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Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Così sono diventata mamma dopo i 40, tanto per fare sempre di testa mia. Come sta andando lo racconto in questo blog :)

mercoledì 27 novembre 2013

SILENZIOOOO!

E insomma.
Da qualche tempo si aggira per casa un nuovo duenne,8.
E' diverso dal Cigolino che conoscevamo noi.
Quello nuovo si siede sul divano incorciando le gambe, succo di frutta a portata di mano, ipad per esplorare i suoi giochi preferiti. Noi, che siamo sempre nelle vicinanze, vedendolo così indipendente magari azzardiamo quattro chiacchiere tra di noi. Sapete, quelle cose tipo com'è andata la tua giornata e ah volevo raccontarti che.
Orbene.
Non passa un minuto, che quel duenne,8 alzi lo sguardo dal suo fare, che sia ipad o macchinina poco importa, ci squadri per un attimo e dica, con precisione assoluta in dizione e intonazione: SILENZIOOOO! e poi torni, come se niente fosse, alle sue occupazioni.
Noi ci guardiamo, di solito, e ci rendiamo conto che sì, anche questa volta ci ha colto di sorpresa, spiazzati proprio.
Se poi si tenta un'indagine cauta, tipo "Ti diamo fastidio?", la risposta è sempre un sì che non lascia interpretazioni. Per dire come siamo messi: abbiamo 0,97cm che impone regole.
Segue quindi brevissimo consulto e conveniamo che ok, parliamo dopo.
Il nostro "dopo" è dopo la sua messa a nanna, con buonanotte, baci, fai tanti bei sogni.
Astuti come volpi lasciamo poi un 10 minuti di silenzio, di tv bassa e noi zitti.
Si addormenterà così, no?
Poi, finalmente, iniziamo nuovamente la nostra chiacchierata.
I toni sono quelli da servizio segreto in missione, ci spifferiamo racconti a bassa voce, ridiamo sommessi.
Si addormenterà così, no?
Solo dopo un bel po' riprendiamo toni normali, parlando come persone sedute sul divano di casa loro, per esempio.
E' allora.
Dalle tenebre della cameretta, poco più in là.
Arriva un nuovo, definitivo "SILENZIOOOO".
Ridiamo muti.
Si verificano poi fatti straordinari, che non sempre siamo in grado di risolvere. E chissà che opinione si farà di noi, Cigolino.
L'altra sera, dopo un tonante SILENZIOOOO!, siamo stati convocati d'urgenza in camera sua.
"Mamma, papà uffaaaaa" si agitava il pargolo.
"Cosa succede Cig, un brutto sogno?" amorevoli e attenti.
"Noooo. Uffa. Non funziona"
"Cosa non funziona?" attenti e amorevoli
"Dito, non funziona. Non dormo"
Ditemi voi come si fa a non ridere. Ma lui, succhiatore professionista di pollice quando vuole addormentarsi, non riusciva a prendere sonno, faccenda scocciante, e quindi doveva, per forza, essere colpa del dito.
"Non funzionaaaa" era davvero infastidito da questo guasto tecnico.
Ho preso la manina, guardato il pollice con molta attenzione, consultando GF per avere maggiore conferma che fosse tutto a posto, niente di rotto (senza ridere eh, che sono cose serissime) e poi l'ho succhiato io il pollice che non funziona, simulando un addormentamento istantaneo
"Adesso funziona" ho detto risvegliandomi.
Cigolino ha riso, si è ripreso il suo pollice, s'è girato e buonanotte.
Vanno le così le cose, a casa Wising.
E voi come state? :)


lunedì 25 novembre 2013

Cambiamo gioco.

Oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.
Che nella lista degli orrori, per me, viene subito dopo o è a parimerito, con la violenza sui bambini.
Essere certi di avere "il diritto", (atavico? Bah),  di fare del male a qualcuno è una cosa che mi sconvolge.
Non trovare poi soluzioni mi innervosisce e mi deprime.
Ci penso spesso, tanto che ho pensato che se mai troverò l'equilibrio sufficiente per dedicarmi al volontariato, è con le donne/bambini in difficoltà che mi impegnerei.
Ci sto attenta, con Cigolino, a non passare messaggi sbagliati e evitare con cura quasi paradossale ogni occasione che evochi violenza. Se gioca con la spada di plastica, io non gioco e gli spiego perchè; se imita le tartarughe ninja glielo dico che sembrano brave, ma invece no, perchè picchiano tutti e non si fa. Lo so, rasento il ridicolo, ma non ce la faccio proprio ad armarmi e combattere, anche solo per gioco.
I giochi dovrebbero insegnare solo cose positive, anche che il male si batte con l'intelligenza e non con la forza. Non vorrei un guerriero per casa, preferisco un bambino coraggioso, che diventerà un uomo sano.
Non vorrei neppure una bambina che cura una bambola malata, che pulisce casa, che si trucca e si riveste di cose che luccicano a 3 anni.
Fateci caso, fermatevi a guardare le pubblicità dei giocattoli che in questo periodo sono più lunghe dei cartoni animati.
Maschietto: combatti e mena, così vinci.
Femminuccia: accudisci, bimba, accudisci, che altrimenti la bambola sta male.
Come accade per i vestiti, anche i giocattoli da bambina sono di più di quelli da maschio. E sono più insidiosi. Sembra niente dover fare la puntura alla bambola che non sta bene, a metterle la crema solare se no si brucia; non si fa quasi caso al fatto che tra le parole più usate per promuovere i giochi da bimba siano "alla moda", "fashion" (con contraccolpo mortale alla fantasia) e neanche che ad aiutare la bimba ad accudire un bambolotto cagionevole ci sia sempre e solo la mamma, al limite un'amichetta con altra bambola malaticcia al seguito.
Alleviamo crocerossine preoccupate, che nell'ora buca si truccano, si lustrinano e partono con un fashion jet che le porta chi sa dove, insieme a bambole e amiche.
Tutto questo mentre i bimbi stanno sconfiggendo forze del male, che non dovrebbero conoscere, e maneggiando personaggi deformi dotati di superpoteri, oppure mentre spiaccicano mostri molli sulle pareti di casa.
Non ha senso, davvero. Anzi, è grottesco.
Poi, a sorpresa, ecco bambina e bambino che giocano insieme: lei non è truccata, lui non sta squartando il divano, convinto che sia un dinosauro.
Giocano, si divertono, inventano.
Proprio come dovrebbe essere un gioco: poca realtà, moltissima fantasia, mondi immaginari e fattorie che sono il mondo intero. Favole che nascono da sole, nei giochi di un pomeriggio.
Dai, cambiamo gioco.
Potrebbe essere il primo passo per educare adulti diversi, che stanno bene insieme, che non hanno ansia da accudimento o da sterminio di ipotetici nemici.
Cambiamo gioco, oppure scambiamoli, scambiando i ruoli, mischiando le carte.
Per immaginare come si sta nei panni dell'altro, cosa sempre utile nella vita.
Esagero, vero?
Lo so.
Uff.
Voi a che gioco giocate? :)





venerdì 22 novembre 2013

Parola di mamma.

