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Com'è iniziata ...

Mi avevano detto che i figli bisogna averli da giovane.
Mi avevano detto che dopo i 35 è rischioso e anche faticoso.
Così sono diventata mamma dopo i 40, tanto per fare sempre di testa mia. Come sta andando lo racconto in questo blog :)

giovedì 30 agosto 2012

Cartoline dal mare.

I nostri tramonti :)



Intanto grazie per il caloroso bentornata :), a chi è arrivato qui per la prima volta e ha deciso di fermarsi, a chi sta attraversando l'inferno di bolle che è la PUPP, a chi c'era e non è andato via.
Come spesso ho detto, da qui, dall'ufficio, non riesco a rispondere direttamente ai commenti (abbiamo inibizioni di visualizzazione blog), per cui ogni tanto rispondo in post. Non è cattiva volontà, ma necessità.
Piove oggi. Sinceramente sono contenta. Rinchiudermi con un sole splendente, dopo un mese di aria aperta, mi sarebbe pesato molto di più. Tant'è, andiamo con ordine.
Sono state buone vacanze. Sgombriamo subito il campo da incertezze: le vacanze con i bambini piccoli non assomigliano minimamente a quelle ante-prole.
Due cose totalmente diverse.
Il riposo, il tuo di genitore, consiste per lo più nel panorama diverso, per il resto sono più stancanti della quotidianità. Prima di tutto perchè il tuo pargoletto è con te h24, non hai asili o tate a supporto. Che è anche il lato bello, ma GF e io abbiamo spesso sognato serate solitarie, magari un pizzico romantiche e senza sottofondo bambinesco.
Poi perchè per un bambino il concetto di "ci riposiamo" è totalmente astratto e incomprensibile: sono dunque vacanze in moto perpetuo. Diciamo che le vere vacanze sono le due ore di nanna pomeridiana, le sue, in cui tu magari azzardi un libro, le parole incrociate o osi addirittura una pennichella.
Per il resto sono castelli di sabbia, bagni interminabili aggrappato a mamma o papà, lunghe passeggiate sperimentali sul bagnasciuga, disincrostarlo dalla sabbia, recuperarlo dagli ombrelloni vicini, impedire che banchetti a base di alghe e legnetti e via così. E mal di schiena serale, fisso.
Quella cosa che facevo, quella di stendermi sul mio asciugamano e addormentarmi sotto il sole, quella, ecco, è ormai un ricordo sbiadito, lontanissimo.
Cigolino è stato un'ottimo viaggiatore. In auto sta tranquillo, guarda fuori dal finestrino, dorme, balla con la musica. Ha un'autonomia di circa 200 km, poi ci vuole una sosta, curiosare all'autogrill, salutare tutti, bere (ha una dipendenza conclamata da tea freddo) e via che si riparte.
Salvifiche sono state anche alcune app di filastrocche a cartoni animati.
Viaggiare con un bambino così è semplice, lo ammetto.
In questo mese è cresciuto molto, come bambino proprio. Sarà stata la compagnia di altri bimbi, il cominciare a condividere le cose con altri, lo stare in mezzo alla gente ogni giorno, ma ha molto sviluppato il suo lato socievole, quello ironico e la capacità di decidere cosa sì e cosa no. Tipo andare a dormire quando ci sono bambini intorno è una cosa totalmente no, mangiare un bel piattone di pasta (evvivaaaaa!!) dopo una giornata di mare è molto sì.
Le negoziazioni con Cigolino non funzionano, non ancora. O è sì o è no, e non siamo noi a decidere.
In fondo è semplicissima la convivenza con un under 2 anni: basta fare quello che vuole lui/lei ;).
Noi in questo mese abbiamo imparato che:
1) finchè non imparerà a autogestirsi per 20 minuti di seguito non ci saranno pasti regolari, i nostri dico. Abbiamo mangiato a turni, di fretta, spesso abbiamo proprio saltato per stargli dietro. Si chiama dieta pampers, la seguono molti genitori con risultati eccellenti.
2) Se non vuole andare a dormire, non lo farà.
3) Se non vuole mangiare, non lo farà.
4) Se vuole bere un bicchiere di sabbia, lo farà.
5) Se vuole provare a scendere le scale, proverà.
6) Se è in braccio a te che vuole stare, non accetterà niente di diverso. E più tu vorrai fare altro, più lui è con te che vorrà stare.
7) Se c'è una cosa vagamente pericolosa da fare, la farà. E con moltissimo gusto.

