, non trovate?
Soprattutto se consideriamo che siamo sempre più una società socialmedia, votata alle App per qualunque cosa. Solo attivando la parte sociale del cervello i bambini piccoli sanno organizzare e valutare ciò che apprendono. Parte che non si attiva guardando la TV o ascoltando e basta. E' quasi commovente.
Se vi interessa l'intera relazione, la trovate qui (e ve la consiglio)
Che ne pensate?



lunedì 11 gennaio 2016

Il calendario delle cose belle

Quest'anno ho scelto questa come agenda extra. Mi sembra adatta :)
Quest'anno non ho fatto buoni propositi.
I buoni propositi, di solito, sono una tensione verso il futuro e rischiano, mi conosco, di farmi prendere la percezione del presente.
Già.
Perché voi non mi sentite, ma io sì, ripetere spesso uff, non facciamo mai niente, tutto uguale, uff, ma quando cambia qualcosa, la solita routine.
Invecchio brontolando su qualcosa che non è, invece di godermi le cose che ci sono già.
Così ho deciso di monitorare la situazione per un anno.
Nel 2016, sulla mia agenda extralavorativa, segnerò tutte le cose che faremo.
Il cinema, un concerto, lo spettacolo, gli incontri con gli amici, vacanze, eventuali viaggi, feste, libri letti, festeggiamenti, frizzi, lazzi, ricchi premi e perfino i cotillon.
Le cose belle. Extraroutine. Quelle che tendo a dimenticare poco dopo.
Perché, ne sono certa, non ho tutto questo granché da lamentare. Credo sia la memoria a fregarmi, ecco, dimentico.
O penso a ciò che vorrei che fosse.
L'esperimento non riguarda solo me. E' un'abitudine che vorrei trasmettere a Cig, una volta che avrà imparato a scrivere. Prendere nota delle cose belle che capitano, inaspettate, che ci hanno fatto piacere. Per avere una mappa, che ci riporti alla realtà, invece di perderci in varia noia.
Ecco, visto? Ci casco in un attimo nei buoni propositi per il futuro.
Sarà meno facile di quel che sembra scrivere quell'agenda.

Voi avete abitudini simili? Dai, raccontate.



martedì 5 gennaio 2016

La befana vien di notte


La befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
viene e bussa alla tua porta
sai tu dirmi che ti porta?


Lo sapete che La Befana è tutta Italiana e non si festeggia altrove?
Ha origini lontane, probabilmente da riti pagani, propiziatori, legati ai cicli della natura e dell'agricoltura.
Wikipedia racconta che:

"La dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura attraverso Madre Natura. I Romani credevano che in queste dodici notti (il cui numero avrebbe rappresentato sia i dodici mesi dell'innovativo calendario romano nel suo passaggio da prettamente lunare alunisolare, ma probabilmente associati anche ad altri numeri e simboli mitologic) delle figure femminili volassero sui campi coltivati, per propiziare la fertilità dei futuri raccolti, da cui il mito della figura "volante". Secondo alcuni, tale figura femminile fu dapprima identificata in Diana, la dea lunare non solo legata alla cacciagione, ma anche alla vegetazione, mentre secondo altri fu associata a una divinità minore chiamata Sàtia (dea della sazietà), oppure Abùndia (dea dell'abbondanza).Un'altra ipotesi collegherebbe la Befana con una antica festa romana, che si svolgeva sempre in inverno, in onore di Giano e Strenia (da cui deriva anche il termine "strenna") e durante la quale ci si scambiavano regali.
La Befana si richiamerebbe anche ad alcune figure importate della stessa mitologia germanica, come ad esempio Holda e Berchta, sempre come una personificazione al femminile della stessa natura invernale"


Da lì in poi è stato tutto un tramandare, dai romani alla Chiesa Cattolica fino ai giorni nostri: ognuno ha aggiunto un pezzo, riadattato, creduto a piccole varianti della leggenda.
Tant'è. A me piace. Voglio dire, una nonna che arriva volando, vestita da hippie e distribuisce calze non è roba da poco. Che sia per propiziarsi nuovi raccolti o per salutare tutte le feste, visto che se le porta via, è una festa davvero anticonformista, un po' misteriosa e magica.
Da piccola mia mamma mi faceva trovare la calza nei posti più improbabili: appesa allo stendino fuori sul balcone; nascosta sotto il letto; appesa in bagno insieme agli asciugamani. Ogni Epifania era una piccola caccia al tesoro, avevo sempre tanto carbone e un libro o un disco. Che proprio brava non ero mai, ma alle passioni neppure la Befana sa dire di no.
E voi, che ricordi avete delle vostre Befane?