Una delle cose che ho imparato a fare, da quando Cigolino c'è, è ascoltarmi mentre parlo.
Soprattutto con lui.
L'importanza delle parole, la loro portata, quello che in lui suscitano e quelle che ricorderà.
Così quando giochiamo, mentre parlo, mentre do un nome alle cose o condividiamo le regole del gioco, mi sento quasi sdoppiata: una parte di me pensa, l'altra parla. Le azioni non sono coincidenti, come sempre mi sembra quando invece parlo con un adulto.
Lo sforzo non è solo per insegnargli a parlare correttamente, ma perchè spero di trasmettergli l'amore per le parole e le loro implicazioni, siano esse, le parole, parlate, scritte o ascoltate.
Se non ci riuscirò, ricorderà me schizofrenica, con un ritardo nel lessico dovuto alla ricerca delle parole, da far coincidere con un pensiero e rendere tutto comprensibile a un bambino.
Mi ci metto di impegno in questa cosa delle parole, non voglio sorprendermi prima o poi a dire:
"Ma sei scemo/cretino/stupido?" che è una delle frasi che sento più spesso in giro, pronunciate da labbra mammesche verso fagotti di varia età che sguazzano nelle pozzanghere.
"Se non esci dall'acqua ti spezzo tutte le ossa, una per una" sentita in spiaggia da un'imponente mamma, che con quella presenza fisica poteva limitarsi a un "esci!" per incutere terrore.
"Se non la smetti di piangere viene l'uomo nero a portarti via" metodo educativo/verbale molto in voga ai tempi delle nonne, rilanciato da qualche mamma a corto di fantasia.
"Se non ti alzi da terra chiamo il vigile che ti arresta" ok, ci si innervosisce da matti quando si siedono sul marciapiede e decidono di non muovere un passo di più, però dai, la galera!
"Ninna nanna ninna oh questo bimbo a chi lo do?" non me lo sono mai spiegata, per stare sulle parole vintage, quale immaginazione ti fa consegnare tuo figlio alla befana, all'uomo nero e via così. Mah.
"Lascia fare a me che non sei capace" una bomba a mano lanciata sull'autostima, eppure lo diciamo, vero?
"Non capisci niente!" altra bomba.
"Se lo dico a papà poi vedi" l'orrore, proprio.
Cose così, insomma, che sono brutte da dire, ma soprattutto da ascoltare per un bambino.
Ci faccio attenzione.
Eppure qualcosa ogni tanto scappa.
La cosa più brutta che dico a Cigolino è che è un grandissimo rompiscatole.
Me ne pento un secondo dopo e cerco di recuperare, magari con un abbraccio. Ci resto malissimo quando perdo la pazienza e dico cose che possono ferirlo.

Ci sono anche le frasi che sembrano amorevoli, e invece no.
Sono quelle che forniscono la giustificazione per non fare, non pensare o per un comportamento non corretto.
"Non ti preoccupare di mettere in ordine, ci pensa mamma" ottimo modo per crescere bamboccioni ;)
"Non hai voglia di studiare, ti scrivo la giustificazione" perfetta, per sterminare la voglia di studiare
"Non sei tu, tesoro, è la maestra che sbaglia" infallibile, per insegnare a disprezzare il lavoro altrui e minare l'idea di rispetto.
Non di soli nervi a pezzi mamma ferisce, quindi (vale anche per i papà).

Che frasi sbagliate avete sentito più spesso, dette da mamma a figlio?
Quali sono le vostre? ... NON BARATE EH






mercoledì 20 novembre 2013

Diritti dell'Infanzia e Adolescenza, una giornata mondiale.

E' la giornata Mondiale dei diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, oggi.
Più che un ricordarlo, ci vorrebbe proprio una festa, con tanto di palloncini e dolci, di favole da raccontare e cose da fare insieme, dove invitare tutti, mettere musica e ballare tutti insieme.
La Convenzione sui diritti, che hanno firmato tutti i Paesi del mondo tranne la Somalia e gli Stati Uniti (ma perchè?), è un testo che un po' commuove e un po' fa paura. Paura di più, però.
Se si è sentito il bisogno mondiale di scrivere 54 articoli sui diritti dei bimbi, non siamo messi benissimo.
Se è stato necessario spiegare che gli under18 sono persone a tuti gli effetti, deve essere stato un cammino piuttosto complicato e doloroso.
Per questo più che ricordata, andrebbe festeggiata questa giornata, fare più rumore: che ciò che è scritto è scritto, ma ciò che si fa è poi un altro paio di maniche, purtroppo.