Abbiamo anche scoperto una regola universale.
Ai bambini piccoli non si danno da bere integratori salini: i vari gatorade, energade e così via. L'effetto è incredibile, un misto tra ubriacatura allegra (ha riso senza sosta per almeno 3 ore) e energia allo stato puro, un puffo a molla super-eccitato per ogni cosa, tipo applausi e urla di gioia alla vista dello yogurt. Uno spasso, davvero, abbiamo riso un sacco, ma dubito abbia effetti benefici. Per cui no, non si fa.

mercoledì 29 agosto 2012

Tornata!

Sono tornata, vacanze finite.
I miei buoni propositi di aggiornare il blog naufragati per mancanza di rete. Bah.
Sono state buone vacanze, con tantissimo caldo e sole e mare.
Cigolino non ha iniziato a camminare, ma è cresciuto molto in questo mese. Ha i suoi tempi il caramellino, probabilmente i 17 mesi suonati non gli sembrano ancora sufficienti per alzarsi e andare.
Ha giocato tanto: con il suo papà, con gli altri bimbi e da solo, una volta scoperte le potenzialità della sabbia si è divertito un mondo.
Avremo modo.
Sono in pieno riordino bagagli.
Ho addosso quel non so che di attonito che mi prende al rientro.
Voi come state? Cosa mi raccontate?
A presto.

sabato 11 agosto 2012

Un traghetto da bambini (piccolissimi).

In sole 19 ore di autostrade miste, attesa e traghetto, alla fine siamo arrivati anche in Sardegna. Un viaggio che negli ultimi km non sai neanche più cosa dire per restare sveglio. Tant'è, cosa non si fa per il mare.
Ma non è di questo.
Se Cigolino in auto è ormai viaggiatore esperto e si è arreso all'evidenza che si sopravvive bene anche a diverse ore di noia, in nave è stata un'altra storia.
La popolazione dei passeggeri era divisa in 3 categorie: quelli che andavano in vacanza, quelli che tornavano a casa e quelli che andavano in vacanza con i bambini.
Festosi i primi, a scattarsi foto, a fare programmi e rumore; contenti e impazienti di arrivare i secondi.
I terzi. Sguardi di chi si trova in una strana deriva: bisognosi più degli altri di ritemprarsi, condannati a non poterlo fare. Sguardi vagamente spenti, rianimati solo da frequenti caffè, scintille di vera gioia all'addormentarsi del pargolo. Sospiri. Richiami sempre più deboli, energie calanti, fino ad essere nulle dopo 6 ore di traversata. La nave, diciamolo, non è per niente a prova di bambino piccolo. Va meglio dai 3 - 4 anni in sù, ma fino ad allora è un mezzo ostile.
Prima di tutto è praticamente impossibile usare il passeggino.
Perché c'è tanta gente, gente sparpagliata, che si stende in mezzo ai corridoi. In una traversata notturna è abbastanza comprensibile, in una pomeridiana molto meno.
C'è gente non disposta a condividere spazi con bambini piccolissimi, che sbuffa, alza occhi al cielo, mentre tu improvvisi acrobazie per non calpestare nessuno, per non spintonare o investire.
Perché un traghetto ha mille barriere architettoniche. Dalle porte antivento, con gradino e pesantissime da aprire, a infinite teorie di scale e scalette, di passaggi stretti, di percorsi non segnalati che finiscono in niente.
Perché comincio a credere che sia più comodo, economico pensare, che i bambini under 3 anni non debbano muoversi mai, a casa, via e poche storie.
La mia ora di vagabondaggio con passeggino, alla ricerca di un po' di sonno (di Cigolino, io il mio l'avevo trovato da ore) è stata un calvario, con tanto di stazioni.
Scalvalca la nonna abbandonata in mezzo al corridoio, salta il labrador di 60 kg, evita l'esercito dei nanetti urlanti, non investire la bionda con tacco a spillo e borsetta elegante, ringrazia il marinaio che mosso  a pietà ti aiuta a farti strada, evita i soffioni di aria gelata, improvvisi e molesti, aggrappati esasperata al bancone del bar a supplicare un caffè, costoso come champagne. In tutto ciò, l'unico conforto, è lo sguardo degli altri genitori, quelli che come te stanno facendo il triathlon: specialità passeggino, salto a ostacoli, sollevamento pesi e borse.
Basterebbe pochissimo, pensavo ieri, per rendere il viaggio di tutti confortevole e anche divertente: basterebbe un ponte dedicato agli under 36 mesi. Un ponte che fai il giro completo con il passeggino, che trovi almeno tre punti fasciatoio, con un bar con cose adatte a loro, con qualche gioco, con poltrone comode per le mamme che allattano, con qualche schermo con i cartoni animati, invece del caos da bolgia, musica rilassante, maggiore pulizia (ecco forse questo sarebbe l'investimento più oneroso), cabine per famiglie, libri, qualche poltrona per chiacchierare con gli altri, magari un paio di babysitter, se proprio vogliamo esagerare, e il tutto più accogliente dei canili/gattili che sempre ci sono sulle navi (mentre non sempre ci sono spazi bambini ... va a capire).
Poca roba. Davvero, non è che devi rifare le navi. Ci sarebbero genitori eternamente grati (e un genitore grato sarà sempre un buon cliente, sappiatelo); ci sarebbero viaggiatori senza bambini più rilassati (e un viaggiatore più rilassato sarà sempre un buon cliente, sappiatelo); ci sarebbero rientri a casa meno somiglianti al trasporto animali vivi (e un essere umano che si sente trattato come tale sarà sempre un buon cliente, sappiatelo).
Ecco. Adesso lo fate sapere voi alle varie Moby, Tirrenia, Grimaldi, Corsica ferries? Perchè noi ci dobbiamo ancora riprendere dal viaggio di ieri :)