domenica 3 gennaio 2016

Rito di fine anno

Ho rito di fine anno che ripeto dalla notte dei tempi, perché diciamolo pure che è da lì che arrivo, da molto lontano, ho tanta strada fatta alle spalle.
Ogni anno, con molta attenzione e parecchio pensiero, scrivo su un foglio ciò che non voglio portarmi nell'anno nuovo e a mezzanotte, tra un brindisi e diversi baci, gli do fuoco.
Non me ne sono mai dimenticata.
Prima d'ora.
Che alle 23.56 la mia amica ha come un sussulto, uno spavento, mi guarda e "Eh, ma il foglietto quest'anno?" Attimi di panico, non si trovava un foglio su cui scrivere, una penna con cui farlo, un cm di tavolo libero su cui appoggiarsi.
23.58 Uh che devo rifare tutto, ho sbagliato l'anno.
23.59 daiiiii
00.00 2016 Yeaaahhhh.
Il mio foglio non prende fuoco.
Uso tutti gli accendini a disposizione, niente.
I biglietti degli altri sono già cenere, il mio ha un angolino appena annerito.
Lo avvicino allo scintillante di Cig, che mi manda via perché è pronto al lancio: se li fa accendere, li guarda per qualche secondo, poi prende la rincorsa, spostatevi tutti e lancia scintille in cortile. Il fare è quello da manifestante e mi aspetto che, da un momento all'altro, spuntino le ggguardie in tenuta antisommossa e lo portino via. "CIG, le scintille sono per festeggiare, non per dare fuoco al vicinato" tento di mediare "Mamma, bisogna lanciarle, si fa così, spostati"
Io ho sempre il mio biglietto in mano, devo aver preso l'unico foglio ignifugo di casa. Ho l'ansia, se non va in cenere, mi porto dietro un sacco di roba che invece vorrei lasciare.
Siamo tutti un po' sottosopra perché RAIUNO ha fatto il countdown in anticipo e vatti a fidare dell'iphone, chissà come ha fatto l'orologio a restare indietro.
Intorno a me scintillanti come fossi tra una folla di saldatori; in cielo, un vicino pacifista e silenzioso ha lasciato andare qualche lanterna luminosa che volteggia nel buio, proprio di fianco a una luna sdraiata. Il mio foglio, le cose da lasciare, non mi lascia.
Per un momento valuto l'ipotesi di incastrare il foglietto in una delle fontane luminose che stiamo per accendere. Ma cosa se poi viene solo sparato in giro, frullato raso terra e resta intonso?
Do fondo ai miei accendini, siamo alle 00.05, mi sento braccata dalle mie negatività.
Cig e gli altri due bimbi (un altro dorme tra le braccia di mamma, ma ha solo 3 mesi, lui può) inneggiano alla guerriglia urbana, lanciando a terra bombette che scoppiano con il rumore della carta da imballo con le bolle. Urlano augurii, con urla che fanno temere un imminente attacco degli indiani, che a questo punto potrebbero sbucare dal vicolo da un momento all'altro. Non me ne accorgerei.
Gli amici continuano ad abbracciarmi, baciarmi e versarmi da bere e io ripeto auguri, il mio foglio non prende fuoco, non è un buon segno.
Immagino sia la maledizione del dio dei gamberoni che io, vegana, ho mangiato prima.
Ma erano solo 3 dai, non essere così severo.
00.07.
Ormai so che persino lo stress mi seguirà per tutto il 2016.
Ultimo tentativo.
Una fiammata.
Lancio un evvivaaaaa auguri e improvviso un trenino tra me e me.
"Wisi, guarda che era 10 minuti fa che..."
"Cenereeee, ce l'ho fattaaaaa! pepepepepe"
Cig, Ale e Stella hanno bruciato così tanta polvere da sparo che ne veniva fuori una palla di cannone.
Noi abbiamo prosciugato bottiglie come se il primo buon proposito fosse il coma etilico.
E' una serata bellissima.
La luna è sdraiata e, a guardarla bene, sorride.
Buon anno a tutti :)