Quindi organizziamoci.Qualcuno prepari i dolci, altri portino le aranciate e ci serve un dj :)
Gli articoli sono 54, dicevo.
Scegliamone uno, quello che ci piace o colpisce di più e diffondiamolo, oggi, nel modo che ci sembra più festoso.
Usiamo matite colorate e appendiamolo in casa.
Leghiamolo a un palloncino da liberare nel cielo.
Stampiamolo sulle magliette.
Mettiamolo nelle nostre bacheche Facebook o twittiamolo in giro.
Inventiamo una favola che lo avvolga.
O una filastrocca che poi diventa girotondo.
Disegniamo dove capita (possibilmente non le pareti di casa).
Parliamone con gli altri genitori e con i bambini.
Inventiamo il modo di rendere vivi e vivaci tutti e 54 gli articoli.
Farà benissimo anche noi, giuro :)

Io ho scelto l'articolo 29, mi piace molto.
E' il vademecum dell'educazione, della coltivazione armonica di indipendenza e rispetto per tutto ciò che ci circonda.
Dice così (in sintesi):
Gli Stati parti convengono che l'educazione del fanciullo deve avere come finalità
a) favorire lo sviluppo della personalità ...
b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali ...
c) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei suoi genitori, della sua identità ... e delle civiltà diverse dalla sua
d) preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera ...
e) sviluppare nel fanciullo il rispetto dell'ambiente naturale.

Mica male eh? Io sarei parecchio soddisfatta se Cigolino crescesse così :)

A voi quale sembra il più bello?

Il testo della Convenzione lo trovate qui , da scaricare e conservare.

lunedì 18 novembre 2013

L'abbraccio più lungo del mondo.

Alla fine vi ho raccontato molto dei preparativi alla partenza, della mia silenziosa pace mentre non c'erano e poi non vi ho raccontato nulla del ritorno.
Stavo lì in piedi, nell'angolo della stazione Centrale di Milano dove atterrano i bus provenienti dall'aeroporto.
Sono arrivata con anticipo, un po' perchè quando sono emozionata sono impaziente, un po' perchè mai avrei voluto che scendessero dal pulman senza vedermi.
La Stazione non è mai un bel posto, quella di Milano poi, nonostante gli sforzi, resta un luogo anomalo, un confine della realtà.
Volavano sopra la mia testa piccoli elicotteri luminosi, lanciati con ritmica stanchezza dai venditori indiani.
Si abbracciavano coppie ritrovate e salutava la gente in partenza, ognuno con la sua valigia che già racconta molta storia, se stai lì a guardare un momento.
Ero lì, nell'angolo della stazione, nell'aria fresca e buia del tardo pomeriggio.
Non vedevo l'ora di riabbracciarli, tutt'e due, GF e Cigolino.

Ragionavo a flash, nell'attesa del loro bus.
Che bravo GF, che superpapà, non è da tutti partire con un bimbo ancora piccolo.
Sono cambiata molto, da quando è nato Cigolino.
Mi sono mancati in questi giorni.
Ho bisogno di recuperare la mia marcia.
Avevo bisogno di questo break.
Voglio trovare il mio equilibrio, perchè vedo che mi sto esaurendo e neppure troppo lentamente.
Quando arrivano che li voglio abbracciare!
Che bravo Cigolino a non sentire la mia mancanza.