venerdì 3 agosto 2012

Il piccolo principe dei tuareg

Abbiamo attraversato l'Italia, da capo a piedi. Anzi piede, siamo sotto il tacco dello stivalone. L'Italia è lunga, assolata, silenziosa, trafficata a tratti, ha strade discontinue, che comunque a un certo punto finiscono. Si restringono, diventano vie, di buchi e caldo. E poi si arriva.
Cigolino è stato bravissimo, non lo dico per dire. Stava serafico a guardare fuori dal finestrino, un pisolino ogni tanto, si rianimava nelle soste (tante), curioso di gente, giochi, odori da autogrill. Ma bravo, un piccolo viaggiatore esperto.
Io ero partita con tutte le buone intenzioni da mamma attenta: magliette di ricambio, pappe, acqua e tea freddo, cucchiaini, tovaglini, salviette, pannolini. Convinta della mia organizzazione prefetta. Solo che. Insomma non è che si possa ricordarsi proprio tutto, no? I giochiiiiii, mi sono dimenticata i giochiiiiiii! Quando stai percorrendo un migliaio di km, l'intrattenimento del pargolo non è un fattore secondario. Perché si annoia. Non potrebbe essere diversamente. Ecco allora la crisi. Quel ueeeeeueeeeeee trapanante che se non inventi qualcosa può minare anche il più saldo degli equilibri.
In questi casi si hanno solo due scelte: innervosirsi moltissimo (ma non è utile a nessuno, diciamolo) o inventare. Trovare qualcosa da fare. Girata di traverso, per guardare Cigolino e giocare. Mentre GF si occupava della guida e della selezione musicale, io cercavo di mettere insieme qualcosa di interessante, di fare il giullare (un corso da clown a mio avviso sarebbe più utile del corso pre-parto). La cosa che ha avuto maggior successo, anzi quasi la brevetto visti i risultati, è stata riempire l'astuccio degli occhiali con piccole cose: una penna, un rotolino di nastro adesivo, un fazzoletto, una caramella, cose così, e darlo a Cigolino. Piccolo cofanetto delle meraviglie. L'ha tenuto parecchio impegnato, tra capire come aprire, curiosare dentro, svuotare, riempire, chiudere e via di nuovo. Insomma, c'è sempre una speranza, una via d'uscita :)
Arrivati qui, però, Cigolino si è trasformato: iperattivo, fatica a prendere sonno, ignora la pappa, è piuttosto nervoso. Il mare. Quello che io sogno tutto l'anno, per lui è un eccitante portentoso, troppo.
Ci vorranno almeno un 4 giorni prima di prendere un ritmo normale, di assorbire il cambiamento radicale, di aria e di luoghi.
Genitori avvisati.
Intanto facciamo amicizia con la spiaggia: ha deciso che l'acqua gli piace tantissimo. Una decisione presa con molta ponderazione, aggrappato a me per un tempo lunghissimo: poi ha sciolto le riserve e ha cominciato a ridere contentissimo di tutta quell'acqua, che schizza, rimbalza, fa le bolle molto più che nella vasca da bagno. Sulla sabbia invece ha ancora parecchi dubbi, non da confidenza, non è una cosa con cui giocare, ma piuttosto un fastidio, ruvido, da togliersi da mani e piedi. Uno spasso. Il bambino più pulito della spiaggia. Cigolino se ne sta sotto la sua tenda, tipo principe dei tuareg, guarda il mare, le persone, i venditori ambulanti, i bambini. Lui guarda, attento, con sguardo fiero da chi già sa. Che con la sabbia è meglio non mischiarsi.