Mi batteva forte il cuore, come agli appuntamenti importanti.
Non guardavo il traffico, cercavo solo di schivare gli elicotteri luminosi, pensando che sarebbe stato imperdonabile farmi trovare tramortita da un giocattolo.
E poi arrivano. Il bus è buio all'interno, vedo solo le ombre della gente che scende. Due ombre salutano, sono loro!!
Cigolino quasi si lancia dai gradini, con il visino tirato di quando è tanto tanto emozionato. Si lancia in braccio a me, mi stringe forte forte, dandomi quelle sue pacche leggere e ritmiche sulle spalle che è da sempre il nostro modo di comunicarci tante cose. E stiamo così, tanto tempo, minuti in fila, un silenzio che racconta tutto quello che abbiamo da dirci. L'abbraccio più lungo e intenso che abbia mai ricevuto, l'abbraccio che non dimenticherò più.
GF ha l'aria stanca, ma tanto soddisfatta.
La Stazione neppure la vedo più. E' come se fossimo solo noi tre, che ci infialimo nella metro e ridiamo a ogni fermata, perchè Cigolino chiede "siamo arrivati?" e si alza per scendere. E' un attimo che il "siamo arrivati" diventa un gioco noi tre che ridiamo nella solita metro musona dell'ora di punta.
Poi è di nuovo casa, disordine, macchinine in giro, i pastelli, la pappa, il pigiamino da mettere, le proteste, insieme sul divano, la nanna, buonanotte e tutto ritorna matto, divertente, faticoso, magico, confusionario, perfetto come se quei 5 giorni di separazione non ci fossero mai stati.

Lo so, magari suona snaturato, ma non ho patito questa prima separazione.
Mi sono goduta profondamente il ritorno piuttosto ;)

venerdì 15 novembre 2013

I'm a starMum (waiting in the sky)

Mi piace leggere gli oroscopi.
Oh ecco l'ho detto, siate buone con me.
Mi diverte proprio, trovo meravigliosa la perenne contraddizione: leggi, che so Vogue, e tutto va bene; migri su L'internazionale e sono catastrofi; vaghi su Vanity Fair e ti scopri dea della seduzione.Roba che se pensavi di crederci, almeno un po', tanto per avere una sorta di bussola che ti guidi nel da farsi, ti ritrovi persa tra i pianeti, figlia, ripudiata, delle stelle.
Astra lo compro ogni dicembre, per leggere le previsioni del nuovo anno. Poi lo passo alle amiche o comunque organizziamo almeno una merenda per fare un po' di gossip astrologico e risate cosmiche.
Ecco. Un coming out pazzesco.
Adesso mi aspetto che anche voi mi raccontiate un vostro segreto eh.
Comunque.
Se tralasciamo le previsioni (che lo so che le scrivono per sorridere un po') e passiamo alle caratteristiche del segno ecco che invece mi ci ritrovo in pieno, compresa la passione per il cioccolato, le ambizioni e perfino l'onice nero e lucente.
Poi, considerando che ho una certa propensione a pensarmi come parte di un tutto, che dal tutto quindi riceve influenze, eccomi pronta a dire che ha un senso dire che sì, i pianeti influiscono in qualche modo su di noi. Un senso. Anche fantastico o fantasioso, anche romantico e ideale, fate voi :)
A me piace pensarmi come StarMum e prima del Mum, mi piaceva pensarmi Star e basta.
Ho trovato quindi tanto carino il post su Nostrofiglio.it, che traccia le caratteristiche dei baby segni.
Basta inserire la data di nascita del nostro pargolo e leggere il profilo.
Cigolino è Ariete.
Ho letto tutto per bene e ho memorizzato la frase chiave (la stessa che ha colpito GF): un guerriero dal cuore d'oro.
E' così il nostro cucciolotto:  fisico, energico, curioso, sempre in movimento, coraggioso e tanto generoso. L'ho riconosciuto proprio.
Poi, per completezza, sono andata a leggermi se andiamo d'accordo.
La risposta è no.
I nostri segni cozzano proprio. Cigolino che ha in sè il seme della libertà e dell'esplorazione, io che ho coltivato quello delle regole, con una deriva autoritaria che non piace neppure a me.
Fortunatamente con GF saranno rose e fiori, Cigolino avrà un'infanzia felice grazie a papà :)
Vi lascio alle stelle, raccontatemi poi cosa ne è venuto fuori.
Buon fine settimana :)

Il link per i baby segni:
http://www.nostrofiglio.it/oroscopo/segni_zodiacali.html

Per StarMan di Bowie, invece:
http://www.youtube.com/watch?v=tRcPA7Fzebw



mercoledì 13 novembre 2013

Mamma giovane VS mamma d'età: chi invecchia prima?


"I figli bisogna farli da giovani. Ma giovani proprio, a vent'anni" - a dirlo, per una volta non è mia madre, ma un mio collega, padre seriale - "così se ne vanno che tu sei ancora giovane e hai il tempo per  goderti la vita".
Lo dice senza ironia e la convinzione la senti in ogni sillaba.
Io ci penso un attimo.
Forse sono prevenuta per via di quell'insistere di mia madre sull'argomento.
"E' un uomo, non capisce" concluderei tra me e me, se non fosse che ho voglia di rispondergli.
"Uhm, sì. Il tuo è un buon punto di vista. Mia mamma alla mia età, in effetti, aveva le due figlie già all'università ..."
"ecco vedi - è trionfante - ho ragione. ti immagini la pacchia?"
" Mah ... veramente così mia mamma ha cominciato a invecchiare a 40 anni. Sono più di vent'anni che invecchia. Io invece, mamma tardona, non invecchierò presto. Crescerò. Perchè è indubbio che crescere un figlio fa crescere anche te". Lo dico con dolcezza mammesca che quasi non mi conosco, lo dico come fossi assolutamente certa di ciò che sto blaterando. Mi è uscito così, in uno di quei momenti di grazia in cui riesco a dire cose sensate.
"Ah" dice solo ah e si rituffa nel suo pc.
Dopo un po' alza la testa : " Sai che non ci avevo mai pensato?" e ritorna alle sue cose.
Immagino, penso io.
Senza cattiveria, ma un po' gli uomini stentano a vedere le cose da punti di vista diversi. Loro sono più sull'obiettivo, lo puntano e via. Noi, le donne, siamo più quelle del viaggio, di cosa accade mentre andiamo verso la meta prefissa.
Io ci credo, che crescerò con Cigolino invece di invecchiare.
Se anche mi venisse una certa pigrizia da età, non avrò modo di star lì a pensare che tanto ormai e posso tirare i remi in barca.
Imparerò le cose che lui imparerà, anzi dovrò anticiparlo di un attimo, che non ti puoi mica distrarre, restare indietro e non conoscere le cose che interessano a lui.
Un corso di aggiornamento continuo, un andare avanti e ricominciare, un declinare esperienza nella novità.
Il vantaggio di una maternità in età è proprio questo: rimandare l'invecchiamento a data da destinarsi.
A pensarci è anche un valore molto spendibile, nel lavoro per esempio. A parità di età, chi sta crescendo bimbi piccoli è molto più sbilanciato sul futuro, sulle novità e sull'organizzazione; ha maggiore flessibilità e spirito di adattamento, proprio perchè sono doti che usa ogni giorno, in modo intensivo.
Chi ha già il nido vuoto, intravvede, ancora lontani eh, tramonti. Chi il nido lo deve mettere in ordine ogni giorno e rischia fratture multiple per via delle macchinine lasciate in giro, sa che il tramonto è, al momento, un'invenzione.
Continuando nel ragionamento, quindi, si potrebbe dire che c'è 40enne e 40enne (o 50enne, non cambia poi molto): quella fortunata, secondo il mio collega e anche secondo tutto l'immaginario collettivo, che ha già figli grandi, magari fuori casa per studio o lavoro che, giustamente, fiera di quanto fatto si gode i risultati raggiunti; e c'è quella che invece ha ancora tutto da fare, che si rimette in discussione così profondamente come solo un figlio riesce a farti fare.
Non c'è un meglio o un peggio, ma la diversità è evidente come diverse sono le aspettative, le necessità, il modo di guardare al futuro.
Considerando poi che diventiamo mamme sempre più tardi, soprattutto in Italia, credo ci siano tantissime cosa da ripensare: dalla vita lavorativa, che dovrebbe essere più ricca e stimolante per un tempo più lungo; alla pubblicità dove la mamma è sempre giovane, a molto del welfare che ammicca sempre alle giovani famiglie. 
Lo sappiamo che la mamma d'età si porta dietro qualche tabù, ma visto che esiste ... :)
Ecco.
Voi cosa ne pensate? Cosa avreste risposto al mio collega?




martedì 12 novembre 2013

Reset.

Se mi pensavate beatamente a zonzo per il mio tempo libero, avete indovinato.
Sta terminando (domani), la mia prima esperienza di mamma in città e famiglia in vacanza.
Primi commenti a caldo: tutto benissimo, per tutti.
Per loro, che sono andati al mare, che hanno giocato tanto, che hanno viaggiato, osservato e condiviso.
Per me, che mi sono ripresa angoli di silenzio che credevo perduti e allegerito i pensieri, che a starci sempre sù diventano nuvoloni.
Probabilmente GF tornerà provatissimo.
Probabilmente l'effetto benefico che ne ho avuto svanirà già domani sera.
Però ho capito meglio cosa mi serve per stare in equilibrio, mantenere serenità e ricaricarmi.
Mi serve pace. Proprio il silenzio, quel pensare senza dire, quel fare senza spiegare, quel muoversi senza rincorrere o prevenire. Insomma ho bisogno di un ritmo mio, di tanto in tanto, di riprendere il mio passo, di immaginare, anche, e senza Peppa Pig in sottofondo.
Tanta roba, eh?
Sono una mamma dai desideri semplici, in fondo.
Mi sono mancati, i miei due.
Sentire Cigolino che mi dice "amore" (ammmore, come dice lui) via skype è una storia bellissima, un attimo che vale oro.
Ricevere le foto di loro al mare, con un pesciolino in mano o in giro con un gran sacchetto di patatine, una sensazione bella, anzi, devo dirlo, un lungo sospiro di sollievo.
Perchè lo è, un sollievo, sapere che non si è obbligatoriamente necessarie, che le cose avvengono e che tutto funziona anche in assenza di mamma.
A me non piace sentirmi indispensabile, in nessuna circostanza.
Come non mi piacciono le situazioni che sembrano senza uscita.
Non è per sottrarsi a qualcosa, intendiamoci, è proprio convinzione: sentirsi indispensabili, pensare di esserlo porta a delusioni, a confusione sul proprio ruolo e, alla lunga, a farlo pesare anche sto ruolo :)
Mi viene la claustrofobia e non sto bene.
La mammità porta, inevitabilmente, a pensarsi indispensabili. All'inizio è proprio cosa fisica, con l'allattamento e l'accudimento costante, con quel portare in braccio, toccare, avere materialmente in mano la situazione. Pian piano si allenta un pochino la fisicità, ma resta la centralità emotiva.
Sperimentare un primo distacco fisico, osservarsi in situazione diversa, misurare nostalgie, vuol dire anche allentare l'emotività: una specie di reset insomma.
Sono stati giorni utili e, per me, molto tranquilli.
Immaginavo di uscire di più, di telefonare di più, di esagerare almeno in qualcosa.
La verità è che ho dormito molto, mangiato presto, letto di più, mantenuto l'ordine, lavorato (come sempre) e canticchiato sotto la doccia, cosa che faccio solo se so di essere da sola, in tutto l'isolato proprio, perchè sono parecchio stonata.
Tutto qui.
Domani tornano.
Li aspetto a braccia aperte :)


venerdì 8 novembre 2013

Independence day.

Partiti.
Dovevate vederli.
GF molto organizzato, attento e concentrato.
Cigolino uno spettacolo.
Quasi non voleva io scendessi dall'auto per accompagnarli dentro l'aeroporto: tu qui, io e papà. E mi spingeva verso l'auto.
Alla partenza da casa, una scena simile con Santa Ofelia tata: l'ha salutata con un gran bacio un bell'abbraccio, ma è stato categorico: tu no, io e papà.
Dentro l'aeroporto camminava fiero, felice e tronfio che sembrava un soldatino, mentre aiutava papà a tirare il bagaglio a mano. Gran sorriso, occhi a stella.
"Io vado Cig - gli ho detto prima del controllo bagagli - sìì bravo, stai sempre con papà e dai tanti baci alla nonna"
Mi ha guardata, felice. Ha detto solo "ciao ciao", che è il suo modo di comunicare che è a posto così, che non gli serve nient'altro, che è contento, non c'è bisogno di aggiungere altro.
Stiamo coltivando indipendenza, lo dico da quando è nato.
Vederlo così tranquillo, di buon umore e felice per la nuova avventura mi riempie il cuore.
E' il suo personalissimo independence day oggi, quello conquistato prima dei tre anni. Glielo racconterò quando sarà più grande.

Ok, adesso invidiatemi pure che ho 5 giorni di silenzio e ritmi solo miei :)
Buon fine settimana.

mercoledì 6 novembre 2013

Pronti, partenza, via!

Ci siamo, quasi.
Venerdì Cigolino e GF prenderanno l'aereo, insieme, per la prima vacanza padre-figlio della loro storia.
Cinque giorni senza Mamma.
Cinque giorni lontani, tra le coccole della nonna.
Ci stiamo organizzando, che più che una partenza di due persone, sembra quella di un'intera scolaresca o di un gruppo ben più folto di gitanti.
Il tema è: come far stare tutto in un solo bagaglio a mano; passeggino sì/no; e se vuole la mamma?
Sui primi due punti ci possiamo lavorare velocemente, l'ultimo resta quello spinoso.
Non ne abbiamo idea, se avrà o meno attacchi di mammite.
Non ci siamo mai separati Cigolino e io, per più di due giorni.
Personalmente sono fiduciosa, visto che papà è l'idolo indiscusso.
Però ci penso, perchè il solo immaginarlo in attacco di nostalgia e io molto lontana mi spezza il cuore attempato, mi viene proprio tristezza.
Poi ci sarà la mia malinconia da gestire, che lo so che io faccio la splendida, ma che dopo c'ho i miei momenti sentimentaloni.
Così sto organizzando anche i miei cinque giorni da sola.
Li sto riempiendo di libri, di faccende domestiche (non so, a me pulire la cucina o le fughe delle piastrelle rilassa tanto) e lunghe camminate tra i negozi del centro o le foglie gialle dei parchi vicino a casa.
Scriverò anche, che ho storie in punta di tastiera e nessun tempo per imprimerle da qualche parte. Vedi mai che i capolavori possano nascere in pochi giorni.
Sto pensando anche a cose futili e antiche nelle memoria, tipo aperitivo con le amiche.
Sarà irreale il silenzio.
Sarà surreale avere tante ore tutte per me, soprattutto nel fine settimana.
Sarà strano veder partire loro, che di solito sono io quella del treno e ci vediamo dopodomani, delle telefonate da lontano, della ninna-nanna canticchiata dal ristorante.
Nel nostro equilibrio cosmico io parto e loro restano. Fin qui.
La partenza, loro, quindi, da il via a possibilità e a potenziali equilibri diversi.
E' un esperimento che ha una sua importanza, emozionale e di evoluzione.
Sto dando troppa importanza al fatto, dite? Eh, mi capita quando sono agitata, di un'agitazione che non conosco.
Allora parlo, sorrido in continuazione e dentro penso che non ho idea di come andrà.
Ecco :)